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E’ morto per il coronavirus  all’età di 56 anni Donato Sabia, “il signore degli 800” grande protagonista dell’atletica leggera negli anni’80, con due finali olimpiche e un titolo europeo indoor. Era ricoverato da due settimane all’ospedale San Carlo di Potenza. Sposato e con due figlie, era stato un mezzofondista talentuoso dalla classe cristallina  sotto la guida di Carlo Vittori e Sandro Donati: quinto alle Olimpiadi di Los Angeles, settimo a Seul. Pochi giorni fa era morto il padre.

Persona gentile, mezzofondista dal talento straordinario, Sabia ha segnato un’epoca, quella dell’atletica leggera che iniziava a diventare spettacolo sulla spinta del presidentissimo mondiale Primo Nebiolo. E’ stato protagonista di tante ‘sportellate’ in quel doppio giro di pista che in quegli anni era dominato dagli inglesi, in primis Sebastian Coe, oggi numero uno dell’atletica mondiale ma a Los Angeles battuto dal brasiliano Cruz.

Quel giorno, il 6 agosto del 1984 allo stadio Coliseum, c’era anche Donato, quinto a poco più di mezzo secondo dal bronzo. Il cuore di Donato, 56 anni, questa mattina ha smesso di battere all’ospedale della natia Potenza (era nato l’11 settembre del 1963), colpito e ucciso dal coronavirus, il virus maledetto dei giorni nostri che qualche giorni fa s’era portato via anche l’80enne papà. Nella bacheca di Donato Sabia c’è una medaglia che spicca più delle altre, quella d’oro vinta agli Europei al coperto: era il 4 marzo del 1984 allo Scandinavium di Goeteborg. L’azzurro vinse in 1’48”05 in volata sul francese André Lavie e il britannico Phil Norgate. Era il suo momento magico. Poco più di due mesi dopo, era il 26 maggio, sulla pista di Busto Arsizio, Donato fermò i cronometri su 1’00”08 sui 500 metri, distanza spuria, non olimpica ma quel tempo fu miglior prestazione mondiale. Un ‘record’ resistito sino al 5 febbraio del 2013 quando a L’Avana, allo stadio ‘Che Guevara’, oggi lasciato in completo abbandono, il cubano Orestes Rodriguez Williams restò sotto i 60 secondi (59”32).

Nell’agosto del 1988, Sabia fu il capo della ‘rivolta’ all’Arena di Milano in occasione degli Italiani, ultima possibilità di qualificazione per i Giochi in Corea del Sud. Erano gli anni delle liti tra Coni e Federazioni con l’ente supremo che non voleva mandare la 4×400 azzurra, già qualificata per Seul col sesto tempo mondiale. Donato guidò il primo sciopero dell’atletica italiana  con un documento: “I finalisti della gara dei 400 hanno deciso all’unanimità di rinunciare a correre in segno di protesta contro la decisione che ha escluso la staffetta 4 per 400 dalla meritata partecipazione ai Giochi olimpici. Fine del testo”, firmato Sabia, Cardone, D’ Amico, Pinna, Petrella, Montanari, Micheli e Pantone. Una carriera flagellata da tanti, troppi infortuni ma il suo 1’43”88 resta la terza prestazione italiana sugli 800 dietro a Marcello Fiasconaro (1’43”7 – Milano 1973) e Andrea Longo (1’43”74 – Rieti 2000). Da sempre combatteva il doping trovando nel suo storico allenatore Sandro Donati il vero paladino di quella dura lotta. Era ritornato nel mondo dell’atletica e, anche per le sue doti umani, era stato eletto presidente del comitato regionale della Federatletica della Basilicata. A fine anni ’90 era stato chiamato da Malta per seguire l’atletica leggera accompagnando la delegazione maltese ai Giochi di Sydney 2000.