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La “stronza” chiamava Stefano Borgonovo la Sla che se l’è portato via nel 2013 e ora la malattia neurodegenerativa è tornata a colpire un calciatore di successo come Pietro Anastasi. L’ex attaccante di Juve e Inter, scomparso venerdì sera a Varese all’età di 71 anni, aveva scoperto di essere afflitto dalla sclerosi laterale amiotrofica tre anni fa, dopo un’operazione per un tumore all’intestino.

Lui in un’intervista nel dicembre 2018 aveva continuato a dire di avere un cancro, ma dopo il suo decesso è riaffiorato il dramma di una malattia che in Italia colpisce soprattutto i calciatori, categoria statisticamente al primo posto davanti agli agricoltori.

La malattia di ‘Pietruzzu‘ era peggiorata negli ultimi mesi, al punto che in ospedale sarebbe stato lui stesso a chiedere la sedazione assistita il giorno prima della sua morte. Detta anche morbo di Lou Gehrig, dal nome del giocatore di baseball americano che per primo ne soffri’, tra gli anni Trenta e Quaranta, la Sla in Italia è diventata nota al grande pubblico grazie a Borgonovo, grande amico di Roberto Baggio.

Fu l’ex attaccante della Fiorentina a squarciare il velo di pudore e omertà attorno a una malattia che aveva già colpito l’ex capitano del Genoa, Gianluca Signorini. E prima di lui Armando Segato, Ernst Ocwirk, Guido Vincenzi e Fulvio Bernardini.

Tante le concause che potrebbero aver alimentato la diffusione della Sla come “malattia dei calciatori”: traumi alle gambe e al capo, eccessi di fatica e abuso di medicinali. Recentemente si è parlato anche dei pesticidi e dei diserbanti utilizzati in passato per la manutenzione dell’erba dei campi degli stadi.