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“Devo parlare col dottore, il dottore ha detto che devo fermarmi, il dottore aveva ragione, la prima persona che vedo appena torno in Spagna è il dottore”. Il ritornello di Rafa Nadal è sempre lo stesso, da quand’aveva 14 anni, e ha avuto i primi gravi problemi ed i primi, forzati, prolungati stop, con quel gioco così fisico e quel tennis a strappi. Il dottore, Angel Ruiz Cotorro, segue spesso anche nei tornei lo straordinario campione di 11 Roland Garros, a maggiore in questo delicato momento della carriera del più grande campione di sempre sulla terra rossa. In questi giorni, è anche ospite del convegno “La salute del tennista” organizzato da IBSA.

Professore, come fa Rafa a risorgere, infortunio dopo infortunio?

“Perché ha una passione per lo sport e per l’agonismo diversa da tutti quelli che ho mai conosciuto: più forte, più decisiva. Io credo che Nadal sia l’agonista ideale, in assoluto, il più grande della storia dello sport. E questa sua voglia l’aiuta in qualsiasi situazione”.

Ma lui è davvero eccezionale: s’è fatto male ovunque, s’è fermato a lungo, ma è tornato numero 1 e ha rivinto gli Slam.

“Io sono un suo grande ammiratore, sono legato a lui da una amicizia che va avanti da 18 anni: Rafa è straordinario anche nella capacità di lavorare fisicamente per proteggere e prevenire l’infortunio, o la parte del corpo che ha sofferto il trauma”.

 

Rafa è il suo cliente numero 1.

 “Ha il supporto che la Federazione tennis spagnola garantisce con la mia presenza ai tornei e per qualsiasi bisogno abbiano a tutti i giocatori. Ho cominciato con Conchita Martinez ed Arancia Sanchez. Non è un servizio personale”.

Rafa è quello che si fa male di più e più spesso.

“Beh, adesso la patologia più importante, preoccupante e diffusa, soprattutto fra i giovani, è quella dell’anca, col gioco moderno, e lui non ce l’ha”.

Rafa nel 2012 sembrava perso per la rottura del tendine della rotula sinistra.

“C’è chi recupera e chi no. Le persone di grande livello, spinte dalla passione per quel che fanno, hanno anche questa qualità”.

“Il dottore” è sempre nelle parole di Rafa.

“Lui vorrebbe sempre giocare ma, con l’età, ha imparato a selezionare il calendario. Spesso, comunque, ci sentiamo come amici, per un parere, non solo per questioni sanitarie”.

Toni Nadal ha detto: “Rafa non è un giocatore, è un infortunato che gioca a tennis”. Anche se poi ha chiesto scusa al nipote.

“Non posso entrare in queste cose. Posso dire che non è così”.

In definitiva, questo dottor Cotorro non è così importante come sostiene Rafa.

“Si parla di me quando lui si fa male, ma l’infortunio fa parte della vita di un atleta. La mia clinica è all’avanguardia perché è l’unica che, dal ’98, può coltivare le staminali e le lavora in tutti gli stadi. Poi facciamo cose che fanno tutti, a cominciare dal PRP, il plasma arricchito di piastrine. Comunque, sono tutte attività legittime, e certificate”.

Il di più, il segreto di tante rinascite si chiama semplicemente Rafa Nadal, unico come atleta e come uomo.