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 Una sciarpa con la scritta “Drughi” ben visibile. La sventola un ragazzo, barba incolta e capellino bianco, con un viso definito sul monitor. E’ stato ripreso frontalmente a 130 metri di distanza: 20 milioni di pixel per identificare le persone e 30 frame al secondo per determinarne le azioni. Sono le super-telecamere, una sessantina in totale, manovrate dalla polizia scientifica dentro la sala del Gruppo operativo sicurezza (Gos) che, sopra alla tribuna centrale, ‘domina’ il Mapei Stadium di Reggio Emilia. Una domenica di super lavoro con oltre 21mila spettatori, il pienone per la partita tra Sassuolo e Juventus.

La ‘cabina’ di regia, già dalle 15,  è in piena attività. Un tavolo al centro con attorno i poliziotti della Questura reggiana, agenti della municipale, vigili urbani, personale del 118 e il responsabile degli steward. Poi un software innovativo, unico in Italia in continua evoluzione per integrare la video analisi, il controllo perimetrale e gestire gli allarmi in caso di comportamenti sospetti.

Nella centrale operativa ci sono una decina di monitor e la radio sempre accesa: “il pullman del Sassuolo è in arrivo in questo momento”; “La Juve è uscita adesso dal casello dell’autostrada”; “Aprite i cancelli dei tifosi juventini”; “alcuni bagarini si stanno picchiando vicino al chiosco, mandate una pattuglia”.

Lo stadio di proprietà  (dal dicembre 2013) della Mapei, azienda guidata da Giorgio Squinzi (ex presidente di Confindustria), è un esempio unico in Italia. Solo otto metri di distanza tra spettatori e campo da gioco, sul modello all’inglese, aperto e senza barriere ma con standard massimi di sicurezza. Tutti i settori (curve, tribune) sono ‘isolati’: blocchi a sé stanti (separati dal vuoto) e percorsi ‘dedicati’ anche all’esterno per l’arrivo e il deflusso della tifoseria ospite e di casa. 

Nessuna rete dietro le porte (come in passato) ma solo un piccolo fossato che divide il manto erboso dagli spalti. Il progetto di un impianto aperto dove tecnologia e sicurezza sono un binomio indissolubile, ha consentito un ‘risparmio’ del 30 per cento di poliziotti  con casco e manganello (i cosiddetti reparti inquadrati). Tutti agenti ‘sottratti’ alla prima linea poi utilizzati  per prevenire altri reati (come rapine, furti, scippi) negli spazi prossimi all’impianto sportivo.

Una struttura ‘salotto’ perché immersa in un centro commerciale (“i Petali”) e quindi con ristoranti, negozi di ogni genere, un centro fitness,  e persino un cinema (il secondo più frequentato d’Italia). E una massa che raggiunge le 40mila persone presenti nell’area stadio (tra tifosi e clienti del centro commerciale) gestita da soli 560 uomini tra steward (285), forze dell’ordine, vigili del fuoco e personale sanitario.

Numeri di gran lunga inferiori a quelli di altri stadi italiani. “Qui abbiamo un sistema di video sorveglianza all’avanguardia – ha spiegato all’Agi il questore di Reggio Emilia, Antonio Sbordone, pochi minuti prima dell’inizio della partita – che effettivamente ci fa stare tranquilli e ci consente di evitare di prestare troppa attenzione a quanto succede sugli spalti. Questo perché grazie a questa tecnologia riusciamo ad individuare perfettamente ogni cosa. Tutto questo aiuta molto anche a risparmiare risorse”. Il sistema messo a punto a Reggio Emilia consente anche di effettuare il riconoscimento facciale ai tornelli e di identificare e tracciare le persone durante l’evento. All’interno e all’esterno dello stadio.

“E’ stato fondamentale  – ha spiegato Andrea Fabris, segretario del Sassuolo Calcio – il confronto quotidiano con la Questura che ha portato il nostro ad essere uno degli stadi più sicuri d’Europa. Rappresenta un giusto mix che ha creato le condizioni ideali per andare allo stadio dove all’interno è presente un centro commerciale sempre aperto”.

Un modello promosso in passato  anche da tifoserie impegnative: il Mapei, ad esempio,  ha ospitato le partite casalinghe dell’Europa League dell’Atalanta oltre a  supporter caldi come gli ultrà della Stella Rossa Belgrado. Giocati anche diversi match della nazionale. E sempre a Reggio Emilia, poi,  sono in programma le gare del girone dell’Italia degli Europei under 21 di calcio (semifinale inclusa).

Un ‘gioiellino’ di tecnologia ma anche un esempio virtuoso di collaborazione tra una società calcistica, il Sassuolo Calcio, la Questura e tutti gli attori del territorio coinvolti, ad esempio, per la gestione dei parcheggi. Commercianti inclusi che hanno, infatti, partecipato alle riunioni del gos, presieduto dal capo gabinetto della Questura, Domenico De Iesu, per la preparazione della partita con la Juve.

Un’area deserta fino a qualche anno fa si è così trasformata in una terra ‘fertile’ dove sono nati nuovi negozi, alberghi o ristoranti. Intanto nella ‘sala operativa’ scorrono le immagini di tifosi e giocatori che si scaldano in campo.  Ore 18, l’arbitro fischia  il calcio di avvio tra Sassuolo e Juventus sotto l’occhio attento delle super telecamere.