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Il Times di Londra rivela che gli arbitri del tennis, stanno pensando a un clamoroso boicottaggio dei prossimi match di Serena Williams, se la campionessa non chiederà prima scusa al collega Carlos Ramos. Ad accendere gli animi sono state le reazioni della Usta (la Federtennis statunitense) e della Wta (che gestisce il circuito pro delle donne), assolutamente sconcertanti nel supporto alla star che ha perso la test e ha dato un pessimo esempio. In netto contrasto con quelle della Itf, che ha difeso e supportato il giudice di sedia,  dopo il clamoroso epilogo della finale degli Us Open vinta dalla stella nascente, la giapponese Naomi Osaka.

Carlos Ramos,  l’arbitro portoghese dalla gloriosa ed integerrima carriera, è “colpevole” di aver ammonito giustamente una prima volta la campionessa statunitense perché il suo coach, Patrick Mouratoglou, dalla tribuna, le stava suggerendo chiare indicazioni sulla tattica da attuare per salvarsi dalla scatenata Naomi Osaka, e quindi una seconda volta perché la regina di 23 Slam aveva fracassato la racchetta al suolo dopo aver subito la rimonta da 3-1 a 3-3. Due ammonizioni che, sommate, hanno portato automaticamente, per regolamento, a un “15” di penalizzazione.

Al cambio campo del 3-4, Serena ha apertamente contestato il giudice di gara e lo ha ingiuriato dandogli del bugiardo e del ladro, costringendolo a comminarle un’altra sanzione, e quindi  la perdita diretta di un game e il passaggio a tavolino del risultato da 3-4 a 3-5. Facendo saltare ulteriormente i nervi alla favorita, che ha chiesto inutilmente aiuto al giudice arbitro e alla rappresentante della Wta. E poi, anche a bocce ferme, ha insistito sulla tesi sessista, sostenendo che esiste una forte discriminazione delle donne tenniste perché reazioni anche più pesanti degli uni vengono perdonate, mentre alle altre no.

Con tanto di supporto della mitica Billie Jean King, paladina di sempre dei diritti delle donne, della Federtennis Usa, del sindacato delle tenniste (Wta), e di molti colleghi di ieri e di oggi, tutti favorevoli anche all’inserimento totale e immediato del coach in campo, allargando l’intervento part-time (una volta per set) di oggi che esiste nei tornei del circuito. Mentre molti altri opinionisti, pur certificando la reazione spropositata e sbagliata di Serena, hanno sottolineato una eccessiva rigidità dell’arbitro che, in occasione del primo richiamo, avrebbe potuto fare un “soft warning”, cioé avvisare l’atleta che se i segnali dal suo clan fossero continuati avrebbe dovuto ammonirla. Dimenticando che, nello stesso torneo, l’atteggiamento paternalistico e dolce di un altro arbitro di provata qualità ed esperienza, come Layani, era stato contattato di più, e bollato addirittura con l’accusa di coaching a favore di Kyrgios. Che l’arbitro aveva favorito, richiamandolo ai suoi doveri e spronandolo, a discapito dell’avversario Herbert. Che, da quel momento, s’è spento. E ha perso il match.

La realtà, mistificata da troppe parole fuori luogo, è che Serena non solo non ha chiesto scusa all’arbitro, dopo averlo minacciato in mondovisione di non volerlo mai più sulla sedia ai suoi match ma, malgrado i suoi numerosi e clamorosi precedenti, malgrado la pena sospesa del 2009 quando minacciò una giudice di linea di farle ingoiare la palla solo perché le aveva chiamato un fallo di piede,  è stata punita dalla Usta con una multa di appena 17mila dollari. Davvero una bazzecola per l’atleta più pagata che, solo nelle ultime due settimane a New York, s’è messa in tasca un milione e mezzo di dollari. Da cui la minaccia degli arbitri di boicottare i futuri match della regina di 23 Slam se non tornerà sulle sue parole, dimostrando più rispetto e considerazione per la classe arbitrale.

Intanto, il 47enne Ramos ha rotto il silenzio, sulle pagine del giornale portoghese Tribuna Expreso: “Sto bene, considerate le circostanze. E’ una situazione infelice ma sotto il profilo regolamentare non esiste. Non vi preoccupate per me”. Specificando che non è uscito in strada domenica a New York per evitare “situazioni complicate”. Del resto, era stato scortato fuori dal centrale di Flushing Meadows dal giudice arbitro e non aveva ricevuto la consueta medaglia ricordo che spetta all’arbitro della finale, proprio per evitare di non accendere ulteriormente gli animi dei 24mila spettatori, tutti tifosi di Serena. Nè, per regolamento, poteva intervenire a caldo sulla vicenda, e quando l’ha fatto, da buon funzionario di lunga e più che positiva milizia, l’ha fatto soltanto in termini molto secchi e ufficiali.

È però probabile che l’ennesima battaglia fra le tre grandi anime del tennis mondiale, Itf (La Federazione internazionale che gestisce i tornei dello Slam, coppa Davis e Fed Cup),  Atp e Wta (che guidano gli altri tornei stagionali), e gli organizzatori dei tornei, che dopo la rivoluzione della Davis si trasferirà nella nuova coppa del Mondo di gennaio, utilizzi Ramos come strumento politico. Già durante gli Us Open, la Itf ha ufficializzato che a quest’ultimo Slam stagionale sono state comminate 86 ammonizioni agli uomini e 22 alle donne. Tanto per chiarire, dati alla mano, che discriminazione e sessismo proprio non esistono. E, dopo aver sperato, invano, che la Federazione tennis Usa difendesse l’arbitro Itf – prestato nell’occasione a quell’organizzazione -, ha espresso solidarietà al suo dipendente, peraltro dal curriculum irreprensibile. E lo ha fatto in modo ancor più concreto confermandolo per dirigere Croazia-Stati Uniti, una delle semifinali di Coppa Davis da venerdì a domenica a Zara.