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Wimbledon è il Tempio dei primati. Qui, dove tutto è super, sono transitate neo-mamme eccezionali come Dorothea Lambert Chambers che firmò i Championships nel 1914 e come l’aborigena australiana Evonne Goolagong che la emulò 1980. Qui, da più anziana era Open, a 36 anni 291 giorni, da giocatrice di più alta in classifica di sempre sull’erba più famosa (n. 181), bussa alla porta dell’ottavo trionfo nel Tempio (a una tacca dal record di Martina Navratilova) e dello Slam numero 24 (come la primatista Margaret Court) un’altra super-mamma, Serena Williams. Che, a gennaio 2017, firmava gli Australian Open (già incinta), l’1 settembre sosteneva un complicato parto cesareo nel dare alla luce Alexis Olympia Ohanian Jr., e subiva quattro operazioni, “non so nemmen’io quante, ho perso il conto, so di certo che per un po’ sono riuscita a malapena a raggiungere la buca delle lettere di casa”, il 16 novembre ha sposato Alexis Ohanian (un genio, milionario, della tecnologia web), a dicembre palleggiava in incognito, a gennaio s’è ritirata durante l’esibizione di Abu Dhabi con Jelena Ostapenko ed è rientrata precipitosamente in California, rinunciando agli Australian Open, a marzo s’è ripresentata sul circuito Wta, a Indian Wells, battuta al terzo turno dalla sorella Venus, a Miami ha perso subito contro Osaka ed è rimasta in vacanza fino a maggio, al Roland Garros, quand’è scappata prima degli ottavi contro la rivale di sempre Maria Sharapova “per problemi ai pettorali”.

Ora, appena al quarto torneo dal rientro, la più grande tennista di sempre è in finale contro Angelique Kerber, a una sola partita dall’impresa più impensabile. Partendo dal 6-2 nei precedenti, ma con il souvenir della finale-beffa persa agli Australian Open 2016. Per diventare la quarta mamma-Slam era Open.

Come affronterà l’ennesimo incrocio di una vita da leggenda? “Sinceramente non penso al record, mi sono già messa tanta pressione quando dovevo arrivare a 18, è solo un numero e ancora non ci sono arrivata, non voglio più pormi dei limiti, voglio essere pronta per il match della vita”, racconta la nuova Serena, incredibilmente calma e pacata, che ha messo il silenziatore alla pantera selvaggia. “Serena è il doppio più forte, io lo so, ci sono passata, e capisco che vuol dire sentirsi complete, equilibrate, coscienti, donne, determinate, convinte molto più di prima”, chiosa l’ultima mamma regina Slam, la belga Kim Clijsters, che agli Us Open 2009 aveva appena 26 anni e non quasi 37 come Serena. Ed era in forma: “M’ero allenata per 8 mesi”.

Mentre la minore delle formidabili sorelle Williams è più sovrabbondante che mai, il seno e le gambe gonfi, stretti nel completo bianco, i movimenti segnati dal conta-passi: mai più di due-tre, con l’obbligo di risolvere fra servizio, risposta e massimo un’altra sbracciata da fondo.     

Per giocare la finale Slam numero 30, la decima a Wimbledon, mamma Serena ha mancato i primi passi della figlia (“non me lo perdonerò mai”), per vincere la prima in assoluto, agli Us Open 1999, baby Serena schiacciò l’amor fraterno con la povera Venus che l’aveva protetta da Compton, il ghetto nero di Los Angeles, al tennis. Oggi, 17 anni e 5 mesi dopo – altro record di longevità – Lady Serena farà ciao ciao al Royal Box all’amichetta Meghan Markle che, dopo averla invitata alle nozze col principe Harry, le restituisce la visita: festeggerà con la bimba sul super-prato del Centre Court? Sarebbe molto americano, come la sua favola di Cinderella che, partendo dal gradino più basso, entra infine a corte calcando il tappeto rosso.

Il suo successo è il successo di milioni di donne afroamericane che devono convivere con la bilancia e con lo specchio. E anche con almeno un figlio. Loro, però, devono proprio andare al lavoro tutti i giorni e pensare anche alla spesa, alla casa, alla gestione di tutti. Chissà se Serena s’accontenterà di essere un simbolo o andrà ancora oltre, e restituirà un po’ dei suoi cerca 200 milioni di dollari (84.8 solo di premi ufficiali). Come mamma Evonne Goolagong coi più poveri e disagiati. Come la dolce Kim Clijsters che, con l’arrivo della mia prima figlia. ha imparato a dire no e tanto altro ancora: “Un figlio ti insegna l’equilibrio, ti indica le priorità, ti fa crescere. E Serena è molto diversa dal quella di un anno fa. Dopo il primo figlio, farà meglio. Io ho aggiunto tre Slam a quello del 2005…”. 

Le strade dell’ultima neo-mamma regina Slam e della candidata ad imitarla si sono incrociate in quegli indimenticabili Us Open 2009. In semifinale, la favorita di casa, forte anche del 7-1 nei precedenti, perse la testa, minacciò una giudice di linea di farle ingoiare la pallina, sfiorò la squalifica e perse. Mentre Kim, pacatissima, gestì la situazione come avrebbe fatto con la sua deliziosa Jada Elle. Che poi, dopo la finale, sgambettò sul campo centrale. La storia si ripete?