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Ancora loro. Grazie alle portentose donne azzurre, l’Italia ottiene la decima medaglia all’Olimpiade Invernale a PeyongChang (proprio com aveva pronosticato il presidente del Coni, Giovanni Malagò). Ancora la favolosa Arianna Fontana, che firma la terza medaglia in Corea – l’ottava personale in quattro Giochi, dal 2006 – , aggancia il record assoluto dello short track del sudcoreano-russo Ahn e dello statunitense Apolo Ohno, e guarda da vicinissimo le dieci di Stefania Belmondo.

Le donne caratterizzano ancora l’Olimpiade: dalle hockeyste americane che finalmente sfatano il tabù oro olimpico. Alle dee dello sci alpino Usa, Lindsey Vonn che inforca e saluta mestamente la scena, caricandosi ancora di più l’inseguimento del record di vittorie assolute in coppa del Mondo di Ingmar Stenmark (81 contro 86). e Mikaela Shiffrin, che si vede soffiare sotto il naso l’oro di combinata.

Oro, argento e bronzo

Ancora battaglie sul ghiaccio. Stavolta, in quella trottola velocissima che è sempre lo short track, con quelle volate folli intorno a un ovale perennemente pieno di insidie, in quella ricerca spasmodica dello spiraglio migliore – o forse solo unico -, verso il traguardo, nella finale dei 1000 metri, schizzano all’improvviso fuori pista, da sole, scomposte ed eliminate, proprio le due coreane, figlie dello sport di casa e favorite per il podio. Arianna Fontana, che è rimasto indietro, saggiamente, e poi, pian pianino, s’è riportata dietro l’olandese Shutling e la canadese Boutin per la volata decisiva, prima ancora di lanciare lo sprint, vede scivolar via miracolosamente quei minacciosissimi cani da caccia che l’inseguivano mordendole le caviglie, e nemmeno scatta più, paga del bronzo. Dopo l’oro nei 500 e l’argento della staffetta, agguanta anche il terzo metallo possibile, fra le medaglie olimpiche di PyeongChang, e chiude l’Olimpiade che aveva iniziato da portabandiera come la vera regina dello sport italiano. Anche se l’oro in discesa libera di Sofia Goggia, da solo, ha un peso specifico maggiore, incommensurabile.

La rivoluzione del 2010

Anche Ary, come Sofia, ha cominciato prestissimo a vincere nello sport della vita. Di Ary c’è un filmato, a cinque anni, quando già sfrecciava sorridente e imprendibile coi pattini sul ghiaccio. La 27enne di Sondrio si è fatta meno male della 25enne di Bergamo, s’è fermata di meno ed è sicuramente molto meno in credito con la fortuna. Anzi, da quando, a 15 anni e 314 giorni, è diventata la più giovane medaglia azzurra ai Giochi olimpici, col bronzo nella staffetta di Torino, non ha mai smesso di salire, migliorare, progredire, vincere, seguendo il misterioso filo di… Arianna.

Mietendo successi fra Europei, coppa del Mondo e Mondiali. Anche se, a Vancouver 2010, dopo aver firmato nei 500 metri la prima medaglia individuale azzurra della disciplina, dopo aver dimostrato di essere sempre più capace di sgomitare contro cinesi e coreane, di abituarsi sempre più alle squalifiche che possono cambiare in extremis, a ogni gara, l’ordine di arrivo, ha dato un’altra, decisiva, sterzata al suo sport. Dopo l’eliminazione nei quarti dei 1000, accusata di diserzione alla staffetta per ripicca contro la mancata convocazione del fidanzato Roberto Serra nel terzetto dei 500, sparò a zero contro lo staff tecnico: “Da due anni, noi italiani siamo rimasti allo stesso livello mentre gli altri vanno avanti. Io e i ragazzi abbiamo detto che non andava bene, mi sono fatta avanti sperando che tutti tirassero fuori gli attributi e invece si sono nascosti…. Tutti hanno allenatori coreani, cinesi,  bisogna migliorare nella tecnica e con gli attrezzi: i nostri allenatori dicono che contano poco ma non è vero”. Bum! Altro che: “Spero di aver smosso un po' le acque”. Subito dopo, il canadese Eric Bedard prese il posto del c.t. Magarotto, e quindi entrò a far parte dello staff tecnico l’allenatore canadese Kenan Goudac. Grazie al quale, Ary decolla conquistando 5 medaglie d’oro, chiudendo al primo posto la classifica generale di Coppa 2012 nei 500 metri, e diventando la prima azzurra a conquistare la rassegna.

Primo tris olimpico

Sulla scia, all’Olimpiade di Sochi 2014, Arianna ha conquistato un argento e due bronzi. Poi, dopo un’altra stagione di successi, forse frenata dal passaggio del tecnico Bedard alla Francia e dallo stop di Martina Valcepina, per maternità, sicuramente stanca e desiderosa di vivere al meglio la storia col neo marito, il collega e poi allenatore Anthony Lobello, si è presa una pausa di riflessione. Dopo di che, l’anno scorso, è ripartita di slancio, con due medaglie in coppa del Mondo e, agli Europei, all’oro nei 1500 ha aggiunto quello nella 3000 m superfinal, sorpassando sul penultimo rettilineo la russa Konstantinova e laureandosi campionessa iridata per la sesta volta. Per poi chiudere la stagione vincendo i Mondiali militari di Sochi e i campionati italiani di Courmayeur. Il viatico giusto per la quarta Olimpiade: il 9 febbraio 2018 è la portabandiera della delegazione azzurra alla cerimonia di apertura, il 10 contribuisce in maniera determinante alla qualificazione della staffetta 3000 metri alla finale, il 13 febbraio vince il primo oro nei 500, il 20 febbraio si aggiudica l’argento nella staffetta 3000 metri (con Martina ValcepinaLucia Peretti e Cecilia Maffei), e il 22 febbraio ha intascato il bronzo dei 1000 metri. “Portare a casa un bronzo è davvero incredibile, vale tantissimo. I 1000 metri sono la distanza in cui ho sempre fatto fatica. Proseguire, ancora, fino a Pechino 2022? Quattro anni sono lunghi, sono tanti. Sinceramente, non ho ancora pensato a cosa farò, non ho avuto modo di dare spazio a questo pensiero. Anche a Sochi avevo pensato che fosse la mia ultima Olimpiade, poi per fortuna ho continuato”.

Sgambetto di donna

Doppia beffa alle dee del sci alpino a stelle e strisce. La più bella di tutte, Lindsey Vonn, inforca e, alla fine fine, dai Giochi della consacrazione, gli ultimi a 33 anni, raccoglie o soltanto il bronzo nella libera, e Mikaela Shiffrin, la più brava di tutte che doveva vincere cinque ori ai Giochi, ma è sopraffatta dai suoi 22 anni, piazza uno stupefacente recupero nella parte finale dello slalom e chiude lo slalom al comando, in 2’21”87, peperò non le basta perché Michelle Gisin le sfreccia in extremis davanti, rubandole c’oro, in 2’20”90. La 25enne, sorella dell’olimpionica di libera di Sochi 2014, Dominique (ex aequo con Tina Maze), riporta in Svizzera dopo 62 anni il titolo di combinata, da Madeleine Berthod a Cortina 1956.

Hirscher cade, è quasi… Natale!

Dopo l’oro in combinata e in gigante, il dominatore di coppa del Mondo, Marcel Hirscher, cade clamorosamente già nella prima manche di slalom mancando l’annunciato tris storico di successi nella stessa edizione dei Giochi (come le leggende Toni Sailer e Jean-Claude Killy). Nella seconda manche, cade anche il rivale diretto di Coppa, il norvegese Henrik Kristoffersen. Se ne avvantaggia, a 35 anni e 42 giorni, Andre Myhrer, già bronzo olimpico nel 2010, che riporta uno svedese sul primo gradino del podio olimpico di sci alpino 38 anni dopo il mitico Ingmar Stenmark e stabilisce anche il record di olimpionico svedese più anziano. Argento a Zenhausern (storica terza medaglia svizzera in slalom dopo l’oro di Reinalter 1948 e il bronzo di Luthy 1980), bronzo a Matt (terzo fratello medaglia ai Giochi, dopo Andreas, argento in freestyle ski cross a Vancouver 2010 e Mario, oro in slalom a Sochi 2014): nessuno dei tre aveva vinto in Coppa quest’anno nella specialità! La sorpresa più grossa è forse, addirittura, “la medaglia di legno”, il quarto posto del 20enne francese Clement Noel, grande promessa del sci mondiale. Noel, Natale, come Nadal, il dio del tennis spagnolo. “E’ più di quanto sperassi, non pensavo nemmeno di partecipare ai Giochi, non mi aspettavo di giocarmi le medaglie, posso essere fiero e contento di come è andata. Però è frustrante essere arrivati appena a quattro centesimi…”.

Uomini fuori, donne regine

Ai rigori dopo i tempi regolamentari, la Repubblica Ceca supera 3-2 gli Stati Uniti uomini (per la prima volta dal 1994 senza le star Nhl) qualificandosi per le semifinali, mentre, sempre per 3-2 e sempre ai rigori, col gol decisivo di Jocelyne Lamoureux-Davidson, le ragazze Usa conquistano il primo oro olimpico dal 1998 (dal via della disciplina ai Giochi di Nagano), interrompendo il poker consecutivo delle rivali del Canada.

Tumolero, oro della sfortuna

L’avventura dell’inseguimento azzurro della pista lunga finisce malissimo. Non solo il 5° posto in finale viene cancellato per la squalifica dell’Italia, per un’invasione di corsia di Riccardo Bugari. Lo stesso atleta, immediatamente dopo il traguardo, inciampa su Nicola Tumolero (mentre parlano fianco a fianco), e scivola con la lama di un pattino sulla caviglia del bronzo dei 10.000, ferendolo. Diagnosi: rottura del tendine tibiale della gamba destra; prognosi: 6 mesi.

Coreani arrabbiati come… cani!

Lasciando la conferenza stampa post-gara, dopo il bronzo nell’inseguimento a squadre, Jan Blokhuijsen ha pensato bene di salutare i coreani con una raccomandazione: «Per favore, trattate meglio i cani in questo Paese». Le scuse ufficiali del capo delegazione olandese non hanno placato gli offesissimi padroni di casa. Che, come noto, consumano carne di cane. Ci ha provato anche l’atleta, su Twitter: «Non era mia intenzione insultare voi e il vostro Paese. Mi sta a cuore il benessere degli animali in generale e spero che si possa fare di questo mondo un posto migliore sia per noi che per loro. Mi sto godendo le Olimpiadi e vi ringrazio per l'ospitalità». Ovviamente il popolo del web si è scatenato con mille teorie. La più  coerente recita: «Quelli che mangiamo sono cani da allevamento, voi mangiate pecore, polli, anatre, tacchini, maiali. Che differenza c’è?».

Derby russo, e staffetta biathlon

Dopo lo spettacolo stupefacente nel programma corto, al risveglio sapremo chi ha vinto il derby russo per l’oro, dopo il programma libero fra le due straordinarie stelle dell’artistico femminile la 15enne Alina Zagitova e la 19enne Evgenia Medvedeva, che si allenano insieme e gareggiano come i connazionali sotto la sigla OAR (Olympian Athletes from Russia) per i tanti casi di doping sanzionati dal Cio, con 160 atleti esclusi ai Giochi di PyeongChang. In finale anche Carolina Kostner, 6a dopo la prima parte di gara. Tanto curling, tradito dal Canada nella finale per l’oro sia maschile che femminile. La staffetta 4×7,5 km di biathlon con gli azzurri Hofer, Bormolini, Montello, Windisch. Le semifinali di hockey maschile: Repubblica Ceca-OAR e Canada-Germania. 
www.sportsenators.it
 

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