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Ci sono partite nelle quali il risultato non conta. E così l’8-0 subito dalla nazionale unificata di Corea di hockey ghiaccio da parte della Svizzera (bronzo 2014 a Sochi) al debutto olimpico rimarrà comunque una pietra miliare e metterà l’oro al collo ai volontari della pace fra i due paesi che lo sport sta unendo. Dalla cerimonia d’apertura, col portabandiera comune e gli ultimi due tedofori a stringere la stessa torcia a cinque cerchi, a questa squadra messa insieme col contributo di 12 giocatrici nordcoreane e di 23 sudcoreane.

“Penso che se ci unissimo in tutti gli sport potremmo essere ancor più forti”, ha chiosato la nordcoreana Jong Su Hyon. Commossa e impressionata, come tutti, dalla reazione della gente sugli spalti che ha continuato a inneggiare, prima, durante e dopo la partita, con grida, canti e scritte: “Siamo uno”. Sotto gli occhi del presidente del Cio, Thomas Bach, del presidente sud coreano Moon Jae-in e della faccia buona della Nord Corea, Kim Jong Jong, sorella del temibilissimo dittatore Kim Yo Un, oltre al capo dello stato nordcoreano Kim Yong Nam.
 

Un oro virtuale, che vale un oro e mezzo

Fuoco sul ghiaccio? Di più. Le donne danno subito l’esempio, a Pyeongchang, Corea del Sud. Uno sprint lungo, nella 7.5 km + 7.5 km di fondo (metà a tecnica classica, metà libera), decide la prima medaglia d’oro dei Giochi Olimpici Invernali numero 23. La conquista la 30enne svedese Charlotte Kalla che, semplicemente, se ne va prima del previsto, fermando il cronometro dopo 40 minuti e 44.9 secondi. Le altre sono ad almeno 7.8 secondi, molto lontane dalla sua sesta medaglia olimpica (3 ori e 3 argenti), che la incorona come la più premiata svedese di sempre ai Giochi. Charlotte è in anticipo, rispetto al suo giorno magico, il 15 febbraio: al debutto olimpico del 2010 a Vancouver, volò la 10 km, riportando una medaglia d’oro che la Svezia mancava da Grenoble 1968, e lo stesso giorno di quattro anni dopo, nella staffetta 4×5 km di Sochi partì in ultima frazione con 27 secondi da recuperare su Finlandia e Germania, agganciò Lahteenmaki ed Hermann proprio sull’ultima salita, le scavalcò e vinse.
 
Entusiasmando a tal punto il suo paese che lo stesso giorno l’aeroporto Pajala, nella nativa provincia di Norrbotten, prese il suo nome e diventò Kalla International Airport. Il sorriso della svedese non potrà comunque battere quello della seconda in classifica in Corea, la mitica Marit Bjorgen, campionessa uscente. Possibile? Possibile. Perché con l’argento, la 37enne norvegese diventa la donna più medagliata di sempre alle Olimpiadi bianche. Con 11 metalli al collo a cinque cerchi, ha superato di una tacca la nostra Stefania Belmondo e la russa Raisa Smetanina, e punta già a Pyeongchang al record assoluto del connazionale Ole Einar Bjorndalen, a quota 13.
 
 

Olanda imbattibile

 
C’è un primato che difficilmente verrà battuto in questi giochi Olimpici: quattro medaglie della stessa nazione in appena cinque minuti. L'ha stabilito l’Olanda, la nazione-guida del pattinaggio, fra velocità e short track. Subito dopo la tripletta sul podio dei 3000 metri di pattinaggio velocità, con Carlijn Achtereekte che ha preceduto per l’oro la campionessa uscente Ireen Wust ed Antoinette de Jong, nei 1500 uomini di short track, Sjinkie Knegt ha firmato la medaglia d’argento. Quattro anni fa a Sochi gli arancioni hanno vinto 24 medaglie di cui 23 proprio nel pattinaggio velocità.
 

Mary e Martina volano

 
Lo short-track, la gara dei padroni di casa dell’Olimpiade in Corea, è una corsa folle, piena di contatti di pattini, gambe e braccia, a forte rischio caduta. Bisogna dribblare, reagire in frettissima, e intanto volare in apnea. Sulla scia della fantastica Arianna Fontana, argento nei 500 e bronzo nei 1500 quattro anni fa a Sochi, l’Italia si è fatta un nome nel mondo. La nostra portabandiera a Pyeongchang vince la sua batteria dei 500 metri, e come lei Martina Volpecina, qualificandosi ai quarti, poi, nella staffetta 3000 metri con Lucia Peretti e Cecilia Maffei, si assicurano l’accesso alla finale contro Corea, Canada e Cina.
 
Che si terrà solo fra dieci giorni, all’inseguimento della terza medaglia dopo i bronzi di Torino 2006 e Sochi 2014. Ary e Martina hanno appena dominato gli Europei, rappresentano una realtà consolidata e portano avanti l’immagine della donna italiana. E’ Ary a decidere con un capolavoro all’ultima curva, quando resiste al ritorno dell’olandese Schulting e lancia il nuovo record italiano (6’05”9189). Mentre nei 1500 maschili, vinti dal sudcoreano Lim Hyojun, la speranza italiana Yuri Confortola è travolto, a sua volta mette fuori gioco un avversario e viene squalificato (eliminato anche Tommaso Dotti).
 

Strategia femmina?

 
Sembra, ma ripetiamo, sembra, che i primi risultati del biathlon donne, settore da cui l’Italia si attende soddisfazioni, abbia deluso nella 7.5 km sprint. In realtà, Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi stanno forse studiando la situazione, le condizioni, le avversarie e sé stesse, nella lunga partita a scacchi delle gare olimpiche nel vento freddo di Pyeongchang. La bella Dorothea resta in lotta per il podio fino all’ultimo poligono, ma poi sconta due errori e chiude al 18° posto, e la Vittozzi sbaglia un tiro in piedi ed è comunque a 15” dal bronzo.

Nessuna delle due si butta giù. Vittozzi: “Peccato per l’ultimo poligono, un errore, ci sta, è il biathlon. Parto nelle prime posizioni per l’inseguimento e sono fiduciosa”. Wierer: “Purtroppo nella serie in piedi ho trovato vento già dal primo colpo, ho perso il ritmo, ho fatto due giri di penalità… Ho fatto gare peggiori e poi sono salita sul podio”. La Dahlmeier, 24 anni di Garmisch, dopo 7 ori mondiali raggiunge finalmente l’oro olimpico.

 
 

Russi o non russi

 
Prima medaglia per la squadra targata con l’acronimo OAR (Olympian Athletes from Russia): è di Semen Elistratov, terzo nei 1500 metri di pattinaggio velocità. I russi all’Olimpiade senza diritto di bandiera sono 167, ad altri 47 è stato negato la partecipazione dal Tas.
 

Record sicuri

 
Con l’avvento di quattro nuove gare nel programma olimpico, air snowboard, big air freestyle, doppio misto curling e mass start pattinaggio velocità, Pyeongchang, si è assicurata il record di medaglie ai Giochi invernali con oltre 100. Per sei paesi sarà anche la prima Olimpiade invernale. Ecuador: sci di fondo (Klaus Jungbluth); Eritrea: sci alpino (Shannon-Ogbani Abeda); Kosovo: sci alpino (Albin Tahiri); Malaysia: sci alpino (Jeffrey Webb); Singapore: Short track velocità (Cheyenne Goh); Nigeria: bob femminile e skeleton (Seun Adigun, Ngozi Onwumere, Akuoma Omeoga e Simidele Adeagbo).
 
I nigeriani hanno anche un altro doppio primato: sono la prima squadra africana di bob ai Giochi ed Adeagbo è la prima atleta di skeleton africana. Altri record. Primo atleta di skeleton del Ghana: Akwasi Frimpo; primo atleta di skeleton della Giamaica: Anthony Watson; primo afroamericano a qualificarsi nel pattinaggio velocità: Erin Jackson e Maame Biney; prima squadra di bob donne giamaicana: Jazmine Fenlator-Victorian and Carrie Russell; primo giocatore afroamericano di hockey all’Olimpiade: Jordan Greenway.
 

Tonga il più primo

 
Pita Taufatofua, australiano cresciuto nel Tonga è il primo tengano a qualificarsi per i Giochi sia estivi che invernali: dopo essersi guadagnato il biglietto per Rio 2016 nel taekwondo, a Pyeongchang gareggerà nel fondo. “E’ dura imparare a scivolare quando la neve non ce l’hai proprio, così, in allenamento, ci siamo industriati in tutti i modi per creare situazioni il più possibile simili a quelle di Pyeongchang. Intanto, come fanno tanti, abbiamo messo delle rotelle sotto gli sci da gara, io mi sono inventato delle assi di legno sotto i piedi e ci ho corso sopra sulla spiaggia, per cercare il punto d’equilibrio, ho guardato tante cose su YouTube per scoprire come facevano i professionisti, e ho cercato di imitarli e di immaganizzare tutto nella testa”.
 

Leone e leoncini

 
Il vecchio leone ci sperava: "Le aspettative sono buone. Può succedere di tutto, i ragazzi sono preparati ma sono anche veramente giovani. Il più “anziano” ha solo 27 anni, il più giovane 18. Per il futuro sono ottimista. Certo per me cambia tutto: prima guardavo solo a me stesso, a quando e come dovevo entrare in forma, e ai miei materiali. Adesso è tutt’altra cosa e sono anche un po' agitato”. Il mitico Armin Zoeggeler, sei titoli mondiali, quattro europei, dieci Coppe del Mondo, sei medaglie individuali consecutive (due ori, un argento e tre bronzi) ai Giochi olimpici da atleta, ora che è il direttore tecnico dello slittino puntava su una zampata dei suoi leoncini.
 
Ma, allo Sliding Centre di Yongpyong, freddo ed errori hanno frenato un po’ i nostri risultati. Comunque, grazie a una buona seconda manche, Kevin Fishnaller è sesto a 347/1000 dal leader, l'olimpionico tedesco Felix Loch, ma il terzo posto del russo Repilov è a 130/000, non impossibile da recuperare considerando che mancano ancora le due manche di domani. Male invece Dominik Fischnaller, cugino di Kevin, 11° a 598/1000 da Loch, il terzo azzurro, Emanuel Rieder, è 14° a 788/1000.

  

Allarme virus

Tutti a lavarsi continuamente le mani con le 15mila bottigliette di igienizzante distribuite “made in Korea” dagli organizzatori. Il norovirus minaccia i Giochi con altri 11 casi, per un totale di 139 persone colpite dall’inizio del mese che sono tuttora in quarantena. Fra queste anche membri dello staff di sicurezza. Per cui il comitato organizzatore ha nominato un supervisore alle pulizie quotidiane per ogni struttura. Ma non basterà.
 

Domani

Entrano in scena alcuni degli sport più spettacolari, dal bob allo snowboard al biathlon, con campioni molto attesi  come il bobbista tedesco Felix Loch, che cerca il terzo successo olimpico consecutivo al primo della storia indiano ai Giochi, Shiva Keshavan (alla sesta e ultima partecipazione olimpica), al biathleta francese, l’asso Martin Fourcade, due ori a Sochi e 11 mondiali. Anche nel pattinaggio velocità il mitico olandese Sven Kramer vuole aggiungere un altro podio olimpico ai tre titoli a cinque cerchi e ai 28 ori ai Mondiali.
 
Ma che succederà contro il rivale di casa Ted-Jan Bloemen che, a dicembre, dopo aver battuto il record mondiale di 5.000 metri di Kramer, ha strappato con disgusto dal muro una striscia di plastica stampata col precedente record sventolandolo davanti alle telecamere in diretta tv? E che farà lo squadrone a stelle e strisce che tanto si aspetta dalle ebbe dello snowboard? La stella Usa, Jaelin Kauf, è attesa alla conferma di una grande stagione, ma ha troppi avversari.
 
Così come è aperto il pronostico nello slopstyle: il 17enne Redmond Gerard guida la coppa del Mondo ma il rivale canadese Mark McMorris, terzo a Sochi 2014, può scrivere la storia del più clamoroso ritorno dell’Olimpiade. Dopo essersi rotto praticamente tutto in un incidente a marzo ha vinto il bronzo agli X Games di gennaio. L’Italia attende buone notizie dalla libera maschile (Paris, Fill, Innerhofer) a rischio vento, da Carolina Kostner nel pattinaggio nella gara a squadre che darà utilissime indicazioni per il resto del programma. Sperando che lo slittino, spinto dal vecchio leone Zoeggeler, recuperi.