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L'immagine di Mino Rajola che si presenta in maglietta a una trattativa dove ballano 50 milioni di euro contiene tutte le contraddizioni e le esasperazioni del pianeta calcio. Raiola faceva il pizzettaro in Olanda prima di diventare il più potente e ricco procuratore del pallone. Nel suo portafoglio, dimenticata la pizza margherita, ci sono Ibrahimovic, Pogba, Balotelli e adesso Gigio Donnarumma, il portiere che ha esordito im serie A appena sedicenne grazie a un'intuizione di Sinisa Mihajlovic. E' stato proprio l'ex pizzettaro a comunicare al Milan che Donnarumma non avrebbe rinnovato il contratto ritenendo largamente insufficiente l'offerta di venticinque milioni netti per cinque anni.

Parlare di bandiere, come si è fatto a proposito dello struggente addio di Totti, è quasi grottesco. Se un ragazzo minorenne decide di affidare la sua vita professionale a Raiola è scontato che la sua scala di valori avrà parametri quasi esclusivamente finanziari.

Non conosco i genitori di Donnarumma, ma immagino che abbiano avuto un peso decisivo nelle scelte del figlio. Scandalizzarsi non ha senso. Ibrahimovic ha cambiato mille maglie vincendo ovunque senza mai battere la mano all'altezza del cuore. Donnarumma ha fatto la stessa scelta rischiando anche qualcosa perché ci può essere il vento che comincia a soffiare al contrario, come in tutte le cose della vita. 

Il buon Gigio ha scelto di non essere amato: mi piacerebbe sapere quanto c’è del suo.

Enrico Maida

sportsenators.it

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