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Dieci. Il numero perfetto dello sport. Nel calcio,  a dispetto del marketing delle magliette, è rimasto quello dei fantasisti, dei più bravi, da Pelè a Maradona, da Sivori a Platini, da Zico a Rivera a Totti a Baggio a Del Piero, e oggi a Messi.

Il trionfo di Nadal in 15 immagini

Nella ginnastica, rimarrà quello di Nadia Comaneci, la prima a meritarsi un voto che addirittura non era previsto nei tabelloni fino a quel mitico 18 luglio 1976 a Montreal.

Nel tennis, d’ora in poi sarà quello di Rafa Nadal, il più grande campione del tennis sulla terra rossa che ha messo il decimo sigillo sul Roland Garros, aggiungendo ai trionfi 2005-2006-2007-2008-2010-2011-2012-2013-2014, anche quello 2017, migliorando il proprio record negli Slam al maschile, primo in assoluto ad arrivare a tanti successi in uno stesso Major era Open (dal 1968), secondo di sempre nella storia del tennis dopo Margaret Court che vinse 11 volte i campionati Internazionali d’Australia, compresi gli anni per i soli dilettanti.

Un’impresa grande, ma addirittura minima considerando il tennis di oggi, la differenza fra tennis maschile e femminile, e la presenza di tutti i migliori a Parigi mentre, all’epoca, in Australia, spesso, negli anni '60, non si registrava il tutto esaurito dei big.

Se poi a questo dato ci aggiungiamo la superiorità tecnica, fisica e tattica con la quale ha schiacciato negli anni i maggiori rivali, a cominciare dal più forte di sempre, Roger Federer, aggiudicandosi tutt’e dieci le finali che ha disputato a Porte d’Auteuil, ecco che l’impresa del mancino di Maiorca assume connotati ancor maggiori. Storici. Unici. Incommensurabili. Basti rivedere l’ultima puntata, contro Stan Wawrinka, l’ottimo svizzero che tanto lo disturba con la capacità di uscire anche dagli scambi più duri sparando un vincente di devastante potenza.

Lo ha letteralmente stritolato servendo e rispondendo benissimo, mettendo sotto pressione la battuta dell’avversario, e sbagliando pochissimo. Fino a frustrare l’unico giocatore che ha rotto l’egemonia dei Fab Four negli Slam. Lavorandolo ai fianchi da fondo, stancandolo nei durissimi scambi, tenendolo sempre lontano dal campo (un po’ come avevo fatto in modo ancora più evidente coll’emergente Dominic Thiem), non gli ha mai concesso di indossare la maglia di “Stanimal”, come l’ha soprannominato amabilmente lo svizzero più famoso del tennis, Roger Federer. E ha chiuso così per la terza volta al Roland Garros la sua trionfale cavalcata senza perdere un set (dopo il 2008 e il 2010).

A proposito, col senno di poi, ben ha fatto Federer a disertare la terra rossa di Parigi: avrebbe annacquato il vantaggio psicologico che ha riacquisito su Nadal sui campi veloci coi tre successi su tre fra Australian Open, Indian Wells e Miami. Così, almeno, sull’erba di Wimbledon, dove, dal 3 luglio, Rafa punta decisamente a tornare numero 1 del mondo, ci torna col sorriso, forte dei 7 successi in 10 finali, contro i 2 in 5 sfide decisive di Rafa ai Championships.

Rafa che però si porta ora a quota 15 Slam, a tre tacche solamente dal primato di Roger. Chi l’avrebbe mai pensato un anno fa, quando il fenomenale spagnolo si ritirò dal torneo prima del terzo turno contro Granollers per la tendinite al polso che avrebbe stabilito il primato più importante della storia del tennis? Perché di questo si deve parlare oggi. Quello di Nadal è un risultato superiore anche ai due Slam chiusi da Rod Laver, ai 18 Majors di Federer e a tutto il resto.

Anche ai 35 games totali appena che ha perso in questo Roland Garros, il secondo miglior risultato negli Slam era Open, dopo Bjorn Borg a Parigi nel '78. L'Orso al quale ha strappato da tempo l'etichetta di re della terra rossa.  

www.sportsenators.it

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