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AGI – Il presidente americano Joe Biden ha autorizzato la Cia a rendere noto il dossier dell’intelligence Usa sull’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi in cui si sostiene il coinvolgimento del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, nell’efferato assassinio del reporter del ‘Washington Post’. In concomitanza con la decisione dell’amministrazione Usa di alzare il velo sull’assassinio del giornalista, è disponibile dal 12 febbraio in esclusiva su MioCinema il film ‘The Dissident’ di Bryan Fogel, il documentario che ripercorre gli eventi che due anni fa hanno portato al brutale omicidio del giornalista del ‘Washington Post’ Jamal Khashoggi, in particolar modo analizzando il diretto coinvolgimento del Principe Saudita Mohammed bin Salman.

Finanziato dalla Human Rights Foundation, ‘The Dissident’ è un documentario accurato, un’indagine dettagliata che mette a nudo le colpe del regime saudita e che commuove portando sul grande schermo la vicenda umana, oltre che politica, di Khashoggi. Un tema delicato quello trattato da Fogel perché molti interessi sono in gioco (rapporti economici con l’Arabia Saudita) e lo stesso Donald Trump aveva dichiarato in un’intervista a Bob Woodward di averlo salvato (“Sono riuscito a fare in modo che il Congresso lo lasciasse in pace”).

Per questo il documentario ha avuto una vita difficile e nessuna delle principali piattaforme streaming per il momento lo mette in programmazione. “Non so chi abbia così paura di questa storia al punto di censurarla tuttavia – spiega il regista in un video pubblicato su YouTube – so che il film non è stato acquisito per le vendite internazionali, nonostante critiche entusiastiche al ‘Sundance Film Festival’ e su centinaia di testate giornalistiche. Dunque è chiaro che c’è stato il desiderio di impedire che il film avesse una distribuzione capillare mondiale”.

Con questo film coraggioso, Fogel – vincitore del premio Oscar per ‘Icarus’ e del premio speciale della giuria al Sundance Film Festival 2017 – si unisce a un gruppo di sognatori di tutto il mondo che non dimenticano il lavoro di un uomo che, anche dopo la morte, continua a sfidare coloro che hanno cercato di metterlo per sempre a tacere. Il regista spiega che nella tragica vicenda dell’omicidio di Jamal ha “visto una storia sulla libertà di stampa, sulla libertà di parola, sulla libertà di giornalismo, sulla libertà di pensiero, sulla libertà di opinione”.

“La storia di questo giornalista del ‘Washington Post’ di 60 anni che era stato assassinato per aver detto cose vere ai potenti mi ha conquistato – aggiunge Fogel – come mi ha conquistato la storia di Hatice Cengiz, la sua fidanzata. Pochi giorni dopo l’assassinio di Jamal, il ‘New York Times’ pubblicò un articolo su Omar Abdulaziz, il giovane dissidente saudita che vive in autoesilio a Montreal, in cui sosteneva di sapere perché Jamal era stato ucciso e si sentiva in parte responsabile del suo assassinio perché avevano lavorato insieme. Questa storia ha stimolato in me il desiderio di fare film che abbiano una componente di attivismo”, aggiunge.

“A maggior ragione avendo vissuto il quadriennio dell’amministrazione Trump, durante la quale abbiamo visto la nostra libertà di stampa messa alla prova – continua Fogel – le nostre libertà di parola e di opinione messe alla prova, la stampa libera messa alla prova. Questa storia ha assunto un carattere di urgenza e ha generato in me una richiesta di giustizia“.

“In quanto cineasta poiché tale mi considero innanzitutto e soprattutto utilizzo il cinema come mezzo per raccontare storie – prosegue – e mi auguro siano storie in grado di avere un impatto a produrre un cambiamento, questa storia rispondeva a tutte queste mie priorità. In anni recenti i governi autoritari, le dittature, hanno dimostrato di essere capaci di comportamenti estremamente spietati per mettere a tacere le voci critiche dissidenti”.

“Basta guardare cosa sta capitando ad Alexei Navalny in Russia, a quello che è successo nel 2006 ad Alexander Litvinenko. Questo genere di azioni, intraprese da regimi autoritari, non sono una novità. Quello che è più scioccante in questo crimine e la brutalità con la quale è stato perpetrato l’omicidio e il tentativo di insabbiamento. Sono passati due anni e quattro mesi dell’assassinio di Jamal e la fine del film riflette ancora la situazione attuale: non è stata fatta giustizia e sono state accertate le responsabilità per l’omicidio”.

“A quanto pare l’amministrazione Biden sta ottimisticamente contemplando di intraprendere azioni – conclude – i fratelli e gli amici di Omar restano ancora in prigione e Hatice porta avanti la sua lotta per ottenere giustizia per Jamal. E speriamo che una volta cessata l’emergenza della pandemia posso fare ritorno Washington DC dove stava dando il via alla creazione di una fondazione per combattere e ottenere giustizia per Jamal. Omar continua il suo lavoro, cercando di liberare prigionieri politici sauditi e dar vita a una situazione in cui i sauditi non siano costretti ad avere paura e godano di libertà di stampa e libertà di parola”.

Di cosa parla ‘The Dissident’

‘The Dissident’ è un documentario che mostra i meccanismi del potere ai più alti livelli, denunciando il labirinto di falsità dietro cui si cela l’assassinio del giornalista del ‘Washington Post’ Jamal Khashoggi all’interno del consolato saudita di Istanbul nell’ottobre del 2018. Offrendo un impressionante numero di filmati inediti e le testimonianze esclusive portate dalle persone più coinvolte nella vicenda, compresa Hatice Cengiz, la fidanzata di Khashoggi, le forze dell’ordine, i pubblici ministeri turchi e il giovane dissidente saudita con cui Khashoggi stava lavorando.

‘The Dissident’ è una storia di denaro, tirannia e tecnologia fuori controllo. Ogni singola prova porta direttamente al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che non si è fermato davanti a niente pur di occultare la vicenda in tutto il mondo. Al centro del film c’è la figura di Khashoggi, un riformatore di sani principi che cercava di far nascere una società più giusta e più aperta nel suo paese d’origine, l’Arabia Saudita. ‘The Dissident’ mostra che, nel mondo odierno, nessuno che si opponga ai poteri forti è realmente al sicuro.