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A Novara fino al 5 aprile, la mostra Divisionismo, la rivoluzione della luce, in corso al castello Visconteo Sforzesco, nel primo mese ha già visto sfilare oltre 4 mila visitatori.
È un successo per la città piemontese, situata strategicamente proprio nel pieno dell’area di provenienza di alcuni fra i principali artisti che hanno utilizzato quella specifica tecnica pittorica alla fine dell’Ottocento, e per gli organizzatori della mostra, la Fondazione Castello Visconteo e l’associazione Mets Percorsi d’arte. 

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli e Carlo Fornaro, ma anche il più famoso pittore delle Alpi, Giovanni Segantini, nato in Trentino ma operante soprattutto in Engadina, sono rappresentati con una settantina di opere suddivise in otto sezioni tematiche negli spazi del Castello. La mostra è curata dalla più importante studiosa di Segantini e dei divisionisti, che segue dagli anni ’60, la francese newyorkese di adozione Annie-Paule Quinsac.

Il titolo centra l’obiettivo principale dei divisionisti che non hanno mai elaborato un “manifesto“, ma nei fatti si proponevano di utilizzare una tecnica pittorica che enfatizzasse la luce. Guardando i quadri esposti a Novara questo emerge molto chiaramente soprattutto in opere come “Sul fienile”, dipinto da Pellizza fra il 1893 e il 1894 e rappresenta un fienile in ombra (e l’estrema unzione a un vecchio morente) in contrasto clamoroso con uno sfondo di campagna assolata e luminosissima, piena di vita. 

Di Segantini, a Novara si possono vedere alcuni preziosi disegni e diversi quadri, fra i quali spiccano “All’ovile” e “Savognino sotto la neve”. Nelle sale del Castello sono esposti anche i dipinti a vocazione sociale di Emilio Longoni (“L’oratore dello sciopero” e “Riflessioni di un affamato”), oltre alla “Ragazzina col gatto” scelta dai curatori per rappresentare la mostra assieme alla neve di Segantini e quelli “sperimentali” di Gaetano Previati, come la grande “Maternità” che si può vedere prima dell’inizio della mostra.

Il divisionismo, si legge nel catalogo, nasce “sulla stessa premessa del Neo impressionismo francese, meglio noto come Pointillisme, senza che si possa parlare di influenza diretta. Muove dall’idea che lo studio dei trattati di ottica, che hanno rivoluzionato il concetto di colore, debba determinare la tecnica del pittore moderno. Si sviluppa nel Nord Italia, grazie soprattutto al sostegno di Vittore Grubicy de Dragon, mercante d’arte, critico e anche pittore (nella mostra di Novara sono esposti 3 suoi quadri, ndr), che con il fratello Alberto gestisce dal 1876 una galleria d’arte.

È lui a diffondere fra i pittori della sua scuderia il principio della sostituzione della miscela chimica dei colori tradizionalmente ottenuta sulla tavolozza con un approccio diretto all’accostamento dei toni complementari sulla tela”. In questo modo, “l’occhio dello spettatore può ricomporre le pennellate staccate in una sintesi tonale, percependo una maggior luminosità”.