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“Mi sembra incredibile che il Rojava possa finire di nuovo nelle mani dell’Isis, il pelo sullo stomaco dei nostri politici e il fatto che nessuno gliene chieda conto”. In un’intervista a la Repubblica non ha dubbi Michele Rech, più conosciuto in arte con il nome di Zerocalcare, sul precipitare della situazione in Siria dopo la decisione del presidente degli Usa Donald Trump (poi parzialmente ritrattata) di ritirare le truppe americane dal Paese lasciando così i curdi al proprio destino e campo libero alla Turchia di Erdogan, che ha già minacciato una rappresaglia contro il popolo curdo.

Era il 2015, i fanatici dello Stato Islamico davano l’assedio a Kobane, la città simbolo della resistenza curda, e Zerocalcare si trovava, a pochi chilometri da lì, prima a Mesher poi fino Ayn al-Arab, nel cuore del Rojava (una federazione del Nord-Est della Siria che di fatto è autonoma). E così la storia di una guerra maledetta e infame, e della resistenza democratica di un popolo, è diventata una graphic novel di culto dal titolo Kobane Calling, un libro e anche uno spettacolo.

E a proposito di Erdogan, che definisce i curdi “terroristi”, Zerocalcare afferma che “dovremmo chiederci chi vogliamo scegliere come alleati”, ovvero “chi ha sconfitto l’Isis e sta provando a costruire un sistema di democrazia, dimostrando che anche in quel territorio ci può essere convivenza di diversi popoli, che le donne possono avere un ruolo primario nella società ed essere libere, o se il nostro alleato deve essere un regime come quello turco che incarcera decine di migliaia di oppositori politici”.

Zerocalcare definisce infatti il “caso di Rojava” come “l’unico esperimento di democrazia nel giro di decine di migliaia di chilometri quadrati”. “Quando Assad – spiega l’artista – ha cominciato a perdere il controllo della Siria del Nord, la popolazione, che è fatta di curdi, ma anche di assiri, turkmeni, yazidi, arabi, si è data una forma di autogoverno che è basata sulla convivenza e la libertà”.

In pratica, continua a raccontare al quotidiano di Largo Fochetti a Roma, “ha cominciato a perdere il controllo della Siria del Nord, la popolazione, che è fatta di curdi, ma anche di assiri, turkmeni, yazidi, arabi, si è data una forma di autogoverno che è basata sulla convivenza e la libertà”. “Questo è il Rojava, un esperimento avanzatissimo non solo rispetto a quelle zone, ma anche alle nostre, secondo me”, aggiunge il disegnatore.

In quell’area, dunque, sono stati aboliti i matrimoni combinati, i matrimoni tra ragazzini, “hanno stabilito che tutte le amministrazioni venissero gestite da un uomo e da una donna insieme”. “Nessuna donna – aggiunge – può essere assoggettata agli ordini di un uomo. Parlano di ambiente, ecologia, stanno studiando come sviluppare le energie pulite e usare il petrolio — e in quella regione ce n’è tanto, che fa gola a molti — solo per gli usi bellici. Hanno fatto della convivenza religiosa il fondamento della loro organizzazione”.

Kobane resisterà?, chiede infine il quotidiano. “Non credo che si siano mai fatti grandi illusioni sul ruolo degli americani in quella regione” risponde Zerocalcare. Per poi aggiungere e concludere: “Hanno molto chiaro che le loro alleanze sono con i popoli, non con i governi. Gli amici dei curdi sono le montagne, non sono quasi mai gli Stati. Ma questo non significa che dobbiamo stare zitti: i curdi hanno combattuto e sconfitto l’Isis, difendono la democrazia, non possiamo voltargli le spalle, lasciarli soli”