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Aminetou Ely, nominata Donna dell’anno, è nata in Mauritania, a Wad-Naga, il 31 dicembre 1956. Seppur costretta a sposarsi a soli 13 anni, fin dalla tenera età ha sempre lottato contro il matrimonio precoce e forzato, per i diritti delle donne e per la loro emancipazione. Le difficoltà l’hanno resa più forte e le hanno dato l’energia per ribellarsi, dapprima alla sua importante famiglia nobiliare che proviene da un “clan guerriero” con una visione feudale del ruolo della donna. Successivamente ha anche sfidato gli atteggiamenti patriarcali e le norme religiose e culturali che vedono le donne sottomesse, discriminate e trattate in modo inumano e degradante.

Nel 1999, in un momento di grande violenza, discriminazione, maltrattamento e schiavitù delle donne, Aminetou ha fondato l’Associazione delle Donne Capi Famiglia (AFCF), oggi attiva in tutto il territorio mauritano. Al centro della sua attività la lotta contro le violenze domestiche e sessuali, il lavoro delle minorenni, la schiavitù, il razzismo, l’esclusione, la tratta e il matrimonio precoce.

Oltre a tutelare diritti spesso negati, negli anni AFCF ha anche fondato cooperative e unioni di cooperative per combattere la povertà, assistere legalmente le donne vittime di abusi e di violenze e operare per l’alfabetizzazione, reinserendo le donne a scuola. In Mauritania la scolarizzazione femminile raggiunge l’80%, ma a causa dei matrimoni precoci e delle condizioni economiche catastrofiche delle famiglie le ragazze sono costrette a lasciare presto i banchi di scuole. Le donne rappresentano il 53% della popolazione, ma solo il 27% arriva alla scuola secondaria.

Attenta alla propria formazione culturale, sociale e legale, Aminetou ha invece conseguito numerosi titoli – di cui buona parte ottenuti negli ultimi anni –  che riguardano la schiavitù e l’accoglienza di donne e bambini migranti, consentendole di portare avanti con consapevolezza e determinazione la sua lotta per i diritti.

Ora punta ad un altro traguardo: favorire l’accesso delle donne al livello decisionale del suo Paese. In Mauritania ci sono stati progressi a livello di partecipazione alla politica, ma la situazione femminile continua a essere critica e priva dei diritti basilari per una vita dignitosa e rispettata.

La vita stessa di Aminetou è stata una continua denuncia della mancanza di emancipazione delle donne e delle minoranze, di cui ha pagato il prezzo sulla propria pelle. L’attivista è stata più volte arbitrariamente arrestata, detenuta ed esiliata. Nel 2014 è stata condannata per aver difeso il blogger Mohamed Cheikh Ould Mkheïtir, processato per apostasia e condannato a morte.

Le sue battaglie sono già stata premiate in diversi paesi e contesti. Nel 2006 Aminetou ha ricevuto il Premio dei diritti dell’Uomo della Repubblica francese; nel  2009 la Medaglia di Cavaliere della legione d’onore della Repubblica francese e il Premio Eroe dei diritti umani delle Nazioni Unite. Nel 2015 gli è stato assegnato il Premio della Fondazione per le pari opportunità in Africa e nel 2016 il Premio “Terres des Hommes Espagne” per i diritti dei bambini.

L’ultimo riconoscimento l’attivista mauritana lo ha ottenuto a fine maggio in Italia, ad Aosta, dove ha vinto la XXI edizione del Premio internazionale “La Donna dell’Anno”, con un contributo economico di 20 mila euro che dovrà utilizzare per completare il progetto per cui è stata selezionata.

«Una bambina di dieci anni ha fatto una scelta, che non rinnegherà mai. Nessuno può fermare la sua lotta: né la sua famiglia, né i governi, né l’oscurantismo religioso. La resilienza di Aminetou è incisa nel suo codice genetico e si rinnova ad ogni suo respiro. Aminetou non ascolta l’eco delle tradizioni ataviche che consentono la schiavitù e le spose-bambine, ma soltanto i valori a cui dedica ogni istante della sua vita. Tanto che oggi quella bambina è diventata uno dei punti di riferimento per le donne della sua amata Mauritania». Questa la motivazione della giuria del premio promosso dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con il Soroptimist International Club Valle d’Aosta, con il brand Donna Moderna in qualità di media partner e con il contributo della Fondazione CRT.