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“La nozione di solidarietà e di generosità, a lungo centrale nel mio Paese, sta scomparendo. La memoria non è il punto di forza del popolo italiano”. Lo sottolinea Nanni Moretti in un’intervista a Le Monde, parlando anche di “irresponsabilità” dell’Italia di oggi. L’occasione per il colloquio con l’autorevole quotidiano francese è la presentazione del suo documentario “Santiago, Italia” – da domani nelle sale – che indaga sul ruolo dello Stato italiano durante il colpo di stato in Cile ai danni di Salvador Allende nel 1973.

Con questo film il regista, peraltro molto amato in Francia, ha voluto “soddisfare una curiosità personale più che trattare in modo militante una questione politica, come si potrebbe pensare a priori”. Moretti presenta “Santiago, Italia” semplicemente come “una bella storia di accoglienza e di coraggio”, frutto di più di 40 ore di interviste rilasciate da rifugiati cileni, gli ‘asilados’, riusciti a scappare dal loro Paese più di 45 anni fa grazie all’aiuto dell’Italia.

Una storia di cui andare fieri

All’origine del progetto il riaffiorare di una pagina di storia sul “ruolo esemplare dei funzionari dell’ambasciata del mio Paese a Santiago, che hanno aperto le porte alle vittime del golpe”. In un contesto di porti chiusi, muri alzati e ondata di razzismo, Moretti ha voluto riappropriarsi “di una bella storia di cui, come italiano, andare molto fiero”. Velato, ma neanche tanto, il disincanto del regista di fronte all’attuale situazione politica dell’Italia e ai cambiamenti dell’Italia in meno di mezzo secolo.

Nell’anno seguito al golpe di Pinochet ai danni del presidente socialista democraticamente eletto Allende, che ne fu una delle prime vittime, circa 600 oppositori trovarono rifugio dietro le mura dell’ambasciata italiana, in una vera catena di solidarietà umana per poi essere accolti a Roma.

“Una svolta in parte fascistoide”

A portare Moretti sulla strada inusuale del documentario, come ha raccontato a Le Monde, è stato un “incontro fortuito” con un suo coetaneo che, negli anni Settanta, proprio come lo stesso Moretti e altri giovani italiani, fu solidale con la lotta del popolo cileno. Peraltro il quotidiano francese si interroga sulla casualità di quel incontro, sottolineando che il documentario di Moretti esce in un momento critico della situazione politica italiana “con una svolta a destra, in parte fascistoide, che verso la fine raggiunge l’argomento stesso del film”.

Come nel 1989, quando realizzò “La Cosa”, vasta cronaca girata tra i militanti di base del Pci sull’onda della cosiddetta “svolta della Bolognina” per trasformare il partito in un nuovo soggetto, anche per “Santiago, Italia” a riportare Moretti sulla strada de documentario è stata “una commozione politica, seppur filmata a distanza di anni”.

Tuttavia, “in questo momento un film che si preoccupa della relazione dell’Italia col fascismo non può essere considerato anacronistico” scrive ancora Le Monde. “Non sono imparziale”: è l’unica battuta pronunciata da Moretti nella sua breve apparizione nel film, in risposta ad un ex boia intervistato che afferma di essere stato “una vittima”.