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"Un silenzio desolante cui Caracas non era mai stata abituata. Non c'è più la musica che ha sempre accompagnato la quotidianità latino-americana; le saracinesche arrugginite hanno spento i bar che non chiudevano mai. Persino le persone, che hanno sempre avuto la capacità di sdrammatizzare anche le fatiche della vita, sembrano aver perso la forza per sorridere. Parlano poco e quando lo fanno, riguarda il cibo. Perché nel Venezuela che ho visto il mese scorso la gente non trova più da mangiare".

E' il fotografo Graziano Bartolini a raccontare all'AGI il Paese messo in ginocchio da una crisi senza precedenti e da un'inflazione astronomica, arrivata a fine 2017 al 2.735 per cento. "Ho comprato due libri di favole per la mia bimba e li ho pagati 2,4 milioni di bolivar, praticamente il doppio dello stipendio medio, compresi i buoni alimentari che lo Stato fornisce", spiega Bartolini che nei suoi 25 anni da fotografo ha visitato sedici Paesi del Sudamerica e qui, usa la parola per fornire alcuni 'fotogrammi' di un Paese rassegnato.

Un salario minimo, anche dopo l'aumento deciso dal presidente, Nicolas Maduro il primo marzo per tamponare la crisi, vale meno di 400 mila bolivar e il buono alimentare arriva a 900 mila. Sommando e convertendo il tutto, fanno circa tredici euro. "Anche le persone che ancora lavorano non possono permettersi di comprare nulla", continua. L'unico prodotto accessibile è la benzina. Paradossalmente conviene di più andare in giro in auto che restare a casa a consumare elettricità". Anche perché mezzo litro d'acqua vale quanto due pieni di benzina; una sigaretta, una, vale mille litri di benzina.

A Caracas non se la passano bene nemmeno i 20 mila italiani che ci vivono da generazioni: "Molti di loro abitano nel quartiere La Carlota dove si sono insediati negli anni Cinquanta. Riescono ad arrivare a fine mese grazie alla pensione che l'ambasciata italiana è riuscita a far loro ottenere. Dopo una vita da elettricisti e imbianchini, ora passano il tempo giocando a domino e a carte nel parco cittadino. Molti vorrebbero tornare in Italia". I più poveri della città vivono invece nei "barrios", le favelas venezuelane: "Sono persone che hanno sì una casa, magari senza acqua e luce, ma non hanno un lavoro, sono escluse da tutto, non hanno di che sfamarsi". Basti pensare che mediamente i venezuelani sono dimagriti in media di dieci chili negli ultimi tre anni.

La criminalità è diffusa. "I ricchi possono viaggiare solo in auto blindate e accompagnati dalla scorta. Nemmeno io sono riuscito a lasciare Caracas perché chi mi accompagnava non era in gradiodi garantire per la mia sicurezza". D'altronde qui le persone "vengono rapite per pochi dollari, molti vengono costretti ad andare a prelevare nei bancomat". In tutto questo il gioco democratico sembra non avere più uno spazio, e dunque un ruolo. L'opposizione è stata azzerata, i leader della minoranza sono tutti in esilio e hanno deciso di boicottare le elezioni presidenziali, inizialmente in agenda per il 22 aprile e poi rinviate al 20 maggio. "Le persone con cui ho avuto modo di confrontarmi anche con molti giovani – conclude con amarezza Bartolini – non sperano più che la politica possa risollevare la loro condizione. Sono rassegnati alla disperazione".