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È polemica in Francia dopo che il ministro della Cultura, l'urbanista franco-belga prestata alle arti dell'Esagono, Francoise Nyssen, si è detta favorevole a spostare la Gioconda dal Louvre nell'ambito di un piano per abbattere "le barriere culturali" nella Francia più profonda. Nyssen lo aveva già ipotizzato a gennaio e giovedì scorso ha rilanciato in grande stile: far uscire la Gioconda dal Louvre nell'ambito di un piano per rendere itineranti in tutto il Paese opere e spettacoli. "La Monna Lisa è piu' famosa di Johnny Hallyday. È un simbolo. Perché non dovrebbe mai lasciare Parigi? Ci sono ancora barriere culturali da rompere. Dobbiamo inviare un segnale forte ai francesi che vivono in aree in cui la cultura è meno accessibile". 

La sede distaccata del Louvre a Lens, nella regione del Pas-de-Calais, a 200 km nord di Parigi, sogna già di accoglierla e ha dato subito la sua disponibilità. Ma adesso in Francia il dibattito è aperto. Può il quadro più famoso del mondo uscire dalla teca a prova di proiettile, tappa obbligata per i milioni di visitatori che ogni anno visitano il Louvre? L'opera non solo è una vera e propria icona mondiale, ma ha anche un valore assolutamente inestimabile. Basti pensare che il Salvator Mundi, il dipinto a olio su tavola solo attribuito a Leonardo da Vinci e sulla cui autenticità ci sono solidi dubbi, nei mesi scorsi è stato acquistato per la cifra-monstre di 450 milioni di dollari. Il nuovo proprietario è l'erede al trono saudita, il potente Mbs, il principe Mohammed bin Salman.

Perché l'idea non piace a nessuno

Il Louvre e gli esperti sono tutti contrari: l'opera è un dipinto a olio su tavola di legno di pioppo, cosa che rende ancora più rischioso il trasporto (in Italia, salvo rare eccezioni, i dipinti su tavola di non possono viaggiare per il rischio del distacco della pericola pittorica e alterazioni delle condizioni climatiche del supporto che puo' deformarsi). Realizzata da Leonardo, in un'epoca databile tra il 1503-1506, l'opera che lo stesso maestro vinciano portò sempre con sè, al Louvre è collocata dal 2005 dietro un vetro blindato, protetto da una scatola speciale dove l'umidità e la temperatura sono costantemente controllate. La tavola (alta 77 e larga 53 centimetri appena) viene ispezionata una volta all'anno e mai mossa. Per il Louvre, è cosi' delicata e preziosa che non viene spostata neppure all'interno del museo: e così non sarà esposta nel contesto della grande retrospettiva che il museo organizzerà nel 2019 per il quinto centenario della morte del geniale maestro toscano. Leonardo amava a tal punto il dipinto che lo portò con sé quando Francesco I gli offrì una casa. 

Peraltro il 21 agosto del 1911 la Gioconda venne incredibilmente trafugata dal Louvre da un italiano, Vincenzo Peruggia, un decoratore di scarsa cultura che, da patriota sfegatato, pensava di restituire l'opera all'Italia ritenendo che fosse stata rubata. Tenne il dipinto per due anni sotto il suo letto nella capitale francese e nel 1913 provò a venderla all'Italia; ma venne arrestato e l'opera fu restituita ai più che legittimi proprietari.

I precedenti, da Washington a Mosca

Nyssen cita a suo favore il precedente della mostra in Usa, agli inizi degli anni '60, quando l'opera fu concessa al governo americano su richiesta dello stesso presidente John Fitzgerald Kennedy e della first lady, Jacqueline. Affidato personalmente al ministro della Cultura André Malraux, il dipinto fu trasportato in una cassa di legno ed alluminio; e dal 14 dicembre 1962 al 12 marzo del 1963, in meno di 4 mesi, fu ammirata da 1,6 milioni di americani. L'opera uscì di nuovo dal Louvre nel 1974, per una mostra in Giappone. Al suo rientro in patria, la Russia (all'epoca Unione Sovietica) autorizzò il sorvolo del suo territorio a patto che facesse tappa (e fosse esposta) a Mosca. Da allora non è più uscita.

Nel corso dei secoli il pannello di legno di pioppo su cui è dipinta si è curvato e mostra crepe, visibili vicino alla cornice ma che stanno avvicinandosi al volto dal sorriso enigmatico. Lo stesso Louvre -di cui è la maggiore attenzione insieme alla Nike di Samotracia e alla Venere di Milo, molto meno delicate però – teme danni irreversibili al pannello sottile, profondo solo 13 cm.
Il trasporto dunque al momento sembra più facile a dirsi che a farsi. Pascal Cotte, uno dei grandi esperti dell'opera (a metà degli anni 2000 rivelò che Leonardo aveva dipinto anche le sopracciglia di Monna Lisa, che poi si sono cancellate per l'usura del tempo), conferma che il capolavoro "non è trasportabile nelle normali condizioni di prestito". Si potrebbe costruire, ha spiegato, un prototipo di "scatola speciale" che fornisca il controllo dell'umidità, della temperatura e della pressione, e anche delle vibrazioni durante il trasporto: "Una scatola del genere costerebbe una fortuna, ma è tecnicamente possibile". Al Louvre il compito di cercare il mecenate per realizzarla.