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Tutto nasce dal bando per l'Estate Romana 2018, pubblicato lo scorso 12 febbraio. Tra le varie aree da assegnare c'è piazza San Cosimato, nel cuore di Trastevere, nella quale da alcuni anni l'Associazione Piccolo Cinema America (nome di una vecchia sala del rione, prima occupata dal collettivo dietro l'associazione e poi sgomberata) tiene una rassegna.

Le polemiche, però, erano già iniziate da alcuni giorni, con l'Associazione che aveva fatto sapere preventivamente di non voler partecipare alla gara, che limita lo spazio solo "ad attività a basso impatto acustico" da svolgersi "non oltre le ore 24 dei giorni feriali" (fino alle ore 2 per i festivi). La vicenda assume presto un carattere politico ed esplode il 15 febbraio con un'esternazione un po' incauta di Gemma Guerrini, vice presidente della Commissione Cultura.

La polemica sul "feticismo"

Di fronte al puntare i piedi dell'associazione, che nel frattempo incassa la solidarietà di numerosi esponenti del mondo spettacolo (tra i quali, tra gli ultimi, Martin Scorsese), Guerrini afferma su Facebook che "manifestazioni simili sono funzionali alla propaganda del partito politico che le sostiene, in questo caso di quel Pd maestro nella manipolazione del consenso, che ormai da decenni utilizza la spettacolarizzazione e la feticizzazione della cultura come arma di distrazione di massa". 

Il significato politico delle parole della Guerrini è chiaro: viene rivolta agli operatori culturali gravitanti intorno alla sinistra romana l'accusa di pretendere di continuare ad utilizzare determinati spazi come se fossero loro dovuti. A far discutere, infatti, è soprattutto il passaggio del bando nel quale viene chiesto ai promotori che si candidano a svolgere eventi dell'Estate Romana "non svolgano attività partitiche in qualunque forma o che diano vita ad iniziative politiche". È però sulla parola "feticizzazione" che esplode la polemica, al punto tale che il gruppo del Movimento 5 stelle in Campidoglio è costretto a dissociarsi in una nota nella quale afferma che Guerrini "parla a nome del tutto personale". Polemica che oscura le dichiarazioni precedenti, e ben più articolate, di Luca Bergamo, vicesindaco con delega alla Cultura.

"Non si possono fare deroghe ad personam"

Già a fine gennaio era filtrata l'intenzione di inserire piazza San Cosimato tra le aree da assegnare tramite bando. "Non si possono fare deroghe ad personam", aveva spiegato Bergamo in un'intervista a Repubblica. Nondimeno, il 1 febbraio una quarantina di esponenti del mondo del cinema (da Bernardo Bertolucci a Roberto Benigni, da Carlo Verdone a Paolo Sorrentino) lanciano un appello alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, perché assegni all'associazione "Piccolo Cinema America" la manifestazione senza ricorrere al bando.

"Partecipare ad un avviso non danneggia né offende nessuno", replica Bergamo, "né quelli che partecipano normalmente né quelli che decideranno di farlo in futuro. È semplicemente il modo che la legge italiana ha scelto per regolare il rapporto tra la pubblica amministrazione e gli operatori in una serie di circostanze. Ci dicono che siamo contro i ragazzi del Piccolo Cinema America. Vorrei ricordare che circa una settimana fa il dipartimento Patrimonio di Roma Capitale ha firmato la convenzione con la loro Associazione per ridare vita alla Sala Troisi e dare continuità alla loro presenza sul territorio. Ho apprezzato la loro capacità progettuale, in pubblico e privato. L'avviso dell'Estate Romana serve per arricchire il palinsesto dell'offerta culturale estiva di tutta la città, non di una sola piazza, cercando di trovare un punto mediano tra le esigenze delle attività e quelle delle persone che abitano nei luoghi dove l'attività si svolge". 

Il vicesindaco denunciato per diffamazione

L'associazione, però, non raccoglie il ramoscello d'ulivo e il 9 febbraio decide di denunciare Bergamo per diffamazione. Il pretesto è un passaggio della suddetta intervista a Repubblica nella quale il vicesindaco aveva parlato di "denunce sulla legittimità di quelle attività e sul disturbo alla quiete pubblica".

Quattro giorni dopo, pubblicato l'avviso sul sito del Comune, Bergamo "prende atto" della scelta dell'Associazione di non partecipare al bando ma "continua a non condividere le ragioni di merito per cui l'Associazione dovrebbe percorrere un canale diverso dalle circa ottanta che hanno animato l'Estate Romana 2017. Secondo Bergamo "le parole pronunciate in questi giorni esprimono una chiara opposizione alla politica dell'Amministrazione capitolina, opposizione legittima, che però la partecipazione al bando in nessun modo impedisce di esprimere".

"Le norme che sono state evocate a questo riguardo sono previste nello schema di "Protocollo di integrità di Roma Capitale", introdotto dall'Amministrazione con deliberazione di Giunta Capitolina n. 40 del 27 febbraio 2015 e fanno parte della modulistica da utilizzare per partecipare all'Avviso", spiega Bergamo, "mi è facile immaginare che tra le ottanta realtà che hanno animato l'Estate Romana vi siano organizzatori con variegate opinioni politiche e giudizi diversi sull'operato del Comune di Roma. Di certo questo non è un elemento che influisce sulle nostre decisioni né su quelle di chi partecipa al bando".

Tre giorni dopo esplode il caso Guerrini. Ma nel tritacarne finisce sempre Bergamo. Arriva un altro appello di sessanta tra registi, attori e tecnici che gli chiedono di dimettersi. Il vicesindaco esprime "grande sorpresa" e ribadisce di non condividere le affermazioni di Guerrini e sottolinea, anzi, di aver "sempre espresso apprezzamento" per l'operato dell'associazione, che sceglie di contattare Virginia Raggi via WhatsApp per chiederle di "rinunciare al bavaglio acustico ed al bando".

La lettera di Raggi e la replica dell'associazione

Per superare l'impasse, Raggi chiede e ottiene le dimissioni di Guerrini, che, dal canto suo, si scaglia contro "lo stravolgimento delle mie affermazioni e l'attribuzione di concetti che non mi sono mai appartenuti", ritenendoli parte di quella propaganda che è funzionale alla visione che definisce 'cultura' il passatempo e lo svago, e che tende a far fruire in modo consumistico l'opera d'arte". La sindaca invia all'Associazione una lettera per chiedere, il 15 marzo, "un confronto che chiarisca gli equivoci".

"Vi scrivo perché nella narrazione della vicenda del cinema in Piazza San Cosimato qualcosa non ha funzionato. La nostra amministrazione e la nostra maggioranza non si riconoscono nel racconto che è stato fatto. Noi non abbiamo nulla contro l'Associazione del Piccolo Cinema America. Ci siamo limitati a dire che l'assegnazione del diritto ad utilizzare la piazza per un periodo prolungato deve avvenire attraverso un bando", scrive la sindaca, "nessuna censura, nessuna volontà di impedire lo svolgimento dell'arena di cui peraltro l'assessore alla Crescita Culturale e vicesindaco Luca Bergamo ha sempre espresso apprezzamento in pubblico e privato, nessun pregiudizio". Su un punto, sottolinea Raggi, "sono certa che siamo d'accordo: tutti devono avere il diritto di provarci e di partecipare ad un bando. Significa che chi è bravo – e i ragazzi del Piccolo Cinema America hanno dimostrato di esserlo – ha ottime possibilità di vincere. Chi perde, ci proverà ancora e magari vincerà la prossima volta. Tutti hanno diritto a questa opportunità". 

D'altronde, ricorda la sindaca, "la stessa Associazione Piccolo Cinema America ha partecipato e vinto un nostro bando per la gestione della sala Troisi poche settimane fa. Però, dopo che a gennaio ha firmato con noi la convenzione per gestire la riapertura della Sala Troisi, ha detto che non intende partecipare al bando dell'Estate Romana con il quale potrebbe gestire il cinema in piazza San Cosimato: 'La nostra – hanno detto – è una scelta politica perché non ci riconosciamo nel modello culturale dell'Estate Romana'. Abbiamo registrato con dispiacere questa scelta, non ne condividiamo le ragioni avendo peraltro fortemente cambiato il bando per avvicinare la vita culturale a chi ha meno opportunità e perciò auspichiamo ancora un ripensamento".

Ma l'associazione non cede e replica a stretto giro tramite il presidente Valerio Carocci: "La sindaca, anzichè nascondersi dietro la Guerrini dovrebbe assumersi le sue responsabilità per aver difeso e sostenuto, a sua volta, il vice sindaco Bergamo nell'inserimento di Piazza San Cosimato nel bando dell'Estate Romana, motivando la scelta, esclusivamente politica, con mistificazioni normative e dichiarazioni non veritiere sull'esistenza di 'numerose denunce oltre le firme' nei confronti del Piccolo Cinema America". Carocci grida a "un'evidente censura politica e culturale per tutti gli operatori del settore". E chiede ancora la testa di Bergamo. Difficile prevedere come si svilupperà la vicenda ma, le reciproche accuse di strumentalizzazione politica, in piena campagna elettorale, non sembrano preludere a una soluzione rapida.