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Ci sono incontri destinati a cambiare una vita. Uno di questi è quello che Roberto Floreani ha avuto ad appena 18 anni con il futurismo.

Più di quarant'anni dopo è il momento di fare il bilancio di un'esperienza che non è solo frutto dell'ammirazione per la corrente guidata da Marinetti, ma di uno studio meticoloso, che è andato oltre la ricerca e si è trasformato in arte.

Lo studio che lo ha portato ad analizzare la figura e l'opera di Umberto Boccioni cui ha dedicato un saggio edito da Mondadori-Electa che sarà presentato giovedì 23 gennaio alle 18,30 nello Spazio Eventi del Mondadori Store di Piazza Duomo a Milano. 

Dotato di un’intelligenza fulminea, Boccioni, fu l’assoluto protagonista delle arti all’interno del Futurismo, fungendo da catalizzatore grazie al lancio dei Manifesti teorici relativi alla pittura, alla scultura e all’architettura e alle sue intuizioni critiche e di fisicità teatrale.

Probabilmente, proprio grazie ai Manifesti, Marinetti, fondatore del Movimento nel 1909, prese compiuta coscienza delle potenzialità multidisciplinari del Futurismo, autentica novità della prima Avanguardia storica del Novecento, che tanta influenza ha avuto sugli artisti dell’Arte Povera, della Poesia Concreta e Visuale, della musica, dell’architettura, della danza e del teatro contemporanei. 

Quella di giovedì non vuole essere una celebrazione sterile, ma una ri-creazione che diventa rigenerazione di quegli stimoli, di quelle atmosfere che furono l'humus del movimento. Una serata futurista, vertiginosa, multidisciplinare, introdotta da Mario Resca e Angelo Crespi, con musiche di Renato Giaretta alle tastiere, declamazioni di Floreani, arricchita dalla proiezione del video relativo alla performance dello stesso artista alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona, lo scorso novembre.

Una mostra, oltre che un evento, con una selezione di opere che fa parte della grande installazione titolata 'Ricordare Boccioni', evoluzione più recente della ricerca dell’artista, nata concettualmente dal progetto presentato alla Biennale di Venezia del 2009, dove Floreani rappresentò l’Italia. 

La ricerca pittorica di Floreani si situa all’interno della ricerca più rigorosa in ambito astratto, con marcati accenti materici nella sua costruzione, caratterizzata dalla presenza, ormai distintiva, dei Concentrici, pittura fortemente collegata all’idea che l’opera d’arte possa essere un veicolo per un messaggio anche di natura spirituale.