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Nella mandria foltissima delle bufale ce n'è qualcuna di lusso. Sia perché illustre è la vittima – il prestigioso quotidiano francese ‘Le Figaro’ – sia perché illustre fu l’artefice: parliamo di Roberto Bracco, drammaturgo e giornalista che sarà candidato al Premio Nobel per la Letteratura. Se poi consideriamo che il terreno su cui galoppò la bufala è quello scivoloso del paranormale, i margini dell’inganno si fanno più impalpabili. La data è il 1886, perché nulla di nuovo è sotto il sole, nemmeno le fake news.

Roberto Bracco

Il 30 settembre 1886 ‘Le Figaro’ pubblica una notizia, titolata “Un duel en Italie”, che riferisce della morte di Baby (l’alias letterario con cui Bracco usava firmare gli articoli) per mano del signor Venanzio Morello, il quale gli aveva sparato in un duello avvenuto a Napoli il 24 settembre precedente, ore 6 di mattina. Il quotidiano francese riferisce di avere attinto il fatto da un giornale partenopeo che riportava anche i verbali del duello controfirmati dai relativi quattro padrini (due a testa).

Sciabole e tavolini

E’ forse superfluo dire, ma va ricordato, che se oggi i duelli dei giornalisti sono consegnati alla televisione e ai social network, a quell’epoca avevano spesso luogo sul terreno, alla pistola o all’arma bianca, con esiti più pesanti anche se la legge li proibiva. Basti pensare che due anni dopo il duello ‘fake’ di Bracco, il parlamentare Felice Cavallotti fu ucciso in uno scontro alla sciabola col direttore della ‘Gazzetta di Venezia’, Ferruccio Macola. Qui nuovamente trattasi di bufale, perché Macola aveva dato la notizia di una querela ricevuta da Cavallotti senza verificarne la fondatezza. Poiché era falsa, il deputato accusò il direttore di essere bugiardo e lo sfidò a duello, in cui malgrado la lunga esperienza ebbe la peggio e trovò morte atroce con la lama nella gola.

Ma come nacque la bufala di ‘Le Figaro’, che accorciava di ben 57 anni la vita al povero Bracco? (Venticinquenne nell’86, morirà il 20 aprile 1943). La vicenda è ricostruita con esaustiva documentazione nel libro dell’antropologa Alexandra Rendhell dedicato a una celeberrima sensitiva di allora: “Eusapia Palladino – La medium star disperazione della scienza”.

Un nuovo passo indietro a quel 1886. Impazza a Napoli, come nelle maggiori città italiane ed europee, la febbre dei “tavolini danzanti”, che solo moda borghese non fu, piuttosto sfida che intrigava brillanti intelligenze delle lettere, delle arti e soprattutto della scienza (fra gli insigni, i medici Cesare Lombroso, Angelo Mosso, Enrico Morselli e Charles Richet, Premio Nobel per la Medicina nel 1913 per le scoperte sull’anafilassi a cui si deve il conio del termine “metapsichica”). L’attenzione è tutta su una giovane medium, la ricamatrice analfabeta Eusapia Palladino. Per assistere alle sue sedute c’è chi si mette in fila ma poi la fila si divide immancabilmente in due schiere: chi ci crede e chi no, chi plaude e chi irride. Bracco, dopo tre sedute, sceglie il secondo gruppo pubblicando un volumetto, “Lo Spiritismo a Napoli nel 1886”, che lo farà anche ridere, perché ne vende in pochi giorni 150 mila copie (prezzo di copertina 50 centesimi).

Spirito contro spirito

C’è chi la prende a male, per cui gli spiritisti (in prima linea il giornalista Federigo Verdinois, autore della longeva traduzione dal polacco in italiano di "Quo Vadis?" di Henryk Sienkiewicz) si beccano con gli antispiritisti a mezzo stampa. Le polemiche danno spunto a tre amici, un contrabbassista, un violinista e un russo stabilito a Napoli, per una burla. S’inventano l’esistenza di uno spirito guida battezzato Chicot, al quale con sedute truccate fanno compiere paranormali prodigi pari a quelli attribuiti allo spirito guida della medium Eusapia, che si chiama John King. Chi sarà più potente? Mentre il mondo spiritista si divide tra l’uno e l’altro, evocati addirittura in sedute comuni, i musicisti burloni decidono di mettere doppia stanghetta alla partitura e rivelano, in una lettera aperta a ‘Il Pungolo’, che è tutta una messa in scena ma, come non esiste Chicot, neanche esisterà John King. Ovvia l’ira degli spiritisti, di cui il volume di Alexandra Rendhell fa il resoconto, specie quando intuiscono dietro la beffa la mente di Bracco, il quale insiste a ‘sfruculiarli’ sui giornali.

 Eusapia Palladino

Si traguarda – finalmente – l’epilogo dopo l’ennesimo botta e risposta tra Bracco e lo spiritista Venanzio Morello, che firma due interventi sul ‘Corriere del Mattino’. Il futuro candidato al Nobel, forse per stanchezza, vuol concludere ma sempre in aria di scherzo. Così usa ‘Il Piccolo’ come molti anni dopo il capocronista Perozzi, in "Amici miei", avrebbe utilizzato per sé 'La Nazione'. Fa annunciare il duello all’ultimo sangue tra Morello (che ha per padrini gli spiriti King e Chicot) e l’insolente Baby, con la morte di questi terminato.

Il giornalista di ‘Le Figaro’, poco avvezzo a ironie napoletane o troppo pigro per un'autonoma verifica, legge la bufala e abbocca. Informando l’Europa circa l’esito di una tragica tenzone.