Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Né a Bari, né tantomeno a Venezia. La disputa sulle spoglie di San Nicola si arricchisce di un nuovo colpo di scena: le ossa del Santo sarebbero rimaste in Turchia, nell'antica Myra, oggi Demre, cittadina della costa occidentale dove un tempio è venuto alla luce, miracolosamente intatto, tra le fondamenta della chiesa dedicata al santo, rasa al suolo in un passato lontano dalle orde slave. A intervenire in una disputa secolare è Cemil Karabayram, archeologo di Antalya, che ora tiene i tanti devoti del santo con il fiato sospeso quando annuncia che la cripta è "intatta" e che per aprirla bisogna "rimuovere le pietre e salvare gli affreschi sulle pareti". Operazioni che potrebbero richiedere tempo, prima che il sipario cali su una storia apparentemente senza fine.

Una disputa lunga quasi mille anni

L'origine della disputa si perde nel lontano 1071, quando alcuni marinai baresi entrano in competizione con una ciurma di veneziani nella città di Antiochia, oggi Antakya, nell'estremo sud della Turchia. Partì così la gara a recuperare le ossa del santo custodite a Myra. I baresi precedono i veneziani, in un epoca in cui la "corsa alle reliquie" era una questione di onore, prestigio e supremazia nell'Adriatico, sia commerciale che religiosa. I baresi superano le resistenze dei monaci bizantini, sfondano la cripta da dove prelevano tutto il possibile prima di sfuggire alla rabbia degli abitanti a bordo della loro galea. Fin qui la storia come è stata finora accettata, ma l'intervento di Karabayram si basa anche su una rivisitazione dei fatti. 

"Abbiamo analizzato tutti i documenti scritti tra il 1942 e il 1966 e abbiamo ragione di pensare che i baresi abbiano rubato le ossa di un altro prete, mentre quelle del santo sarebbero custodite in una cripta più nascosta, che riteniamo di aver individuato solo ora", sostiene lo studioso, e se avesse ragione a rassegnarsi dovranno essere non solo i baresi. Ma anche i veneziani. Bisogna infatti tornare alle vicende del 1071 per comprendere le ragioni delle rivendicazioni della Serenissima. Ai marinai veneziani essere preceduti da qualcun altro dovette bruciare parecchio; a confermarlo un manoscritto di un monaco nella biblioteca marciana, che racconta di una scorribanda avvenuta in seguito a quella dei baresi, con i marinai che rientrano trionfanti nei porti della repubblica con le ossa di tre santi, tra cui appunto "San Nicola Magno".

La parola agli scienziati

La disputa relativa la doppia traslazione non ha cessato di appassionare studiosi e fedeli, tanto che tra il 1953 a Bari e il 1992 a Venezia, furono eseguite analisi sulle spoglie custodite nelle due città da parte dell'anatomopatologo Luigi Martino dell'Università di' Bari.
Quest'ultimo decretò la "compatibilità" tra le reliquie del santo custodite nelle due estremità dell'Adriatico. In pratica, i baresi avrebbero preso cranio, spalle e altre parti del santo, sottratte in fretta dalla cripta, lasciando i resti del corpo ai veneziani, arrivati solo anni dopo.
Una conclusione che mette d'accordo tutti e nessuno, la cui veridicità potrebbe anche sopravvivere alle nuove scoperte, a patto che la versione di Karabayram dimostri che le ossa trafugate da baresi e veneziani non siano quelle del santo.

La palla passa ora a otto accademici turchi, incaricati di far calare il sipario su una vicenda durata quasi mille anni, grazie alle tecnologie moderne, tra cui scan Ct e georadar. "Abbiamo ottime ragioni per pensare che il corpo di San Nicola sia custodito in questa cripta e sia intatto. Aspettiamo che finisca il lavoro sui mosaici e poi ne sapremo sicuramente di più": Karabayram invita alla pazienza, prima che un nuovo capitolo sia aggiunto al mistero delle spoglie di San Nicola. Potrebbe essere la parola fine, dopo quasi mille anni, o aggiungere una nuova rivendicazione che, al contrario, renderebbe eterna la disputa sulle spoglie del Santo di Myra.

Flag Counter