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Generosi, in crescita rispetto all’anno scorso ma sempre pochi rispetto alla domanda: sono i donatori di sangue che oggi celebrano la giornata a loro dedicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Dopo anni di trend negativo, riporta Fatto Quotidiano, nel 2018 i donatori di sangue sono stati 1,6 milioni (quasi tutti iscritti alle associazioni di volontari), cioè uno 0,2 per cento in più rispetto al 2017.

Identikit del donatore italiano

La maggior parte dei donatori è avanti con l’età. Il 25 per cento ha tra i 36 e 45 anni; mentre il 29 per cento tra i 46 e 55. Quelli dai 18 ai 25 ormai stanno sparendo dal 2013. Lo scorso anno sono risultati poco più di 210 mila (erano 237mila nel 2013), appena il 12 per cento del totale. Quelli nella fascia 26-35 invece rappresentano il 17 per cento (290 mila contro i 333 mila del 2013).

Sempre meno anche i nuovi donatori, ovvero quelli che per la prima volta e una volta soltanto durante l’anno hanno donato il sangue. Il numero è sceso del 3,7 per cento (circa 371mila). Tra le regioni che hanno registrato un incremento maggiore di donazioni la provincia autonoma di Bolzano (+8,7%), la Lombardia (+7,1%) e il Lazio (+1,9%). Ma è il Friuli Venezia-Giulia ad avere il rapporto tra donatori e abitanti più alto: 39,5 ogni mille. La carenza di nuovi donatori si è registrata principalmente in Campania (-6,7%), Abruzzo (-4,7%), Calabria (-4,6%) e Sardegna (-4%). Del sangue donato hanno beneficiato 630 mila trasfusi per un totale di quasi tre milioni di trasfusioni.

Autosufficienti, ma non basta

La quantità raccolta di plasma (840 mila chilogrammi, quattromila in più rispetto al 2017) ci consenta ancora l’autosufficienza, fissata al 70 per cento, in linea con gli obiettivi del Programma nazionale plasma che prevede una totale autonomia solo a partire dal 2024. Oggi il restante lo acquistiamo soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Germania dove il plasma viene ceduto dietro un compenso. All’estero, infatti, i donatori vengono pagati a ogni prelievo di sangue. Da noi non è necessario, riporta Il Giornale, oltre a essere vietato per legge. “I volontari ci sono comunque, anche senza ricompensa, in nome di un altruismo che, una volta tanto, racconta il volto di un’Italia sana”.

Quanto vale?

Il business della donazione del sangue è enorme ma, a differenza di altri Paesi europei, è gestito interamente a livello pubblico e tracciabile in ogni sua tappa. A conti fatti, una trasfusione costa 400 euro: 180 euro per produrre un’unità di globuli rossi e per acquistare la sacca per la raccolta, che da sola vale circa 20 euro. E poco più di 200 euro occorrono per sostenere le spese relative a medici, infermieri e materiale necessario al prelievo, dalle garze sterili alle siringhe. Significa che in un anno investiamo oltre un miliardo di euro per gestire le entrate e le uscite dalla banca delle sacche, “società” di cui tutti (da donatori o riceventi) prima o poi potremmo avere un’“azione”.

Negli Stati Uniti il sangue è un prodotto commerciale come gli altri: si vende e si compra al pari di qualsiasi altro bene, plasma in particolare. Le aziende farmaceutiche lo acquistano per lavorarlo e per rimetterlo sul mercato sotto forma di farmaci, gli emoderivati. E lo stesso avviene in Germania, in Repubblica Ceca, in Austria, legittimamente. In Italia invece il sangue è proprietà delle Regioni. Non viene venduto ma al massimo ceduto da una regione all’altra, o da un ospedale all’altro, a seconda delle esigenze e delle quantità raccolte. Beninteso, lo scambio delle sacche non è regolato da semplice spirito di solidarietà e mutuo aiuto.

Quanto costa il mio sangue?

Esiste un tariffario, approvato dal ministero della Salute, che fissa i prezzi di ogni elemento di sangue nel momento in cui viene ceduto da una regione all’altra. “I globuli rossi valgono 181 euro a sacca, il plasma da aferesi (cioè estratto dal sangue intero) 171 euro, le piastrine hanno prezzi che variano da 19 a 418 euro, i linfociti 478 euro. Ovviamente il rimborso per la cessione sale se in ballo ci sono le cellule staminali da aferesi, in cui valore è pari a 668 euro per ogni unità. Il tariffario a cui le regioni si affidano per regolare lo scambio del sangue stabilisce anche le tariffe standard per i trattamenti: il lavaggio manuale delle cellule costa 27 euro, il processo di congelamento e scongelamento va da 148 a 246 euro”