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In Italia si contano 2,5 milioni di persone affette da malattie renali. Di queste, 50 mila sono in dialisi in attesa di un trapianto che in media arriva dopo 3 anni. E l’Italia non è un anomalia. Per questo motivo, il 14 marzo si celebra la giornata mondiale del rene, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crescente incidenza delle patologie renali e sulla necessità di implementare specifiche misure e strategie di prevenzione. 

E per accrescere la consapevolezza sulle problematiche legate alle nefropatie di cui soffrono 850 milioni di persone, dei fattori di rischio, su come vivere con una malattia renale. Le malattie renali – si legge sul sito World Kidney Day – rappresentano l’11ima causa di mortalità nel mondo, spesso dovuta anche all’impossibilità di ricevere un rene nei tempi (e condizioni) giuste. In particolare variano da 2,1 a 7 milioni le persone che muoiono ogni anno perché impossibilitate a ricevere un trapianto o la dialisi.

 

Gli obiettivi della giornata del rene 2019

“Salute Renale per Tutti ed Ovunque” – il tema di quest’anno – richiede che la prevenzione e il trattamento precoce delle patologie renali vengano incluse nella Copertura Sanitaria Universale (CSU). L’obiettivo principale della CSU è quello di promuovere la salute pubblica provvedendo un accesso universale, sostenibile ed equo a cure mediche basilari ma di alta qualità, proteggendo gli individui dall’impoverimento e rendendo equo l’accesso alla salute a tutte le categorie sociali.

 

Tre anni per un rene nuovo, perché è troppo

Secondo quanto riporta Libero, “la prima cosa che balza all’occhio, scorrendo gli ultimi dati del Centro Nazionale Trapianti, è il calo delle liste d’attesa, soprattutto di quelle relative al trapianto di rene. Ora, non si può dire che la situazione si sia “normalizzata”: al 31 dicembre scorso le persone in attesa di trapianto erano 8.713, contro gli 8.743 di 12 mesi prima. Ma è il terzo anno consecutivo che la coda s’assottiglia, soprattutto grazie al calo della lista d’attesa per il trapianto di rene, che nell’ultimo anno è scesa da 6.683 a 6.545. Detto questo, di lavoro da fare ce n’è ancora parecchio, considerando che – restando al trapianto di rene, il più diffuso – si può restare anche per più di tre anni aspettando l’agognato intervento. Ancora troppo, considerando che un periodo così lungo porta a un’inevitabile e sostanziale peggioramento del quadro clinico del paziente”. Ecco perché la donazione da vivente, soprattutto da parte di un familiare, è spesso l’opzione migliore. Ma purtroppo non sempre percorribile in mancanza di compatibilità.

 

C’è chi il rene lo dona, e chi lo vende

Ma sulle pagine di cronaca non mancano le storie di chi – in Italia – il rene se lo è venduto per pagare strozzini o per vivere. In particolare, da un’indagine condotta nel 2002 dai pm torinesi che sequestrarono le cartelle cliniche dei trapianti dell’Umberto I, emersero dodici casi “sospetti” fra i 140 trapianti fra donatori viventi non consanguinei, storie estreme di persone che pur di permettersi auto di lusso o il vizio del gioco non hanno esitato a vendere un organo, l’ unico “bene” rimasto di loro proprietà in quei drammatici momenti. Tra questi, riporta Repubblica, c’è Vito Di Cosmo, 54 anni, di Francavilla Fontana, rappresentante sommerso dai debiti di gioco, se lo fece togliere per 35mila euro da restituire agli usurai. E c’è Antonio C., 49 anni, medico analista di Reggio Emilia finito nei guai, prima con le banche poi con i cravattari, per un’auto di grossa cilindrata. Il rene lo vendette a un suo amico d’infanzia in dialisi per 25mila euro. “Da circa 6 anni – dichiarò ai carabinieri – ho contratto debiti con le banche, che mi hanno pignorato due terzi del mio stipendio (di 3250 euro mensili), e con gli usurai. Spinto dalla disperazione e dalla necessità, mi sono recato da un amico d’ infanzia che sapevo essere in dialisi. Gli offrii il rene, gli dissi che avevo debiti complessivi per 40 mila euro. I suoi parenti mi consegnarono 25 mila euro in contanti e pagarono direttamente i debiti con gli usurai. Mia moglie sapeva tutto, ha cercato fino all’ ultimo di dissuadermi, ma invano. I miei figli, invece, non sanno nulla”. Alfredo C., era un disoccupato di Bari, s’era venduto un rene per sbarcare il lunario, peccato però che ricevette un assegno scoperto. Di Bari è anche Francesco L., che in cambio del prezioso organo donato a un suo concittadino ricevette qualche aiuto per arrivare a fine mese e una raccomandazione per un assunzione al comune.

 

Un rene per un iPhone

Tra chi ha venduto il suo rene c’è anche un giovane 25enne cinese che all’età di 17 anni vendette l’organo al mercato nero per acquistare un iPhone. Il giovane contattò alcuni malviventi su un sito web e, dopo aver preso un appuntamento, si recò ad Anhui, una delle province più povere della Cina, dove si sottopose all’intervento al termine del quale ha ricevuto la somma di circa 2.500 euro. Secondo quanto riportato dal britannico Daily Mail, l’intervento, effettuato da un medico in una struttura non abilitata, ha comportato una grave insufficienza renale che, nel corso del tempo, è peggiorata sempre più tanto da rendere invalido il giovane. La polizia cinese ha effettuato indagini sulla vicenda riuscendo a risalire ai responsabili che sono stati arrestati. La famiglia della vittima è stata risarcita per oltre 160 mila euro, ma oggi il ragazzo è invalido, soffre di insufficienza renale e campa di sussidi sociali.

 

Quanto costa il rene sul mercato nero

C’è un mercato nero di organi che parte dalla Nigeria e arriva nel litorale campano. Non è possibile stabilire quante persone spariscono dai villaggi africani per mano della mafia nera. Secondo il Messaggero, inchieste non troppo datate, risalenti al 2010, hanno stabilito alcune delle cifre che muovono il business: un rene “costa” 12 milioni di naira, la moneta nigeriana, ovvero 60mila euro. E a Lagos, più volte, la polizia ha trovato donne segregate e costrette a mettere al mondo figli poi destinati al traffico di bambini, al mercato del sesso o alla compravendita di organi. Nel mondo il prezzo del rene, l’organo più facile da espiantare, ha un prezzo variabile: parliamo di 20 mila dollari ad organo in India, mentre in Cina ne costa circa 40.000. In Israele si arrivano invece a pagare 160 mila dollari. Ma, come ricorda Sally Satel, studiosa presso la “American Enterprise Institute”, associazione che studia i prezzi pagati dai donatori legali e no, molti dei soldi pagati vengono divisi tra gli attori coinvolti così che il “proprietario” alla fine incassa una cifra che va dai 1.000 ai 10.000 dollari per il suo rene.