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Cosa fa di noi esattamente quello che siamo? I pensieri, i sentimenti. E i batteri. O almeno questo è quello che sostiene un team di ricercatori dell’Università di Kyushu, in Giappone, secondo cui le migliaia di miliardi di microbi che vivono all’interno del nostro corpo – il cosiddetto microbioma – determinano e influenzano non solo la nostra salute fisica, ma anche lo stato di salute del cervello e – in ultimo – il nostro carattere. Sappiamo, da studi sempre più numerosi, che depressione, autismo e malattie neurodegenerative, sono collegati a queste piccolissime creature. Ma la scoperta potenzialmente rivoluzionaria dei ricercatori giapponesi è che, allo stesso modo ma invertendo il senso di marcia, è possibile utilizzare il microbioma per migliorare la salute mentale.

Cos’è il microbioma (e cosa il microbiota)

Ci sembrerà strano ma la verità è che appena il 43% delle nostre cellule è “umano”, per il resto siamo formati da microbi. Il 57% delle cellule del nostro corpo appartengono al microbioma e includono batteri, virus, archeobatteri e funghi. Molto spesso le parole microbiota e microbioma sono usate come se fossero sinonimi, eppure la differenza che passa tra i due termini è la stessa che esiste tra popolazione umana e genoma umano. Microbiota si riferisce a una popolazione di microrganismi che colonizza un determinato luogo. Il termine microbioma invece indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo è in grado di esprimere. Funzionando come una specie di secondo genoma, il microbioma è collegato ad allergie, obesità, malattie infiammatorie, depressione, autismo e persino all’efficacia di farmaci anti-tumorali.

In che modo i batteri alterano il cervello?

Il cervello è l’organo più complesso in assoluto e, per alcuni versi, ancora molto misterioso. In che modo, allora, i batteri intestinali riescono a influenzarlo? I ricercatori si basano su 4 punti fermi:

1 – La rotta è segnata dal nervo vago, una sorta di autostrada che collega il cervello allo stomaco

2 – I batteri disintegrano le fibre assunte dagli alimenti e le trasformano in acidi grassi a catena corta, che hanno effetto su tutto il corpo. Una dieta povera di fibre indebolisce il microbioma

3 – Il microbioma influenza il sistema immunitario ed è coinvolto nei disturbi legati al cervello

4 – Ci sono prove che questi batteri che risiedono nello stomaco utilizzano piccoli frammenti di codice genetico chiamato microRNA in grado di alterare il modo in cui il DNA interagisce con le cellule neuronali.

Se si mettono a confronto il microbioma di una persona depressa e quello di una sana si noteranno profonde differenze. “Non dico che questa sia l’unica causa, ma sono convinto che in molte persone giochi un ruolo di primo piano nella genesi della depressione”, spiega alla BBC, Ted Dinan dell’ospedale universitario di Cork.

La prova del nove

Gli scienziati dell’APC centre, at University College Cork, hanno trapiantato il microbioma di pazienti affetti da depressione nel corpo dei ratti, dimostrando che se si trasferiscono i batteri, si tramanda anche il carattere. Collegamenti simili esistono anche nel trattamento del morbo di Parkinson. “I neuroscienziati classici considerano un’eresia cercare nello stomaco le cause di una malattia che risiede nel cervello, ma la verità è che il microbioma di una persona affetta da Parkinson e quello di una sana presentano importanti differenze”, ha spiegato Sarkis Mazmanian, microbiologo al Caltech. L’unica cosa certa è che il microbioma rappresenta una nuova frontiera della medicina. Quello che mangiamo, i farmaci che assumiamo, gli animali domestici che ci fanno compagnia, tutto lo influenza. “E’ il futuro della medicina personalizzata. Sono sicuro che tra 5 anni quando si andrà dal dottore per il colesterolo si tornerà a casa con delle indicazioni per sistemare il microbioma”, sostiene l’esperto John Cryan.