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Forse non tutti lo sanno ma l’albicocca, uno dei frutti più amati dell’estate, nasconde un veleno potentissimo: il cianuro. Per fortuna lo cela benissimo: è contenuto nel semino protetto dal guscio rigido, difficile da scovare.

Li dentro, in quel seme, è contenuta l’amigdalina, che una volta ingerita rilascia cianuro, sostanza altamente tossica che può provocare nausea, febbre, mal di testa, insonnia, letargia, nervosismo, ipotensione, dolori articolari e muscolari. E nel peggiore dei casi portiere alla morte.

Ecco perché da un paio di anni, l’Efsa –  l’Agenzia Europea per la sicurezza Alimentare – ha innalzato il livello d’allerta sull’albicocca, arrivando ad adottare un nuovo regolamento per la vendita di semi. Allo stesso tempo, l’Agenzia ha rassicurato sul consumo assolutamente innocuo del frutto che “non pone rischi per la salute dei consumatori”.

Era proprio necessario?

Si perché nonostante l’albicocca non sia l’unico frutto a contenere amigdalina – è in buona compagnia di prugne, mandorle, ciliegie – su internet è nato un vero e proprio mercato di semi di albicocca basato sulla convinzione – assolutamente non suffragata da prove scientifiche – secondo cui sarebbero dei potenti antitumorali.

Con 12 euro circa , si legge sul Fatto Quotidiano, puoi comprare 500 g di prodotto confezionato in busta. Alcuni siti, inoltre, non si limitano a vederli ma danno anche consigli sulla quantità giornaliera da assumere: da 10 a  60 per gli adulti. E qui scatta l’allarme.

La soglia limite

L’Efsa ha stabilito la soglia a 370mg al giorno, pari a 3 piccoli semi o alla metà di uno grande. Per i bambini si scende a 60mg, cioè mezzo seme piccolo. Più nello specifico, si legge sul sito di Alimenti e Sicurezza, l’Efsa spiega che “una dose acuta di riferimento (DAR) di 20 μg/kg di peso corporeo. Tenendo conto dei tenori riferiti di glicosidi cianogenici nei semi di albicocca non trasformati, la DAR sarebbe superata già con il consumo di pochissimi semi di albicocca non trasformati”.

Cosa ha deciso l’Efsa

Nel regolamento approvato dalla Commissione il 7 luglio del 2017, si legge che a condurre lo studio è stato un “un gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare (CONTAM) dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare il quale ha adottato un parere scientifico sui rischi acuti per la salute connessi alla presenza di glicosidi cianogenici nei semi di albicocca grezzi e nei loro prodotti derivati”.

L'espressione ““semi di albicocca grezzi e loro prodotti derivati” usata nel parere scientifico si riferisce allo stesso prodotto denominato nel presente regolamento con l'espressione «semi di albicocca non trasformati interi, macinati, moliti, frantumati, tritati”. In considerazione della “notevole frammentazione del mercato dei semi di albicocca e dei possibili rischi acuti per la salute pubblica, è opportuno stabilire che l'operatore garantisca che i semi di albicocca non trasformati interi, macinati, moliti, frantumati, tritati immessi sul mercato per il consumatore finale rispettino il tenore massimo”.