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AGI – Dopo settimane sull’ottovolante della politica, con minacce di crisi di governo, la scissione del M5s e le tensioni ricomposte in extremis nel centrodestra con un video dei tre leader, si svolgono i ballottaggi che decideranno chi saranno i primi cittadini in decine di comuni a quattordici giorni dalle elezioni comunali del 12 giugno. I numeri sono certi: 2.287.886 italiani potranno votare in 65 comuni, 59 nelle regioni a statuto ordinario (di cui 1 inferiore a 15.000 abitanti), 6 nelle regioni a statuto speciale (di cui uno inferiore a 15.000 abitanti).

I comuni più grandi nelle regioni a statuto ordinario Verona, Parma, Monza, Barletta, Lucca, Alessandria, Catanzaro e Como. Nelle regioni a statuto speciale, invece, si vota a Gorizia. I due comuni più piccoli che devono scegliere il sindaco sono e Villafranca Sicula, in provincia di Agrigento, con 1.407 abitanti e Castelbottaccio (CB) di 884 abitanti.

Ovviamente incerti invece i risultati, con gli occhi degli elettori e dei partiti puntati su alcune sfide principali. C’è Verona, dove l’ex calciatore Damiano Tommasi, sostenuto dal centrosinistra guida il primo turno con quasi il 40% dei consensi, in netto vantaggio sul sindaco uscente Federico Sboarina (32,7%) sostenuto da Lega e FdI mentre al primo turno FI sosteneva Flavio Tosi che ha ottenuto il 23,9%. Questa sera si capirà quanto ha pesato il mancato apparentamento tra Sboarina e Tosi. 

Scendendo lungo lo Stivale, l’altro capoluogo in cui si vota è Carrara. Al primo turno i partiti che compongono le coalizioni sono andati in ordine sparso. Risultato: il candidato della Lega Simone Caffaz ha recuperato il sostegno di FI e FdI e se la vedrà con la candidata del Pd Serena Arrighi, avanti a lui al primo turno.

Ago della bilancia potrebbe essere Cosimo Ferri, candidato da Italia Viva al primo turno, che ha annunciato di sostenere Caffaz. Per Serena Arrighi si sono schierati anche Leu e Azione. Sempre in Toscana, a Lucca, scontro ad altissima tensione tra i due schieramenti. Mario Padrini, candidato di centrodestra, ha incassato in poche ore l’apparentamento con il candidato di Casapound e No Vax Fabio Barsanti e il sostegno del candidato sostenuto da Azione, subito smentito da Roma da Carlo Calenda.

A Catanzaro invece il centrodestra ha visto una ricucitura in extremis dopo che nel primo turno Valerio Donato si era presentato con le bandiere di Lega e Forza Italia e Wanda Ferro con quelle di FdI. Ferro in queste due settimane ha deciso di chiedere al 9% di elettori che l’ha votata di far convogliare i loro consensi verso Donato, già forte del 44% del 12 giugno. Lo sfidante, Nicola Fiorito, è sostenuto da Pd e M5s e ha ottenuto il 31,7%.

Sfida tutta al femminile invece a Viterbo: la civica Chiara Frontini, 33 anni, sfida Alessandra Troncarelli, 34 anni, sostenuta da Pd-M5s ma anche dalla lista civica calendiana. Occhi puntati sulle città, con il ‘campo largo’ proposto dal Pd alla prova del nove dopo la scissione del M5s e il centrodestra per cui il video congiunto dei tre leader non sembra aver gettato ancora basi solide per una pace duratura. E alcune roccaforti storiche delle coalizioni, Verona per il centrodestra e Carrara per il centrosinistra, contendibili dopo decenni dagli avversari. Per il voto, ha spiegato il Viminale: “l’elettore dovrà essere munito di tessera elettorale e idoneo documento di riconoscimento.

E’ fortemente raccomandato, per l’accesso degli elettori ai seggi, per l’esercizio del diritto di voto, l’uso della mascherina chirurgica. Il voto si esprime tracciando un segno su uno dei due rettangoli contenenti il nominativo del candidato sindaco prescelto”.