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AGI – L’attenzione è sempre puntata sui dati della pandemia, il governo ha scelto la linea prudente non solo ristabilendo il distanziamento sui treni ma anche puntando – dopo il dl che allunga lo stato di emergenza fino al 15 ottobre, nei prossimi giorni arriverà anche il nuovo Dpcm – sulla proroga delle misure di contenimento contro il contagio, come l’obbligo delle mascherine nei luoghi chiusi.

E sullo sfondo c’è la partita sul ‘Recovery fund’. Il Ciae, la struttura presieduta dal ministro Amendola, sta continuando a lavorare sul dossier per stilare un cronoprogramma preciso, con Conte che entro martedì attende i progetti dei vari dicasteri.

Anche la scuola è un fronte aperto

Il premier ha ribadito in questi giorni che mira ad un’ampia collaborazione, allargata alle Regioni, agli Enti locali e anche alle parti sociali, ma soprattutto il Pd è pronto a tornare all’attacco se la gestione dei fondi Ue dovesse ricalcare il modello della task force istituita ai tempi dell’emergenza sanitaria.

E poi c’è sempre il tema della scuola: domani il presidente del Consiglio – prima di recarsi a Genova per l’inaugurazione del ponte Morandi – sarà, insieme al ministro Azzolina, in Puglia per ribadire che la riapertura avverrà senza problemi, con i dem che però temono – ancor di più dello scontro sul Mes – un ‘black out’ sulla ripartenza fissata per il 14 settembre.

L’incognita elezioni regionali

Proprio pochi giorni prima delle Regionali, il cui esito potrebbe provocare uno scossone al fronte rosso-giallo. Per ora, aspettando il dl agosto (previsto un bonus fino al fine anno per chi paga con carta di credito o bancomat) lo scontro è sul tema della legge elettorale e dell’immigrazione.

Il Pd vuole che sul sistema di voto si rispettino i patti: la riforma del taglio dei parlamentari deve essere legata al rilancio del ‘Germanicum’, la tesi insistente del partito del Nazareno. Ma le posizioni restano distanti: il ministro degli Esteri Di Maio non si sfila dall’accordo raggiunto alla nascita del governo ma Iv continua a smarcarsi, nonostante le minacce del Pd di rivolgersi anche al di fuori del perimetro dell’alleanza.

Un piano B sulla legge elettorale

Il ‘piano B’ da diverse settimane potrebbe essere quello di ‘un’offerta’ su un proporzionale con un premio di maggioranza al primo partito, ma anche su questa variabile andrebbero verificati i numeri, perché la Lega in cambio vorrebbe – stando a fonti parlamentari – la ‘data di scadenza’ del governo.

In ogni caso sul sistema proporzionale con soglia al 5% non c’è condivisione nella maggioranza, da qui lo slittamento a settembre del ‘dossier’. Slitterà di fatto alla ripresa dei lavori parlamentari anche la messa in opera dell’accordo sui dl sicurezza siglato giovedì al Viminale.

Le politiche sull’immigrazione restano terreno di confronto nel governo (ieri è andato in scena anche lo scontro tra palazzo Chigi e la Lega) ma nella maggioranza c’è il muro contro muro anche sullo ius culturae. Il capogruppo dem alla Camera Delrio è in pressing (la richiesta del Pd è anche quella di modificare presto il memorandum sulla Libia), Iv è sulla stessa lunghezza d’onda così come Leu, M5s frena. “Una proposta intempestiva”, taglia corto il capo politico pentastellato Crimi.