Newsletter
Ultime News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

“Finalmente arriva un momento di riflessione, dopo la batosta elettorale del 2018. Per la prima volta si prende atto della necessità di un cambiamento profondo”. In un’intervista a Il Fatto Quotidiano, Achille Occhetto, l’ultimo segretario comunista che nell’89 sciolse il Pci per poi fondare il Pds, manda al Pd un messaggio e un consiglio insieme: “A Zingaretti dico: il cambiamento non può avvenire nel chiuso di un congresso, altrimenti verrà stritolato nella solita dinamica dello scontro di potere tra correnti”.

Secondo Occhetto, infatti è quantomeno necessario convocare un congresso “per promuovere una costituente della sinistra che chiami a raccolta tutte le forze democratiche” in quanto “non ci si può limitare all’ennesimo cambio di nome o all’ingegneria organizzativa” ma è “necessario un coinvolgimento di tutte le energie sociali e intellettuali – penso ai giovani che si battono per l’ambiente, ai sindacati, alle Sardine – che mal sopportano la deriva di destra”.

In una parola, si tratta di dar vita ad “una costituente aperta” che “faccia incontrare tutti i democratici in un luogo del futuro in cui le radici non vengono mutilate, ma possano germogliare su un terreno bonificato dalle fusioni a freddo di centri di potere”. E il motivo principale della necessità di questo metodo di procedere, è che c’è “una sinistra sommersa che cerca rappresentanza”.

Poi Occhetto puntualizza: “ Io non sono entrato nel Pd perché era una fusione a freddo. Poi abbiamo avuto altre scissioni a freddo”. Quanto alle soluzioni possibili, l’ex segretario del Pci dice che “non ho una ricetta”, ma sollecita a “non avere paura di muoversi verso orizzonti inediti”. E chiude così: “È perfino una banalità dire che bisogna ritrovare il dialogo con la gente, purtroppo però è vero”.