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In un’intervista al Corriere della Sera, il viceministro dell’economia Antonio Misiani sostiene che nel Mes ci sono “solo vantaggi” e il primo è che “finalmente si realizza un supporto comune al fondo di risoluzione unico per le banche”. Per Misiani “si aggiunge così un tassello fondamentale all’Unione bancaria e si aumenta la stabilità e la resilienza dell’area Euro”, tanto che il Mes a questo punto “si conferma come un paracadute indispensabile per proteggere la moneta unica”, viceversa “la ristrutturazione automatica dei debiti dei Paesi salvati, che alcuni Paesi del Nord Europa sostenevano all’inizio, è stata esclusa anche su sollecitazione dell’Italia“, puntualizza il viceministro.

Quindi il Mes si rivela “utile” all’Italia e all’Europa, proprio perché “l’euro ha bisogno di un sistema di mutua assicurazione che aiuti gli Stati in temporanea difficoltà finanziaria e potenzi gli strumenti per affrontare le crisi bancarie”. Misiani racconta perciò che la riforma è stata preceduta da un lungo negoziato in Europa, che per la quasi totalità è stato condotto dal precedente governo. “Riteniamo sia stato fatto un buon lavoro”, chiosa Misiani, che aggiunge: “Come tutti i compromessi ha luci e ombre, ma nel complesso gran parte delle istanze poste dall’Italia sono state recepite”.

Misiani non nega che “la polemica di Salvini ha un tasso di strumentalità insopportabile”. “Era vicepremier nel governo precedente e informato del negoziato, ma non ha mai gridato all’alto tradimento. Salvini dovrebbe mettersi d’accordo con se stesso, ma soprattutto evitare di diffondere fake news e allarmismi che finiscono per indebolire e l’Italia in Europa”, attacca il titolare del dicastero di via XX Settembre, che sostiene anche che “l’Italia, contribuendo al fondo per ben 14,3 miliardi, ha interesse che queste risorse siano utilizzate bene. Chi contribuisce deve essere garantito rispetto a fenomeni di azzardo morale”. E poi, aggiunge Misiani in chiusura di intervista, “il testo non prevede alcun automatismo nella ristrutturazione dei debiti dei paesi in difficoltà. Questo – rileva – è un punto di sostanziale importanza”.