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goffredoIl Pd resta “leale” con i Cinquestelle, “non abbiamo altra scelta che cercare con loro un rapporto strategico, candidandoci a governare l’Italia anche per i prossimi cinque anni” e guardare ad un campo “più largo con la sinistra”, anche con Italia Viva ma solo se non intende acquistare spazio attraverso un conflitto con il Pd. Lo ha detto in un’intervista al Corriere della Sera, Goffredo Bettini, ex parlamentare Pd, secondo il quale alle prossime elezioni occorrerà pensare ad un progetto a più largo respiro: “Non basta il rapporto con i 5 Stelle: occorre un campo più largo con tutta la sinistra, con le forze del cattolicesimo democratico e con le forze laiche e liberali. Anche Italia Viva può essere un alleato importante, se cerca però di conquistare voti nuovi; se lo spazio elettorale lo intende conquistare attraverso un conflitto con il Pd, sarebbe distruttivo e non costruttivo. Però guardo anche piu’ in là: guardo con attenzione i movimento dentro Forza Italia, che ha componenti allergiche a Salvini. Insomma non dobbiamo precluderci nulla”.

Bettini sottolinea che a questo punto va cambiata la legge elettorale: “Il maggioritario che abbiamo vissuto fino ad oggi è distorto. Senza il doppio turno non garantisce la volontà degli elettori e può portare a risultati sorprendenti e squilibranti. Comunque, se alla fine si arrivasse al proporzionale, decisiva rimane una correzione in senso maggioritario con uno sbarramento di accesso sufficientemente alto”.

Infine, quanto alla Lega, Bettini sostiene che “non è affatto finita. Le cause che le hanno permesso di crescere non sono state ancora bonificate. Tuttavia Salvini ha messo paura. Non è il fascismo. È il tipico esempio di un populismo che accetta le elezioni ma una volta vinte, imprime alla società una svolta autoritaria e illiberale. Insomma, non è Mussolini, è Peron. Ma lui ha sbagliato: quando ha chiesto i pieni poteri è andato fuori misura e ha allarmato gli italiani. Quindi , la possibilità di costruire un’alleanza larga per sconfiggerlo c’è. Superando l’autosufficienza di un riformismo tanto astrattamente puro, quanto incapace di guidare i processi reali”.