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Certo, con l’aria che tira sul governo per i casi Siri-Raggi il gioco del “tiro a Tria” sembra per il momento stemperarsi un po’ e perdere peso. Tuttavia il ministro non sembra intenzionato a fermarsi e attendere, così ieri ha rotto gli indugi e saltato il fosso annunciando che “l’aumento dell’Iva non ci sarà e si procederà con la flat tax” per i ceti medi, come riporta la Repubblica in una cronaca che ipotizza una manovra da 40 miliardi di euro. “Esattamente come intimato da Di Maio e Salvini e come chiesto nella risoluzione della maggioranza gialloverde al Def approvata ieri in Parlamento”, annota il quotidiano romano.

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Cosa significa questo in termini pratici? Che si procederà ad adottare “misure alternative” che consentiranno di non aumentare l’Iva di 3 punti nel 2020, come previsto dalla attuale normativa, perché in sede di legge di Bilancio, in autunno, come ha avuto modo di spiegare lo stesso ministro, “la legge cambierà”. Tuttavia, non sarà una scelta indolore: “L’opzione per le “misure alternative” prospetta una manovra assai pesante sui conti pubblici e sul Paese: 23,1 miliardi costa la sterilizzazione dell’Iva, circa 15 la flat tax, 2,5 miliardi le spese indifferibili (missioni militari ecc.) e 2 miliardi la correzione dei saldi: si arriva a 40 miliardi. Al netto di altre pretese e interventi”, preannuncia il giornale diretto da Carlo Verdelli.

“L’assaggio di cure dolorose – prosegue l’articolo de la Repubblica – c’è già da quest’anno, non è solo un’ipotesi: Tria ha confermato il taglio dei due miliardi chiesti “in pegno” da Bruxelles nel dicembre scorso se avessimo sfondato il deficit nominale: siccome siamo passati da 2,04 per cento promesso al 2,4 la scure scatta. Non sarà tecnicamente una manovra bis ma non per questo morderà di meno: tanto è vero che il ministro dell’Economia in Parlamento ha sentito il bisogno di rassicurare su un ammorbidimento dei tagli lineari previsti in tabella per il trasporto pubblico locale”. Sul fronte delle tasse, infine, in una risoluzione al Def Lega e 5Stelle impegnano il governo a “non prevedere misure di incremento della tassazione sui patrimoni”.

Scrive poi il Corriere che secondo il ministro i provvedimenti presi con il varo dei decreti “sblocca cantieri” e “crescita” “consentiranno di conseguire l’obiettivo di una crescita dello 0,2% quest’anno, tanto più che ieri la Banca d’Italia ha spiegato che nei primi mesi del 2019 il Pil dovrebbe aver segnato un aumento dello 0,1%, uscendo dalla recessione”. Tria ha anche sottolineato che il debito pubblico, al 132% del Pil, “è un peso ma è assolutamente sostenibile” e nel triennio scenderà.

E se anche Il Messaggero conferma che Tria assicura lo “stop all’Iva nella manovra” tuttavia “resta il rebus di come trovare le risorse”, in particolare “i 23 miliardi che servono ad evitare l’aumento delle aliquote”. Ma Tria garantisce: “Secondo la legislazione vigente l’Iva aumenterà se la legge non verrà cambiata, ma io vi dico che con il prossimo Bilancio verranno adottate misure certamente finalizzate ad evitare le clausole”. Ora resta da vedere solo se rimarrà il tempo sufficiente e necessario per farlo, visto il clima politico che si respira in queste ore e la crisi di governo incalzante.

Incurante delle notizie che vengono dal Palazzo e delle dichiarazioni ufficiali del ministro, Libero quotidiano continua invece la sua aggressiva campagna che dura da giorni, titolando: “Se sale l’Iva, crescono gli evasori” e “così si incentiva l’illegalità”.

Infine, il Corriere riporta l’attenzione nuovamente sul superministro economico e finanziario con un retroscena di Federico Fubini che racconta i giorni tesi degli attacchi personali, con i dossier contenenti i pettegolezzi sulla sua famiglia, il figliastro, le barche, le ong e quant’altro, per sottolineare che ” il modo con il quale Tria intende restare nel governo negli ultimi mesi è cambiato: il ministro intende cercare di portare avanti il programma di governo — disinnesco degli aumenti delle imposte indirette, tagli alle tasse peri ceti medi —e non farà sconti a nessuno.

Non intende essere lui il ministro che, in maniera un po’ troppo caritatevole, fa lo sconto di verità troppo scomode ai suoi colleghi di governo e all’opinione pubblica. Di qui i numeri impietosi del recente Documento di economia e finanza, che per tutta la legislatura prevedono una crescita più bassa del già brutto 2018. Di qui anche le audizioni sul Def in Parlamento, dove l’economista universitario ha detto chiaro e tondo che gli aumenti dell’Iva si possono evitare solo a condizione di sostituirli con altre misure che impediscano al deficit di esplodere. Di qui anche la messa in guardia contro ogni possibile forzatura, nella gestione di entrate e spese, sull’autonomia reclamata dalle regioni del Nord”. Riforma dell’autonomia,  che – come riferisce Il Messaggero – è stata stoppata dallo stesso ministro.