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“Mi sembra naturale che i 5 stelle cerchino di accreditare una fratellanza con i gilet gialli. Può restituire loro un po’ della freschezza perduta: in pochi mesi di governo hanno dilapidato buona parte della loro carica di protesta”.

In un’intervista a Il Fatto quotidiano in edicola, il sociologo Marco Revelli, esperto di populismi, spiega punti di affinità e di divergenza tra il Movimento 5 stelle e l’ondata di proteste francesi, spiegando però che il rifiuto da parte dei leader della protesta del supporto offerto da Di Maio è nell’ordine delle cose:

“Mi pare che i grillini sottovalutino il fatto che i populismo di nuova generazione sono attraversati da forme più o meno esplicite di nazionalismi o di radicamento nazionale che li rendono poco compatibili con alleanze trasversali […] si aggiunga che ai francesi l’Italia non è simpatica. I gilet gialli non hanno interesse ad apparentarsi con una forza politica che perde progressivamente la spinta propulsiva originale”.

Che i 5 stelle abbiano perso ‘l’innocenza’ degli inizi, pagandone in termini di consenso, tuttavia sorprende Revelli: succede quando si è al governo, ma che “la perdessero con tanta rapidità e lasciandosi divorare dal socio di minoranza non era così scontato. Oggi, davanti all’impoverimento della componente sociale della politica del governo, si risponde accentuando la disumanità del programma securitario e xenofobo: l’avevamo messo in conto, ma non in questa dimensione”.

Quindi nessuno spazio, per Revelli, all’internazionale delle democrazia diretta evocata da Di Maio: “Mi pare una boiata pazzesca […] Questi movimenti di protesta dal basso non sono facilmente articolabili su scala politica”.