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L'assemblea che dovrebbe ratificare le dimissioni del segretario è fissata per l'11 novembre – in attesa della convocazione ufficiale da parte del presidente Matteo Orfini – ma la data che i big romani del partito hanno cerchiato in rosso sul calendario è quella del 10, giorno in cui è attesa la sentenza per falso che vede imputata la sindaca di Roma Virginia Raggi. A nessuno è sfuggita la fuga in avanti del capogruppo leghista in Aula Giulio Cesare, Maurizio Politi: "Io non credo che Raggi si debba dimettere per i guai giudiziari, ma per i disastri che sta facendo a Roma". In ogni caso, "lo statuto M5s prevede le dimissioni in caso di condanna", ha aggiunto subito dopo. È anche in virtù di queste prese di posizione da parte di chi, con il partito di Raggi, governa a livello nazionale che i dem cominciano a interrogarsi. Quale strategia mettere in campo per non farsi trovare impreparati da eventuali elezioni anticipate a Roma? Con il congresso sul punto di partire ufficialmente e con le correnti intere che giocano di strategia, solo i romani guardano con un certo interesse a quanto accade a Palazzo Senatorio.

Il sostegno al referendum sull'Atac

I renziani, in attesa degli eventi, hanno lanciato i comitati a sostegno del referendum sul trasporto pubblico locale lanciato a Roma e che vede in prima fila il radicale Riccardo Magi. Accanto a Magi, si è schierato il renzianissimo Roberto Giachetti e molto attivo nel sostenere il referendum è lo stesso Luciano Nobili. Nessuno però azzarda pronostici su una eventuale candidatura di Magi con il sostegno del Pd. "Prima di parlare del post dimissioni dobbiamo fare opposizione e portare Raggi alle dimissioni non per la sentenza, ma per come sta amministrando la città", spiega Nobili per il quale la sentenza sarebbe "una aggravante". L'11 novembre, dunque, il Pd sosterrà il referendum radicale anche in virtù di "consultazioni tra gli iscritti che hanno messo in evidenza come la base del partito sia assolutamente per il si'", prosegue Nobili. In ogni caso, Magi sarà in campo. È lui stesso a lasciarlo intendere quando sottolinea che, in caso di successo al referendum con il raggiungimento del quorum, "potrei candidarmi al Campidoglio". E quasi contestualmente l'ex segretario Matteo Renzi sottolinea: "Se fossi cittadino di Roma voterei a favore del referendum proposto dai Radicali" sull'Atac "contro la gestione scriteriata di Virginia Raggi".

Magi terzo incomodo tra Calenda e Morassut

Al di là della tattica, i nomi che si fanno tra i parlamentari Pd di Roma sono soprattutto due: Roberto Morassut, deputato ed ex assessore all'Urbanistica con Walter Veltroni, e Carlo Calenda, che da ex ministro si è occupato dei tavoli su Roma con Virginia Raggi, non trovando però grandi sponde in Campidoglio. Se la situazione dovesse precipitare, viene spiegato da fonti dem, il Pd potrebbe scegliere tra queste due seconde opzioni, con la possibilità di primarie aperte anche a Magi. Sempre che il radicale sia disposto ad essere della partita, facendosi "mettere il cappello dal Pd". Chi lo conosce, definisce Magi un radicale ante litteram, ambizioso quanto basta, ma poco propenso a prestarsi a giochi di partito. In quel caso, si azzarda da ambienti romani del partito, si potrebbe aprire uno scenario che vede da una parte il candidato ufficiale del Pd e, dall'altra, una lista civica a sostegno di Magi sostenuta da pezzi del partito. Per il momento si tratta di scenari molto futuribili, in attesa di conoscere il destino di Virginia Raggi.