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Ancora tensione attorno al decreto sicurezza e immigrazione. La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato il testo, che quindi approderà in aula lunedì. Ma il via libera è arrivato al termine di una giornata caratterizzata da diversi 'stop and go' e rinvii per rallentamenti in commissione Bilancio, quella di mercoledì.

Secondo le opposizioni, Pd e Liberi e uguali – che hanno abbandonato per protesta i lavori di entrambe le commissioni – i rallentamenti non sarebbe altro che una "presa in giro", che nasconderebbe "problemi politici interni alla maggioranza".

Il tema è la contrarietà dei senatori 'dissidenti' M5s al decreto 'targato' Lega che potrebbe obbligare il governo a porre la questione della fiducia una volta in aula. La fiducia è stata evocata espressamente da Matteo Salvini. "Sono fiducioso a prescindere: se si riuscisse ad approvarlo con una discussione aperta e civile, con dei tempi normali, bene, altrimenti se questi presentano centinaia di emendamenti e vogliono tenerci lì per settimane senza arrivare da nessuna parte, ne prediamo atto", ha affermato il ministro dell'Interno.

Riferendosi all'ipotesi di porre la fiducia, Salvini ha poi aggiunto: "Vediamo. Spero sempre di no, ma se vogliono tirare a lungo un mese non abbiamo tempo da perdere. Il problema non sono i dissidenti dei 5 Stelle, il problema è il Pd".

Salvini soddisfatto

Dopo l'ok delle commissioni a Palazzo Madama, poi, il titolare del Viminale ha festeggiato: "Nessuna polemica e maggioranza compatta nel nome della sicurezza". I dissidenti 5 Stelle rappresentano comunque una 'grana' per Luigi Di Maio e l'alleanza M5s-Lega. Ieri è stata nuovamente rinviata (dopo lo slittamento di ieri) l'assemblea congiunta dei parlamentari pentastellati. Il motivo ufficiale è il prolungarsi dei lavori d'aula alla Camera sul decreto Genova. Ma i dissidenti sembrano non voler rivedere le loro posizioni di contrarietà al dl Sicurezza, anche se la senatrice Paola Nugnes ha detto che la "valutazione finale sul decreto sarà fatta in aula".

"Nell'assemblea tratteremo tutti i temi ma non è prevista alcuna espulsione", ha chiarito Di Maio. "Nel Movimento c'è una linea e un programma inserito nel programma di governo; chi non lo vota si assumerà le sue responsabilità". Al momento sono solo quattro i senatori che hanno manifestato apertamente i propri malumori ma il timore è una eventuale irritazione per l'atteggiamento dei vertici pentastellati e della Lega che non hanno aperto alle richieste di modifica possa allargare la platea sia a palazzo Madama che a Montecitorio.

"Per noi è una partita chiusa", si fa trapelare invece da fronte leghista. Salvini guarda alle divisioni nel Movimento 5 stelle ma non intende, spiegano fonti parlamentari, arretrare di un centimetro. Incassato il via libera al provvedimento in commissione, si farà una valutazione, ma l'ipotesi della fiducia è sul tavolo. Qualora dovessero servire dei numeri in Parlamento la Lega aprirà al soccorso di FdI, spiegano fonti parlamentari del partito di via Bellerio. Un soccorso – ha però chiarito la presidente di FdI Giorgia Meloni – che potrebbe esserci solo se l'esecutivo non blinderà il testo in aula. Dalla Lega si ricorda come lo schema alla nascita del governo del cambiamento contemplasse anche Fratelli d'Italia.

Fratelli d'Italia in maggioranza?

"È chiaro – spiega un deputato della Lega – che nel caso in cui FdI fosse decisivo per il via libera al dl chiederà di entrare in maggioranza". Un'eventualità che il Movimento 5 stelle non contempla nemmeno. "La maggioranza è solida. Se ci sono voti aggiuntivi così come accaduto sul provvedimento della class action non è che cambia la maggioranza", ha osservato il ministro della Giustizia Bonafede. Più sfumata rispetto alle altre opposizioni la linea di Forza Italia che, in commissione Affari costituzionali, si è astenuta sul decreto.

"Al momento esprimiamo delusione rispetto ai contenuti troppo deboli per i titoli. Noi non abbiamo mai espresso un giudizio negativo, abbiamo ancora adesso manifestato un'apertura di credito nei confronti di un provvedimento i cui titoli ci corrispondono. Il tema della sicurezza è nel Dna di Forza Italia", ha affermato Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato. "Aspettiamo di vedere in aula questo testo per capire quale sarà il nostro atteggiamento finale. Non abbiamo mai parlato di contrarietà".

Le modifiche al testo

Il decreto sicurezza approderà in Aula con diverse modifiche. Ad anticiparle è il sottosegretario legista Nicola Molteni che lo definisce "rivoluzionario sul fronte del rimpatrio, delle espulsioni, della velocizzazione delle domande. È stato approvato un emendamento dove si istituiscono a partire dal primo gennaio 2019 dieci nuove commissioni temporanee per smaltire le 115 mila domande d'asilo pendenti che ci hanno lasciato in eredità i governi precedenti – spiega – 10 commissioni territoriali in più e la possibilità di assumere, oltre ai 250 funzionari assunti nel mese di luglio, altri 172 funzionari per poter smaltire tutto il gravoso pendente che c'è".

Poi la lista dei Paesi sicuri. "L'Italia – spiega il sottosegretario all'Interno – recepisce le direttive europee che tanti altri Paesi europei hanno accolto e inspiegabilmente il nostro non l'ha fatto e ci consente di poter esaminare con procedura accelerata le domande (d'asilo, ndr) e poter fare nel rispetto delle procedure le riammissioni e i rimpatri nei Paesi terzi in tempi molto più rapidi rispetto a quello che avviene oggi".

Sui fondi per le forze dell'ordine, di cui si è molto lamentata Forza Italia, Molteni spiega che "ci sarà piano di assunzioni straordinario e importante come ha più volte detto il ministro Salvini, con relative risorse che andranno nella legge di bilancio: 275 milioni di euro solo ed esclusivamente per le forze di polizia, poi ovviamente si lavora su altri capitoli".

Novità su espulsioni e rimpatri

Sull'accesso al sistema sanitario nazionale da parte dei richiedenti asilo, inoltre, il decreto "consente sostanzialmente quello che già era consentito prima – spiega il sottosegretario – quindi la possibilità di accedere al servizio sanitario delle categorie che rientrano nella cosiddetta protezione speciale". Alle accuse dell'opposizione di voler smantellare il sistema di integrazione e di accoglienza, Molteni risponde che "non è affatto così: anzi lo ottimizziamo e lo rendiamo più efficiente. Il sistema Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati in Italia, ndr) – aggiunge – non viene assolutamente smantellato, ma viene garantito per i minori non accompagnati, per coloro i quali hanno ottenuto una forma di protezione internazionale, quindi integriamo quelli che effettivamente scappano da guerre, da persecuzioni ed è un miglioramento netto e importante dei benefici di integrazione nei confronti di chi ha diritto effettivo di essere integrato".

La parte importante, aggiunge, "è quella che riguarda le espulsioni e i rimpatri: si creano le condizioni affinché il nostro Paese, ovviamente con un rafforzamento degli accordi coi Paesi terzi, sì possa dotare degli strumenti per poterlo fare. Ovvero nuovi Cpr, nuovi ulteriori fondi per i rimpatri non solo di polizia, ma anche e soprattutto i rimpatri di volontari assistiti e i periodo di trattenimento che arriva fino a 18 mesi per creare le condizioni che l'Italia possa fare più rimpatri, più espulsioni".