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Il giorno dopo la tornata elettorale che ha confermato il buono stato di salute della Lega e quello meno florido del Movimento 5 Stelle, la questione dell’Aquarius segna il primo momento di divergenza tra i due partner della coalizione giallo-verde. Nonostante la soluzione della vicenda a livello internazionale, sotto il pelo dell’acqua sembra essersi svolto un confronto tutto interno al governo italiano. E chi conosce la pallanuoto sa bene che è sotto il pelo dell’acqua che avvengono gli scontri più fisici.

La Spagna salva la situazione, Conte ringrazia

Il neonato governo socialista spagnolo di Pedro Sanchez ha annunciato che l’Aquarius potrà attraccare a Valencia perché "è nostro dovere aiutare ad evitare una catastrofe umanitaria e offrire un porto sicuro a queste persone, rispettando così gli obblighi del diritto internazionale". Frase che sa di vago rimprovero all’Italia, che a sua volta punta l’indice su Malta.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ringrazia Madrid: "Avevamo chiesto un gesto di solidarietà all’Europa, e questo gesto di solidarietà è arrivato”. Poi aggiunge: "E’ necessario dare risposte a chi chiede aiuto, a me non interessano le polemiche”.

La Chiesa rovescia il Vangelo

Nessuna presa di posizione ufficiale da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Il cardinal Gianfranco Ravasi, forse l’intellettuale più conosciuto della Chiesa italiana, però twitta una frase del Vangelo secondo Matteo, cui aggiunge un “non” che indica tutto il suo stato d’animo. "Ero straniero e non mi avete accolto", scrive. E lascia intendere molte cose, anzi una: qui va tutto al contrario.

Salvini canta vittoria

Matteo Salvini, con look ben poco ministeriale, di fronte alle telecamere parla di vittoria e promette: “con questa linea di buon senso e condivisione proseguiremo” in futuro .

Aggiunge, Salvini, un’osservazione. E cioè che il governo l’ha spuntata “alla faccia di chi cercava spaccature tra la Lega e il Movimento 5 Stelle”. E così facendo mette, involontariamente, l’accento su quello che in molti hanno pensato per tutta la giornata, e magari pensano ancora. E cioè che i due partner della coalizione di governo non siano stati per niente sulla stessa linea, di fronte all’emergenza dell’Aquarius.

Un dissenso rappresentato da quanto avvenuto ad una persona precisa, con un nome e un cognome.

Nogarin ci ripensa

Il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, non è stato il primo a dare la sua disponibilità ad accogliere i migranti dell’Aquarius. Ma quando lo ha fatto ha divulgato, su Facebook,  un particolare molto significativo.

 "Siamo pronti ad aprire il porto di Livorno e accogliere la nave Aquarius”, sono state le sue parole, “Ho già dato la nostra disponibilità al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, e ne ho parlato con il presidente della Camera Roberto Fico".

Ecco: quell’averne parlato con il Presidente della Camera è, per chi conosce le cose grilline, una precisazione piena di significati. Anche se dopo un po’ il post su Facebook è sparito e lo stesso Nogarin, successivamente, ha precisato che la rimozione aveva lo scopo di “evitare di mettere in difficoltà il governo”. E anche questo è un particolare che dà da riflettere.

Fico ricorda il migrante ucciso per una lamiera di latta

Mentre Salvini dettava la linea al governo, infatti, in Calabra il presidente della Camera Roberto Fico era in Calabria a ricordare  Soumayla Sacko, l’immigrato regolare del Mali, impegnato a livello sindacale, ucciso perché nella notte si trovava a prendere delle lamiere  nel sito di una fabbrica  abbandonata. Già il particolare non lo mette in linea con la posizione dominante nella Lega, anche se lui ci tiene a usare parole e accenni che di tutto sanno, meno che di polemica.

Il contraltare istituzionale

Il fatto, però, è che Fico si sta ritagliando, nei fatti, un ruolo di una certa autonomia nei confronti dei codici di condotta che invece un Luigi Di Maio è costretto a rispettare nell’alleanza con la Lega.  

Nota infatti La Stampa che “grazie all’aura istituzionale Fico si sta ritagliando uno stile da protagonista: intanto come capo riconoscibile dell’area di ‘sinistra’ del Movimento, un ruolo che gli deriva dal suo passato di militante dell’estrema sinistra sociale. Ma potrebbe imporsi anche come figura capace di incarnare un ruolo per ora scoperto: quello dell’anti-Salvini”.

E con questo si torna all’altro dato politico della giornata, e cioè che Salvini non solo ha imposto la sua linea sul caso dell’Aquarius, ma ha anche motivo di sorridere alla luce dell’esito della tornata elettorale di ieri.

Comunali ma non troppo

Si dice sempre che le amministrative siano per loro natura ben diverse dalle politiche. Ma poi si finisce sempre per considerarle un test sullo stato di salute dei singoli partiti. È stato così anche per il turno che si è svolto ieri, ed ha visto la mobilitazione di sette milioni di cittadini.

In estrema sintesi: centrodestra a trazione leghista, molto bene; centrosinistra una sufficienza stiracchiata, soprattutto alla luce del mancato crollo che qualcuno si aspettava; M5S risultato mediocre, anche per l’essere i grillini il partito di maggioranza relativa.

Il trend delle varie regionali che si sono tenute dopo il 4 marzo, insomma, è ampiamente confermato, e la notizia non è buonissima per il MoVimento.

Un primo, forte segnale di dissenso

Niente di più facile che emergano, in un quadro del genere, spinte più o meno centrifughe, desideri di distinguo, fughe in avanti.

Niente che metta a repentaglio la tenuta del governo, che nato nove giorni fa non può che avere il vento in poppa. Ma è un governo, ed il caso dell’Aquarius lo chiarisce, in cui la linea viene data non dal presidente del Consiglio, e nemmeno da quella camera di compensazione immaginata dal contratto  giallo-verde per risolvere le divergenze tra alleati, quanto piuttosto dal segretario leghista.

La fuga in avanti di Nogarin, la sua marcia indietro, la spiegazione che lo stesso sindaco di Livorno ne ha dato, ed infine la rassicurazione non richiesta dello stesso Salvini lasciano nei registri dell’emergenza Aquarius anche il segno di un primo, debole segnale di dissenso in una coalizione che si vorrebbe granitica.