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La crisi siriana irrompe nel panorama politico nazionale: i partiti sentono l'urgenza delle prossime decisioni ma i veti restano incrollabili e le divisioni in politica estera creano nuovi solchi tra vecchi alleati e inedite convergente tra ex avversari. Per questo mentre segue in contatto con il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni l'evolversi della crisi internazionale, Sergio Mattarella non ritiene opportuno modificare il timing annunciato ieri per superare lo stallo che impedisce la nascita di un nuovo governo.

Da giorni il Presidente della Repubblica era preoccupato per il crescendo di tensione fra Stati Uniti e Russia circa la responsabilità o meno di Assad sull'uso di armi chimiche, da giorni era informato (in base alla Costituzione ha il comando delle Forze armate) dal ministro della difesa e dal Presidente del Consiglio della linea che il governo intendeva seguire una linea peraltro in sintonia con Berlino: sì all'uso logistico delle basi Nato, Alleanza che ci vede fra i partner, ma no alla partenza dimissioni militari da queste stesse basi. Se a livello internazionale, e anche al Colle, si fa completo affidamento sull'esecutivo, è però anche vero che il Governo è dimissionario e per prassi avvisa di ogni sua mossa cruciale i leader delle forze politiche eletti dal voto del 4 marzo. Un po' per questo un po' per la tradizionale linea di invito al dialogo diplomatico più che all'uso della forza da parte dell'Italia la decisione è stata quella di non seguire Usa Gran Bretagna e Francia nei bombardamenti di questa notte. 

Le ripercussioni sulla politica italiana però ci sono state ugualmente: Matteo Salvini ha preso le distanze da Washington mentre il MoVimento 5 Stelle ha confermato la vicinanza agli alleati Nato. Per Silvio Berlusconi anche questa crisi è la prova del fatto che serve un governo autorevole con il centro-destra come perno.

Ma la lite perenne tra Forza Italia e i 5 Stelle ha fatto arrabbiare Salvini che ha chiesto di smetterla con le liti indicando il voto anticipato come unica alternativa possibile se Berlusconi e Di Maio proseguiranno con il loro braccio di ferro.

Dal Quirinale si continuano a registrare queste fibrillazioni e la preoccupazione sulla divaricazione in politica estera non è l'ultimo dei problemi. Intanto si attende che termini il weekend. Verona e il Vinitaly saranno oggi un crocevia di passaggi dei principali leader politici a cominciare da quelli di Lega e M5S. Se nemmeno dai prossimi giorni arriverà una novità, già martedì o più probabilmente mercoledì il capo dello Stato potrebbe dunque annunciare qual è la strada che intende perseguire per uscire dallo stallo e avviare l'iter che porterà alla nascita del nuovo governo del paese.

Due restano le soluzioni con pari possibilità: un pre incarico a Salvini o a Di Maio, per stringere i tempi e soprattutto stringere all'angolo coloro che in queste settimane hanno chiesto l'incarico (magari con molte condizioni), oppure un mandato esplorativo Elisabetta Casellati e Roberto Fico che porterebbe di fatto una soluzione non prima delle elezioni regionali come chiesto da alcuni. In estrema ratio si potrebbe pensare a un governo guidato da una figura terza, ma solo dopo aver escluso le possibilità rappresentate dal preincarico e magari al termine dell'esplorazione di uno dei due presidenti.

Molto dipenderà dalla situazione internazionale: se, come ci si è convinti oggi, i bombardamenti non proseguiranno, l'Italia si potrà dedicare con più calma alla ricerca di una maggioranza di governo; se invece riprenderanno gli attacchi sarà ancora più urgente dare un governo al Paese, magari con qualche rassicurazione circa il quadro delle linee di politica estera.