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Matteo Renzi lo aveva messo nero su bianco nell'ultima Enews: "risponderemo colpo su colpo" agli attacchi. Stasera mantiene la parola dispensando una raffica di risposte al vetriolo a tutti, o quasi, i suoi competitor: da Salvini a Di Maio, passando per Grasso.

Nello studio di Otto e Mezzo, il segretario del Partito democratico arriva con l'acido lattico ancora nelle gambe dopo la biciclettata e il giro nei centri commerciali naturali nel suo collegio. Appuntamenti durante i quali ha registrato, però, atti e parole consegnati alle agenzie.

Le bordate più pesanti sono riservate ai Cinque Stelle, fiaccati nelle ultime ore dalle polemiche sui rimborsi e sui candidati impresentabili: "Altro che mele marce", come ha detto Di Maio, "hanno un intero negozio di ortofrutta", dice il segretario del Pd azzardando il paragone con Bettino Craxi che, cercando di minimizzare, dava del 'mariuolo' a Mario Chiesa.

Dai corsi e ricorsi della politica, si passa poi all'Antico Testamento per descrive un M5s "come un'Arca di Noè sulla quale salgono truffatori, scrocconi e massoni".

Il secondo bersaglio è Pietro Grasso, con cui Renzi avrà pure conservato un buon rapporto, ma al quale non risparmia critiche dopo la proposta del presidente del Senato di riconvocare l'ufficio di presidenza del Senato per ripristinare, dopo la scadenza del 31 gennaio, il tetto agli stipendi dei funzionari di Palazzo Madama.

Una "presa in giro", per Renzi, da parte di chi "tra le alte cariche dello Stato è l'unico a non aver aderito al tetto" di cui il segretario dem rivendica la paternità: "Si chiama tetto Renzi perchè lo abbiamo introdotto noi del Pd", precisa prima di ricordare a Grasso di aver un conto da saldare con il suo partito: "non ha mai versato le somme per le quali si era impegnato", quelle previste dallo statuto del pd per gli eletti.

Infine Matteo Salvini, al quale Renzi non riconosce alcuna "credibilità", tanto meno in Europa dove, sottolinea, "è avvertito come un pericolo". In patria, poi, si qualifica con "parole irresponsabili" come quelle pronunciate dopo i fatti di Macerata: "Salvini ha collegato quel fatto agli immigrati per prendere qualche voto in più, ma fare polemica su questo alla fine non premia nessuno". E qui l'attacco di Renzi sembra spingersi anche oltre il perimetro dei suoi avversari politici, colpendo anche l'alleata Emma Bonino che ha sottolineato come "lo stop agli sbarchi non abbia fermato gli spari di Trani", l'attentatore di Macerata.

"Ognuno voterà nella coalizione quello che crede. noi siamo convinti di poter essere il primo partito e il primo gruppo Parlamentare. non condivido la linea di Emma Bonino e non credo che i problemi della sicurezza derivino dai migranti. La linea Minniti è molto più seria di altre". L'unico a salvarsi dalla 'raffica' di Renzi è Silvio Berlusconi al quale il segretario dem sembra rivolgere un appello perché non insegua l'alleato del carroccio sul terreno del populismo: "Lui a differenza di Salvini ha una credibilità in Europa, è riconosciuto nel Ppe. Non so come possa stare con la Lega e inseguire Salvini sugli immigrati".

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