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“La rottura ora è ufficiale ma nessuno è davvero sorpreso, perché Giuliano Pisapia e gli ex Pd di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani, in realtà, non si erano mai tanto amati”. Così oggi La Stampa fa il punto sulla rottura a sinistra del Pd. Una situazione complessa, una lite che si è concretizzata a colpi di interviste e tweet.

Il divorzio fin troppo annunciato viene ufficializzato da Roberto Speranza sul Corriere della sera: “Il tempo è finito. Abbiamo parlato troppo di noi, ora basta. Bisogna correre”, riferendosi all’attesa di una decisione da parte dell’ex sindaco di Milano. Pisapia risponde quasi subito, tagliente: “Non c’è problema. Buon viaggio a Speranza. Io continuo in quello che ho sempre detto”. Quindi, l’affondo: “Non credo nella necessità di un partitino del 3%, credo in un movimento molto più ampio e soprattutto capace di unire, non di dividere”, sintetizza il quotidiano torinese.

"Vogliamo partire dai contenuti, ieri abbiamo fatto le officine sui temi ecologici e contemporaneamente a Torino c'era un'iniziativa sui temi della cultura. Bisogna passare dal personalismo ai contenuti, vedere cosa serve agli italiani. È ora di essere chiari, dove si vuole andare, noi siamo stati sempre coerenti". Aveva detto Pisapia a Mesagne durante un incontro  sul tema 'Per un campo largo e plurale' (La Repubblica) "Vogliamo dare il nostro contributo per un centrosinistra di governo – ha aggiunto rispondendo alle domande dei giornalisti – capace di unire le anime diverse del centrosinistra: l'ecologismo, il civismo, il volontariato, l'associazionismo, tutte realtà che non devono essere utilizzate solo in campagna elettorale, ma devono diventare parte integrante di un centrosinistra di governo".

L’apertura di Pisapia a Renzi

“Renzi è stato votato alle primarie del Pd da milioni di persone. Non è il candidato premier, ma è il segretario del partito più grande del centrosinistra. Il mio ragionamento, con i personalismi, non c’entra nulla. Io voglio valorizzare ciò che unisce e non ciò che divide, per battere le destre risorgenti e i populismi come quello del M5S. Voglio che sia il centrosinistra a governare e a cambiare l’Italia” ha detto ancora Pisapia, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. “Le persone che alle primarie del Pd hanno votato Renzi, per l’esattezza, non sono state milioni, ma un milione 250 mila. Poiché però rappresentano quasi il 70 per cento di chi ha partecipato alle primarie del Pd, il discorso di Pisapia non si presta a equivoci: chi altri, all’interno del centrosinistra, può vantare un consenso così ampio?”.

"Una guerra che finisce a tweet in faccia"

"Pisapia se n'è ghiuto" lo irride Enrico Rossi su Facebook citando Palmiro Togliatti, ricorda Repubblica. 

 

 

“Sei mesi buttati”, sintetizza L'Huffington

“Finisce così. Con un matrimonio che non si celebra quando c'è da decidere la "data" della famosa costituente a sinistra del Pd. Sei mesi buttati, tre dal giorno in cui Pisapia concluse la manifestazione in piazza Santi Apostoli”, sintetizza l’Huffington Post Italia. “Ora invece c'è un punto fisso, il 19 novembre, ma tutto il resto è ancora da definire, nell'ambito di un progetto che, nel Pd, viene già definito come la "nuova Cosa Rossa" o una sinistra "alla Bertinotti". Ne hanno già parlato nei giorni scorsi Speranza, Civati e Fratoianni, convergendo sulla necessità di un appuntamento "il più ampio possibile, partecipato, e democratico", che non dia il senso di una ridotta identitaria e susciti entusiasmo dopo mesi incomprensibili. È ancora tutto da definire: modalità, questione del nome, simbolo, un minimo di programma comune. E le modalità con cui prenderà parte quella sinistra del Brancaccio di Anna Falcone e Tomaso Montanari che il primo luglio non fu neanche invitata a parlare. Ed è, soprattutto da definire, chi sarà il leader e come si scegliere”.

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