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Il patto a quattro (Pd, Forza Italia, Lega e Ap) sul Rosatellum bis continua a reggere. Il testo di quella che potrebbe essere la nuova legge elettorale è stato approvato dalla commissione Affari Costituzionali della Camera e approderà in Aula martedì. Votano contro Fdi, Al, Mdp e Si, nonostante i correttivi favorevoli ai piccoli partiti (ma che, sotto un'altra ottica, rendono ancora più pressante un'alleanza con i grandi). E, soprattutto, vota contro il Movimento Cinque Stelle, che continua a ritenere il Rosatellum costruito ad hoc per sfavorirlo e si vede respingere il cosiddetto emendamento "anti Berlusconi", che avrebbe impedito a chi è ineleggibile o incandidabile di essere indicato come capo di una coalizione.

L'incognita franchi tiratori

Sulla carta, la maggioranza per approvare la nuova legge elettorale c'è. Ma, scrive il Sole 24 Ore, "solo la tenuta interna alle singole forze politiche e in particolare al Pd, che è il gruppo principale, potrà scongiurare l'affossamento della legge sotto i colpi del voto segreto. I gruppi sottoscrittori del patto hanno annunciato che non presenteranno emendamenti in Aula. Ma gli oppositori al Rosatellum sono sul piede di guerra. I più accaniti sono i bersaniani di Mdp e il M5s, che ritengono di essere penalizzati perchè il sistema favorisce le coalizioni (il 36% dei seggi è attribuito con collegi uninominali maggioritari)". 

Per i Cinquestelle è un "merdellum"

I voti segreti in Aula saranno oltre novanta e garantire la tenuta dei gruppi al cento per cento è impossibile. A piazza Santi Apostoli ostentano ottimismo, alla luce del ricompattamento del partito e delle parole distensive pronunciate dal segretario Matteo Renzi in direzione. E anche i big di Forza Italia iniziano a crederci sul serio. Che l'obiettivo sia arginare il MoVimento, fuori dai taccuini, lo riconosce più di un pezzo grosso del Pd, tanto che i pentastellati, consapevoli che questa legge li penalizza, lanciano strali: "E' un 'Merdellum'", afferma Danilo Toninelli. E il candidato premier Luigi Di Maio rincara: "Vogliono eliminarci ma li fermeremo".

Mano tesa ai piccoli partiti

Pd, Forza Italia, Ap e Lega vestono i panni dei generosi e magnanimi, e vanno in soccorso di Mdp, esentando la formazione di Bersani e D'Alema dall'obbligo della raccolta firme. E' stato infatti spostato al 15 aprile il termine ultimo entro cui un gruppo deve essere costituito in Parlamento per essere esonerato. E tendono una mano anche a tutte le nuove formazioni politiche, come gli animalisti dell'ex ministro Brambilla, o a quelle che non hanno un gruppo parlamentare vero e proprio, dimezzando il numero di firme da raccogliere: si passa da circa 1.500-2.000 per ogni collegio plurinominale a circa 750. Nulla cambia nelle soglie: resta il 3% nazionale per i singoli partiti sia alla Camera che al Senato e il 10% per le coalizioni. Salgono a un massimo di 5 le pluricandidature nei listini proporzionali.

Il Pd vuole ricucire con la sinistra?

Nonostante la grossa mano data a Mdp, i fuoriusciti dal Pd continuano a manifestare ostilità. "Per la ricostruzione del centro-sinistra il Rosatellum, con le sue coalizioni farlocche senza condivisione del programma e della leadership, è perfino peggio del Consultellum", tuona Alfredo D'Attorre. L'obiettivo di Renzi sembrerebbe far prevalere l'area dialogante della sinistra, incarnata da Giuliano Pisapia, e costringere i bersaniani a un'alleanza. Le parole del segretario dem in direzione, "i nostri avversari non sono quelli che sono andati via di qui", hanno preceduto di un paio d'ore l'arrivo della legge in commissione Affari Costituzionali. Concetto ribadito dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, secondo il quale il Rosatellum "reintroduce il concetto fondamentale della coalizione". Il guardasigilli invita Mdp a battere un colpo per rilanciare il dialogo. Eppure i bersaniani non sembrano avere tutti i torti a mostrarsi diffidenti.

Il patto tra Renzi e Berlusconi

Con l'attuale sistema "tripolare", non importa quanto il Rosatellum riesca a limitare i Cinquestelle, il governo che uscirà dalle prossime elezioni sarà, con ogni probabilità, frutto di un compromesso tra Pd e Forza Italia. Entrambi i partiti rievocano gli schemi delle vecchie coalizioni di centrosinistra e centrodestra ma la nuova legge elettorale, spiega un retroscena del Corriere, è stata studiata anche per lasciare tutte le strade aperte dopo il voto.

"Senza un premio di maggioranza per il rassemblement vincente e senza l’indicazione di un candidato premier tra partiti alleati, il nuovo sistema di voto lascia al capo di Forza Italia e al segretario del Pd le «mani libere» dopo le urne, quando tutti sanno che l’unico governo possibile sarà frutto di una maggioranza di larghe intese. Semmai ci saranno i numeri", scrive Francesco Verderami, "proprio per venire incontro a questa esigenza, il Rosatellum — grazie ad alcuni accorgimenti noti agli specialisti della materia — tra «assenza di scorporo» e «collegamenti con liste locali» dovrebbe favorire l’altro obiettivo che i due si sono dati: comprimere il tripolarismo, depotenziare cioè il risultato dei Cinquestelle". "Le coalizioni ologramma sono figlie di questo tempo", conclude il Corriere, "ognuno andrà a caccia di voti per il proprio partito, in una guerra tra «vicini di casa» che è già iniziata. Come testimonia il derby sovranista tra Meloni e Salvini sui referendum in Lombardia e Veneto".

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