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Il primo colpo di scena (in realtà anticipato da avvisaglie ben prima del voto per le amministrative) è Marco Travaglio che scarica Beppe Grillo. E che lo fa sulla prima pagina del 'Fatto' non con un livoroso editoriale, ma con un'analisi della sconfitta in cinque mosse. Tra i passi falsi del moVimento elenca l'emarginazione di un vincente come il parmigiano Pizzarotti e la rissa a Genova, madre matrigna del fondatore. Per chiosare: "L'impresa di restare fuori da tutti i ballottaggi che contano non era facile, ma ce l'hanno messa tutta e hanno centrato l'obiettivo".

Sui Cinque Stelle si sofferma anche 'La Stampa'. Secondo Marcello Sorgi i grillini si aspettavano la sconfitta "ma non è che gliene importi molto". Sapevano che a pesare sarebbe stata la "stanchezza di Grillo", i litigi e i ricorsi tra i candidati locali. E le ragioni della sconfitta si spiegano "rivedendo cfittà per città cosa è accaduto prima del voto", dal caso Cassimatis all'isolamento di Pizzarotti. "In altre parole una guerra civile interna nella quale né Grillo, né Casaleggio sono riusciti a intervenire rassegnandosi alla fine a un esito elettorale incerto".

Gli altri editoriali sono meno di scuderia e più di maniera, ma mettono tutti in luce gli stessi elementi: il centrodestra non è morto, il centrosinistra non è allo sbando e stiano tutti in campana a considerare spacciati Grillo e i suoi. Come fa Ilvo Diamanti su Repubblica, ammonendo ad attendere "altri test elettorali", in considerazione del fatto che le amministrative sono "condizionate da ragioni e fattori locali".

Sulla forza delle coalizioni che "hanno ancora una notevole forza di trascinamento" si concentra Antonio Polito sul 'Corriere' per spiegare la sconfitta dei Cinque Stelle. Il monito è per Matteo Renzi, ma anche per Silvio Berlusconi e Matteo Salvini: la politica del "meglio soli" non paga. E quello che è successo con il moVimento e il "contraccolpo elettorale" innescato dal "tentativo di diventare più affidabili e apparire più consapevoli della complessità del Paese" può portare alla nascita di un movimento (senza la V) simile a quello di Emmanuel Macron in Francia, capace di "riassorbire la rivolta anti-establishment".

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