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(AGI) – Napoli, 26 mag. – Pasquale Scotti, 57 anni, latitante da decenni e dal 17 gennaio 1990 ricercato a livello internazionale ed inserito nell’elenco italiano dei piu’ pericolosi, e’ stato catturato in Brasile. L’uomo, conosciuto come ‘Pasqualino collier’ per aver regalato una collana alla moglie del suo boss Raffaele Cutolo, era un elemento apicale della Nco e dopo il trasferimento di Cutolo nel 1983 all’Asinara tento’ anche di riorganizzare le fila del clan. Era stato arrestato nel dicembre 1983, e aveva anche cominciato a collaborare con gli inquirenti, ma solo per farsi trasferire ed evadere la notte di Natale di quell’anno dall’ospedale di Caserta, dove era ricoverato per una ferita alla mano. Detto anche ‘l’ingegnere’, e’ stato il mandante di un omicidio molto noto, quello di una ballerina di un night di Roma, Giovanna Matarazzo, ossia Dolly Peach, legata sentimentalmente a Vincenzo Casillo, ‘o nirone, esponente di spicco della Nuova famiglia contrapposta alla Nco. E’ stato arrestato a Recife. Scotti, secondo quanto si e’ appreso, era in Brasile nella localita’ del Nord-Est del paese probabilmente da un paio di giorni. La sua identita’ sarebbe stata certificata dai riscontri sulle impronte digitali dopo l’arresto. Scotti, considerato la ‘pistola’ di Cutolo di cui era un fedelissimo, era evaso dall’ospedale civile di Caserta, nel Natale 1984, ed e’ considerato il mandante dell’omicidio di Giovanna Matarrazzo. Vincenzo Casillo, cui era legata sentimentalmente la donna, era stato un esponente di spicco dei cutoliani ma poi era passato nel clan Nuvoletta, legato ai Corleonesi e, quindi, un traditore dei cutoliani; soprannominato o’ nirone per la sua capigliatura corvina, secondo il pentito Pasquale Galasso era stato l’esecutore materiale dell’omicidio del banchiere Roberto Calvi, fatto passare come suicidio, a Londra nel 1982. Una morte considerata un favore fatto a Pippo Calo’ dopo l’ingresso di Casillo nel cartello opposto alla Nco, dato che il banchiere si sarebbe appropriato del denaro di Calo’ e dei suoi soci. Il 29 gennaio 1983, a Roma, Vincenzo Casillo, allora latitante, sali’ a bordo della sua automobile che esplose perche’ imbottita di tritolo. L’auto bomba era in via Gregorio VII, a poca distanza dalla sede del Sismi. Casillo mori’, mentre la persona che era in sua compagnia, Mario Cuomo, seduto al suo fianco, perse l’uso delle gambe. La sua compagna, la ballerina Giovanna Matarazzo, dichiarera’ al giudice Carlo Alemi che la morte di Casillo era collegata all’omicidio Calvi. Il 2 febbraio 1984 il cadavere della ballerina era stato trovato in un blocco di cemento. (AGI) .

(AGI) – Roma, 26 mag. – Si e’ spento oggi a Roma a 67 anni, dopo una lunga malattia, il regista Claudio Caligari, autore di film di riferimento per piu’ generazioni come ‘Amore tossico’ e ‘L’odore della notte’. Caligari aveva appena terminato il montaggio del suo ultimo film, ‘Non essere cattivo’, ambientato nella periferia romana in cui e’ tornato a raccontare i ragazzi di vita degli anni ’90. L’intero cast tecnico e artistico lo ricorda con commozione e si dice onorato di aver lavorato al film con un grande maestro. I funerali avranno luogo a Roma giovedi’ 28 maggio alle ore 10 alla Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo. .

(AGI) – Milano, 26 mag. – Entra in tribunale con un coltello e malmena una segretaria. Nuova falla nei sistemi di sicurezza di un tribunale lombardo dopo la strage del Palazzo di Giustizia di Milano, che lo scorso 9 aprile costo’ la vita a tre persone: stamattina e’ toccata al tribunale di Lodi, dove intorno alle 8,30 una donna armata di coltello ha aggredito la segretaria di un pm. La donna, 40 anni, e’ entrata in tribunale con un coltello da cucina nascosto nella borsa e ha eluso i controlli del metal detector, parzialmente guasto da sei mesi. Ha chiesto alla segretaria di poter parlare con il magistrato ma essendo sprovvista di appuntamento l’incontro le e’ stato negato: la donna ha quindi aggredito la segretaria, l’ha scaraventata a terra e le ha messo le mani al collo prima di essere immobilizzata da vigilantes e carabinieri. Nella borsa le e’ stata trovata l’arma. La vittima e’ stata condotta in ospedale con alcune contusioni. La 40enne che l’ha aggredita, pare a causa di un processo per diffamazione del quale voleva parlare con il magistrato che segue il fascicolo, potrebbe essere denunciata per aggressione. (AGI) .

(AGI) – Houston, 26 mag. – “Il tempo sta per scadere e senza un accordo con i creditori la Grecia non otterra’ alcun nuovo finanziamento”. E’ l’avvertimento lanciato dal direttore del fondo salva-Stati europeo (Esm), Klaus Regling, sulle pagine del quotidiano tedesco Bild. “Per questo stiamo lavorando giorno e notte per un’intesa – ha spiegato – c’e’ il rischio di insolvenza e tanti rischi ad esso collegati”. Secondo il capo dell’Esm, “anche un mancato pagamento al Fondo Monetario Internazionale sarebbe pericoloso perche’ avrebbe effetti su altri creditori come noi – ha detto – e poi i fondi di salvataggio possono essere estesi solo con l’implementazione delle riforme”. La Grecia paghera’ la rata del Fmi il 5 giugno perche’ si raggiungera’ l’accordo con i creditori entro quella data, ha detto il ministro delle Finanza greco, Yanis Varoufakis. Ai giornalisti che chiedevano se la Grecia la prossima settimana rimborsera’ la rata, Varoufakis ha risposto: “Certamente, perche’ per il 5 giugno ci sara’ un accordo”. Atene deve restituire all’Fmi circa 1,6 miliardi di euro a giugno, in quattro rate: la prima, dovuta il 5 giugno, ammonta a circa 300 milioni. Negli ultimi giorni diversi esponenti del governo greco avevano detto che Atene non sara’ in grado di pagare se prima non avra’ raggiunto un accordo con i creditori che sblocchi nuovi aiuti finanziari. (AGI) .

Geminello Alvi

Come non bastasse la guerra civile e’ a rischio pure il debito ucraino. Nei prossimi quattro anni deve pagare $30 miliardi ai creditori esteri, ai quali si sommano $17 miliardi di crediti interni. Ma secondo Handelsblatt parrebbe in condizione di raccoglierne solo una parte, con un difetto importante. E il tutto considerando i dati ufficiali del governo, mentre proprio la Federazione russa la scorsa settimana ha complicato il conto. L’Ucraina dovrebbe solo alle banche private russe $25 miliardi e i fondi americani reclamano i pagamenti dei loro crediti. Eppure gli ucraini si adoprano intanto per assicurare l’Occidente che la posizione economica dell’Ucraina e’ falsata dalla guerra e non dovrebbe venire confusa con quella greca. E non e’ un caso il paragone con la Grecia, che non e’ in guerra e la cui popolazione e’ quattro volte inferiore a quella ucraina, ma che ha ricevuto e sta ricevendo molte volte quanto servirebbe all’Ucraina per normalizzare la sua situazione. “Saremmo felici se potessimo ripagare i nostri debiti”, spiega quindi il primo ministro Arseniy Yatsenyuk, aggiungendo pero’ di sperare nella cooperazione dei creditori internazionali. Dunque la fila degli stati debitori che richiedono un sollievo dei loro debiti da segnali di allungarsi. E resta pur sempre il fatto che l’Ucraina non e’ parte ne’ dell’euro e neppure della Unione Europea, anche se si studia di agire come se lo fosse.

Il quotidiano Segovda sembra ammettere comunque che un default avrebbe le peggiori conseguenze: poverta’ di massa, fallimenti bancari e infine soprattutto l’isolamento dai circuiti mercantili e finanziari dell’Occidente, lasciando l’Ucraina in balia economica della Federazione Russa. Ma l’analista finanziario dello stesso quotidiano riduce la probabilita’ di un default tra il 20% e il 50% e giudica critica la situazione soprattutto nei prossimi mesi. E comunque ammette che dopo un default ci vorrebbero sette anni, perche’ l’economia ucraina possa riprendersi. Puo’ trarsene la conclusione che non vi sia altra strada che il consenso dei creditori a un taglio sensibile e all’allungamento del debito. Ma intanto il governo di Kiev patisce anche la forte pressione dei partiti di opposizione ora scatenati contro le riforme. La questione del debito ucraino si conferma in conclusione una risultante del gioco geopolitico tra Russia e Occidente, in cui la parte dell’UE resta ambigua. .

(AGI) – Bruxelles, 26 mag. – La Commissione europea ha fissato in 6752 il numero di rifugiati che dovranno essere ricollocati in Francia da Italia e Grecia, secondo la bozza di proposta che sara’ portata domani al collegio dei commissari Ue. Questa cifra rappresenta il 16,88% dei 40,000 rifugiati che potranno essere redistribuiti da Italia (24,000) e Grecia (16,000) nei 24 mesi successivi all’entrata in vigore della decisione. La Commissione europea ha fissato in 6.752 il numero di rifugiati che dovranno essere ricollocati in Francia da Italia e Grecia, secondo la bozza di proposta che sara’ portata domani al collegio dei commissari Ue. Questa cifra rappresenta il 16,88% dei 40.000 rifugiati che potranno essere redistribuiti da Italia (24.000) e Grecia (16.000) nei 24 mesi successivi all’entrata in vigore della decisione. Se questi numeri saranno formalizzati da Commissione e Consiglio, la Francia sara’ dunque il paese che si fara’ carico del maggior numero di rifugiati provenienti da Italia e Grecia, a eccezione della Germania a cui andranno il 21,91% dei rifugiati ricollocati, pari a 8.763. Tranne Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, tutti gli altri paesi Ue si faranno carico di rifugiati presenti in Italia e Grecia, inclusi quindi i piu’ riluttanti, come per esempio l’Ungheria, dove andranno fino a 827 migranti. Questi numeri sono al netto dei rifugiati che avrebbero comunque diritto a essere redistribuiti in applicazione delle norme europee sulle ricongiunzioni familiari. D’altro lato, pero’, le redistribuzioni potranno essere bloccate se il paese di destinazione ritiene “probabile” che i rifugiati in questione possano rappresentare una minaccia alla sicurezza o all’ordine pubblico. Analoga sospensione si applicherebbe se Grecia e Italia non dovessero eseguire appropriatamente la registrazione e l’accoglienza dei migranti. La redistribuzione si applichera’ ai richiedenti asilo che arriveranno dopo l’entrata in vigore della decisione, ed esclusivamente per quelli provenienti da paesi per cui l’Ue in media riconosce almeno il 75% delle domande di asilo. Al momento, a questa categoria appartengono solo siriani ed eritrei, che sono comunque tra le nazionalita’ piu’ comuni tra coloro che sbarcano sulle coste italiane e greche. (AGI) .

Attesa per il 2017, la piattaforma Intel Purley sarà abbinata ai processori Xeon con architettura Skylake e offrirà un numero di core per socket mai visto prima, abbinati a controller DDR4 a 6 canali



(AGI) – Milano, 26 mag. – La magistratura mette le ganasce a Uber-Pop, ma l’azienda continuera’ a operare nelle prossime due settimane in Italia e annuncia che fara’ appello contro il blocco disposto dal giudice civile di Milano. Viene cosi’ accolto il ricorso dei tassisti contro l’app di Ncc, in particolare per l’attivita’ di trasporto passeggeri esercitata da privati cittadini iscritti, che era stato presentato a meta’ aprile. Le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria avevano chiesto “l’immediato blocco in Italia”. Secondo la categoria dei tassiti, il servizio configurerebbe una “concorrenza sleale” e una “violazione della disciplina amministrativa che regola il settore taxi e il trasporto pubblico non di linea”.

Giudice boccia UberPop “non utile alla collettivita’”

Il servizio messo a disposizione dalla multinazionale americana Uber consente a chiunque abbia un’auto e una patente da almeno tre anni di ‘trasformarsi’ in tassista. Il giudice della sezione specializzata imprese del Tribunale di Milano, Claudio Marangoni, ha accolto il ricorso, disponendo con un provvedimento cautelare il blocco di Uber Pop e l’inibitoria della prestazione del servizio su tutto il territorio nazionale. In un anno 80 vetture sequestrate a Milano Dopo la sentenza del giudice il Comune di Milano ha reso noto che sono circa 80 i sequestri di vetture portati a termine da quando il servizio e’ sbarcato a Milano un anno fa. In seguito alla protesta dei tassisti, la ‘app’ fu definita “fuorilegge” dall’allora ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, che si appello’ alla legge del 2008 che regola il noleggio con conducente (secondo cui non ci si puo’ improvvisare conducente senza licenze o assicurazioni).

Tribunale, costi minori, scorrettezza nella concorrenza

“Da sempre la polizia locale e’ impegnata nell’individuare e procedere contro le auto che utilizzano la app Uber Pop”, sottolinea Marco Granelli assessore milanese alla Sicurezza. Legale di Uber’, continuiamo a operare e faremo appello UberPop continuera’ a operare nelle prossime due settimane in Italia e l’azienda annuncia l’intenzione di fare appello contro l’ordinanza del tribunale civile di Milano, afferma Zac De Kievit, capo legale di Uber Europa. “Siamo ovviamente molto dispiaciuti dalla decisione presa oggi su UberPop, una decisione che rispettiamo ma non comprendiamo”, dice. “Ora – aggiunge – faremo appello per evitare che centinaia di migliaia di cittadini italiani siano privati di una soluzione sicura, affidabile ed economica per muoversi nelle loro citta’. Intanto in Italia oggi continua ad operare UberBlack e per le prossime due settimane UberPop.

Come funziona UberPop ‘odiata’ dai tassisti

Quello che pero’ ci preoccupa di piu’ e’ che migliaia di driver rischiano di perdere una risorsa economica. Inoltre ricordiamo che la commissione europea ha chiaramente affermato che gli stati membri dovrebbero garantire equita’, proporzionalita’ e nessuna discriminazione nella regolamentazione dei nuovi servizi basati sulla tecnologia come Uber”. Salvini, ben venga sentenza. Basta tassisti fai da te Sulla vicenda si pronuncia anche Matteo Salvini: “Ben venga questa sentenza: facciamo fare il lavoro del tassista a chi lo sa fare” dice il leader della Lega Nord, “e’ una bellissima notizia. Abbiamo sempre sostenuto e difeso – ha aggiunto – uno dei lavori piu’ difficili, piu’ duri, piu’ pericolosi del mondo, che e’ quello dei tassisti. A parita’ di diritti e di doveri la concorrenza deve essere leale e non sleale. C’e’ gente che ha pagato delle licenze – ha concluso – e che rischia la sua incolumita’ non protetta”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 26 mag. – Un’operazione della durata iniziale di un anno, divisa in tre fasi, con l’obiettivo di ridurre “significativamente l’afflusso di migranti e le attivita’ dei trafficanti”. Due protocolli riservati dell’Ue – pubblicati da Wikileaks e rivelati da l’Espresso – svelano dettagli e strategia della missione ‘Eunavfor Med’ in Libia, la cui natura appare propriamente “militare” e con un raggio d’azione che puo’ comprendere “le acque interne libiche” e le operazioni “a terra”. In uno dei documenti, contente le raccomandazioni militari alla missione, si legge che quest’ultima “costituisce una sfida dal punto di vista militare data la complessa situazione in mare e sulle coste”. In particolare, e’ scritto nel documento, e’ necessario “calibrare l’attivita’ militare con grande attenzione, particolarmente all’interno delle acque libiche o sul litorale, per evitare di destabilizzare il processo politico causando danni collaterali, colpendo attivita’ economiche legittime o creando la percezione di aver scelto una parte” politica. Fondamentali, dunque, saranno le regole di ingaggio della missione che – come viene specificato nel paragrafo dal titolo “Uso della forza” – dovranno essere “robuste e ben validate, in particolare per il sequestro dei barconi in caso di resistenza, per la neutralizzazione delle imbarcazioni e dei beni dei trafficanti, per situazioni specifiche come il salvataggio degli ostaggi e per la temporanea detenzione di coloro che possono rappresentare una minaccia o sono sospettati di crimini”. Saranno, inoltre, richieste regole di ingaggio anche “per la gestione dei migranti e dei trafficanti”. Nelle loro osservazioni, i militari mettono in guardia rispetto alla “potenziale presenza di forze ostili, estremisti o terroristi del Daesh (Stato Islamico, ndr)”. Anche la “minaccia derivante dalla mera gestione di grandi volumi di migranti” e’ da tenere in considerazione cosi’ come i rischi che possono presentarsi durante “le operazioni di abbordaggio, attivita’ a terra o in prossimita’ di coste insicure”. Quanto all’approccio diviso in fasi, esso viene consigliato allo scopo di “lanciare l’operazione il piu’ rapidamente possibile” e di “modellarla al meglio all’interno di una cornice legale”; anche perche’ vi sono aspetti operativi, come il sequestro dei barconi, che dipendono dalla legislazione nazionale e/o da un’eventuale risoluzione Onu che faccia riferimento al capitolo VII della Carta. I militari sottolineano inoltre che non c’e’ ancora “una sufficiente e chiara conoscenza del modello di business utilizzato dalle reti di trafficanti di migranti nella regione del Mediterraneo meridionale e centrale” e forniscono anche alcuni consigli sulla gestione ‘mediatica’ della missione, il cui focus – affermano – non deve concentrarsi sul salvataggio dei migranti in mare ma sulla distruzione del modello di business dei trafficanti. Quanto all’obiettivo, ‘Eunavfor Med’ dovra’ ritenersi conclusa quando “il flusso di migranti e l’attivita’ dei trafficanti saranno significativamente ridotti”. (AGI) .

(AGI) – Atene, 26 mag. – La Grecia sta considerando la possibilita’ di applicare una leggera tassa sui bancomat bancari per incoraggiare l’uso delle carte di credito. La misure verrebbe introdotta nell’ambito di un pacchetto di provvedimenti per combattere l’evasione fiscale. “Tra questi – spiega il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis – per esempio potrebbe esserci una piccola tassa sui ritiri dei bancomat. Lo stiamo discutendo come incentivo per l’uso delle carte di credito… Non e’ stato ancora deciso”. Varofakis esclude invece una tassa sui depositi bancari. Varoufakis annuncia che il governo e’ in trattative con le autorita’ svizzere per offrire ai contribuenti greci con conti all’estero la possibilita’ di dichiararli volontariamente, pagare su di essi un’aliquota intorno al 15% ed evitare cosi’ sanzioni peggiori. “Con aliquote molto basse, per esempio il 5% – spiega Varoufakis – si pone il problema morale di legalizzare l’evasione. Con tassi tropo alti, intorno al 30%, i depositi potrebbero prendere il volo verso le isole Caymann o altri paradisi fiscali”. “Abbiamo studiato i tassi di altri paesi, come per esempio l’Italia e proponiamo un’aliquota del 15%. La questione e’ ancora aperta”. La Grecia non punta all’impatrio dei capitali ma alla loro tassazione. Per i depositi non dichiarati in Grecia l’aliquota potrebbe salire al 30%. (AGI) .