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A maggio il fatturato dell’industria è aumentato in termini congiunturali dell’1,6% mentre nella media degli ultimi tre mesi l’indice è cresciuto dell’1,3% rispetto ai tre mesi precedenti. Lo rende noto l’Istat. Anche gli ordinativi registrano a maggio incrementi congiunturali sia su base mensile (+2,5%) che, in misura molto più contenuta, su base trimestrale (+0,2%). Il fatturato così recupera ampiamente il calo registrato il mese precedente.

Su base trimestrale, è confermato l’andamento positivo già registrato nei due mesi precedenti sia per la componente interna sia per quella estera. L’incremento congiunturale è diffuso a quasi tutti i principali raggruppamenti di industrie. Al netto della componente di prezzo e in termini congiunturali, il settore manifatturiero registra risultati positivi a maggio, sia su base mensile sia su base trimestrale.

La dinamica congiunturale del fatturato è trainata da incrementi sia del mercato interno (+1,4%) sia di quello estero (+1,9%). Per gli ordinativi l’incremento congiunturale deriva da aumenti di pari entità (+2,5%) delle commesse provenienti da entrambi i mercati.

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a maggio gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale diffuso, più ampio per i beni strumentali (+3,4%) e più contenuto per i beni intermedi (+1,3%) e per l’energia (+1,2%), mentre i beni di consumo rimangono invariati.

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 come a maggio 2018), il fatturato totale cresce in termini tendenziali dello 0,3%, sintesi di un incremento dell’1,1% sul mercato interno e di una riduzione dell’1,3% su quello estero.

Con riferimento al comparto manifatturiero, i computer e prodotti di elettronica registrano la crescita tendenziale più rilevante (+19,1%), mentre l’industria farmaceutica mostra il calo maggiore (-8,5%).In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi diminuisce del 2,5%, con una flessione dello 0,8% sul mercato interno e una marcata contrazione del 5,0% su quello estero. La maggiore crescita tendenziale si registra nel settore delle apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+8,9%), mentre il peggior risultato si rileva nell’industria farmaceutica (-7,1%). 

Andrea Camilleri è morto. Lo scrittore, saggista, sceneggiatore e drammaturgo siciliano aveva 93 anni ed era ricoverato al Santo Spirito da alcune settimane per una insufficienza cardio-respiratoria. Il funerale sarà privato, ha fatto sapere la famiglia, per volontà dello scrittore.

Camilleri è stato un protagonista a tutto tondo della scena culturale di fine ‘900 e dei primi decenni del 2000. malgrado la forte connotazione siciliana, le sue opere hanno valicato i confini nazionali e hanno venduto oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo con traduzioni in 120 lingue. 

Addio ad Andrea Camilleri, papà di Montalbano e narratore instancabile della sua Sicilia. pic.twitter.com/C6zc2BafyB

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi)
17 luglio 2019

Nato a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925,  Camilleri è stato una figura di grande rilievo nella letteratura italiana del 20esimo secolo e di questo inizio del 21esimo, un autore tradotto in almeno 30 lingue e che ha venduto oltre di 30 milioni di copie. Da quando è stato colpito da cecità a novant’anni, ha scritto i propri libri dettandoli alla sua assistente, Valentina Alfieri, “l’unica che sa scrivere nella lingua di Montalbano, anche se è abruzzese”.

Un grande uomo di cultura che ha educato alla lettura donne e uomini di tutto il mondo. Un grande italiano. Rip #Camilleri

— Matteo Renzi (@matteorenzi)
17 luglio 2019

Dopo una parentesi di vita in un collegio vescovile, dal quale venne espulso per aver lanciato uova contro un crocifisso, Camilleri cominciò a studiare al liceo classico per poi iscriversi nel 1944 alla facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, senza però conseguire la laurea.

“Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre”.
Addio Andrea #Camilleri, ci hai regalato l’amore per la lettura. pic.twitter.com/NrrqFcf9E0

— David Sassoli (@DavidSassoli)
17 luglio 2019

Nel 1949 venne ammesso all’Accademia di Arte drammatica ‘Silvio d’Amico’ e qui pose le basi per la sua carriera da regista e autore, sia per la televisione (famosi i polizieschi come Il Tenente Sheridan e il Commissario Maigret) che per il teatro (fu il primo a portare in Italia Samuel Beckett). Sposato dal 1957 con Rosetta Dello Siesto, ha avuto tre figlie: Andreina, Elisabetta e Mariolina.

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I suoi più grandi successi di pubblico di questi anni sono legati senza alcun dubbio alla figura del Commissario Montalbano, da cui nasce la serie di romanzi e racconti composta a oggi da una quarantina di titoli. E dal 1999 la sua trasposizione televisiva realizzata dalla Rai con l’attore Luca Zingaretti, ex allievo di Camilleri all’Accademia d’arte drammatica, ha contribuito ad accrescere ancor di più il successo dello scrittore. Sembra che nel 2006 lo scrittore abbia consegnato all’editore Sellerio l’ultimo libro che conclude la storia di Montalbano, chiedendo che questo venisse pubblicato dopo la sua morte.

Tra i libri più venduti di Andrea Camilleri ricordiamo Un filo di fumo (1980), La stagione della caccia (1992), La forma dell’acqua (1994), Il birraio di Preston (1995), Il cane di terracotta (1996), La concessione del telefono (1998), La scomparsa di Patò (2000), Il re di Girgenti (2001), L’odore della notte (2001), La pazienza del ragno (2004), Un covo di vipere (2013), Donne (2014).

Molti romanzi scritti da Camilleri si caratterizzano per un linguaggio tra l’italiano e il dialetto siciliano, peculiarità che nacque quando assistette il padre morente. Lo scrittore gli raccontò una storia che avrebbe voluto pubblicare. un po’ in dialetto e un po’ in italiano, “come si parlava tra di noi”, e alla fine il padre gli consigliò di scriverla “come l’hai raccontata a me”. E Camilleri la scrisse nel libro “Il corso delle cose”, da allora quel modo di scrivere diventò uno dei tratti distintivi delle sue opere.

Nel 2019, con Km 123 e Il cuoco dell’Alcyon, Camilleri è rimasto molte settimane in cima alle classifiche dei libri più venduti in Italia. Sempre critico e impegnato civilmente, lo scrittore aveva attaccato solo qualche prima del ricovero il leader leghista Matteo Salvini dai microfoni di Radio Capital. “Non credo in Dio, ma vedere Salvini impugnare il rosario dà un senso di vomito” aveva detto, “E’ chiaro che tutto questo è strumentale fa parte della sua volgarità”. Il ministro dell’Interno aveva risposto sui social: “Scrivi che ti passa”.

 

Si apre in Spagna il processo per la morte di Niccolò Ciatti, il 22enne di Scandicci ucciso nel corso di un pestaggio nell’agosto 2017 davanti a una discoteca a Lloret de Mar in Costa Brava.

Un omicidio ripreso dalle telecamere di sicurezza del locale e le cui immagini, che mostrano il ragazzo aggredito da tre giovani ceceni e ucciso senza pietà, suscitarono grande sdegno in tutta Italia e a Firenze in particolare, dove la campagna di solidarietà “Giustizia per Niccolo’ Ciatti” non si è mai fermata in questi due anni.

All’udienza istruttoria saranno chiamati tutti e tre gli aggressori del giovane ragazzo fiorentino: Rassoul Bissoultanov, 26 anni, colui che materialmente, secondo le tetimonianze, sferrò il calcio alla testa che uccise Niccolò, e i suoi due amici Khabibul Kabatov, 22 anni, e Movsar Magomedov, 24 anni, che rischiano l’accusa di omicidio in concorso.

La procura spagnola aveva inizialmente disposto che solo Bissoultanov dovesse essere chiamato a rispondere del delitto, e i suoi due amici erano stati indagati e liberati, e avevano così fatto ritorno in Francia, ma alla fine è stata accolta la richiesta della famiglia Ciatti di processare tutti e tre i giovani.

Il gruppo infatti si rese responsabile, quel 12 agosto 2017, di una notte di violenze ingiustificate nel cuore della movida della Costa Brava: all’interno della discoteca St.Trop’s i tre, tutti ceceni residenti in Francia, con passato militare e pratici di discipline marziali, iniziarono ad aggredire senza motivo alcuni degli amici di Niccolo’, il gruppo proveniente da Firenze. Poi, all’esterno del locale, alle 3 di notte, il pestaggio del 22enne che cadde in ginocchio e fu finito con un calcio alla testa.  

Articolo aggiornato alle ore 21.30

Sarà il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna ad occuparsi della vicenda Mihajolovic-Zazzaroni, ovvero la diffusione di notizie inerenti la malattia – leucemia – contro cui combatte l’allenatore serbo del Bologna diffuse prima che lo stesso tecnico ne desse pubblica notizia. E Mihajlovic aveva aspramente criticato l’accaduto, parlando di notizie date pur di vendere qualche copia in più di giornale e di amicizia finita (il direttore si è scusato con un editoriale sul suo giornale, dicendo che potendo tornare indietro non lo avrebbe rifatto).

A precisare che sarà il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna a valutare l’accaduto è Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, spiegando che questo avviene perché il direttore del Corriere dello Sport è iscritto in quella regione e che la verifica deontologica compete esclusivamente ai Consigli di disciplina territoriali, che sono organismi autonomi rispetto ai Consigli regionali.

Il Collegio disciplinare dovrà valutare la correttezza del bilanciamento tra il diritto di cronaca e il rispetto dell’art. 6 – Doveri nei confronti dei soggetti deboli – del Testo Unico dei doveri del giornalista (“Il giornalista: rispetta i diritti e la dignità delle persone malate o con disabilità siano esse portatrici di menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali, in analogia con quanto già sancito per i minori dalla ‘Carta di Treviso’; evita nella pubblicazione di notizie su argomenti scientifici un sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate; diffonde notizie sanitarie solo se verificate con autorevoli fonti scientifiche; non cita il nome commerciale di farmaci e di prodotti in un contesto che possa favorirne il consumo e fornisce tempestivamente notizie su quelli ritirati o sospesi perché nocivi alla salute) e dell’art. Art. 10 – Tutela della dignità delle persone malate – delle Regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica (“Il giornalista, nel far riferimento allo stato di salute di una determinata persona, identificata o identificabile, ne rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza e al decoro personale, specie nei casi di malattie gravi o terminali, e si astiene dal pubblicare dati analitici di interesse strettamente clinico. La pubblicazione è ammessa nell’ambito del perseguimento dell’essenzialità dell’informazione e sempre nel rispetto della dignità della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica”). 

Il direttore del Corriere dello Sport ha affidato a Instagram le sue ragioni: “Non ho tradito alcuna confidenza di Sinisa, che non sentivo da oltre un mese. L’ho cercato più volte venerdì, anche con un messaggio che pubblico, quando ho saputo con certezza della malattia: altri sapevano, così come si sapeva che il giorno dopo era in programma una conferenza stampa nella quale avrebbe spiegato, Ho scritto solo venti righe di incoraggiamento senza mai parlare dell’entità della malattia, così come mi sono raccomandato che facessero i miei. Al responsabile stampa del Bologna che mi invitava a soprassedere avevo anticipato che ne avrei scritto con la necessaria delicatezza e il pieno rispetto della privacy. Mai pensato alle copie, piuttosto ho risposto alle richieste di amici e tifosi sul perché della sua assenza e degli accertamenti clinici: ho sfogato l’angoscia per l’amico. Non lo rifarei”.

Leggi anche: Cosa sapere sulla leucemia acuta che ha colpito Sinisa Mihajlovic

Nel mese di giugno 2019, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,7% su base annua (era +0,8% a maggio); la stima preliminare era +0,8%.

L’inflazione acquisita per il 2019 è +0,7% per l’indice generale e +0,5% per la componente di fondo.

La polizia norvegese ha arrestato il Mullah Krekar condannato ieri dalla Corte d’Assise di Bolzano a 12 anni di reclusione per essere stato il capo della cellula jihadista che operava a Merano in Alto Adige.

La notizia del fermo , avvenuto ieri sera, è stata resa nota oggi dai media norvegesi. Krekar, al secolo Najmuddin Faraj Ahmad, è stato arrestato dall’agenzia norvegese di intelligence della polizia norvegese PST.

A una settimana dal voto per riportarlo al potere, trema il presidente del governo spagnolo uscente, Pedro Sanchez, che potrebbe non farcela. L’ex premier socialista ha accusato la sinistra radicale di Podemos di voler rompere il negoziato per formare un nuovo governo. E la possibilità che non ce la faccia adesso è più che mai concreta.

Arrivato alla Moncloa nel giugno 2018 mediante una mozione di sfiducia al conservatore Mariano Rajoy, Sanchez ha vinto le elezioni dello scorso aprile senza ottenere però la maggioranza necessaria per governare, solo 123 seggi sui 350 della Camera. Ha dunque bisogno di alleanze, in particolare con i 42 deputati di Podemos e gli altri partiti regionali.

Il voto di investitura è fissato per il 23 luglio. Ma in un’intervista all’emittente Cadena Ser, Sanchez ha denunciato “una rottura unilaterale” del negoziato da parte del leader di Podemos, Pablo Iglesias. A giudizio di Sanchez, il dialogo si è arenato su un referendum ‘truccato’ tra la base di Podemos a proposito della scelta del partito. “È una mascherata bella e buona del signor Iglesias per giustificare il ‘no’ alla mia investitura”.

Podemos condiziona il suo sostegno alla formazione di un governo di coalizione: chiede di fatto una vicepresidenza e diversi ministeri con portafoglio. Sanchez, che inizialmente si opponeva, la scorsa settimana ha aperto alla possibilità di cedere alcuni dicasteri a persone con profili tecnici, proposti dalla formazione, ma non membri della direzione. Il che vuol dire che Iglesias non potrebbe entrare nel gabinetto di Sanchez. Così Podemos ha deciso di consultare la base, il che per Sanchez è la rottura del negoziato.

In tutti i casi, con o senza Podemos, il voto di investitura del 23 luglio è destinato al fallimento, visto che Sanchez non dispone della maggioranza assoluta di 176 voti sui 350 della Camera bassa. Un secondo voto si terrà 48 ore più tardi e a quel punto a Sanchez basta ottenere più sì che no.

Adesso l’ex premier socialista ha una settimana dinanzi per convincere Podemos, Pp e Ciudadanos all’astensione. Finora tanto i liberali di centrodestra che i conservatori gli hanno detto no. E Sanchez vuole evitare a tutti i costi che la sua elezione dipenda dall’astensione degli indipendentisti, visti i feroci attacchi della destra che lo accusa di essere ostaggio dei separatisti. Se non si arrivasse a un nuovo governo, il 23 settembre si andrebbe automaticamente a nuove elezioni, le quarte in quattro anni in Spagna.  

I 28 eurodeputati della Lega sono aperti “in linea di massima” a votare a favore della presidente designata della Commissione europea, la tedesca cristiano-democratica Ursula von der Leyen. Come spiega il capogruppo di Identità e Democrazia Marco Zanni all’Agi, “aspettiamo maggiori aperture su programma e commissario italiano, poi decidiamo stasera, in linea di massima siamo aperti all’appoggio”. Il voto di fiducia del Parlamento alla von der Leyen, che interverrà in aula stamattina, è previsto per le 18.

Quella di The Last Remnant è la vicenda di un progetto che ha voluto allontanarsi dalla confortevole emulazione degli standard di Final Fantasy per cercare di scuotere un po’ i canoni dei JRPG, ma che è rimasto invischiato nella complessità della sua stessa visione.

The Last Remnant Remastered Switch

Il periodo della sua uscita per Xbox 360, ormai più di dieci anni fa, è stato invero abbastanza particolare. Non solo le esclusive per la console Microsoft avevano messo in discussione per la prima volta la scelta della console ideale per gli amanti degli RPG giapponesi, ma con il cambio di generazione il genere iniziò ad arricchirsi di titoli che in qualche modo potremmo definire sperimentali per meccaniche o per stile artistico. Mentre ancora si attendeva l’arrivo di Final Fantasy XIII, fecero la loro comparsa opere peculiari come Blue Dragon, Eternal Sonata, Folklore, Resonance of Fate e Lost Odyssey; titoli che raramente riuscirono a conseguire l’eccellenza, ma che nel loro piccolo tentavano qualcosa di nuovo.

The Last Remnant Remastered Conqueror

Sviluppato da un team comprendente diversi autori della serie SaGa, The Last Remnant è stato figlio di tale periodo di agitazione del genere. Nonostante fosse una nuova IP, Square Enix puntava molto su di esso dato che era il suo primo titolo a uscire per console di nuova generazione, il primo ad utilizzare l’Unreal Engine 3, nonché il primo ad essere rilasciato contemporaneamente in tutto il mondo; non a caso venne concepito per avere un appeal compatibile con i gusti sia occidentali che orientali (qualunque cosa questo volesse dire nella mente della Square Enix di allora). Purtroppo sia l’accoglienza della critica che le vendite non furono esaltanti, e la software house lasciò passare la sua meteora in silenzio.

Questo fino all’anno scorso, quando Square Enix ha deciso di riproporci The Last Remnant Remastered per PlayStation 4 (di cui vi abbiamo già parlato), che ora approda anche su Nintendo Switch. Un’opera atipica e non facilmente digeribile, ma che potrebbe attirare l’attenzione degli appassionati più smaliziati dei JRPG che hanno voglia di provare un prodotto che, nel bene e nel male, offre un’esperienza insolita.

Sul profilo dell’esplorazione ci troviamo di fronte a qualcosa di molto simile a quanto visto in Final Fantasy XII, ma in qualche modo più essenziale. Le città sono divise in zone e ci si può spostare istantaneamente tra di esse tramite una mappa bidimensionale. Le aree esplorabili tra una città e l’altra sono molto meno numerose, e nei paraggi delle zone abitate è possibile sbloccare dei dungeon intraprendendo le quest secondarie. La scelta di spostarsi tramite la mappa fa risparmiare sicuramente del tempo, ma non dà lo stesso senso di immersione nel mondo.

L’aspetto su cui il team capitanato da Hiroshi Takai si è maggiormente concentrato è sicuramente il battle system, che per concept può essere considerato davvero unico nel suo genere. In combattimento invece di utilizzare un party di tre o quattro personaggi, il giocatore può costruire e controllare un’intera milizia. Il gruppo non è formato da personaggi singoli, ma da Unioni che comprendono fino a cinque unità e che agiscono collettivamente seguendo comandi generali di attacco, supporto, guarigione ecc. Ogni unità dell’Unione eseguirà i comandi a seconda delle abilità che avrà sviluppato.

The Last Remnant Remastered battle

In battaglia bisogna inoltre tenere a mente la disposizione delle unità sul campo rispetto a quelle nemiche. Se un’unità viene ingaggiata in combattimento da più avversari questi la attaccheranno ai fianchi e alle spalle, infliggendo danni extra. Ciò ovviamente vale anche per gli avversari, quindi concentrarsi su un’unità alla volta non sarà necessariamente la scelta più efficace, dato che permetterà ai nemici di fare lo stesso con noi, e anzi a seconda della situazione anche intercettarci e scombinare la nostra tattica. In alcune battaglie, inoltre, bisognerà fare avvicinare le proprie unità ai nemici sparsi per arene più ampie del solito, o scegliere di attaccare dalla distanza con abilità magiche. Il sistema di combattimento del gioco coinvolge numerosi elementi e strati di complessità che influiscono sull’efficacia delle azioni del gruppo, e soprattutto in occasione degli scontri con i boss il giocatore non può permettersi di giocare con sufficienza.

Oltre ai personaggi principali che si uniranno automaticamente durante l’avventura, è possibile ottenere nuovi membri per costruire le nostre Unità reclutando mercenari nelle città. I personaggi più potenti però vanno sbloccati completando determinate quest secondarie che ci impegneranno in dungeon e scontri non indifferenti.

Sebbene il battle system di The Last Remnant Remastered sia decisamente innovativo e renda il gioco una sorta di sintesi tra JRPG e strategico, sono diversi i problemi che lo affligono. Come già accennato, ci sono molti elementi in ballo durante le battaglie e anche solo capire e imparare a gestirli è un compito difficile di per sé, soprattutto perché non vengono spiegati a dovere dal gioco stesso, e il tutto risulta immotivatamente complicato.

Invece di punti esperienza e relativi Level Up abbiamo un sistema di Battle Rank che indica un grado generico di potenza delle Unità. I parametri dei personaggi salgono a seconda delle loro azioni in battaglia, quindi ad esempio attaccare fisicamente aumenterà la Forza e incassare molti danni farà aumentare gli HP massimi; un sistema molto simile a quanto visto in passato in Final Fantasy II, ma che venne abbandonato per un buon motvo: potenziare il proprio party necessita di parecchio farming.

The Last Remnant Remastered battle

Il sistema delle Unioni di Last Remnant Remastered, per quanto originale, dà al giocatore la costante sensazione di non avere il pieno controllo sul proprio team, e rende davvero difficile poter prevedere l’andamento delle battaglie. È un sistema elusivo e molto difficile da padroneggiare senza un grande impegno, ma può dare grandi soddisfazioni ai giocatori più impegnati e pazienti che riescono a carpirne la complessa funzionalità alla base.

Anche in questa incarnazione Remastered di The Last Remnant sono stati aggiunti tutti i DLC usciti per Xbox 360 (comunque gratuiti), una modalità New Game+ e soprattutto la funzione Turbo per accelerare la velocità delle battaglie; sebbene sia una mano santa per le sessioni di farming, l’aumento della velocità rende più difficile reagire alle reazioni QTE che si attivano occasionalmente durante gli scontri, quindi durante le boss fight è sconsigliato attivarla.

The Last Remnant Remastered city

Anche la trasposizione per Nintendo Switch gode degli stessi miglioramenti grafici apportati su PlayStation 4. L’upgrade tecnico di The Last Remnant Remastered ha smussato molti dei difetti che affliggevano la versione originale come la fluidità di frame rate e i tempi di caricamento. L’aggiornamento all’Unreal Engine 4 è visibile anche nel miglioramento delle texture, ma va da sé che l’operazione di remaster ha reso migliore solo quanto era già presente; The Last Remnant non era sicuramente un titolo che all’epoca sfruttava le potenzialità della nuova generazione di console, e ce ne accorgiamo soprattutto dalla desolazione e carenza di dettagli di alcuni ambienti, soprattutto i dungeon.

Per fortuna anche senza una grafica all’avanguardia, il gioco esibisce una direzione artistica particolare e interessante che in diversi aspetti ricorda Final Fantasy XII per lo stile delle ambientazioni e la palette di colori non stucchevolmente saturi e brillanti, che spesso troviamo nel fantasy nipponico.

Anche la colonna sonora di Tsuyoshi Sekito e Yasuhiro Yamanaka è gradevole e sufficientemente epica grazie al buon utilizzo di archi e percussioni, ma si mostra particolarmente efficace nei brani di accompagnamento dei combattimenti in cui vengono aggiunti strumenti come chitarra elettrica e batteria a fomentare l’atmosfera. Il gioco esibisce anche un doppiaggio di buona fattura per l’epoca (soprassedendo su alcune strane pause), e i giocatori meno ferrati con la lingua inglese apprezzeranno sicuramente i sottotitoli italiani.

The Last Remnant Remastered Rush

Nel suo insieme non si può dire che The Last Remnant sia invecchiato benissimo. Tuttavia rimane tutt’oggi un titolo d’avanguardia che tra i suoi spigoli accoglie anche vari elementi interessanti. Sebbene inciampi nelle sue stesse idee, non sia perfettamente bilanciato e non possa defiirsi un capolavoro di narrativa, la peculiare ma complessa formula di The Last Remnant Remastered potrebbe incontrare l’apprezzamento dei giocatori di JRPG più hardcore. L’iterazione semi portatile per Switch della Remastered è poi particolarmente adatta ad affrontare le decine di ore che il gioco richiede per le sessioni di grinding e per completare le decine di sub quest presenti. Non è sicuramente un titolo per tutti, ma se siete in vena di provare qualcosa di nuovo e vi ritenete abbastanza pazienti e appassionati al genere potreste trovarlo un prodotto stimolante.

L’articolo The Last Remnant Remastered – Recensione Nintendo Switch proviene da GameSource.

Dopo una maratona di oltre sei ore, il consiglio di amministrazione di Fs, con Mediobanca nel ruolo di advisor, ha scelto Atlantia come partner con il quale mettere a punto il piano industriale e la governance societaria, insieme ovviamente a Mef e Delta. Intorno a metà settembre, arriveranno le offerte vincolanti e saranno definite le quote della newco.

Al momento la certezza è che la maggioranza sarà pubblica, come ha ripetuto diverse volte il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, con Fs che dovrebbe avere tra il 35 e il 37% e il Mef il 15%, frutto della conversione in capitale degli interessi maturati con il prestito ponte da 900 milioni. Le quote dei partner privati, Atlantia e Delta, saranno fissate più avanti. Indicativamente la compagnia Usa dovrebbe avere tra il 15% e il 20% mentre la holding della famiglia Benetton circa il 30%. Escono dalla partita il gruppo Toto, il patron della compagnia sudamericana Avianca, German Efromovich e il presidente della Lazio, Claudio Lotito.

La proposta di Atlantia è stata ritenuta la più solida dal punto di vista finanziario e industriale da Fs e Mediobanca. Il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato italiane, “valutate le conferme di interesse pervenute, ha individuato Atlantia quale partner da affiancare a Delta Air Lines e al ministero dell’Economia e delle Finanze per l’operazione Alitalia”. Fs Italiane “inizierà a lavorare quanto prima con i partners individuati per condividere un Piano industriale e gli altri elementi dell’eventuale offerta”, ha spiegato il gruppo.

Soddisfazione è stata espressa da Di Maio secondo cui “oggi possiamo dire di avere posto le basi per il rilancio di Alitalia” per poi precisare che non ci sarà nessun passo indietro sulla revoca della concessione ad Autostrade. La questione del concessionario controllato da Atlantia si è intrecciata fin dal principio con il rilancio di Alitalia.

Il M5s, infatti, dopo il crollo del Ponte Morandi lo scorso 14 agosto ha sempre visto con sfavore l’intervento del gruppo Benetton nella nuova compagnia. Anche oggi Di Maio ha precisato che “erano arrivate altre offerte, ma hanno scelto Atlantia. Nessun pregiudizio, già lo avevo detto”, ha quindi aggiunto, “anche perché lo Stato continuerà ad avere la maggioranza assoluta dell’azienda e quindi anche il controllo della newco. Era questo l’obiettivo che si era fissato il governo. Sia chiara una cosa però: niente e nessuno cancellerà i 43 morti del Ponte Morandi. Niente e nessuno cancellerà il dolore delle loro famiglie. Sulla revoca della concessione ad Autostrade non indietreggiamo di un solo centimetro!”, ha concluso il vicepremier.