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Eni entra per la prima volta nell'Emirato di Sharjah, Emirati Arabi Uniti, acquisendo i diritti esplorativi delle aree onshore A, B e C.
Il sovrano dell'Emirato di Sharjah, Sultan bin Muhammad Al-Qasimi, e l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno partecipato oggi alla cerimonia di assegnazione a Eni dei diritti di esplorazione delle Aree A, B e C.

L'accordo è il risultato della prima gara internazionale competitiva per l'assegnazione di aree esplorative nell'Emirato, lanciato nel 2018 dalla Sharjah National Oil Corporation (SNOC) per esplorare e sviluppare nuove risorse di idrocarburi attraverso nuove alleanze strategiche. Le concessioni Area A e Area C coprono rispettivamente un'area di 437 e di 1.184 km2. Eni sarà operatore con una quota del 75% mentre SNOC sarà partner con una quota del 25%. La concessione Area B si estende su una superficie di 264 km2. SNOC sara' Operatore con una quota del 50% e Eni sara' partner con il restante 50%.

"Per la mano i medici sono riusciti a salvare tutto, per la gamba la cosa è più complessa". Lo scrive don Giuseppe Grignano, fratello di Angela una giovane originaria di Trapani rimasta ferita nell'esplosione avvenuta ieri a Parigi. Il fratello – che è parroco a Castellammare del Golfo – sta informando i fedeli della sua parrocchia e della comunità di Xitta (frazione originaria della famiglia Grignano) su quanto sta accadendo alla sorella.

"L'esplosione non ha colpito nessun organo vitale – dice attraverso un messaggio WhatsApp – tuttavia risultano gravemente danneggiati una mano e una gamba. risultano recise molti vasi sanguigni e nervi, stanno provando a recuperare il più possibile senza arrivare alla più peggiore delle ipotesi che è l'amputazione".

Per adesso Angela Grignano – insegnante di danza che si era trasferita a Parigi da un mese e mezzo, anche per proseguire gli studi di ballo – eè in coma farmacologico e il fratello, assieme ai genitori, sono arrivati all'ospedale di Laribosiere. La giovane italiana di 24 anni rimasta vittima nell'esplosione avvenuta a Parigi per una fuga di gas nel pomeriggio di ieri è stata sottoposta a un intervento all'ospedale Lariboisiere a una mano e – secondo le informazioni riferite all'AGI da alcuni amici presenti in ospedale – i medici si sono detti soddisfatti dell'esito.

La giovane di Trapani, ha riportato delle gravi ferite anche a una gamba e un piede. Sin dal primo momento i medici hanno precisato che la vita di Angela non è mai stata a rischio ma adesso si attende l'arrivo dei genitori per valutare ulteriori interventi medici.

La giovane si trovava a Parigi da un mese e mezzo e lavorava come cameriera nel ristorante dell'hotel Ibis in attesa di proseguire la sua carriera nel mondo della danza: per dieci anni ha frequentato una scuola di danza nella frazione trapanese di Xitta e negli ultimi anni aveva insegnato prima di trasferirsi a Roma. Secondo le prime testimonianze la giovane era appena uscita dal ristorante in cui lavorava per fumare una sigaretta ed è così rimasta coinvolta nell'esplosione. I soccorsi l'hanno trasportata al nosocomio parigino a bordo di un elicottero. Dell'episodio è stato rapidamente informato il Consolato che ha contattato i genitori, attesi in serata a Parigi.

Ancora tu. Sembra un miraggio anche a lui: vent’anni di fila agli Australian Open a Melbourne, che poi sono anche vent’anni d’amore con Mirka, allora collega slovacca dal cognome Vavrinec, oggi signora Federer. Roger Il Magnifico non solo c’è ancora, ma è pure il campione uscente delle ultime due edizioni (e di sei complessive) della prima prova stagionale Slam ed il secondo favorito dei bookmakers per la vittoria finale – a 6.50 – , a dispetto dei 37 anni suonati e della classifica che gli antepone il redivivo “Cannibale” Novak Djokovic (a 2.15) e “Lazzaro” Rafa Nadal ( a 10), che resuscita appena sente il profumo del grande tennis. 

La scommessa è giusta: RogerExpress è tutto un sorriso, in linea con l’etichetta Happy Slam del mega-torneo “down under” che allunga le vacanze estive e riabbraccia tutti i protagonisti, belli carichi di energie e di speranze. Anche se in realtà, sul cemento gommoso, la pacchia dura poco, sotto il sole che brucia anche a 40 gradi, assediati da 743mila spettatori, contro tutte quelle facce col coltello fra i denti, i giovani, promossi dal circuito minore come i veterani, vecchi solo all’anagrafe, a caccia degli ultimi giorni da leoni prima di tornare umani. Anche perché i denari in ballo sono tanti: dai 75mila dollari australiani del primo turno ai 4.100mila del titolo di singolare. 

Ma la sopravvivenza in Australia è durissima. Lo sa bene Federer che le ultime due volte l’ha spuntata solo allo sprint, contro Nadal e Cilic, con l’aiutino della programmazione agevolata: l’hanno fatto giocare solo di sera, sul centrale intitolato al mitico Rod Laver (l’unico che ha chiuso due volte il Grande Slam). Avrà il pubblico alleato più che mai, anche in modo rude, antipatico contro i rivali diretti. Il sorteggio gli ha disseminato la strada di mine come Tsitsipas, Basilashvili, Khachanov e Bautista Agut, ma l’ha inserito nella parte bassa, con un Rafa ancora acciaccato e senza partite nelle gambe, che avrà le sue gatte da pelare contro Anderson, Isner, Dimitrov, magari Berdych.

In alto, in senso figurato, come tabellone, e anche concreto, come classifica, come risultati, come classifica e come fiducia, Djokovic supera perfino Roger nella gara dei sorrisi e della disponibilità: in allenamento, ha scherzato l’ex Fab Four, Andy Murray dalle anche sbilenche, ha giocherellato nell’esibizione contro l’Avatar a sua immagine e somiglianza, si sente di nuovo il più forte e non si preoccupa di certo dei primi ostacoli di crociera, come il ritrovato Tsonga e l’acerbo Shapovalov. Più duro sarebbero poi l’intelligente Medvedev e magari Nishikori, una tantum, senza cerotti. Poi il super-super-serbo si affaccerà allo spicchio dei grandi dubbi: contro Sascha Zverev finora inadatto agli Slam e con la bua al tendine d’Achille, contro il rientrante Wawrinka, contro pazzerello Kyrgios, contro bum bum Raonic e contro Amleto Thiem.

Il transito in quel cerchio di dannati, anche come dispendio di energie, segnerà il destino del “campione di gomma”: volerà al titolo numero 15, ripartirà alla rincorsa della storia puntando al Grande Slam e al record di 20 trionfi di Federer o frenerà clamorosamente dopo la poderosa accelerata di Wimbledon-Us Open 2018?

Fra le donne, Serena, da campionessa uscente e 7 volte regina di Melbourne, peraltro incattivita dagli ultimi autogol nelle finali di Wimbledon e Us Open, e sempre a caccia dello storico aggancio al record di 24 Slam di Margaret Smith Court, è la favorita dei bookmaker (a 5). Ed è messa benissimo, nella parte alta del tabellone, con la numero 1 del mondo, Halep, seconda favorita  dei bookmakers (a 12). La sua speranza è di entrare in forma per i quarti dove dovrebbe incrociare Karolina Pliskova e magari prendersi la rivincita della figuraccia di Flushing Meadows contro Naomi Osaka (anche lei data a 12)  in semifinale. Sempre che la baby nappo-statunitense sia guarita dalla sbornia di New York e sia in grado di dribblare le mine vaganti Azarenka, Hsieh e Svitolina (anche lei a 12). 

La seconda metà del tabellone è molto più dura, con la numero 2 del mondo, la sempre più solida e convinta Angelique Kerber (pure lei data a 12 dai bookmakers) e Kvitova, che picchia più forte di tutte, ma più di tutte può risentire dell’estate australiana, e un nugolo di lottatrici, da Wozniacki a Sabalenka – l’outsider dei telecronisti ESPN, Chris Evert e Patrick McEnroe -, da Ostapenko a Sharapova, da Barty a Tsurenko. 

Una vera lotteria: negli ultimi otto Slam ci sono state altrettante regine diverse, strada facendo ci sono state sorprese giovani ma, in Australia, da Azarenka 2012, vincono solo le veterane. Fra gli uomini, l’eta Slam si alza ancor di più: l’ultimo giovane a trionfare è stato il 20enne Juan Martin Del Potro agli Us Open 2009 e, agli Australian Open, nel 2008, il coetaneo Novak Djokovic. Poi i soliti noti hanno gridato che il tennis non è paradiso dei giovani.

In attesa dei provvedimenti su reddito di cittadinanza e quota cento M5s e Lega duellano sulla Tav. Il partito di via Bellerio cavalca l'onda del Sì alla Torino-Lione e chiede all'alleato una mediazione, affinché non salga sulle barricate. Ma Di Maio, pur non contestando la partecipazione della Lega questa mattina in piazza a Torino, respinge ancora una volta anche l'ipotesi referendum caldeggiata di nuovo da Salvini, anche se poi 'apre' alla possibilità che a chiederlo siano i cittadini.

I pentastellati hanno rinviato la discussione del 'dossier' ma rischiano di finire nell'angolo soprattutto se la partita Tav dovesse essere giocata in Parlamento. C'è la tentazione soprattutto da parte delle forze d'opposizione di tentare un 'blitz' alla Camera e al Senato, presentando per esempio una mozione, con l'obiettivo di 'spingere' la Lega a metterci la faccia sull'opera infrastrutturale.

Ma al momento la 'querelle' è tutta politica, Di Maio ha ribadito che deve parlare il contratto di governo, non altro. Intende attenersi al contratto anche Salvini nel chiedere a Conte di evitare promesse ai sindaci sul dl dl sicurezza e soprattutto a Avramopoulos sul tema dell'immigrazione. Il premier lunedì vedrà infatti sia l'Anci che il Commissario europeo per le Migrazioni e gli Affari interni. Con quest'ultimo il presidente del Consiglio parlerà degli immigrati della Sea Watch che arriveranno in Italia per essere accolti dalla Chiesa Valdese.

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"Per quanto mi riguarda dopo che dall'Italia saranno partiti i migranti che devono essere ricollocati in Europa", l'alt imposto dal responsabile del Viminale. Il premier inviterà l'Europa a farsi carico della questione, con lo scopo di scardinare il sistema che prevede una ridistribuzione solo su base volontaria. Anche Salvini incontera' Avramopoulos ma per ribadire la linea dei porti chiusi.

In settimana potrebbe esserci un vertice di maggioranza per fare il punto soprattutto sulle misure da varare ma restano diversi fronti aperti, anche se su legittima difesa e il tema dei referendum propositivi (con quorum al 25%) i due azionisti dell'esecutivo hanno trovato una sintesi. Sintesi che al momento sulla Tav appare lontana. Alle porte c'è il voto regionale (il 10 febbraio in Abruzzo e il 24 in Sardegna) ma soprattutto l'appuntamento con le Europee di fine maggio.

Torna a colorarsi di arancione Piazza Castello: dopo la manifestazione del 10 novembre scorso oggi, con un flash mob, organizzato dalle sette 'madamin', dall'ex sottosegretario Mino Giachino e dall'Osservatorio 21, si è nuovamente chiesto di proseguire i lavori della Tav Torino-Lione.

In piazza, questa volta, ci sono un centinaio tra sindaci e amministratori, con o senza fascia, provenienti da tutto il Nord del Paese, oltreché dal Piemonte e dalla Val di Susa, accanto al presidente del Piemonte Sergio Chiamparino e al Governatore della Liguria Giovanni Toti. C'è chi indossa un gilet arancione, chi una pettorina di colore arancio, chi semplicemente l'adesivo che dice Sì alla tav. Anche questa volta, per volontà degli organizzatori si è trattato di una manifestazione apartitica, ma la politica si è fatta in qualche modo sentire e vedere.

"Nessuno scontro con il Movimento 5 stelle"

A cominciare dalla Lega, con il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, che sgombra subito ogni possibile voce di scontro con l'avversario di governo: il M5S "Non è contradditoria la nostra presenza in piazza – spiega – perché la Lega ha una posizione storica a favore della Tav. Sapevamo dal primo giorno che uno dei temi divisivi con il M5S era quello della Torino-Lione ma per quanto ci riguarda un conto è fare una valutazione attenta su come realizzare l'opera, un conto è mettere in discussione la sua realizzazione".

Per Molinari, "con il M5s non c'è nessuno scontro, abbiamo trovato una sintesi su tanti argomenti, la troveremo anche su questo" e se "il governo decidesse di non realizzare l'opera saranno i piemontesi a decidere con un referendum". Per il presidente della Liguria, Giovanni Toti "Sarebbe una follia non finire un'opera già cominciata". Tra chi vuole l'opera anche il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina: "siamo qui per coerenza – spiega – siamo da sempre a favore della Tav, abbiamo sbloccato l'opera, l'abbiamo finanziata integralmente, sono altri che hanno ancora ambiguita': non si puo' essere al governo e non decidere".

Queen, l'Inno di Mameli e il post di Grillo che parla di "nuovi borghesi"

Con un lungo applauso sulle note dei Queen e dell'Inno di Mameli, oltre 30mila persone, secondo gli organizzatori, hanno dunque, ribadito il Sì alla Tav da Torino e ora si attende la decisione del Governo. "Se rispetterà i tempi, anche se ricordiamo che è la settima promessa non mantenuta di Toninelli – ha affermato Sergio Chiamparino – i tempi per la consultazione popolare ci sono".

Beppe Grillo dal suo blog, in un post dal titolo "Tav is the new black", ha spiegato: "è curioso come, a difendere un buco mai fatto in val di Susa, troviamo persone che riferiscono di appartenere a tutto lo spettro delle realtà produttive. Dal piccolo artigiano al medio-industriale i nuovi borghesi trovano un vessillo assolutamente futuristico sotto il quale riunirsi".

"Con la tav – conclude Grillo – ci guadagnerà soltanto chi la costruirà".

Rivedere non solo la norma sull'Ires ma anche quella sui farmaci orfani. Lo hanno chiesto oltre 50 associazioni di malati rari in un appello lanciato al ministro della Salute, Giulia Grillo, in cui si dichiarano "colpiti due volte dalla Legge di bilancio".

“Un colpo terribile”

"L'anno appena concluso con l'approvazione della Legge di bilancio sarà ricordato dai malati rari più per le delusioni e le mancanze che per le conferme e gli obiettivi raggiunti", scrivono. "Siamo stati colpiti dalla norma che penalizza alcune importanti realtà del terzo settore – continuano – attraverso l'aumento della tassazione Ires che, da quanto previsto, raddoppierebbe dal 12 al 24 per cento per gli istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, di assistenza e beneficenza, corpi scientifici, fondazioni e associazioni scientifiche”.

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“Questo per noi è un colpo terribile perché, in un settore così povero di ricerca e specifica assistenza come quello delle malattie rare, queste realtà non profit sono davvero una spina dorsale”, si legge nella lettera, “Come se non bastasse siamo stati e saremo ulteriormente penalizzati dalla modifica della norma che tutelava tutti i farmaci orfani esonerandoli dal pagamento del payback: una misura di incentivo adottata in tutta Europa e attuata da anni nel nostro Paese".

I timori delle associazioni

Le associazioni temono che la penalizzazione economica di questi farmaci possa avere forti ripercussioni, sia nella disponibilità dei farmaci stessi, sia nella possibilità per le aziende di sostenere – come avviene oggi – programmi di assistenza e supporto che concorrono a migliorare la nostra qualità di vita.

"Attraverso la Legge di bilancio – spiegano le associazioni – sembra quasi si siano inopinatamente puniti tutti i soggetti che aiutano noi malati rari: le associazioni e le aziende che ricercano e producono farmaci di nicchia. Non ci aspettavamo questo da Lei e dal Movimento che ha fatto della tutela degli ultimi una bandiera; siamo davvero sorpresi e amareggiati. Forse non è stato un effetto voluto, vogliamo credere che non fossero queste le intenzioni verso di noi quanto piuttosto un grave errore dovuto alla concitazione che c'è stata intorno alla Legge di Bilancio". Per questo i pazienti chiedono al ministro e al Governo di rivedere la norma sull'Ires e quella sui farmaci orfani.

Una forte esplosione è stato sentita nel nono arrondissement di Parigi. Lo riferisce la polizia. La deflagrazione, secondo il sito di informazione Dna, sarebbe stata causata da una perdita di gas in una panetteria che si trova a poca distanza dai Grands Boulevards e al Musée Grévin.

L'esplosione si è verificata – riporta BfmTv – in rue de Trevise, nel centro di Parigi. Sui social sono state diffuse le prime immagini del palazzo distrutto dalla deflagrazione.

Il panificio distrutto dalla deflagrazione si trovava all'angolo con rue Sainte-Cécile, in un quartiere turistico nel centro della capitale presidiato da oltre 5.000 poliziotti e gendarmi mobilitati per il nono sabato di proteste dei Gilet gialli.

 

Abbiamo la peggiore burocrazia d'Europa, nell’Eurozona solo la Grecia sta peggio di noi: è quanto emerge dalla stesura dell’indice europeo sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici dei 19 paesi che utilizzano la moneta unica, un’elaborazione, riferita al 2017, realizzata dalla Cgia su dati della Commissione europea. Meglio nelle regioni del Nord, con il Trentino Alto Adige che è la realtà territoriale più virtuosa d’Italia, peggio al Centro-Sud con la Calabria all'ultimo posto.
    "Questo – spiega la Cgia – la dice lunga sullo stato di difficoltà in cui versa la nostra Pubblica amministrazione.  E se la Finlandia, i Paesi Bassi e il Lussemburgo occupano i tre gradini del podio, Slovacchia, Italia e Grecia, invece, si collocano mestamente nelle parte più bassa della graduatoria".
    “Sarebbe comunque sbagliato generalizzare, non tutta la nostra amministrazione  pubblica è di bassa qualità. La sanità al Nord, molti settori delle forze dell’ordine, diversi centri di ricerca  e istituti universitari – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – assicurano delle performance che non temono confronti con il resto d’Europa. Ciò nonostante, il livello medio complessivo è preoccupante. L’incomunicabilità, la mancanza di trasparenza, l’incertezza giuridica e gli adempimenti troppo onerosi hanno generato una profonda incrinatura, soprattutto nei rapporti tra le imprese e i pubblici uffici, cha ha provocato l’allontanamento di molti operatori stranieri che, purtroppo, non vogliono più investire in Italia anche per l’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico”. 

 "Fa parte delle visioni della difesa anche quella di concorrere insieme con le altre componenti dello Stato alla soluzione di alcuni problemi ma quando ci siano condizioni di straordinaria necessità ed emergenza". A "Settegiorni" su Rai Parlamento il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, parla di semplificazioni giornalistiche per la vicenda del Genio militare da impiegare per riparare le buche di Roma.

"E' chiaro – sottolinea Trenta – che quello che è stato presentato come un emendamento per Roma prima di tutto prevede qualcosa che può avvenire in tutta Italia e non solo nella capitale e, soprattutto, non è circostanziato alla buca ma a una questione di viabilità, se ad esempio c'è una strada con un particolare livello di mortalità, dove non è facile fare una gara per qualsiasi motivo e diventa necessario fare velocemente. Allora è previsto che il Genio possa intervenire". 

La proposta di legalizzare la coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis e dei suoi derivati "non passerà mai". A dare l'altolà al senatore Matteo Mantero, che pochi giorni fa ha presentato la proposta di legge, è il vice presidente del Consiglio e ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

La ragione, a sentire Salvini, sembra essere formale: "non è nel contratto di governo". I leghisti, d'altra parte, non potrebbero avallare in alcun modo un progetto di legge che preveda la liberalizzazione della cannabis: "Facciano un governo con qualcun altro", taglia corto il ministro dell'Agricoltura Gian Marco Centinaio.

"Una maggioranza c'è"

Il testo del ddl Mantero prende le mosse dalla proposta di legge presentata nella scorsa legislatura dall'intergruppo capitanato da Benedetto Della Vedova, oggi in +Europa. Ed è il deputato di +Europa, Riccardo Magi, ad avvertire i leghisti: contratto o meno, una maggioranza su questo tema in Parlamento già c'è.

"Si consenta al Parlamento di discuterne, a partire dalla proposta di legge popolare sottoscritta da 67 mila cittadini, che giace dal 2016 nel cassetto del presidente Fico", è la richiesta di Magi: "Se si avviasse l'esame senza 'vincolo di mandato' emergerebbe una maggioranza di deputati e senatori favorevoli alla legalizzazione della cannabis, si tratta di non continuare a evitare la discussione come è stato fatto finora in spregio alla Costituzione e alla volontà dei cittadini".

Stessa richiesta arriva dall'associazione Luca Coscioni che, con Marco Perduca, scommette sul fatto che anche "molti sostenitori, ed eletti, della Lega sono privatamente a favore, in politica occorre assumersi delle responsabilità, niente di meglio che discuterne liberamente e apertamente nelle sedi opportune".

Nel dibattito spicca, tuttavia, il silenzio del Movimento 5 Stelle, di fronte al quale il Pd, per voce della deputata Giuditta Pini, chiede: "Ma qual è la posizione dei 5 Stelle? Sarà interessante vedere se il M5s difenderà compatto la legge o piegherà la testa per tenere salda l'alleanza con la Lega per tenersi le poltrone".