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AGI – Il 23 luglio del 1993 l’Italia evitò una crisi come quella greca, senza neppure poter contare su Euro ed Europa. Quel giorno il governo di Carlo Azeglio Ciampi e le parti sociali (imprese e lavoratori) firmarono il “Patto per la politica dei redditi e lo sviluppo”. A quel patto, quasi 28 anni dopo, si ispira il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, quando spiega: “Vorrei proporre al governo e alle forze politiche, alle parti sociali che si faccia un grande patto, un patto per la ricostruzione del nostro Paese. Facciamolo a partire dalle forze politiche che oggi sostengono il governo Draghi. Credo che Mario Draghi abbia tutta la forza per farlo”, dice Letta che poi sottolinea: “Ora è il momento di fare come Ciampi fece nel 1993. Da quel momento il debito pubblico cominciò a scendere”.     

Per capire fino in fondo a quale passaggio si riferisce il segretario dem occorre andare un po’ più indietro del 23 luglio 1993. Esattamente un anno prima, infatti, un difficilissimo accordo dai contenuti inediti e restrittivi, firmato dal governo presieduto da Giuliano Amato e dai sindacati, fermò la speculazione sulla lira, ma non riuscì ad evitarne la svalutazione del 30% nel mese di settembre. Ne seguì il prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti degli italiani e la finanziaria ‘monstre’ da 93mila miliardi di lire. 

Con l’accordo del 1992 cominciò la discussione sulle politiche strutturali da introdurre per ridurre un debito enorme e in continua crescita, per abbattere un’inflazione superiore al 5%. Nell’aprile del 1993 il governo Amato, travolto da Tangentopoli e dal referendum che favorì l’introduzione in Italia del sistema elettorale maggioritario, si dimise. Il nuovo governo guidato da Carlo Azeglio Ciampi riprese e accelerò la trattativa introducendo anche il tema della regolazione della redistribuzione e della coerenza dei comportamenti contrattuali con il rispetto dei diritti collettivi e degli obiettivi macroeconomici rivolti a ridurre rapidamente debito e inflazione e nel contempo a rispettare i parametri, introdotti nel Trattato di Maastricht, per poter entrare nel gruppo di Paesi che avrebbe adottato la moneta unica. Il negoziato si concluse positivamente il 3 luglio.

Dopo una vastissima consultazione referendaria, promossa dai sindacati, il 23 luglio tutte le parti firmarono quell’insieme di norme che diede vita alla stagione della politica dei redditi. Negli anni successivi quelle norme vennero lealmente e puntualmente applicate e rispettate da tutti i firmatari. I risultati furono straordinari. Il debito e l’inflazione crollarono, l’economia tornò a crescere, la redistribuzione si fece più equa, vennero rispettati i parametri di Maastricht ed entrammo così, sei anni più tardi, nel 1999, nel sistema dell’Euro. In 12 mesi il paese passò dal “dramma incombente” al sistema “di relazioni virtuose”.

AGI – La Russia ha inviato due navi da sbarco della flotta baltica, la Kaliningrad e la Korolyov, nel Mar Nero. Lo riferiscono i media turchi, che hanno pubblicato immagini delle due grandi imbarcazioni da guerra che attraversano il Bosforo. Le due navi sono dirette a Sebastopoli, in Crimea, riferisce l’agenzia Interfax.

Continua quindi la concentrazione di personale e mezzi militari russi ai confini dell’Ucraina. Nel Mar Nero è stato dispiegato inoltre uno squadrone della flotta del Caspio di 15 imbarcazioni, che saranno impegnate in esercitazioni con il sostegno di mezzi aerei. 

AGI – Tre regioni in rosso e tutte le altre, più le due province autonome di Trento e Bolzano, in arancione. E’ questa l’Italia a colori che, da lunedì 19 aprile a domenica 25, segnerà l’ultima settimana senza territori in zona gialla o bianca.

Da lunedì 26 aprile, infatti, il governo guidato da Mario Draghi avvia “l’operazione riaperture”, seppur graduale e con una serie di regole ancora da mantenere. Torna pienamente operativo il cosiddetto sistema semaforo, quindi torna la zona gialla nelle regioni a minor rischio e con una serie di parametri (alcuni nuovi rispetto ai criteri precedenti) nel rispetto delle norme. Resta, però, la chiusura per tutti dalle 22 alle 5, con il coprifuoco

Il piano per le riaperture

Le principali novità, secondo quanto previsto dal Governo in seguito alla riunione della cabina di regia, dal 26 aprile torna la didattica in presenza, nelle zone gialle e arancioni, in tutte le scuole di ogni ordine e grado; riaprono bar e ristoranti, ma solo con il servizio all’aperto, sia a pranzo che a cena nelle zone gialle; sarà possibile lo spostamento tra regioni gialle e solo con un “pass” per spostamenti possibili anche tra regioni di diverso colore, musei di nuovo aperti. Sempre da lunedì nelle zone gialle riapriranno i musei, e anche teatri, cinema e spettacoli aperti con misure di limitazione della capienza.

Il capitolo riaperture, successivamente, consentirà dal 15 maggio l’apertura delle piscine, solo all’aperto; dal primo giugno ristoranti con tavolo al chiuso, solo a pranzo, con nuove linee guida, e anche le palestre, sempre con nuove linee guida; dal primo luglio al via fiere e congressi con nuove linee guida, l’attività di stabilimenti termali e parchi tematici, con nuove linee guida. Resta il coprifuoco, in tutto il Paese, dalle 22 alle 5, che potrebbe rimanere anche per tutto il mese di maggio.

Aspettando il giallo, nell’Italia a colori da lunedì 19 a domenica 25 aprile, le regioni in zona arancione sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto, la provincia autonoma di Bolzano e la provincia autonoma di Trento. 

Le regioni in zona rossa, invece, sono: Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta.

Quasi 7 milioni di studenti tornano in aula

Da lunedì 19 saranno 6 milioni e 850 mila gli alunni presenti nelle aule sugli 8,5 milioni delle scuole statali e paritarie. In pratica, 291 mila in più della scorsa settimana, tutti della Campania che è uscita dalla zona rossa per passare nella fascia arancione. Restano in zona rossa Puglia, Sardegna e Val d’Aosta con 390 mila alunni in didattica a distanza, secondo i calcoli di Tuttoscuola. In tutto saranno quasi un milione e 657mila quelli ancora a casa in Dad la prossima settimana. Complessivamente per la prossima settimana, con l’80,5% alunni in presenza, si ritorna ai dati del febbraio scorso quando in presenza si erano sfiorati i 7 milioni in classe.

Nelle tante regioni in zona arancione la percentuale di alunni in presenza oscilla tra l’81% e l’86%, mentre nelle tre in zona rossa si ferma al 51%. Il quadro sul territorio si fa più omogeneo. Sempre secondo le elaborazioni di Tuttoscuola, gli alunni in presenza raggiungono l’84% al Nord, l’83% al Centro, il 76% nelle Isole (con un calo dovuto alla Sardegna), e il 74% nelle regioni del Sud. Le province autonome di Bolzano e Trento confermano complessivamente la più alta percentuale di alunni in presenza (87%).

Sileri: dati buoni, ma ancora troppi contagi

“I numeri attuali, seppur migliori, non sono ancora così buoni da abbattere tutte le restrizioni. Portare l’Rt di molto sotto lo 0,8 permetterà di alleggerire alcune misure e allungare il coprifuoco fino a toglierlo del tutto, ma non corriamo troppo. L’incidenza di contagi è ancora alta. Dobbiamo scendere sotto i 5 casi ogni 10 mila abitanti”. Lo dice il sottosegretario alla salute, Pierpaolo Sileri, in una intervista a ‘La Stampa’, in merito al coprifuoco, dalle 22 alle 5, destinato a restare in vigore almeno per tutto il mese di maggio. 

Gelmini: immunità di gregge a settembre

“Con questo ritmo nelle vaccinazioni nell’arco di un paio di mesi, tra agosto e settembre, potremmo raggiungere l’immunità di gregge“. Lo ha detto Mariastella Gelmini, ministri per gli Affari regionali, durante il programma “Il caffè della domenica”, su Radio24. “L’obiettivo – ha aggiunto – è arrivare tra 450 e 500 mila vaccinazioni a fine aprile

Sempre la Gelmini, in una intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato: “Io ho fiducia negli italiani, in questo anno di duri sacrifici hanno rispettato le regole con pazienza. Ora deve scattare un senso ulteriore di responsabilità, bisogna che tutti assumano comportamenti corretti”, sostiene la ministra degli Affari regionali. In merito all’allarme terapie intensive ed alla posizione critica di alcuni virologi sulle riaperture, la ministra sottolinea che le terapie intensive occupate “sono 3.340, ma una settimana fa sfioravano i 4.000. I dati della relazione che il Comitato tecnico scientifico ha fatto in cabina di regia ci dicono che abbiamo conquistato degli spazi di libertà, da gestire con grande prudenza. Draghi ha parlato di rischio calcolato per tre fattori, l’espansione della quota di popolazione anziana e fragile vaccinata, gli effetti delle misure e l’arrivo della bella stagione”.

“Il Paese non ce la fa più, dobbiamo convivere con il virus e stiamo comunque mantenendo il sistema delle fasce di colore, sarà giallo solo chi avrà i numeri per esserlo. Avevamo stabilito che avremmo fatto un tagliando ad aprile e abbiamo mantenuto la parola. Le riaperture – conclude Gelmini – dovranno essere graduali e in sicurezza, non possiamo permetterci errori. La differenza la faranno i comportamenti”. 

AGI – “Voglio dare un contributo per il riscatto della mia terra”. Da Riace alla Regione: è questa la nuova sfida politica di Mimmo Lucano. L’ex sindaco del piccolo centro della Locride, diventato un simbolo delle politiche di accoglienza e integrazione dei migranti, si candida alle Regionali a sostegno e al fianco del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che punta alla presidenza della Giunta calabrese alla guida di un’aggregazione civica che si fonda su punti programmatici che sono pienamente nelle corde di Lucano.

Del resto, negli ultimi tempi il rapporto tra i due si è via via molto infittito: quando nell’ottobre 2018 Lucano venne colpito dalla misura del divieto di dimora in seguito al suo coinvolgimento in un’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione dei fondi per gli immigrati, de Magistris lo invitò a trasferirsi a Napoli, e inoltre lo stesso de Magistris qualche mese dopo scese a Riace insieme alla sindaco di Barcellona Ada Colau per partecipare a un’iniziativa a sostegno di Lucano. La discesa in campo di Lucano alle Regionali è dunque quasi la naturale appendice di questo percorso.

“La mia candidatura alle Regionali – spiega Lucano all’AGI – è nata in maniera davvero spontanea, del resto de Magistris mi è stato sempre vicino. Questa vicinanza mi ha fatto molto piacere, perché espressa da un ex pm che conosce bene la Calabria e il territorio e che ha lottato contro il sistema di potere della borghesia mafiosa legata alla corruzione politica. Poi ho visto un suo impegno molto forte  come sindaco di strada, la sua idea di sinistra della società come la mia: insomma, tanti elementi mi legano a lui. E non mi faccio condizionare da chi lo accusa che viene da fuori, anzi – rileva Lucano – dico che meno male che c’è uno come de Magistris che vuole risollevare le sorti di una regione che sembra condannata. Mi è venuto spontaneo  dire di sì perché tanti progetti e tanti impegni che io ho realizzato e portato avanti come sindaco di Riace trovano corrispondenza nel progetto di de Magistris per la Calabria. È una sorta di ‘mission‘ che ci lega”.

L’esperienza da sindaco di Riace per Lucano è, in sostanza, anche il suo “manifesto” politico per le Regionali. “Io ovviamente – confida – guardo sempre anche a Riace, è una ferita ancora aperta perché io sono stato cacciato da sindaco, e non dobbiamo dimenticare che in Calabria c’è anche un altro dramma, il giustizialismo sommario. Ma ora c’è questa nuova sfida, e a livello regionale posso concretizzare le idee che ho concretizzato per Riace, che è stata una periferia delle periferie: il riscatto, l’accoglienza, il senso dell’identità, l’antimafia, l’acqua pubblica, che è un tema che sento molto come strumento di democrazia, il perseguimento del bene comune. Sono tutti temi che fanno parte di un programma regionale, tutto quello che ho fatto per Riace lo voglio mettere a disposizione per la Calabria”.

“Per questo – rimarca Lucano – mi sento di voler dare un contributo di riscatto per la mia terra, abbinandolo anche a un buon governo fondato sui valori della democrazia: un contributo di riscatto per la mia terra che corrisponde anche a un’idea di mondo fatta di solidarietà e umanità, che sono nel Dna della Calabria”. Per Lucano inoltre “la cosa più importante, su cui non devono esserci incertezze, è un impegno vero per costruire comunità senza mafia. C’è bisogno di un’antimafia culturale e sociale, perché il vero dramma della nostra terra, per le giovani generazioni, è questo incubo, questo peso che sentiamo addosso, nella nostra terra non è possibile fare nulla perché c’è il dominio della mafia. Noi proponiamo un linguaggio antitetico nei confronti della mafia, vogliamo il respiro della libertà nella nostra terra”.

La campagna elettorale per le Regionali si snoderà in coincidenza con la prosecuzione del processo che vede l’ex sindaco di Riace imputato a Locri per presunte irregolarità nella gestione di progetti per l’immigrazione, ma Lucano non vede problemi di sorta: “Sono tranquillo e fiducioso, del resto – riferisce Lucano – per correttezza nelle riunioni sono stato molto chiaro e ho fatto presente questa situazione a tutti coloro che hanno sostenuto un mio impegno, mi hanno detto che per loro non c’è nessun problema, e poi non ho rubato, non ho ammazzato nessuno… Io sono tranquillo”.

Alle Regionali Lucano – per decisione unanime di de Magistris e del gruppo dirigente che ha fortemente spinto per la sua discesa in campo – sarà capolista nelle tre circoscrizioni elettorali calabresi, ma per l’ex sindaco di Riace si tratta di un aspetto non rilevante: “Io non ho queste pretese e queste ambizioni, quello che per me conta è partecipare e dare il mio contributo, del resto la mia storia lo dimostra, perché – ricorda Lucano – a Riace sono anche stato semplice aspirante consigliere comunale. Quello che mi interessa è lavorare per perseguire quello che molti dissero quando Wim Wenders venne in Calabria per fare quel film su Riace, ‘sulle ali di una nuova Calabria’: un sogno, da condividere con i calabresi. Io non ho altro da chiedere: non voglio poltrone, voglio una nuova Calabria”

Al momento, il campo della sinistra e del centrosinistra in Calabria è diviso e frazionato, da qui una sorta di appello di Lucano: “Vorrei che tutte le persone che si sentono come ideali vicini al popolo, dei cittadini e delle aree più deboli, degli ultimi, trovino l’orgoglio di essere insieme. Perché – conclude Lucano – rischiamo che chi è senza ideali si metta insieme e disattenda le speranze della Calabria. Dobbiamo mettere in atto davvero una trasformazione della Calabria: l’esperienza di Riace dimostra che questo è possibile”.

Avvicinandoci a grandi passi verso la data di lancio, fissata per il 14 maggio su PC, PlayStation 4, Xbox One e, in retrocompatibilità, su PlayStation 5, Xbox Series X, Xbox Series S, si scoprono via via nuovi dettagli su Mass Effect Legendary Edition. Nelle scorse ore BioWare ha confermato la presenza di una modalità fotografica per immortalare gli scenari spaziali dell’imminente Remastered.

La notizia è stata anticipata da Mac Walters, Project Director dello studio, successivamente confermata dal suo account Twitter ufficiale. Mass Effect Legendary Edition prevederà una photo mode, dando ai giocatori la libertà di fermare la propria partita per scattare delle foto. Le immagini che accompagnano i tweet della succursale di Electronic Arts anticipano alcune caratteristiche, come la possibilità di sganciare la telecamera dal personaggio per poter muoversi liberamente nello scenario.

Mass EffectGli emuli di Shepard potranno inoltre agire sulla distanza focale e sulla profondità di campo per perfezionare le proprie foto. Le altre immagini suggeriscono la presenza di tutti quei parametri che si trovano in quasi tutte le Photo Mode, come le opzioni sulla gamma cromatica, quelle per modificare velocemente la scena attraverso dei preset o aggiungere effetti come cornici o altro.

Mass Effect Legendary Edition è entrato in fase gold da giorni, pertanto non salterà la nuova data di uscita fissata per il 14 maggio 2021.

L’articolo Mass Effect Legendary Edition: photo mode inclusa proviene da GameSource.

AGI – Nel 2020 sono sei i Paesi che hanno dichiarato fallimento soprattutto per ‘colpa’ del Covid. Si tratta di un livello record per le insolvenze sovrane. Lo rivela Standard & Poor’s Global Rating, secondo la quale è capitato sette volte l’anno scorso che un governo non è stato in grado di onorare i suoi debiti. A fare default sono stati Argentina, Ecuador, Libano, Zambia, Belize e Suriname (due volte).

Il precedente record delle insolvenze sovrane era stato raggiunto nel 2017, con sei fallimenti. Un default sovrano, a differenza di un fallimento privato, riguarda uno Stato e non una società. S&P nel 2020 ha decretato l’insolvenza sovrana 7 volte, a causa della pandemia e in parte anche per il crollo del prezzo delle materie prime, in primis il petrolio, che comunque sono effetti collaterali del coronavirus, che ha fatto crollare la domanda globale.     

Complessivamente S&P ha decretato 24 insolvenze sovrane nel corso della sua storia, metà delle quali riguardano Paesi che sono andati più volte in default. L’Argentina è fallita 5 volte, il Belize 4 volte, l’Ecuador 2 volte e il Libano, lo Zambia e il Suriname sono tutti falliti nel 2020 per la prima volta (anche se il Suriname ha esordito con una doppietta annuale).

Va anche ricordato che i tagli di rating sovrani da parte di S&P nel 2020 sono stati 26, pari al livello record del 2011 e che attualmente il 60% dei Paesi emergenti hanno un indebitamento a elevato livello di rischio, e cioè ‘non investment grade‘. Il che significa che il record di default sovrano raggiunto nel 2020 potrebbe essere già superato quest’anno.

Ecco nel dettaglio tutti i fallimenti dello scorso anno:

Il Libano è l’unico default non legato al Covid 

L’insolvenza sovrana più drammatica nel 2020 è stata quella del Libano, che poi è anche l’unico fallimento di Stato non legato al Covid o ai suoi effetti collaterali. L’annuncio del mancato pagamento di una rata da 1,2 miliardi di euro di un eurobond da parte di Beirut è avvenuta lo scorso 7 marzo e ha fatto scattare il default. In Libano all’epoca i casi di Covid si contavano sulle dita di una mano. Il problema è dunque solo l’eccesso di indebitamento, che ha reso impossibile il pagamento degli interessi da parte dei libanesi.

Nel 2016 il Libano aveva una delle economie più stabili del Medioriente, poi è iniziata una crisi economica senza precedenti: la lira libanese si è svalutata del 90%, l’inflazione è salita all’85%, metà della popolazione, secondo l’Onu, vive sotto la soglia di povertà e i rifornimenti di beni di prima necessità scarseggiano. Insomma, rimborsare ai creditori un debito di circa 90 miliardi di dollari per il Libano è diventato impossibile. E S&P non ha fatto altro che ratificare questa realtà abbassando il rating a livello ‘CC’.

Crollo del prezzo del petrolio e crack Ecuador

Il secondo crack della storia dell’Ecuador è legato al crollo del prezzo del petrolio, ma è durato poco. Ad agosto il Paese sudamericano ha chiesto di rinviare il rimborso di una rata da 800 milioni di dollari di bond in scadenza, facendo scattare il default. Tuttavia nel corso della stessa estate il Paese ha trovato un accordo di ristrutturazione del debito coi creditori, tagliando il debito e riducendo gli interessi.

Per l’Argentina è il quinto default

L’Argentina è campione mondiale delle insolvenze di Stato e quella dell’aprile 2020 è stato il suo quinto default. La sua cronica incapacità di gestire i conti pubblici è stata peggiorata dalla crisi del Covid. In aprile il Paese ha mancato dei pagamenti in bond denominati in dollari e a giugno ha fatto il bis con altri bond in valuta estera. Di conseguenza il governo è tornato a trattare coi creditori, ottenendo un’insolvenza selettiva e cioè un alleggerimento del debito pubblico che ammonta a 65 miliardi di dollari.

Quarto default per il piccolo Belize

Lo staterello caraibico del Belize è al suo quarto default e dunque di insolvenze se ne intende. Il Paese ha mezzo milione di abitanti e vive di turismo. Il Covid ha fatto crollare del 70% la sua unica entrata consistente e ad agosto il governo ha chiesto ai creditori il rinvio del pagamento di una rata di rimborsi da 526 milioni di dollari di bond in scadenza. Il Fmi ha chiuso a marzo la sua ispezione sui conti pubblici del Belize, definendo “insostenibile” il debito.

Il Suriname nel 2020 è fallito due volte

Il Suriname è una piccola ex colonia olandese del Sudamerica. Il crollo delle esportazioni dell’oro, legato alla crisi Covid, l’ha fatta precipitare una crisi economica che persisteva da anni. Discutibili progetti infrastrutturali varati dall’ex dittatore Dosi Bouterse, condannato in Olanda per traffico di cocaina e accusato di omicidio, hanno costretto il Paese a saltare il pagamento di due rate obbligazionarie da 675 milioni di dollari, prima a luglio e poi ottobre. Bouterse si è dimesso e ora il paese ha chiesto al Fmi di aiutarlo a superare il default. 

Default dello Zambia legato ai prezzi del rame

Lo Zambia è l’unico Paese africano che nel 2020 ha dichiarato l’insolvenza. La colpa è del crollo dell’export del rame, la sua principale risorsa mineraria. Anche in questo caso, come per il petrolio, si tratta di un effetto collaterale della crisi pandemica, che ha fatto crollare la domanda globale di materie prime.

Lo Zambia comunque ha l’aggravante di essere uno dei Paesi africani più indebitati, in particolare con la Cina. A novembre il governo non ha rimborsato una rata da 42,5 miliardi di dollari di bond in scadenza, facendo scattare il default. Difficilmente lo Zambia riuscirà a pagare i creditori in un prossimo futuro e secondo gli esperti potrebbe essere il primo Paese africano di una lunga lista a cadere in default.

AGI – Lo sport in Italia in termini di pubblico presente negli impianti ha trovato un punto di partenza: il via libera di almeno il 25% della capienza dello Stadio Olimpico di Roma in occasione degli Europei di calcio. Già sul tavolo anche la possibilità di ammettere un numero contingentato per assistere alla serie A.

Per la sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali le prossime ‘stoccate’ da mettere a segno nella sua tradizione di atleta vincente non saranno semplici. Nelle prossime settimane, numeri della pandemia di Covid permettendo, ci sarà da dare risposte al mondo che vive lo sport, ovvero il pubblico che freme per ritornare ad animare stadi, palazzetti e impianti all’aperto. L’Italia è Paese ad alta vocazione e passione sportiva che storicamente ha dato affidabilità di organizzazione. Esempio più lampante è l’assegnazione dei Giochi invernali di Milano-Cortina del 2026. Le federazioni internazionali sono consapevoli delle capacità italiane, ne fanno tesoro e, nei limiti del possibili, sono propense ad assegnare eventi anche di un certo spessore. 

Nel 2021, anno che sarà caratterizzato dalla prima Olimpiade posticipata della storia, quella di Tokyo 2020 (23 luglio-8 agosto), in Italia si svolgeranno almeno una ventina di eventi di rilevanza internazionale. Manifestazioni che stanno attendono lumi sulla presenza di pubblico. Il concetto delle ‘bolle anti-Covid’ sta funzionando, atleti e staff da una parte, organizzazione dall’altra e giornalisti da un’altra ancora. Il comune denominatore per tutti è tamponi su tamponi, ogni due-tre giorni, e severi protocolli.

A maggio ci sarà il Giro d’Italia. La Corsa Rosa che quest’anno compirà 104 anni è, dopo il mondo del pallone, la manifestazione più popolare del Bel Paese. Per tre settimane sport, cultura, tradizioni e popolo delle varie regioni italiane, si fondono in un evento che va oltre alle lunghe fughe, agli emozionati sprint o alle cavalcate magari solitarie su e giù dai passi alpini. Per il momento le tribune per gli spettatori agli arrivi delle singole tappe non sono contemplate. Più possibile, anche perché difficile da limitare, la presenza lungo le strade.

Il giorno dopo l’inizio del Giro, ovvero il 9 maggio, via agli Internazionali d’Italia di tennis ma, ad oggi, sugli spalti degli impianti del Foro Italico difficilmente ci saranno spettatori. Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri preferisce restare cauto sulla presenza di pubblico sulle tribune del ‘Centrale’ e degli altri campi (“Il 9 maggio è presto”, ha detto a ‘Un giorno da pecora’).

Nel secondo fine settimana di maggio presso lo stadio della Canoa di Ivrea andranno di scena gli Europei di canoa slalom che saranno anche tappa di qualificazione olimpica lungo il cammino verso Tokyo 2020.  A fine maggio il popolo delle due ruote è pronto ad affollare – concetto per il momento effettivamente non più possibile – le tribune dell’una o dell’altra curva del circuito del Mugello. Tutti e due eventi che, al momento, non prevedono l’apertura dei cancelli al pubblico.

Giugno sarà il mese del calcio, dell’atletica leggera e della Nations League di pallavolo. Con almeno il 25% della capienza dell’Olimpico (circa 16-18 mila persone saranno ammesse) che ospiterà i tre incontri dell’Italia (l’11 contro la Turchia, il 16 con la Svizzera, il 20 con il Galles), il 10 giugno le stelle dell’atletica leggera animeranno lo stadio ‘Ridolfi’ di Firenze ma potranno essere applaudite solo dagli addetti ai lavori.

Non sono ancora contemplati spettatori alla Nations League di Volley maschile e femminile assegnata alla Riviera Adriatica, nello specifico alla città di Rimini. La località romagnola dal 25 maggio al 27 giugno vedrà impegnate ben 32 nazionali di cui 16 femminili e 16 maschili. Le 248 partite saranno a porte chiuse.

A fine giugno, a meno di un mese dalle Olimpiadi di Tokyo, il Friuli Venezia-Giulia e la città di Trieste ospiteranno gli Europei di softball. Per le azzurre sarà un test importante in vista del torneo olimpico. Ai primi di luglio, dal 2 all’11, è previsto il Giro d’Italia femminile.

Nella seconda parte di stagione l’Italia ospiterà altre manifestazioni internazionali che hanno sempre richiamato tanti spettatori e, essendo più lontane, c’è speranza che potranno avere la presenza di pubblico. Si tratta del Mondiale di mountain bike a fine agosto (25-29) in Val di Sole in Trentino, territorio dove il turismo proprio in questo periodo è molto forte. Meno di due settimane dopo la città di Trento sarà sede dell’Europeo di ciclismo su strada. Torino, Avigliana e Settimo Torinese dall’11 al 19 settembre formeranno la capitale europea del baseball. Sui diamanti del Piemonte si giocheranno le partite valide per il Campionato europeo.

Domenica 12 settembre è in agenda un altro evento che richiama migliaia di persone: il Gran Premio di Formula 1 a Monza. Prima del grande inverno, l’ultimo prestigioso evento sportivo dell’anno 2021 in Italia sarà la finale dell’Atp Tour al Pala Alpitour di Torino dal 14 al 21 novembre.

AGI – Una sorpresa, ma non troppo. Trovare i resti di antiche mura romane a pochi metri in linea d’aria dall’antica Abellinum, era una possibilità. Ma quando l’escavatore ha toccato qualcosa di consistente, composto da materiale tufaceo, gli operai si sono fermati. Stoccare carburante dove duemila anni prima c’era un insediamento romano non è certamente possibile.

Spuntano pochi centimetri di struttura dagli scavi per i lavori nell’area di sedìme di un impianto per la distribuzione di carburanti lungo via Appia ad Atripalda, ma per gli esperti della Soprintendenza archeologica della Campania, secondo quanto apprende l’AGI, qualche metro più in fondo ci sarebbe, intatto forse, l’anfiteatro della città romana.

Poco più avanti, una recinzione divide la via Appia di oggi dalla cittadina dei Sanniti e dei romani, sorta nel IV secolo avanti Cristo, portata alla luce in un terreno privato e rimasta per molti anni ‘sospesa’ in un contenzioso giudiziario che si concluse con la restituzione ai privati di un parco archeologico che comprendeva una domus romana appartenuta a un facoltoso liberto, riscattatosi con una florida attività di commercio.

E tutto intorno i resti del calidarium di una struttura termale, il forum, una sezione dell’antico acquedotto del Serino e un pezzo della struttura ellittica di un anfiteatro. Il ritrovamento casuale fa ragionevolmente pensare che le mura ritrovate appartengano proprio all’anfiteatro di questa cittadina romana. Il cantiere per la creazione del distributore di carburanti è stato bloccato.

Nell’area ci sono i blindi di cemento armato che l’impresa avrebbe dovuto collocare proprio lì dove sono affiorate le mura antiche. La Soprintendenza ha già eseguito un primo sopralluogo e gli archeologi hanno riscontrato danni dovuti a lavori di edilizia eseguiti in passato, negli anni ’70, probabilmente sempre per l’installazione dell’impianto di carburanti. In quell’area di sedime sono emersi i setti murari, realizzati in opus reticulatum che si possono riscontrare in tutto lo scavo di Abellinum. Anche questi risalirebbero al I secolo avanti Cristo, come le evidenze archeologiche già emerse.

Le valutazioni passano ora agli archeologi, che avrebbe già un quadro sommario su quanto ritrovato. E’ stato anche già deciso dalla Soprintendenza di ampliare l’area di indagine, perché si ritiene che l’estensione delle mura sia ben altra, una porzione importante di un suburbio dell’antica Abellinum, un quartiere periferico, in pratica, oltre le mura di cinta. Uno scavo che promette sorprese.  

AGI – Nel mondo sono ormai tre milioni i decessi legati al coronavirus. Mentre continua la corsa all’immunizzazione, Paesi come l’India sono alle prese con una impennata delle infezioni e nuove misure restrittive. Oggi la capitale indiana, New  Delhi, entra in lockdown per il fine settimana, mentre la seconda nazione più popolosa del mondo registra più di 200.000 nuovi casi giornalieri.

Il virus continua a diffondersi anche in Asia: l’India ha registrato oltre due milioni di nuovi casi solo nel mese di aprile, nuove chiusure sono state imposte in Bangladesh e in Pakistan.

In Giappone, l’aumento delle infezioni ha alimentato le speculazioni su un annullamento delle Olimpiadi, già rinviate l’anno scorso a causa della pandemia. Il primo ministro giapponese, Yoshihide Suga, nel suo primo incontro con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha detto che il suo governo sta ascoltando gli esperti e sta facendo “tutto il possibile” per prepararsi ai Giochi di Tokyo in programma a luglio. 

In Brasile, secondo Paese al mondo per numero di vittime, il vertiginoso aumento dei morti nello stato di San Paolo ha costretto il sindaco della città più ricca e popolosa del Paese ad adattare la pianificazione funeraria: ora, oltre ad assumere più personale e veicoli, sono stati aggiunti turni notturni in quattro dei 22 cimiteri comunali, dove vengono scavate 600 tombe ogni giorno. Ma nonostante l’alto tasso di infezione, il governo dello stato ha annunciato che consentirà la riapertura di attività commerciali e luoghi di culto da domani. 

AGI – Matteo Salvini è arrivato all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo dove è prevista l’udienza preliminare per decidere se  l’ex ministro degli Interni dovrà essere processato per la vicenda della nave Open Arms.

Per la procura Salvini è responsabile di sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio. La zona attorno all’aula bunker appare blindata, le strade transennate, ed è massiccia la presenza di furgoni blindati di polizia e carabinieri.

“Con Giulia Bongiorno, pronto all’udienza in tribunale, accusato di ‘sequestro di persona’. Grazie per i tanti i messaggi, la vostra vicinanza vale tutto”, ha scritto Salvini su Twitter. “Avanti a testa alta, convinto di avere da ministro servito l’Italia nel rispetto della legge”, ha aggiunto il segretario della Lega.