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Un ventenne è stato arrestato per un omicidio avvenuto nella notte nel nuorese, a Bari Sardo, nei pressi di un locale pubblico. Un uomo di 44 anni è stato ucciso, probabilmente al termine di una lite, la cui dinamica e motivi sono in corso di accertamento. I carabinieri della Compagnia di Lanusei, hanno rintracciato presso la sua abitazione e arrestato il 20enne con l’accusa di omicidio preterintenzionale. 

La popolazione cinese supera per la prima volta quota 1,4 miliardi di persone, ma il numero di bambini nati nel 2019 tocca i minimi da quasi sessanta anni. Il tasso di natalità è stato del 10,48 per mille, secondo i numeri diffusi  dall’Ufficio Nazionale di Statistica, e il numero di bambini nati lo scorso anno ha registrato un calo di 580 mila rispetto al 2018, a quota 14,65 milioni e al livello più basso dal 1961, anno in cui nacquero 11,8 milioni di bambini. La popolazione totale della Cina, intanto, ha superato quota 1,4 miliardi di persone, contro gli 1,39 miliardi registrati lo scorso anno. 

The Surge 2, l’acclamato videogioco Action-RPG di Deck13 si arricchisce dell’espansione Kraken che è disponibile per le piattaforme PlayStation 4, Xbox One e PC e della edizione speciale Premium Edition. L’edizione Premium Edition include il gioco base, l’espansione Kraken e tutti i contenuti dei precedenti DLC.

L’espansione Kraken aggiunge moltissimi contenuti in una nuova storyline che include nuove ambientazioni, armi, impianti e armature da scoprire e “craftare”. Sali a bordo della VBS Krakow un’enorme portaerei in disarmo convertita in abitazione per personaggi ricchi e famosi. Robot da battaglia, sistemi di sicurezza impazziti e un imponente boss ti metteranno duramente alla prova. La Premium Edition di The Surge 2 include il gioco base, l’espansione Kraken e tutti i DLC rilasciati fino a questo momento tra cui: “URBN Gear Pack”, “Public Enemy Weapon Pack” e “Jericho’s Legacy Gear Pack”.

The Surge 2, l’espansione Kraken e l’edizione Premium Edition sono disponibili per PlayStation 4, Xbox One e PC.

L’articolo The Surge 2: disponibile il Dlc “Kraken” proviene da GameSource.

* Davide Tabarelli

Con il cambiamento climatico diventato emergenza globale, la politica internazionale si fa carico di impegni di riduzione delle emissioni di CO2 con trattati come quello di Kyoto del 1997 o quello di Parigi del 2015. A loro volta, i governi dei singoli Stati annunciano obiettivi altrettanto ambiziosi, seguiti spesso dalle amministrazioni delle singole città. Gli obiettivi sono a lungo termine, oltre i venti o trent’anni, molto più lontano della scadenza degli incarichi che i politici hanno ricevuto con le elezioni.

Sono passati 22 anni dall’accordo di Kyoto, oggi un po’ dimenticato, anche perché sostituito da quello di Parigi, ma l’obiettivo di allora è stato completamente mancato, in quanto le emissioni, invece di diminuire secondo le intenzioni, sono aumentate di quasi il 50 percento. Nonostante siano passati solo 4 anni dall’accordo di Parigi, il trend è sempre di crescita ed evidenzia tutte le difficoltà nel fare conciliare le grandi parole della politica con azioni più efficaci. Una maggiore consapevolezza di tale distacco fa sì che le politiche si facciano più evolute, con gli obiettivi che da semplice riduzione si spostano sui bilanciamenti, sulla neutralità. In sostanza, una volta che le emissioni di CO2, se inevitabili, vengono compensate da assorbimenti, allora l’obiettivo è comunque raggiunto. 

Le tecniche per assorbire le emissioni, un work​ in progress

Le tecniche per assorbire dall’atmosfera la CO2 non sono semplici. Da decenni si prova con la cattura e lo stoccaggio sotterraneo, attraverso filtri dell’aria o dei fumi dei camini delle centrali elettriche, con successiva iniezione nel sottosuolo, in una sorta di circolo che rimette il carbonio là dove era stato prelevato con l’estrazione delle fonti fossili. Il processo, però, è tanto facile da descrivere quanto difficile da attuare.

La CO2 è troppo dispersa in atmosfera e conta, come dicono le statistiche, per 420 parti per milione, vale a dire lo 0,042 percento dell’aria. Catturare una sostanza con tale bassa densità è molto costoso. Anche se si riuscisse a catturare con strumenti più efficaci grazie alle nuove tecnologie, rimane il fatto che, in alte concentrazioni, la CO2 è pericolosa da trasportare e diventa anche un prodotto tossico.

Iniettarla nel sottosuolo equivale a stoccare una sostanza pericolosa, in pratica un rifiuto speciale, che richiederebbe una sorta di presidio permanente del giacimento, con vincoli di controllo che dovrebbero durare per decenni. Constatata la difficoltà della cattura e dello stoccaggio, la ricerca ha intrapreso la via del riuso della CO2, attraverso la sperimentazione, sulle superfici degli edifici, di cementi in grado di assorbirla dall’atmosfera. Altrettanto interessante è la coltivazione di alghe, dove la fotosintesi, il processo chimico alla base di tutta la vita sulla terra, usa la CO2 per produrre clorofilla. La fotosintesi sintetica, realizzata in laboratorio, potrebbe presto guidare il processo verso la crescita di piante particolari in grado di assorbire CO2 in grandi quantità e ovunque, contribuendo allo stesso tempo a risolvere il problema della scarsità di cibo per la crescente popolazione mondiale.

Il contributo delle foreste, i numeri

In attesa che la ricerca dia risultati più efficaci, si riscoprono le potenzialità offerte dall’espansione delle foreste dove l’uomo ha vissuto per millenni, raccogliendone i frutti, usando il legno come materiale per costruire case e utensili e per fare il fuoco, la sua prima e più grande innovazione tecnologica. Puntare sugli assorbimenti delle piante obbliga però a fare riflessioni sui bilanci di carbonio e sui suoi cicli in atmosfera, per comprendere meglio la complessità della questione. Le emissioni da combustibili fossili antropiche, in forte crescita, sono dell’ordine dei 32 miliardi di tonnellate all’anno, mentre quello che assorbono le piante con la fotosintesi è stimato intorno ai 225 miliardi, compensato da emissioni per decadimento delle stesse piante per 220 miliardi, con un effetto netto positivo di cattura di 5 miliardi, circa un sesto delle emissioni umane da combustibili.

È inevitabile che ogni sforzo sull’aumento della superficie risulta positivo in termini di assorbimenti. La Food and Agriculture Organization (FAO) dell’ONU stima che la deforestazione globale stia rallentando. Mentre prosegue nelle aree dove maggiore è la popolazione povera, che vive nelle foreste, in particolare nell’Africa Subsahariana o nell’Amazzonia, si è invertita la tendenza in alcune aree ricche, in particolare in Europa.  Qui, da un po’ di tempo si parla di economia circolare, volta a ridurre l’impatto sullo sfruttamento delle risorse. Quello della cura delle foreste è da sempre modello di economia circolare che tiene conto della rigenerazione e dell’uso complessivo della materia, con effetti positivi correlati quali il mantenimento della biodiversità, la protezione del suolo, la purificazione dell’acqua, il sostegno a comunità locali in aree periferiche rurali, in territori difficili, deboli economicamente.

Le recenti visioni dell’Unione europea, contenute nel pacchetto clima ed energia verso la totale decarbonizzazione nel 2050, fanno proprio riferimento alle comunità dell’energia, dove i consumatori si producono la loro energia anche con biomasse, ovvero con legno, per impieghi tradizionali di riscaldamento o per la produzione di biogas da cui estrarre biometano. Sarà un ritorno a comportamenti di millenaria tradizione delle comunità che vivono presso i boschi, dove il legno diventa la principale fonte di energia e anche materiale da costruzione. Al di là delle suggestioni, la coltivazione del legno attraverso la riforestazione si adatta bene a questo modello, lo rafforza e lo potenzia.

I casi di Italia e Finlandia, modelli a confronto

In Europa, dopo secoli di disboscamento per far spazio all’agricoltura e all’allevamento, le foreste si stanno ampliando velocemente, notizia positiva nella speranza che anche nel resto del mondo possa accadere lo stesso.

Tale miglioramento non libera l’Europa dal paradosso che la vede oggi fortemente critica verso la deforestazione in paesi dove si è obbligati a ricorrervi per espandere l’agricoltura. Le regole dello sviluppo sono molto chiare e insegnano che il passaggio da un’agricoltura rurale di sostentamento ad una intensiva è il primo passo dello sviluppo. Ciò serve anche a rallentare il processo, comunque inevitabile, del passaggio di miliardi di persone dalle campagne alle città. Peraltro, in Europa, il ritorno dei boschi non è così virtuoso come sembra, ma è originato dall’abbandono dell’agricoltura perché non più profittevole, a volte perché si importano derrate da quei paesi che stanno uscendo lentamente dalla povertà assoluta.

Le statistiche evidenziano che dal 1990 al 2015 le aree boschive europee sono aumentate di 8 milioni di ettari, un’area pari all’intera Scozia. Chi più ha contribuito è l’Italia, paese relativamente piccolo, che in 25 anni ha visto aumentare le sue foreste di 2 milioni di ettari ad oltre 11 milioni, più di un terzo della sua intera superficie di quasi 30 milioni di ettari.  In media, le foreste italiane hanno assorbito circa 30 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, il 7 percento delle emissioni totali.

Come in tutta Europa, anche in Italia il ritorno dei boschi è l’effetto dell’abbandono dell’agricoltura, la conseguenza di un processo di impoverimento, che porta ad un incremento disordinato con l’emergere di altri problemi. La crisi dell’agricoltura è anche la crisi della selvicoltura e dell’economia montana, che soffre di spopolamento e di disoccupazione. L’incuria facilita gli incendi, in quanto i rami caduti non vengono più raccolti, nel sottobosco cresce la sterpaglia, più soggetta ad incendiarsi, mentre improvvise piogge intense vanno a intasare i corsi d’acqua e peggiorano il dissesto idrogeologico. L’abbondanza di legno in altri paesi europei, in particolare in quelli dell’est, ha originato il paradosso che la produzione in Italia cala a favore delle importazioni, mentre i boschi vengono lasciati sempre di più in stato di abbandono.

Chi, invece, in Europa ha conosciuto un processo virtuoso nella gestione delle proprie foreste è la Finlandia, paese che vive da sempre in simbiosi con il legno prodotto e coltivato nei suoi boschi. La Finlandia è il terzo paese per estensione delle foreste in Europa, dopo Svezia e Spagna, e, nonostante la costante crescita della produzione di legno, in gran parte esportato, la superficie dei suoi boschi aumenta. È il paese di riferimento per le politiche forestali per tutto il mondo, sia per gli aspetti più tradizionali, che per quelli collegati all’innovazione tecnologica.

L’economia del legno

Lo sfruttamento del bosco da sempre è condotto in forma di cooperative a beneficio delle comunità rurali che vivono in paesi che, senza l’economia del legno, non potrebbero sopravvivere. Äänekoski è una piccola cittadina di 20 mila abitanti a 300 chilometri a nord di Helsinki ed è la sede di uno dei più grandi stabilimenti al mondo per la lavorazione di alberi, per lo più conifere, tagliati nelle vicine foreste. La società Metsä ha la proprietà dello stabilimento e ha appena completato una ristrutturazione con  1,3 miliardi di euro di investimento. La Metsä a sua volta è  posseduta da una cooperativa di 103 mila soci che sono anche i piccoli proprietari dei terreni nelle foreste dove si taglia il legno.

Nel 2018 ha fatturato, con stabilimenti in 15 paesi, 2,5 miliardi di euro. Il nuovo stabilimento è quello più avanzato, dove fanno profitti e aiutano la foresta a crescere. Per ogni albero che viene tagliato, ne vengono piantati 4, poi, con il trascorrere degli anni, quelli meno rigogliosi vengono tagliati e solo i più forti vengono lasciati crescere, fino a quando hanno fra i 60 e i 70 anni. Quelli che vengono tagliati finiscono in fabbrica per fare truciolato e polpa di cellulosa per la carta. Nella fabbrica nulla viene sprecato. La parte più ricca sono le assi da destinare agli edifici e all’industria del mobile, ma poi ci sono le potature e la segatura che finiscono nei compensati.

Il calore e l’elettricità che usa lo stabilimento vengono prodotti dalla combustione di altri scarti. La fabbrica ha un reparto ricerca che già ha messo in produzione nuovi fogli, fatti con scarti, particolarmente adatti per stampe di alta qualità. Gli sviluppi più interessanti sono sul versante dei nuovi impieghi, a cominciare dalla sostituzione del cemento e dell’acciaio negli edifici di grande dimensione. In questi casi, non solo il legno stocca il carbonio assorbito nella crescita, ma permette anche di sostituire due dei materiali che più emettono CO2 nei processi di loro produzione.

L’ambizione è addirittura quella di sostituire la plastica negli imballaggi, con materiale da legno sviluppato in modo da essere completamente asettico, come richiesto dalla normativa sulla conservazione degli alimenti. Questo permetterebbe ai contenitori di liberarsi della plastica, oggi combinata con il legno, e di riciclarle interamente senza doverle bruciare. Ancora più innovativa è la ricerca sullo sviluppo di nuove fibre tessili, capaci di competere con quelle derivate dal petrolio e, soprattutto, con il cotone, che necessita di vaste aree agricole e di enormi volumi d’acqua.

Alla fabbrica non mancano le critiche, che arrivano dalla parte della comunità locale più attenta all’ambiente e che vorrebbe un minor uso di sostanze chimiche e di gasolio diesel, mentre altri, più integralisti, vorrebbero che le foreste fossero lasciate intatte, completamente vergini. Si tratta di critiche che alimentano la discussione e impongono la diretta partecipazione delle famiglie socie della cooperativa. Gli investimenti che ne conseguono consolidano un’avanguardia mondiale nell’economia del legno che si estende, in maniera spontanea all’ambiente circostante, in un circolo virtuoso che dura da millenni.

 

* Davide Tabarelli è presidente e cofondatore di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca sull’energia e l’ambiente con sede a Bologna. Ha sempre lavorato come consulente per il settore energetico in Italia e all’estero, occupandosi di tutti i principali aspetti di questo mercato. Pubblica sulle principali riviste dedicate ai temi energetici.

** Questo articolo è apparso sul numero di dicembre 2019 della rivista World Energy

Il Movimento 5 Stelle? “Ormai è una costola della sinistra”. È un Silvio Berlusconi a tutto campo quello che, intervistato dall’Agi nella sua villa di Arcore, parla del populismo e del sovranismo, ma anche dell’amicizia con Bettino Craxi e del rammarico per la fine di Gheddafi.

“È una costola che è tornata alla radici più estreme della stessa sinistra. Chiamano quelli del Pd ‘comunisti da salotto’ e vengono ricambiati definiti come ‘comunisti da strada’. Quello che c’è è che loro seguono le spinte più forti dell’invidia sociale e dell’odio. Sono contro coloro che col loro lavoro, col loro sacrificio, hanno raggiunto una posizione di benessere. Pensando poi ai parlamentari dell’altra legislatura – prosegue l’ex presidente del Consiglio – l’87% di questi parlamentari non aveva mai fatto una denuncia dei redditi. Significa quindi che non avevano durante la vita lavorato mai e non avevano mai combinato nulla di buono per se’ e per la propria famiglia”.

Il giudizio sull’esecutivo giallorosso è lapidario:  “Questi signori al governo sono assolutamente inadatti, incapaci, senza quell’esperienza minima necessaria per governare in modo decente”.

Il futuro del partito e del centrodestra

“Non ritengo che nel centrodestra ci sia alcun monopolio sovranista”. Silvio Berlusconi si è voluto soffermare sull’avvenire di Forza Italia. “Il centrodestra lo abbiamo fondato noi 26 anni fa. Noi apparteniamo al Partito Popolare Europeo che è il partito della democrazia occidentale. Dentro al centrodestra siamo essenziali. Senza di noi – afferma l’ex premier parlando nel suo storico ufficio – non solo il centrodestra non vincerebbe le elezioni ma non saprebbe governare e sarebbe una destra – destra, magari estremista. Noi siamo importanti e ci riteniamo il cervello, il cuore, la spina dorsale del centrodestra. Noi siamo in Italia gli unici continuatori, garanti e testimoni della tradizione democratica, liberale, garantista, cristiana, dell’occidente e dei suoi principi. È importante che i cittadini italiani capiscano questa differenza tra noi e tutti gli altri partiti italiani perche’ noi rappresentiamo in Italia quello che e’ la democrazia occidentale”.

La questione libica

“In Libia c’è una crisi grave e noi non contiamo più nulla” dice ancora Berlusconi. “Io ero riuscito attraverso i miei rapporti con Gheddafi a fargli cambiare la sua politica nei confronti dei cittadini, aveva costruito case, dava gratis pane e benzina per il riscaldamento invernale e tante altre cose. Era amato dalla sua gente. Io e lui – racconta l’ex premier – andavamo in giro per Sirte senza nessun accompagnamento, la gente si faceva attorno a lui, gli baciava le mani, i vestiti e poi festeggiava anche me. Era un Gheddafi diverso da quello precedente”.

Gheddafi, continua l’ex premier, “è stato fatto fuori. Io ero assolutamente contrario ma quando sono stato a Parigi c’era la riunione di tutti gli stati europei per decidere cosa fare e gli aerei francesi di Sarkozy sorvolavano già la Libia e bombardavano le truppe di Gheddafi rivolte a Bengasi dove volevano sedare dei movimenti di rivolta”. Per poi aggiungere: “Da allora è venuta la primavera araba e credo che chi ha deciso quelle azioni abbia sulla coscienza piu’ di un milione di morti e tanti sacrifici subiti da tutte le popolazioni della Libia, della Siria e di tanti Paesi del Medio Oriente”.

La figura di Craxi 

“Penso sia il momento giusto per rivalutare la figura di Bettino Craxi. Certamente lui è stato con De Gasperi l’unico politico della prima repubblica che ha meritato il titolo di statista. Io sono stato suo amico per molto tempo, era molto diverso da come lo hanno dipinto certi giornali. Ha inventato per l’Italia una forte politica estera, alleata dell’occidente, agli Stati Uniti ma consapevole degli interessi nazionali. Ha saputo guardare avanti – dice il presidente di Forza Italia – ha capito che in Italia c’era troppa sinistra, che i partiti comunisti erano troppo legati al sistema di potere delle sinistre, che e’ stato contro il compromesso storico, ha capito che c’era bisogno di cambiamenti. Non glielo hanno lasciato fare e hanno usato la giustizia politica per fermare con i processi quel tentativo generoso che lui stava portando avanti con entusiasmo”.

L’Italia “ha un sistema economico che ha cessato di crescere fin dai primi degli anni ’90”, ma continua a vedere una sua ricchezza frutto del lavoro di due-tre generazioni utilizzati ora a tutela da figli e nipoti.

Da qui l’analisi de ‘La societa’ signorile di massa’ nel libro pubblicato con La Nave di Teseo nella collana I Fari da Luca Ricolfi, uno dei più acuti sociologi italiani, che con questo suo scritto ribalta schemi di analisi e letture di fenomeni sociali – ricchezza e povertà – che spesso non trovano il fondamento dei dati e dei cambiamenti culturali nel Terzo millennio.

Ricolfi introduce tre condizioni: il numero dei cittadini che non lavorano ha superato ampiamente i cittadini che lavorano; l’accesso ai consumi opulenti ha raggiunto una larga parte della popolazione; l’economia è entrata in stagnazione e la produttività è ferma da vent’anni. Da qui l’affermarsi di una nuova organizzazione sociale che vede tre capisaldi: la ricchezza accumulata dai padri, la distruzione di scuola e università, una realtà di produzione ‘para-schiavistica’ che sorregge l’attuale sistema produttivo, composto sia da immigrati che da italiani.

Nei primi anni ’90 – spiega Ricolfi – “abbastanza improvvisamente il tasso di crescita dell’Italia è diventato minore di quello degli altri paesi occidentali”, ma dal 2009 “il tasso di crescita medio quinquennale che non era mai sceso sotto dell’1%, è diventato negativo, e solo negli ultimi anni si è faticosamente riportato in prossimità dello zero”.

Con cio’ “il processo di transizione alla società signorile di massa può dirsi concluso”, siamo così entrati in un regime di stagnazione. Ora le famiglie iniziano a spendere “l’enorme ricchezza, reale e finanziaria, che – nel giro di circa mezzo secolo – è stata accumulata da due ben precise generazioni: la generazione di quelli che hanno ‘fatto la guerra’, e la mia generazione, che, anziché la guerra, “ha fatto il Sessantotto”.

Dal 1946 al 1992 il grande boom, che prepara la “Repubblica fondata sulla rendita”, che vede una crescita fondata sul reddito e non sul lavoro. Questo spalanca le porte alla “società disagiata”, tanto che l’Italia ha il primato dei neet, giovani che non studiano né lavorano, pari al 30%.

A cui si aggiunge la “condizione paraschiavistica”, quantificata da Ricolfi in circa 3 milioni di persone, in maggioranza immigrati, utilizzati per lavori sottopagati e marginali: si pensi alle persone di servizio (badanti e colf), di cui gran parte in nero, braccianti nei campi dal Nord al Sud, prostitute, in maggioranza straniere (quantificate tra 75 e 120mila) di cui il 65% opera per strada.

La “società signorile”, ricorda l’autore, si avvale di spese ingenti per droga (8 milioni di consumatori, di cui 2 milioni di quella ‘pesante’), con un esercito di 100mila pusher e un ‘fatturato’ di 15 miliardi annui e per il vizio del gioco d’azzardo spendiamo 107 miliardi di euro e 16 milioni di giocatori che investono per il gioco quasi quanto la spesa alimentare.

A questo si aggiunge che la qualità delle nostre università e scuole è agli ultimi posti a livello europeo e mondiale, cioé con i competitor con cui il confronto quotidiano sui mercati è impietoso. “Siamo – spiega Ricolfi – in definitiva un Paese che non studia, non legge e gioca. Ma sconcertante è anche il fatto che le speranze di ascesa sociale, un tempo legate allo studio e al lavoro, ora si riducano alla scommessa di bruciare le tappe dell’ascesa sociale con una puntata al gioco del Superenalotto, o con la partecipazione a un programma di quiz in tv”.

Da qui la preoccupazione perché la “società signorile” non è illimitata, in quanto la stagnazione e lo sperpero producono riduzione di rendite e di fondi. “Prima o poi – è l’allarme dell’autore – più prima che poi, la stagnazione si trasformerà in declino. Un declino lento ma sicuro, una sorta di progressiva ‘argentinizzazione’ del Paese”. 

Un operaio della Rap, l’azienda dell’igiene ambientale del Comune di Palermo, è stato condannato a 8 mesi per assenteismo dal giudice monocratico della quinta sezione del tribunale Nicola Aiello.

L’uomo, 60 anni, il 26 gennaio 2016 era stato visto dai vigili urbani fuori dal posto di lavoro e poi era rientrato per strisciare il badge, cercando così di incassare lo straordinario per una prestazione mai effettuata. Era in compagnia di un collega di 66 anni, che all’uscita dal deposito Ingham di Brancaccio era stato fermato dagli agenti della polizia municipale e aveva preferito ammettere i fatti, accettando la cosiddetta messa alla prova, che evita la condanna.

L’altro invece era riuscito ad allontanarsi e, finito sotto inchiesta, aveva negato di essere un assenteista, sostenendo che la persona vista dai vigili sarebbe stata non lui, ma suo fratello gemello. Che però non lavora alla Rap. 

A dicembre 2019 le immatricolazioni di auto in Europa (Ue+Efta) sono salite per il quarto mese consecutivo segnando +21,4% rispetto allo stesso mese del 2018 a oltre 1,26 milioni di vetture, ad un livello record. Lo rende noto l’Acea, l’associazione dei costruttori. Nel complesso, nel 2019, le immatricolazioni di nuove auto sono aumentate dell’1,2% in tutta l’Unione Europea, raggiungendo oltre 15,8 milioni di unità e segnando il sesto anno consecutivo di crescita. L’anno è iniziato su basi deboli a causa dell’impatto dell’introduzione del test Wltp nel settembre 2018. Tuttavia, precisa l’Acea, l’ultimo trimestre del 2019, e in particolare dicembre, ha spinto la performance dell’intero anno del mercato Ue in territorio positivo. Fiat Chrysler Automobiles chiude il 2019 in Europa (Ue + Efta) con le vendite in crescita: infatti in dicembre immatricola oltre 69.400 vetture, il 13,8% in più rispetto allo stesso mese del 2018 per una quota del 5,5%. Nell’intero 2019, invece, si registra un calo del 7,3% con 946.571 nuove immatricolazioni e la quota è scesa al 6% dal 6,5% del 2018.

“Finalmente arriva un momento di riflessione, dopo la batosta elettorale del 2018. Per la prima volta si prende atto della necessità di un cambiamento profondo”. In un’intervista a Il Fatto Quotidiano, Achille Occhetto, l’ultimo segretario comunista che nell’89 sciolse il Pci per poi fondare il Pds, manda al Pd un messaggio e un consiglio insieme: “A Zingaretti dico: il cambiamento non può avvenire nel chiuso di un congresso, altrimenti verrà stritolato nella solita dinamica dello scontro di potere tra correnti”.

Secondo Occhetto, infatti è quantomeno necessario convocare un congresso “per promuovere una costituente della sinistra che chiami a raccolta tutte le forze democratiche” in quanto “non ci si può limitare all’ennesimo cambio di nome o all’ingegneria organizzativa” ma è “necessario un coinvolgimento di tutte le energie sociali e intellettuali – penso ai giovani che si battono per l’ambiente, ai sindacati, alle Sardine – che mal sopportano la deriva di destra”.

In una parola, si tratta di dar vita ad “una costituente aperta” che “faccia incontrare tutti i democratici in un luogo del futuro in cui le radici non vengono mutilate, ma possano germogliare su un terreno bonificato dalle fusioni a freddo di centri di potere”. E il motivo principale della necessità di questo metodo di procedere, è che c’è “una sinistra sommersa che cerca rappresentanza”.

Poi Occhetto puntualizza: “ Io non sono entrato nel Pd perché era una fusione a freddo. Poi abbiamo avuto altre scissioni a freddo”. Quanto alle soluzioni possibili, l’ex segretario del Pci dice che “non ho una ricetta”, ma sollecita a “non avere paura di muoversi verso orizzonti inediti”. E chiude così: “È perfino una banalità dire che bisogna ritrovare il dialogo con la gente, purtroppo però è vero”.

In un’intervista concessa, il fondatore di Epic Games Tim Sweeney ha le idee chiare sul futuro di Epic Games Store: «Continueremo a puntare sull esclusive anche nel 2020, perché significa in questo che possiamo assistere maggiormente gli sviluppatori con il finanziamento dei prodotti, e investire nel marketing e nella consapevolezza sapendo che questi sforzi portano nuovi clienti nel nostro store». Nella chiacchierata, Sweeney ha sottolineato come la sua creatura abbia generato qualcosa come 680 milioni di dollari di incassi complessivi ed abbia attratto oltre 100 milioni di utenti, i quali hanno speso oltre 250 milioni di dollari in dlc e contenuti extra.

Epic games store saldi
Al momento, non si conoscono i piani dell’azienda inerenti proprio i giochi esclusivi dello store, relativi all’anno in corso. Ma già si possono contare svariati titoli, senza dimenticare l’offerta dei giochi gratuiti che tanto gaudio porta agli utenti Pc! In aggiunta, data l’accesa rivalità con lo store di Valve Steam, la cui cosa ha attirato le reazioni negative di molti giocatori PC che si son visti “togliere” alcuni titoli dal catalogo, bisognerà vedere come la grande V risponderà alle mosse dello store emergente.

L’articolo Epic Games Store: numeri da record nel 2019 proviene da GameSource.