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Xenoblade Chronicles 2 è stato, fino ad ora, uno degli RPG più fortunati su Nintendo Switch, diventando il titolo sviluppato da Monolith Soft più venduto in assoluto. Grazie a tale successo è facile pensare che a breve arrivi un terzo capitolo.

Xenoblade Chronicles 2 sequel

Il team di sviluppo si è concentrato sull’espansione standalone Xenoblade Chronicles 2: Torna The Golden Country che funge da prequel al titolo, narrando la storia della guerra di Aegis.
Non ci sono però programmi riguardanti un terzo capitolo al momento. A confermarlo è Tetsuya Takahashi, creatore e produttore esecutivo della serie di Xenoblade.

A Monolith Soft siamo sempre col cervello in moto, pensiamo sempre a qualcosa di nuovo da creare e, ovviamente, ciò include anche la serie di Xenoblade. Al momento però non abbiamo in piano di continuare la serie.

Il nuovo titolo che Monolith Soft ha in cantiere sarà sicuramente una nuova IP ma le parole di Takahashi non escludono che, in futuro, la serie non continuerà. Dato il successo di cui ha goduto e gode tuttora è certo che Monolith non ha in mente di abbandonarla.

L’articolo Monolith Soft non sta pensando ad un sequel di Xenoblade Chronicles 2 proviene da GameSource.

Lo stipendio del portavoce del governo Rocco Casalino è quello previsto "da quel ruolo a palazzo Chigi". Così il vicepremier Luigi Di Maio, risponde ad una domanda sulle retribuzioni del portavoce nel corso della trasmissione Radio Anch'io. "È sempre stato così e oggi si scopre – ha fatto notare – ma gli altri portavoce non sono stati portati in auge in negativo in questo modo". Lo stipendio – ha insistito – è quello "indicato per palazzo Chigi" sotto il tetto massimo di 240 mila euro". "Io ho sempre detto che i politici devono guadagnare di meno e noi abbiamo tagliato, poi le figure tecniche si adeguano a contratti stipendiali per quei ruoli". Ma il M5s – ha aggiunto – mantiene la promessa di abbassare gli stipendi dei politici. "E' singolare – ha quindi concluso Di Maio – che ci attacca il Pd che ha il tesoriere indagato per fondi illeciti presi da Parnasi, quello dello stadio della Roma". 

Il gruppo statunitense Uber è interessato alla startup britannica Deliveroo, specializzata nella fornitura di pasti pronti. Lo riferisce Bloomberg. Secondo l'agenzia, Uber, già presente in questo settore con il servizio Uber Eats, è "in discussione preliminare" per acquistare Deliveroo per diversi miliardi di dollari. Uber, contattata dalla Afp, non ha voluto commentare. Fondata a Londra nel 2013, la startup Deliveroo ha circa 35.000 corrieri che lavorano in 12 paesi e in quattro continenti. 

È uno dei più grandi crucci dei ricercatori e dei neurologi e nessuno lo nega: non siamo ancora in grado di rispondere all’incedere dell’Alzheimer. La malattia, che colpisce 44 milioni di persone nel mondo è al momento priva di una risposta terapeutica adeguata. Ogni anno il 21 settembre si celebra la Giornata mondiale della Malattia di Alzheimer che in Italia fa registrare circa un milione di casi.

Per l'Italia, Paese più vecchio al mondo con il Giappone, le demenze rappresentano un problema medico-sociale ogni giorno più grande. "Ciò vale in particolar modo per l'Alzheimer, senza dubbio la forma di demenza più prepotente e violenta, sia sotto il profilo epidemiologico, sia per l'impatto sulla qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari. Questa patologia – spiega Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – oggi interessa quasi il 5 per cento degli over-65, ma secondo le proiezioni elaborate dall'ISTAT per Italia Longeva, nel 2030 la percentuale si triplicherà e saranno colpiti dalla malattia ben oltre 2 milioni di pazienti, in prevalenza donne".

Leggi anche: I nuovi strumenti per valutare il rischio di demenza e Alzheimer

Ma anche se attualmente non esistono trattamenti per fermarne la progressione, sono disponibili farmaci che possono curare i sintomi della demenza. Oggi ci si concentra, infatti, soprattutto sulla prevenzione del morbo di Alzheimer e sulla ricerca di trattamenti più efficaci.
 

Malattia dalle cause ignote  

La malattia fu descritta per la prima volta nel 1906 dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer. Attualmente la maggior parte degli scienziati ritiene che a determinarla non sia un'unica causa, ma di una serie di fattori. Anche se il principale fattore di rischio è l’età, l’Alzheimer non è l’inevitabile conseguenza dell’invecchiamento, ma una condizione vera e propria con caratteristiche cliniche specifiche che richiedono specifici interventi diagnostici, terapeutici e riabilitativi.  

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I sintomi e l'evoluzione della malattia

Nei pazienti affetti da Alzheimer, le cellule cerebrali nell'ippocampo – una parte del cervello associata a memoria e apprendimento – sono spesso le prime a essere danneggiate. Questo spiega perché la perdita di memoria e in particolare la difficoltà nel ricordare informazioni recentemente apprese, rappresenta spesso il primo sintomo della malattia. In generale, le cellule cerebrali subiscono un processo degenerativo che le colpisce in maniera progressiva e che porta successivamente a disturbi del linguaggio, perdita di orientamento spaziale e temporale e progressiva perdita di autonomia definita appunto “demenza”.

A tali deficit si associano spesso problemi psicologici e comportamentali come depressione, incontinenza emotiva, agitazione, vagabondaggio, che rendono necessario un costante accudimento del paziente.È un universo parallelo all’insegna della sofferenza quotidiana: per i malati e per le famiglie, costrette a farsene carico.

Le prospettive terapeutiche   

La Società Italiana di Neurologia e la SINdem (Associazione aderente alla SIN per le demenze), sono in prima linea per la ricerca dei meccanismi che attivano la malattia e delle nuove terapie. Durante lo scorso anno sono stati interrotti alcuni studi promettenti su nuove terapie, perché non rilevavano una sufficiente efficacia. 

“Dopo il fallimento delle terapie somministrate nella fase di demenza conclamata – dichiara Carlo Ferrarese, Presidente SINDEM, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze di Milano dell’Università di Milano-Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica presso l’Ospedale San Gerardo di Monza – le sperimentazioni cliniche attuali sono rivolte alla prevenzione della malattia”.

“Dati più recenti – prosegue Ferrarese – indicano che agendo nelle fasi iniziali di declino di memoria, quelle chiamate declino cognitivo lieve o Mild Cognitive Imparment (MCI), gli stessi farmaci potrebbero rallentare la progressione verso la demenza conclamata, perché si sono dimostrati efficaci nel bloccare i meccanismi biologici della malattia. Alla base del morbo di Alzheimer vi è l’accumulo progressivo nel cervello della proteina chiamata beta-amiloide, che distrugge le cellule nervose ed i loro collegamenti”.

Cercare di prevenire 

Nell’attesa dei risultati di queste terapie sperimentali, previsti per i prossimi anni, altri studi recenti indicano che vi sono efficaci strategie per ridurre la probabilità di ammalarsi in soggetti anziani normali o che presentano iniziali sintomi di decadimento cognitivo.

Studi recenti hanno dimostrato, infatti, che la prevenzione dei noti fattori di rischio vascolare, come ipertensione, diabete, obesità, fumo, vita sedentaria, è in grado di ridurre l’incidenza di demenza: adottare adeguati stili di vita (attività fisica regolare, alimentazione ricca di sostanze antiossidanti come la dieta mediterranea) e tenere sotto controllo le patologie vascolari può già oggi essere consigliato come la migliore strategia per ridurre il rischio di demenza. Recenti studi sperimentali su modelli animali, inoltre, hanno avvalorato l’ipotesi che l’attività fisica in particolare, sia in grado di favorire la produzione di nuove cellule cerebrali, sostituendo quelle degenerate attraverso la produzione di fattori neurotrofici.

"Chat Yourself", la memoria di riserva

In attesa di cure efficaci contro l’Alzheimer, una strada percorribile nelle prime fasi dopo la diagnosi è quella di sfruttare le risorse della tecnologia. Una proposta concreta di utilizzo sociale dell’innovazione tecnologica arriva da Chat Yourself, la ‘memoria di riserva’ a portata di smartphone in qualunque momento della giornata. Sviluppato su Messenger, Chat Yourself è in grado di memorizzare tutte le informazioni relative alla vita di una persona, restituendole su richiesta all’utente, che ha anche la possibilità di impostare notifiche personalizzate (ad esempio per ricordare di prendere i medicinali).

"Veniva in libreria due volte al giorno, una al mattino e una al pomeriggio, e riusciva a trovare sempre qualcosa da migliorare. E se doveva rimproverarti, aveva un modo terribile per farlo, senza mezze misure. Ma in quello che diceva aveva sempre ragione, non potevi far altro che riconoscerlo". E' il ricordo che 'la Inge'  ha lasciato in un "ex ragazzo", come quelli che anche oggi, con la divisa rossa e la F rovesciata sul petto, curano i 110 negozi in Italia. Un libraio di quelli che, pur lavorando in una grande catena, consigliano i libri lasciando sulle copertine un piccolo foglietto scritto a mano.

La Signora delle librerie

"La signora" la chiama invece Lia Vicari, una delle libraie storiche di Palermo, 33 anni in azienda e una "passione" che non smette e "che deve andare oltre il lavoro": "Da questo osservatorio particolare e meraviglioso, che abbiamo per conoscere il mondo, cioé le librerie, lei ci ha insegnato a curare le relazioni" ad "amare i rapporti umani", ha spiegato all'Agi. Quelli, ad esempio, che sapeva tenere "con tutti gli autori", senza far trasparire preferenze, ma appassionandosi ad ogni nuovo titolo da pubblicare. 

I ricordi di Lia, ora direttrice delle librerie siciliane, risalgono al 1985, quando Inge Feltrinelli "venne in Sicilia perché la casa editrice per ampliarsi aveva deciso un piano di investimenti che partiva dal sud". E si doveva cominciare da 150 metri quadri di fronte al Teatro Massimo: "Ora sono diventati 1500". Quel giorno di 33 anni fa – ricorda – Inge "volle che andassi io a prenderla all'aeroporto. Io, 'la ragazza' appena uscita dal liceo. La vidi, con quei suoi abiti colorati. Mi disse 'voglio andare a mangiare un arancione'". Sorride: "Naturalmente era un'arancina", che pronunciava con quel suo accento ancora un po' tedesco. Da quell'arancina sarebbe nata un'amicizia lunghissima, le colazioni "per raccontarsi" in via Andegari a Milano: perché da quell'inaugurazione del 1985, nel giorno del suo compleanno, il filo diretto tra "la signora" e la libraia non si è mai interrotto. 

Il mito, il dolore

Della sua vita straordinaria, delle interviste a Ernest Hemingway a Pablo Picasso, a Simone de Bauvoir non parlava spesso, e nemmeno del marito Giangiacomo, soprattutto quando era al lavoro. Perché se lei era una donna "dalla vitalità straordinaria", anche del grande disegno culturale che aveva in mente non aveva ancora tirato le somme: "Era qualcosa di continuamente in divenire, come la sua energia che non si esauriva mai". "Non era una donna ancorata al passato, ma proiettata sempre al futuro". 

Quello delle librerie era uno dei progetti più importanti di Inge Feltrinelli. Gli avamposti della cultura, anche sotto un grande marchio, non dovevano essere solo grandi, ma anche familiari, intimi, solidali, sosteneva. E tanti, almeno cento e più, anche nei centri più piccoli.

Da 13 librerie, oggi, quei negozi in legno chiaro con loghi rossi sono moltiplicati e sono collocati nel cuore delle città più belle d'Italia. La chiamavano la regina dell'editoria, ma una casa editrice per lei non era soltanto un marchio sotto il quale stampare libri: era una "missione culturale, coerente con il disegno di Giangiacomo: convincere il mondo che la cultura è un valore contro l'intolleranza, l'incomprensione".

Una certa idea di cultura

La cultura è "cooperazione tra le persone". Lo insegnava anche ai suoi librai e ai suoi manager, anche nelle occasioni più informali, perché lei "di lavorare non smetteva mai". "Una volta a un aperitivo rimproverò due colleghi perché parlavano tra loro: avrebbero dovuto invece confrontarsi con altri, fare anche di quel momento un'occasione per tessere rapporti, relazioni", spiega un manager della Feltrinelli. Ammettendo che quella figura così vibrante e colorata, anche se ormai anziana, che ha continuato fino agli ultimi giorni ad andare in ufficio, lascerà un grande vuoto nel grande mondo della casa editrice.

C'è anche un Premio Strega perso fra gli episodi più significativi che qualcuno dei suoi collaboratori racconta: "Si sapeva già che il libro vincitore non sarebbe stato il nostro, eppure a cena senza neanche salutarci disse: 'Allora, che cosa abbiamo fatto per vincere?". Perché per lei c'era sempre qualcosa che si poteva ancora fare, "per lei non esisteva il fallimento". All'Hotel delle Palme di Palermo, quando nel 1985 si festeggiò la nuova libreria siciliana, "si decise che la sala giusta era quella dove fu girato 'Il Gattopardo'" ricorda ancora Lia; il film di Luchino Visconti tratto dal romanzo diventato esso stesso marchio di fabbrica della casa editrice.

I suoi librai continuava a chiamarli "ragazzi", anche se lavorano in Feltrinelli da una vita e per loro voleva sempre "organizzare qualcosa". Una festa colorata, come i suoi vestiti e i suoi orecchini. "Quando andava ad una presentazione di un libro, anche fosse della concorrenza, alla fine la più fotografata era sempre lei".

Mentre il Paese dibatte furiosamente; mentre il sindaco di Milano, il governatore del Veneto e il presidente del CONI tentano di convincere la sindaca di Torino Appendino a rientrare nella candidatura a tre con Milano e Cortina che tanto piace al comitato olimpico internazionale; gli sportivi del mondo stanno a guardare. Riuscirà l’Italia a festeggiare i 70 anni dalla prima olimpiade invernale ospitata a Cortina D’Ampezzo a casa propria? Sarà il tempo, ormai non più molto, a dirlo.

C’è chi rimpiange, e probabilmente a ragione, quel tempo in cui, al contrario, la prima gara di un’Olimpiade, la vera medaglia d’oro, era aggiudicarsene l’ospitalità. La prima Olimpiade invernale italiana, per esempio – ma anche la prima tout-court nel nostro Paese – fu frutto di un lavoro immenso i cui frutti maturarono con notevole ma incolpevole ritardo.

L'occasione mancata, l'occasione ritrovata

E' il 1939 quando Cortina sbaraglia Oslo e Montreal per l’organizzazione dei giochi del 1944, ma è la guerra a far saltare tutto, così si deve ricominciare da capo. Nel ’48 si svolgono a St. Moritz: la Svizzera è rimasta fuori dal conflitto mondiale e il posto sembra a ben ragione più sicuro. Cortina ci riprova per quelle del ’52 ma fu battuta da Oslo. Nel ’49 il CIO si riunisce a Roma e, approfittando della votazione in casa, Cortina ce la fa: dodici anni dopo quei giochi saltati per la guerra si aggiudica le Olimpiadi invernali.

Ma non sarebbe mai successo senza l’impegno di una vita del conte Alberto Bonacossa, un nome che ai più non dirà niente, ma che fu uno dei più importanti atleti di discipline invernali nella storia del nostro Paese. Bonacossa proviene da una famiglia nobile milanese ed è stato tra i primi a praticare in Italia il pattinaggio artistico, disciplina in cui è stato dal 1914 al 1928 campione nazionale. Per tre anni ha detenuto anche il titolo della specialità a coppie, con la moglie Marisa, a sua volta campionessa nazionale individuale dal 1920 al 1928.

E' sempre lui, dentro il CIO dal ’25, a presentare ufficialmente davanti al consesso olimpico la candidatura di Cortina, la sua località dolomitica preferita, per organizzare i Giochi del 1944. Nel 1949 è sempre lui l’artefice del successo, ma il destino beffardo lo priva della possibilità di vedere coronati i suoi sforzi: muore il 30 gennaio del 1953, tre anni prima che i 'suoi' giochi arrivino finalmente a Cortina.

La tv fa la storia, per colpa di un cavo

Sono dei giochi invernali storici, non solo perché i primi italiani, ma anche perché i primi trasmessi dalla televisione. Televisione che chiaramente non godeva dei prodigi della tecnologia attuale, così rimane leggendaria la corsa di Guido Caroli, pattinatore scelto come ultimo tedoforo, sul ghiaccio dello stadio costruito ad hoc per quei Giochi, interrotta da una rovinosa caduta proprio a causa di un cavo che serviva alla trasmissione della cerimonia. Più tardi c’è chi dirà che quello fu il primo inchino dello sport al mondo dei media.

Sport che però, grazie alla tv, entra nelle case degli italiani due anni dopo l’esordio delle telecamere al mondiale di calcio in Svizzera. Gli atleti cominciano ad assurgere allo status di veri idoli (molti di loro, chiusi i giochi, verranno ingaggiati dal cinema) e persino i comici ne propongono le imitazioni durante gli avanspettacoli televisivi dell’epoca. La tv che muove i primi passi verso il proprio inevitabile destino.

L'incoscienza di Zeno

La nostra star più attesa è Zeno Colò, campionissimo di sci alpino, dovrebbe essere lui a pronunciare il giuramento per gli azzurri, ma viene squalificato per professionismo quando presta il suo nome per la reclame di una nota marca di scarponi e giacche da sci. La Federazione Italiana Sport Invernali lo squalifica da qualsiasi futura gara internazionale; il paese vibra di proteste per questa scelta scellerata, lui tenta invano di essere riabilitato in tempo. Col tempo la FISI si sarebbe ricreduta, ma un pelino in ritardo: quando viene revocata la squalifica è il 1989 e Colò ha 69 anni. Ma anche questo contribuisce a consegnare quelle Olimpiadi invernali alla storia, perché quel giuramento viene pronunciato dalla sciatrice Giuliana Minuzzo: la prima donna nella storia dei Giochi.

Non sono gare irripetibili per la compagine azzurra, che riesce a portare a casa appena un oro, quello nel bob a due conquistato a sorpresa da Lamberto Dalla Costa e Giacomo Luigi Conti. Un oro comunque molto importante: già prima della gara infatti si sa che nei giochi successivi, quelli di Squaw Valley in California, il bob a quattro, per ragioni prettamente economiche, sarebbe stato escluso dalla competizione.

Tutti a tifare Austria

Anche per quanto riguarda lo sci, quelli di Cortina sono giochi impossibili da dimenticare, con Zeno Colò fuori infatti, anche gli italiani prendono a tifare per Anton Engelbert Sailer, detto Toni, portabandiera austriaco, soprannominato anche "Der schwarze Blitz aus Kitz" (il lampo nero di Kitzbühel), atleta dalle doti fisiche impressionanti e che proprio a Cortina riesce nella straordinaria impresa di aggiudicarsi l’oro in tutte e tre le gare di sci alpino in un'unica rassegna olimpica: discesa libera, slalom gigante e slalom speciale.  Nella storia dello sci ci riusciranno solo in due.

Leggendaria la sua vittoria nella discesa libera: la pista delle Tofane è un incubo di ghiaccio levigato con pochissima neve e spazzato dal vento. Molti atleti decidono di non provare nemmeno a scendere, solo in venti hanno il coraggio di affrontare la gara, ne arriveranno giù in piedi solo nove. Anche per questo il sesto posto di Gino Burrini viene salutato come una performance d'eccezione.

Alla fine a trionfare è l’URSS con 16 medaglie, seguita da Austria e Finlandia. I Paesi partecipanti sono stati appena 32. Per l’Italia, arrivata ottava, è comunque un trionfo che serve da apripista alla designazione dei giochi estivi di Roma del 1960, che senza quelli invernali di Cortina probabilmente non sarebbero mai arrivati. 

L’Ocse rivede al ribasso le stime del Pil italiano per il 2018 portandole dall'1,4 all'1,2 per cento. E, nell'Economic Outlook, attribuisce il rallentamento della crescita “alle incertezze legate alle scelte politiche” del governo, “agli alti tassi di interesse e al calo nella creazione di posti di lavoro che frena la spesa delle famiglie”. L'Ocse avverte inoltre che il debito italiano e l'aumento dello spread rappresentano un rischio per l'intera Eurozona: "La resilienza e l’architettura dell’area euro – si legge nel rapporto – sono migliorate negli ultimi anni ma restano preoccupazioni sulla stabilità fiscale e finanziaria a causa di incertezze legate a scelte politiche, compresa l’Italia, e il futuro accordo tra Gran Bretagna e il resto dell’Unione europea. Il recente aumento dello spread legato al rischio sul debito pubblico italiano – spiega l'organizzazione – insieme al conseguente calo dell’andamento dei titoli bancari stanno a dimostrare la possibilità di un ritorno della vulnerabilità dell’area euro. Ulteriori riforme sono necessarie per ridurre il rischio contagio, aumentare la resilienza e rafforzare il quadro fiscale. Uno schema di assicurazione comune sui depositi potrebbe aumentare la fiducia e aiutare la diversificazione dei rischi". Per l’Ocse inoltre dovrebbero essere introdotte "misure che incentivino le banche a diversificare il loro portfolio di titoli di stato, limitando il collegamento tra banche nazionali e governi. L’introduzione della capacità di una stabilizzazione fiscale per l'area euro contribuirebbe anche ad assorbire forti shock economici negativi e fornirebbe un ulteriore strumento che potrebbe essere attivato in caso di crisi".

Nippon Ichi Software è ben nota agli amanti dei JRPG, vista e considerata la lunga lista di titoli che può vantarsi di aver partorito nel corso del tempo, sia a livello di sviluppo, sia di pubblicazione. Purtroppo però, moltissimi figli erano rimasti in patria senza mai vedere la luce della localizzazione occidentale, almeno fin quando non è nato il ramo a stelle e strisce, chiamato NIS America, che ha coronato il sogno di molti di noi feticisti di numeri e statistiche.

Se la lista di prodotti di NIS nel corso del tempo è costantemente aumentata in numero ed esperienza, così costante non è stata anche la qualità. Dobbiamo sicuramente accendere un cero per Disgaea, che ha rinfoltito la schiera dei JRPG strategici con titoli di buona qualità, e per Yomawari che stranamente si è discostato dal chiodo fisso di Nippon Ichi per i giochi di ruolo, regalandoci un Night Alone e Midnight Shadows che hanno portato avanti quel poco che c’era da portare avanti di PlayStation Vita.

Dopo un The Longest Five Minutes che ci ha convinti veramente poco e un altrettanto quasi deludente The Witch and the Hundred Knight 2, NIS ci riprova con Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk, uscito il 18 settembre su PlayStation 4, PS Vita (ebbene sì), Nintendo Switch e PC, un altro JRPG con l’estetica e le caratteristiche base a cui la software house ci ha ormai abituati, ma che cerca di rinnovarsi e innalzarsi in qualità.

Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk

Atipicità

In Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk impersoneremo un libro. No, non vi siete sbagliati a leggere e io non sono sotto metanfetamine. O almeno credo.

La storia inizia con Dronya, aka Baba Yaga, una famigerata e terribile strega che insieme alla sua apprendista, Luca, si trasferisce nella piccola cittadina di Refrain, in quanto convocata dal governatore locale per indagare su un misterioso pozzo apparso in città da cui si sprigiona del potente miasma. Al di sotto del citato pozzo è presente una serie di labirinti interconnessi tra loro a formarne uno di dimensioni epocali e specialmente mortale.

Proprio per questo motivo, per esplorarlo Dronya decide di utilizzare il Tractatus de Monstrum, un libro magico particolarmente potente che ha acquisito un’anima, diventando quindi un essere vivente, e che è in grado di creare e governare dei Puppet, o pupazzi. I puppet saranno le nostre effettive pedine da battaglia e ne esisteranno di sei classi diverse, tutte improntate verso determinate caratteristiche (prettamente fisiche o magiche, ma con diverse varianti), come in ogni buon gioco di ruolo.

Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk

La possibilità di personalizzazione è vastissima e aumenta man mano che si progredisce nel gioco. Oltre al poter variare (anche se poco) l’estetica dei personaggi, ci viene concesso di scegliere la natura, che determina le caratteristiche base e la crescita delle stat, oltre alle abilità di partenza e molto altro. Potremo quindi creare due marionette della stessa classe, ma completamente diversi tra loro man mano che saliranno di livello.

Un’altra peculiarità di Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk è il numero dei membri del party. Differentemente da qualsiasi altro JRPG, in cui saremo a comando di un numero limite ben definito di personaggi (variabile da quattro, massimo cinque o sei, generalmente parlando), nel titolo NIS avremo a disposizione numeri sempre crescenti di Puppet man mano che si proseguirà nel gioco, fino ad arrivare a più di una dozzina. Tutto ciò sarà possibile col sistema delle Coven, letteralmente dei patti a cui le nostre marionette potranno unirsi e che noi potremo schierare in battaglia. Concettualmente saranno le Coven a combattere, non tanto i singoli personaggi. Esisteranno Coven a cui potranno essere associati anche tre puppet, creando un party estremamente variegato e numeroso. Capirete bene quindi quanto le possibilità strategiche aumentino a dismisura. 

Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk

Singolarità

La parte di esplorazione del dungeon di Refrain è una delle cose più divertenti del titolo. NIS ha distrutto qualsiasi idea di level design con l’inserimento di una singola abilità, il Wall Breaker con cui potrete letteralmente abbattere i muri del dungeon per creare shortcut o per trovare stanze segrete altrimenti inaccessibili. Certo, dovrete essere disposti a lunghe sessioni di backtracking, in quanto diverse delle aree nascoste di un piano conterranno nemici ben più forti del vostro party attuale e dovrete quindi prendere l’amara decisione di tornare successivamente. Un backtracking non necessariamente frustrante, ma che sicuramente potrà dar noia a molti.

Il problema principale di questa “distruzione” del level design è che non si limita solamente a strade secondarie che portano, magari, a forzieri nascosti contenenti equipaggiamenti speciali, ma spesso viene utilizzata anche per far proseguire la storia. Vi ritroverete quindi a girare per ore e ore sugli stessi piani alla ricerca di quel singolo muro che ancora non avete abbattuto per trovare quella singola stanza che contiene un singolo forziere indispensabile per proseguire la trama.

Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk

E visto che ci siamo, parliamo proprio della trama. Per portarla avanti dovrete svolgere i compiti che Dronya vi assegnerà, dal trovare un particolare oggetto alla semplice e pura esplorazione dei piani. Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk propone una storia sicuramente non originalissima, ma vi getta sopra un’ombra di maturità e cinismo che sapranno catturare l’attenzione. Si parla di morte, di violenza, c’è anche una scena di un tentativo di stupro, seppur lo si voglia far passare con leggerezza. Non la classica favola piena di colori e luce, insomma.

Una maturità che si rispecchia anche sui personaggi principali, specialmente su Dronya: cattiva, acida, spocchiosa e arrogante, non esiterà a punire Luca quando sbaglia e, nonostante il gioco poi voglia farci ricredere su di lei, la si può facilmente accomunare a una vera Strega. Amabile in tutto e per tutto, quindi.

Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk

In tutto il resto, Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk è pieno, strapieno, di elementi e caratteristiche. Potremo sbloccare nuove abilità per l’esplorazione acquisendo Mana nel dungeon, poi scambiabile con Dronya che ci donerà le sue Witch Petition (ricorrenti nei giochi NIS e presenti, ad esempio, in The Witch and the Hundred Knight), con le quali potremo ottenere moltissimi benefici, nuove possibilità di crescita per i Puppet e molto altro ancora. È pur vero, però, che questa mole di contenuto ci viene in gran parte sbattuta in faccia fin dall’inizio, con un’ingente quantità di informazioni che vengono rigettate nella prima ora di gioco e che, vi assicuriamo, possono risultare parecchio confusionarie.

Un’altra piccola pecca del titolo è la varietà dei nemici: nei dungeon saranno presenti sempre gli stessi quattro o cinque tipi, più un boss finale che spesso diventa midboss nei dungeon successivi. Seppure siano tutti abbastanza carini e ispirati, come l’estetica generale del titolo in realtà, dover passare diverse ore a grindare sempre gli stessi sprite svilisce un po’ la varietà generale del gioco.

Una piccola lode alla soundtrack e al doppiaggio, disponibile sia in lingua giapponese sia inglese, con quest’ultimo veramente ben realizzato pur trattandosi di un titolo di nicchia. Mancano i sottotitoli italiani, come da prassi per i giochi pubblicati da NIS America.

Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk è un JRPG che saprà soddisfare tutti gli amanti del genere, in particolare i feticisti dei numeri e delle statistiche. Con una buona componente esplorativa e un combattimento a turni piuttosto classico, il titolo di Nippon Ichi ha saputo aggiornarsi ed elevare alcune delle sue peculiarità, creando un titolo interessante sotto ogni punto di vista, seppur non esente da difetti. Se la progressione a volte potrà sembrare difficoltosa e combattere sempre gli stessi nemici un po’ snervante, le soddisfazioni non tarderanno comunque ad arrivare, anche grazie allo sviluppo di una trama sicuramente non originale, ma interessante e oscura. E ricordatevi che non parliamo di una delle fiabe a cui ci ha abituati la Disney: qui la Sirenetta diventa spuma.

L’articolo Labyrinth of Refrain: Coven of Dusk – Recensione proviene da GameSource.

La Polizia Postale ha avvertito che è  in corso una massiva attività di spamming a scopo estorsivo con l'invio di email in cui gli utenti vengono informati dell'hackeraggio del proprio account di posta elettronica ad opera di un gruppo internazionale di criminali. Tale email comunica che l'account sarebbe stato hackerato attraverso l'inoculamento di un virus mentre venivano visitati siti per adulti; da qui la minaccia di divulgare a tutti il tipo di sito visitato e la conseguente richiesta di denaro in criptovaluta.

La Polizia postale ha precisato che si tratta solo di un'invenzione per tentare di seminare il panico e indurre a pagare la somma illecita. Le forze dell'ordine sottolineano che è tecnicamente impossibile che chiunque, pur se entrato abusivamente nella nostra casella di posta elettronica, abbia potuto – per cio' solo – installare un virus in grado di assumere il controllo del nostro dispositivo, attivando la webcam o rubando i nostri dati. Qui i consigli della Polizia di Stato su come comportarsi in questi casi. Le forze dell'ordine intanto hanno diffuso la mail che sta circolando in questi giorni a fini estorsivi. 

È morta questa notte a Milano all'età di 87 anni Inge Feltrinelli, moglie di Giangiacomo, fondatore dell’omonima casa editrice, nella quale lei ha continuato a lavorare a lungo anche dopo la scomparsa del marito. Figlia di ebrei tedeschi immigrati dalla Spagna, aveva sposato Giangiacomo nel 1960. Era stata soprannominata la "regina dell'editoria". “I libri sono tutto, i libri sono la vita, ed è stata una vita circondata da libri, librai, editori, scrittori e lettori quella di Inge Schönthal Feltrinelli, Presidente della Casa editrice Giangiacomo Feltrinelli e icona della cultura del ‘900, che ci ha lasciati oggi all’età di 87 anni”, ha comunicato la casa editrice. Che la ricorda come “fonte quotidiana di ispirazione per le attività dell’intero Gruppo, Inge Feltrinelli è stata la guida più esigente e lo sguardo più innovativo, l’entusiasta promotrice di nuove attività come la diga più invalicabile a difesa dell’indipendenza e dell’autonomia della cultura".