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Forse non è, come scrive “Libero”, che Giuseppe Conte “è andato a baciare la pantofola” ad Angela Merkel, ma è vero che il vertice tra i due capi di governo, a Berlino, non ha visto un ministro dell’interno, italiano o tedesco che sia, dettare la linea sui migranti. Al contrario: Conte ha spiegato bene che senza un accordo a livello europeo ne andrà sia della soluzione del problema, sia della stessa integrazione del Continente.

“Non possiamo essere lasciati soli”

La soluzione deve essere europea  “o è a rischio Schengen”, avverte il presidente del Consiglio, “l’Italia non può essere lasciata sola”. “Occorre – ha insistito – “contrastare questi indegni traffici di esseri umani, controllare più efficacemente le frontiere esterne e gestire anche i problemi legati ai movimenti secondari dei richiedenti asilo”.

Per Conte “l'Europa deve cambiare prospettiva e la Germania ne è consapevole" altrimenti “la gestione del fenomeno dell'immigrazione è destinata ad essere fuori controllo”. Il premier va oltre: “la proposta di riforma di Dublino, ormai e' superata dai fatti". La richiesta resta quella di creare hotspot nei paesi d’origine e di transito, di far sì che passi il principio secondo cui “le frontiere italiane sono frontiere europee”.

La Cancelliera promette ascolto e sostegno

"Sappiamo che l'Italia accoglie moltissimi profughi”, risponde la cancelliera tedesca, "Vogliamo venire incontro alla richiesta di maggiore solidarietà da parte dell'Italia".

"Vogliamo dare pieno sostegno all'Italia per risolvere il problema della disoccupazione giovanile", aggiunge,  "la Germania ha sofferto il tema della disoccupazione giovanile durante la riunificazione. Mettiamo a disposizione la nostra esperienza sul tema"

Grazie Angela per la solidarietà

Il premier non a caso ringrazia e sottolinea: "La posta in gioco per l'Europa e' altissima; i temi dell'immigrazione e della governance economica dell'Ue possono e devono essere occasione per pervenire a costruire un'Europa piu' forte e piu' equa che possa rispondere ai bisogni primari dei cittadini”.

Poi, una nota ufficiosa spiega che l’intesa è forte

In serata una nota ufficiosa fa capire che una certa intesa è stata raggiunta. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha illustrato, si fa sapere, anche alla Cancelliera Angela Merkel alcuni dettagli della proposta italiana già anticipata a Macron sul tema dell'immigrazione. Si è convenuto – riferiscono le stesse fonti – di valutare l’opportunità di fare un incontro preliminare rispetto al consiglio Ue così da poter approfondire meglio la proposta italiana.

L'appoggio esterno di Roberto Fico

Non è un caso, alla fine, che anche Roberto Fico, M5S e presidente della Camera, si lasci andare ad una dichiarazione da leggere in controluce. "Bisogna coordinarci con la Francia e la Germania", spiega, "e se Orban non si prende le sue quote, l'Europa deve multarlo". Francia e Germania sono i due paesi dove è appena stato Conte. L'Ungheria di Orban è l'interlocutore europeo privolegiato di Matteo Salvini.

L'emergenza è la lotta alla povertà, l'Europa si faccia carico del tema cruciale del reddito di cittadinanza, "per l'Italia si tratta di una priorità". Giuseppe Conte apre un nuovo fronte con l'Europa. Alla vigilia di quelle che definisce "scadenze importanti" come il prossimo Consiglio Ue di fine giugno.

Di Maio aveva chiesto ai suoi di rilanciare i temi su cui il Movimento 5 stelle ha dato da tempo battaglia. Ed è proprio il presidente del Consiglio a parlare della riforma dei centri di pubblico impiego, della necessità di far fronte alla disoccupazione, dell'obbligo da parte dell'Unione europea di concorrere a misure di sostegno a favore dell'inclusione sociale.

Il governo pensa ad un fondo ad hoc, ottenendo anche la sponda di Angela Merkel ("In Italia c'è un problema di disoccupazione giovanile", ha ammesso la Cancelliera) che si è mostrata disponibile a fornire all'Italia un importante supporto tecnico e di esperienza sui centri per l'impiego.

"L'Europa è essenziale, dia prova di concreta solidarietà" e anche dalla Germania "possono arrivare utili strumenti", ha sottolineato Conte. Del resto è stato lo stesso Di Maio, dopo aver elogiato la Germania per l'apertura all'Italia anche sulla lotta alla povertà, a prendere le distanze da Salvini sull'insistenza di battere soltanto sul tema migranti. "Va bene occuparsi di immigrazione ma prima di tutto dobbiamo occuparci di italiani che non hanno da mangiare", ha osservato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo.

L'agenda di governo non può essere solo migranti

Dunque, non solo migranti nell'agenda del governo. Piuttosto bisogna dar voce a quei "2,7 milioni di italiani" che sono stati costretti a chiedere aiuto per "potere mangiare".

Si tratta di "445 mila bambini sotto i 15 anni, quasi 200 mila anziani sopra i 65 anni e circa 100 mila persone senza fissa dimora". Dati "che non possono lasciare indifferenti", sottolinea Conte. È così che il M5s bilancia la sovraesposizione di Salvini sul tema dell'immigrazione. è lo stesso presidente del Consiglio a farsi carico della oppurtunità di "orientare i fondi europei" a favore dell'inclusione sociale, anche per rendere "più competitivo il nostro Paese". Inoltre "l'unione economica e monetaria venga riformata facendo avanzare la condivisione dei rischi e tenendo conto che la convergenza nell'area dell'euro è ancora insufficiente".

Nessun passo indietro in ogni caso sul tema dell'immigrazione. Soluzione Ue "o è a rischio Schengen", avverte il presidente del Consiglio, "l'Italia non può essere lasciata sola". "Occorre – insiste – "contrastare questi indegni traffici di esseri umani, controllare più efficacemente le frontiere esterne e gestire anche i problemi legati ai movimenti secondari dei richiedenti asilo". Per Conte "l'Europa deve cambiare prospettiva e la Germania ne è consapevole" altrimenti "la gestione del fenomeno dell'immigrazione è destinata ad essere fuori controllo".

Il premier va oltre "la proposta di riforma di Dublino. Ormai – ha osservato – è superata dai fatti". La richiesta resta quella di creare hotspot nei paesi d'origine e di transito, di far sì che passi il principio secondo cui "le frontiere italiane sono frontiere europee". Il premier ha ringraziato la Cancelliera Merkel che ha assicurato solidarietà all'Italia, sia per arginare il fenomeno dell'immigrazione, sia per venire incontro alla richiesta sul lavoro. "La posta in gioco per l'Europa è altissima – ha osservato Conte – i temi dell'immigrazione e della governance economica dell'Ue possono e devono essere occasione per pervenire a costruire un'Europa più forte e più equa che possa rispondere ai bisogni primari dei cittadini". 

Un censimento sui rom in Italia, "una ricognizione per vedere chi, come e quanti" sono. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Matteo Salvini sottolineando che "dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos". "Facciamo un'anagrafe, una fotografia della situazione", ha aggiunto Salvini. Gli irregolari saranno espulsi mentre "i rom italiani purtroppo – ha detto il ministro – te li devi tenere a casa". Una proposta 'shock', secondo alcuni commentatori, accusa che Salvini respinge al mittente: "Qualcuno parla di 'shock'. Perchè??? Io penso anche a quei poveri bambini educati al furto e all'illegalità", twitta nel pomeriggio.

Spiegazione che non convince il Pd: "Ieri i rifugiati, oggi i Rom, domani le pistole per tutti. Quanto è faticoso essere cattivo", scrive l'ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, su Twitter. "Le parole sono pietre e il 'dossier Rom' di Salvini è agghiacciante, ricorda politiche di stampo nazista", attacca il senatore dem Edoardo Patriarca. "Forse il leader della Lega asseconda la pancia dei cittadini spaventati, ma a tutto c'è un limite. Dove vuole arrivare nell'aizzare l'odio sociale ed etnico? Si ricordi che è il ministro dell'Interno di un grande paese del G7", aggiunge.

E se per Ettore Rosato il censimento sui Rom è "volgare e demagogico", secondo il deputato Pd Walter Verini "è una escalation che va fermata. Cominciò così anche ottanta anni fa e sappiamo come andò a finire". "E poi …? – si chiede il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – Proporranno un segno per riconoscerli? La barbarie è sempre iniziata con un 'censimentò, magari per la loro sicurezza. Che orrore e che schifo!". 

All'annuncio del ministro rispondono anche le associazioni: "Il ministro Salvini dovrebbe studiare, ne avrebbe tanto bisogno. Quello che fu definito un censimento, organizzato dal ministro Maroni tra il 2009 e il 2011, fu in realtà una schedatura su base etnica, vietata in Italia. Per tale ragione ci fu una strigliata da parte dell'Europa", sottolinea Carlo Stasolla, presidente dell'associazione 21 luglio. Mentre l'Associazione Nazione Rom ricorda come sia già presente un dossier "elaborato dall'Istat nel 2017" e sia stato "prontamente consegnato al ministro Salvini e sulla email del Gabinetto del Ministro dell'Interno".

Peraltro l'Italia ha ricevuto, dalla Commissione Europea, "ingenti finanziamenti per il periodo 2014 2020 al fine di garantire una casa, un lavoro, una scuola e una protezione sanitaria" per rom, sinti e caminanti, e per la popolazione in estrema povertà come i senza fissa dimora", ricorda l'associazione, che si è recata la scorsa settimana a Bruxelles "per ottenere l'apertura di inchiesta da parte della Commissione Europea relativamente all'utilizzo improprio di questi fondi. Adesso è necessario rispettare Accordi e Strategia, pena la sospensione dei finanziamenti europei erogati per un totale di 7 miliardi di euro". Per questo ANR chiede "un incontro urgente con il ministro Matteo Salvini che veda il coinvolgimento di UNAR punto di contatto nazionale per implementare gli Accordi Ue di Inclusione e la Strategia Nazionale RSC".

Ma un censimento già c'è 

Sono tra 120 e 180 mila i cittadini di origine rom e sinti in Italia, 26 mila dei quali vivono in emergenza abitativa in baraccopoli formali (insediamenti gestiti dalle amministrazioni locali) e informali ('campi abusivì) o nei centri di raccolta monoetnici.

Sono i dati dell'ultimo Rapporto dell'Associazione 21 luglio. Le baraccopoli formali sono 148, distribuite in 87 comuni di 16 regioni da Nord a Sud, per un totale di circa 16.400 abitanti, mentre 9.600 è il numero di presenze stimato all'interno di insediamenti informali. Dei rom e sinti residenti nelle baraccopoli formali si stima che il 43% abbia la cittadinanza italiana mentre sono 9.600 i rom originari dell'ex Jugoslavia di cui circa il 30% – pari a 3 mila – è a rischio apolidia.

Baraccopoli e micro insediamenti

Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti vivono nell'86% dei casi cittadini di origine romena. A vivere sulla propria pelle le tragiche conseguenze della segregazione abitativa sono molti minori, il 55% secondo le stime di Associazione 21 luglio "con gravi ripercussioni sulla salute psico-fisica e sul loro percorso educativo e scolastico". A incidere sui livelli di scolarizzazione contribuiscono in modo significativo sia le condizioni abitative sia la forte catena di vulnerabilità perpetrata dalle operazioni di sgombero forzato attuate in assenza delle garanzie procedurali previste dai diversi Comitati delle Nazioni Unite.

Associazione 21 luglio ha registrato in tutto il 2017 un totale di 230 operazioni: 96 nel Nord, 91 al Centro (di cui 33 nella città di Roma) e 43 nel Sud. Proprio Roma detiene il triste primato del maggior numero di insediamenti presenti, 17 in totale di cui 6 formali e 11 cosiddetti "tollerati". "Nella capitale – denuncia il Rapporto – nonostante le aspettative create a fine 2016 con la Memoria di Giunta e il 'Progetto di Inclusione Rom' presentato dalla sindaca Raggi che aveva come obiettivo il graduale superamento dei 'campi' presenti all'interno della città, nel 2017 non è stato di fatto avviato alcun processo di inclusione".

Il giudizio degli Enti internazionali ed europei di monitoraggio sui diritti umani appare impietoso: anche nel 2017 l'Italia ha continuato a essere il "Paese dei campi", "perseverando nell'utilizzo di politiche discriminatorie e segreganti nei confronti delle popolazioni rom e sinti presenti sul territorio nazionale oltre che nelle persistenti operazioni di sgombero forzato". 

Sondaggi, sorpassi e migranti: la Lega è il primo partito in Italia. L’annuncio lo dà una rilevazione demoscopica della Swg per il Tg de La7, il cui esito è impietoso per Luigi Di Maio e tutto l’M5S. Di un soffio, ma il soprasso è avvenuto. Due decimali e i grillini perdono la leadership di fatto all’interno della maggioranza. Rapporti invertiti rispetto alle risultanze delle elezioni del 4 marzo.

Quello che colpisce di più, al di là del primo dato, è il fatto che in una sola settimana il partito di Matteo Salvini avrebbe guadagnato un 2,2 percento, e il Movimento 5 Stelle perso il 2,5. Un travaso impetuoso e repentino, che sembra premiare la linea dura contro la Francia, la Germania, i migranti. Ma soprattutto, da questo momento, il tema della politica sarà: come intende reagire il Movimento?

La fredda legge dei numeri

Secondo la rilevazione, il partito di Salvini si attesta al 29,2% mentre M5s è al 29%. Rispetto alla rilevazione dello scorso 11 giugno, i 5 stelle perdono il 2,5% mentre la Lega cresce del 2,2%. Il Pd si posiziona al 18,8% in aumento di 4 decimali. Anche Forza Italia sale dello 0,6% e vale il 9,2% mentre FdI risale al 4,1% dal 3,9%.

Il Pd: ormai Salvini è il padre padrone del governo; ma le schedature non portano bene

"Al padre padrone del governo, dico, da padre, che l'umanità viene prima dei sondaggi». A parlare dalle pagine de La Repubblica è il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, che attacca la politica del nuovo governo sui migranti: "Fare i forti con i deboli nel Mediterraneo ed essere complici dei peggiori egoismi nazionali in Europa, come Orban e tutti quelli che si sono opposti a un coordinamento europeo sui migranti, non porterà da nessuna parte. Dico io a Salvini, da padre, che l'umanità viene prima di qualsiasi sondaggio. E ogni vita ha lo stesso valore".

“Lo aspettavamo, lo sapevamo. Matteo Salvini ha il vento in poppa. Quello dei sondaggi perlomeno. Ha lasciato a Luigi Di Maio le partite che costano, e per sé quelle fortemente simboliche. Che separano l’estrema destra europea dalle forze democratiche. Respingere una nave di disgraziati, una pistola per tutti, asili solo agli italiani e ora il censimento dei Rom”. Scrive più tardi su Facebook Emanuele Fiano.

Un censimento per i Rom, nessuna udienza dal Papa

Il riferimento alla questione dei Rom non è casuale. Infatti Salvini, oggi, ha aperto un nuovo fronte dopo quello sui migranti, promettendo un censimento dei nomadi che vivono in Italia e twittando: “Quelli di cittadinanza italiana ce li dovremo tenere”. Parole che lasciano presagire qualcosa che somiglia a provvedimenti espulsivi, o giù di lì.

Nel giro di poche ore, poi, sempre Salvini fa un annuncio a sorpresa. Tra un paio di giorni, fa sapere, sarò ricevuto dal Papa. Quel Papa Francesco che ieri è stato bersagliato dagli hater del web per la sua richiesta di essere umani con i migranti.

Possibile? Il pontefice e Salvini sembrano vivere su due pianeti diversi. Ed infatti poco dopo Greg Burke, il portavoce di Sua Santità, precisa all’Agi: al momento non è prevista alcuna udienza.

Sui Rom scattano le polemiche, lui precisa: nessuna schedatura. Interviene allora Di Maio: meglio così, perché altrimenti sarebbe stata una iniziativa incostituzionale. Il Pd insorge: roba agghiacciante. Contemporaneamente il Presidente della Camera, Roberto Fico, invita ad allargare l’orizzonte delle polemiche in Europa. Mentre a Berlino si reca il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (non c’è Seehofer, amico di Salvini, e con Angela Merkel tutto pare filare liscio), la terza carica dello Stato chiede che l’Ue batta veramente un colpo, ed infligga le giuste sanzioni a quei paesi che ignorano gli obblighi di Dublino e non si prendono la loro quota di immigrati. Chi? Fico fa un nome preciso: l’Ungheria di Orban. Vale a dire, il principale alleato di Salvini a livello europeo.

Forse sta già iniziando la reazione grillina al sorpasso nei sondaggi.

"Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso": con questa frase di Nelson Mandela il Frosinone festeggia il ritorno in Serie A. E a giudicare la stagione dei "canarini" sintesi migliore non poteva esserci: lo hanno dimostrato dopo l'ultima giornata con il Foggia e ancor più nella gara di ritorno contro il Palermo. Con due reti di Maiello e Cino i gialloblu volano di nuovo in A, condannando i rosanero a un'altra stagione di purgatorio. Una vittoria accompagnata da qualche nota stonata: un pallone buttato in campo negli ultimi minuti del match e la presunta invasione anticipata dei tifosi. 

Il campionato di Serie B si chiude dopo 90 minuti giocati in un clima di grande nervosismo: nove cartellini gialli e Dawidowicz espulso dalla panchina. Il Palermo si indigna, Zamparini s'infuria. Il presidente rosanero Giammarva annuncia l'intenzione di presentare ricorso, anche se non è ancora chiaro per cosa. "Abbiamo preparato la riserva verso l’omologazione del risultato. Successivamente presenteremo ricorso". 

Ricorso per cosa?

Difficile che il Palermo possa appellarsi all’errore tecnico e chiedere la ripetizione della partita per via dell’episodio del calcio di punizione fischiato ai danni di Coronado. L’arbitro La Penna ha prima indicato la punizione dal limite e poi, ha cambiato la sua decisione concedendo il rigore. Subito dopo è tornato del suo primo avviso: punizione dal limite per il Palermo. Molto più probabile invece, – si legge su La Repubblica – che gli argomenti possano riguardare il lancio dei palloni in campo per due volte dalla curva e dalla panchina del Frosinone e per l’invasione di campo che ha determinato la fine della partita. A proposito dell’invasione di campo conterà quello che ha scritto nel rapporto il direttore di gara: se ha ritenuto la partita conclusa e il risultato acquisito è un conto, se è stato costretto a rientrare insieme alle due squadre negli spogliatoi perché non c’erano più le condizioni per portare a termine la partita è ben altro fatto. Come riporta La Gazzetta dello sport però "l'arbitro ha considerato regolarmente conclusa la gara".

Il precedente

Un episodio del genere in passato per poco non costò la sconfitta a tavolino al Bari. Parliamo di campionato primavera, sfida contro il Latina. Era il 2015 ed il giudice sportivo assegnò lo 0-3 con le seguenti motivazioni: “Rilevata la particolare gravità del comportamento dei raccattapalle, protrattosi nel tempo, che, di fatto, ha inciso sul regolare svolgimento della gara, senza alcun doveroso intervento da parte della Società ospitante. Visto l’art. 17 comma 1 CGS. delibera di sanzionare la Soc. Bari, a titolo di responsabilità oggettiva, con la punizione sportiva della perdita della gara, con assegnazione di gara vinta alla Soc. Latina con il punteggio di 0-3”. I pugliesi però presentarono ricorso e – come riporta forzapalermo.it – e riuscirono ad ottenere, sempre in tribunale, l'annullamento della sconfitta a tavolino. 

Una partita molto nervosa, entrambe le squadre sono riuscite a difficilmente a tenere sotto controllo la tensione. La posta in gioco (promozione) e il pallone scotta sempre più tra i piedi dei 22 in campo. 

Palermo infuriato

Nel post partita Giammarva attacca anche l’allenatore del Frosinone. “Ci hanno colpito – spiega – le parole dell'allenatore Moreno Longo che ha messo in dubbio i bilanci della società. Questo è un argomento che non avrebbe dovuto mai trattare, in quanto la solidità patrimoniale della società è stata certificata dalla massima autorità giudiziaria. Ognuno deve fare il proprio lavoro, senza fare altre considerazioni inopportune. Vedremo se, come società, adire alle vie legali. È un pensiero che ho adesso e che approfondirò bene. Longo ha detto delle cose che sono fuori dall'area sportiva, è stata veramente una caduta stile e faremo le nostre riflessioni. C'è la volontà di voler difendere la società da certe aggressioni”.

Il Frosinone "Bisogna saper perdere…"

Il Frosinone sceglie di replicare alle accuse del Palermo con un comunicato pubblicato sul sito ufficiale del club. “Stupisce – si legge – indigna ed offende l’intelligenza degli addetti ai lavori, degli sportivi e della gente comune, frusinati e no, che il massimo dirigente rosanero parli di incontro illegale, spettacolo indecoroso, vergognoso, di arbitro aggredito, minacciato, assediato e intimidito e di truffa subita. Non sappiamo quale partita abbia visto Zamparini, né ci interessa saperlo, la partita è stata diretta da 6 arbitri oltre alla presenza di numerosi rappresentanti della Procura Federale e degli ispettori di Lega che hanno decretato la regolarità della partita. Occorre a nostro avviso saper vincere e, anche, caro Palermo e caro Zamparini, saper perdere”.

Tutti soddisfatti, anche se la partita vera deve ancora cominciare. L'incontro convocato per lunedì 18 giugno dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio con alcune delle società che operano nel food delivery in Italia si è concluso con la proposta di Di Maio di aprire un tavolo tra i riders e le piattaforme digitali per costruire un nuovo modello di contratto che garantisca diritti e tutele ai lavoratori.

Questo è quello che è stato detto alle sei aziende convocate: Deliveroo, JustEat, Foodora, Domino's Pizza, Glovo, tutte straniere, e Moovenda, unica italiana presente all'incontro avvenuto circa due settimane dopo quello con i riders, il primo di Di Maio ministro. L'obiettivo del tavolo, ha detto il ministro, sarà "arrivare al primo contratto della gig economy", ma se il tavolo non dovesse andar bene il ministro si dice pronto a "procedere per via normativa". 

Il commento di Di Maio

L'incontro, ha detto Di Maio ai giornalisti, è andato molto bene. "L'obiettivo del governo è garantire tutela a chi lavora, soprattutto ai giovani che non devono essere alla mercé di un lavoro qualsiasi. "Siamo in un paese – ha sottolineato Di Maio – in cui molto spesso i ragazzi chiedono di lavorare anche senza una retribuzione per non finire nei 'Neet'. Noi vogliamo garantire diritti minimi. Ci sono due strade o il governo fa una norma e dice che le persone devono avere un salario minimo, un'assicurazione e rimborsi, oppure l'altra strada è aprire un Tavolo tra riders e piattaforme per costruire un nuovo modello di contratto. Ho proposto questo e mi è stato detto che sono disponibili al tavolo per garantire più tutele e permettere al loro modello business di andare avanti". "Se non dovesse andar bene – precisa poi – si interverrà con la norma. Saranno convocati anche i sindacati, aggiunge poi Di Maio, che però ammette di aver capito dall'incontro che "molte di queste persone non si sentono rappresentate, non sono iscritti al sindacato e non sanno che esiste un sindacato dei riders. 

Scheda: Perché le società di food delivery
potrebbero davvero lasciare l'Italia

Poi sul blog delle stelle elenca i punti imprescindibili per il ministero:

– Obblighi e responsabilità precise tra le parti
– Requisiti di forma nel contratto per garantire la certezza del diritto
– Previsione di un compenso minimo inderogabile
– Rimborso spese forfettario per manutenzione del supporto tecnologico e meccanico (es. 50 euro al mese)
– Iscrizione obbligatoria Inps e Inail a carico del datore di lavoro
– Ferie, riposo e diritto alla disconnessione

La soddisfazione delle piattaforme

Ma soddisfazione emerge anche dalle piattaforme: "C'è stato molto dialogo e trasparenza; il ministro è stato molto positivo e anche noi. Siamo partiti col piede giusto", ha dichiarato Gianluca Cocco, ceo di Foodora, che domenica ha rilasciato un'intervista al Corrierre della sera in cui paventava la possibilità che, se dovessero essere costretti ad assumere i rider, l'azienda potrebbe lasciare l'Italia perché il loro business sarebbe insostenibile. Soddisfatto anche Daniele Contini, Country manager di Just eat: "C'è uno spirito di collaborazione. Siamo contenti di aver partecipato a questo tavolo".

L'incontro al ministero del Lavoro è stato trovato "molto proficuo e interessante" da Alessandro Lazzaroni di Domino's pizza: "Sicuramente – ha dichiarato – nei prossimi giorni e settimane siederemo ancora al tavolo col ministro per trovare una soluzione. C'e' un'apertura nelle aziende e sono convinto che troveremo la soluzione giusta". Mentre su Facebook commenta Simone Ridofi, amministratore delegato dell'unica italiana presente al tavolo, Moovenda: "L'incontro è stato molto positivo, quello che auspico però è che si smetta di scaricare sui fattorini le inefficienze nell'organizzazione del loro lavoro da parte di alcune multinazionali del settore che operano in Italia.  

Dopo il grande ritorno di Tekken con il settimo capitolo uscito lo scorso anno, in molti hanno sperato in un ritorno anche del fratellino minore dell’Iron Fist Tournament, una speranza infine realizzata con l’annuncio ufficiale di SoulCalibur VI durante i The Game Awards 2017 lo scorso dicembre. Anche se non popolare quanto Tekken, molti giocatori prediligono la saga cappa e spada Bandai Namco per il minore abuso di juggle e per lo spiccato accento sulla storia.

Nonostante le introduzioni audaci ma non sempre efficaci apportate alla serie, i fan di lunga data ancora aspettano un gioco che possa superare l’indimenticabile secondo capitolo, e molti sono rimasti particolarmente delusi da SoulCalibur V, temendo che con esso la saga fosse arrivata a un’impasse.

SoulCalibur VI

Sembra che Bandai Namco sia conscia della situazione, e voglia mettere un punto e a capo alla serie e cercare di rilanciarla all’antica gloria, cercando un equilibrio tra accessibilità ai neofiti, ma comunque senza perdere di vista i veterani, tra spettacolarità ed efficacia.

In occasione dell’E3 2018 appena tenutosi a Los Angeles abbiamo avuto modo di provare il gioco dopo una breve presentazione di Bandai Namco, e ovviamente siamo qui a riportarvi la nostra esperienza.

SoulCalibur VI

Le meccaniche di base di SoulCalibur VI aderiscono a quelle classiche della serie: ancora una volta ci saranno i tasti per guardia, attacco orizzontale, attacco verticale e calcio, e combinando i tasti di attacco e guardia si eseguirà una proiezione; potremo utilizzare ancora le Guard Impact per interferire col ritmo dell’avversario e gestire il posizionamento.

Tornano anche le Critical Edge (introdotte nel precedente capitolo) che ora sono eseguibili tramite la pressione di un singolo tasto. In alternativa è possibile utilizzare la barra di energia per attivare il Soul Charge, uno stato in cui il personaggio viene momentaneamente potenziato con tanto di cambio di aspetto ed effetti che varia a seconda del lottatore; Kilik ad esempio sbloccherà una sua versione oscura in cui i suoi colpi godranno di maggiore portata e potenza, sacrificando però la salute.

SoulCalibur VI

La vera novità per questo capitolo è rappresentata dalle Reversal Edge, da attivare a piacimento ma con oculatezza, in quanto se eseguita a vuoto deteriorerà la barra della guardia. Attivandola partirà una breve sequenza in slow motion con uno zoom della telecamera (molto simile alle sequenze critiche di fine round viste in Tekken 7) in cui vedremo i due contendenti avvicinarsi l’un l’altro, a quel punto dovremo risolvere lo scontro scegliendo se attaccare, parare o schivare, e nel caso si esegua un attacco bisognerà scegliere tra i tre disponibili. L’esito dello scontro viene deciso con una sorta di dinamica sasso-carta-forbici un po’ più complessa, e una volta avuta la meglio sull’avversario attiva una breve sequenza coreografica; uno strumento da tenere sotto controllo per i giocatori più pressanti, ma da usare con attenzione per quelli più difensivi.

Anche se si tratta di un’introduzione interessante, la Reversal Edge risulta abbastanza prevedibile, e gli sviluppatori stessi hanno affermato che è stata concepita più per i neofiti che per i giocatori esperti, che con tutta probabilità non la troveranno utile negli scontri a livelli alti, se non per ottenere dei vantaggi di posizionamento in certi frangenti.

SoulCalibur VI

L’impressione generale del nuovo SoulCalibur rimane comunque fedele alla saga che conosciamo, i match si susseguono con la tipica tensione da tempismo e anticipazione delle mosse avversarie, i colpi e i contrattacchi si susseguono fluidi e spettacolari. I combattenti hanno delle nuove mosse che si adattano alla struttura generale del gameplay, riuscendo a risultare abbastanza “freschi” senza snaturare la caratterizzazione dei move set.

Ricordiamo che del roster sono già stati confermati Kilik, Xianghua, Siegfried, Nightmare, Sophitia, Mitsurugi, Taki, Maxi, Ivy, Zasamael e Yoshimitsu, mentre tra le new entry troviamo Groh e la guest star Geralt di Rivia direttamente dalla saga di The Witcher. Tra una partita e l’altra abbiamo notato che nella schermata di selezione dei personaggi c’erano ancora circa dieci slot ancora vuoti, quindi aspettatevi altri annunci nei prossimi mesi che ci separano dall’uscita del gioco.

Groh sembra che potrà contare su una notevole varietà di attacchi, potendo contare sulla sua mutevole arma che potrà essere utilizzata come una doppia lama alla Darth Maul o come due spade separate, variando quindi la velocità e la portata degli attacchi. Geralt dal canto suo potrà contare sul suo repertorio di abilità magiche, che comunque sembrano essere state bilanciate in modo da non renderlo un personaggio da spamming impunito.

SoulCalibur VI

Graficamente il gioco si presenta con una buona veste rinnovata grazie all’impiego dell’Unreal Engine 4, (scelta già compiuta per Tekken 7), anche se alcuni effetti delle texture dei modelli poligonali non ci hanno convinto appieno. C’è da dire che durante i combattimenti ci saranno davvero ben poche occasioni di ammirare i personaggi, e l’importante in fin dei conti è che l’impatto visivo sia piacevole e l’azione fluida.

Notevole inoltre è la possibilità di danneggiare i costumi dei personaggi durante il combattimento; durante uno scontro contro Mitsurugi ci siamo trovati con i vestiti a brandelli. Un piccolo tocco di classe che dà agli scontri quel giusto tocco di drammaticità in più.

Soulcalibur VI

Chiudiamo infine con delle buone notizie riguardo la trama del gioco. In linea con la volontà di rinnovare la saga, Bandai Namco ha annunciato che la storia di SoulCalibur VI riprenderà dagli eventi del primo capitolo durante il XVI secolo, e li rivisiterà “per svelare verità nascoste” (cit.) Protagonista principale sarà Kilik nella sua lotta interiore con la sua parte demoniaca, e in alcune immagini in passato abbiamo visto Xianghua impugnare la Soul Calibur.

Gli altri personaggi non saranno messi da parte come in passato, ma ognuno riceverà attenzione e il suo posto nella trama principale, che sarà gestita nuovamente da una Cronistoria lineare senza diramazioni, che mostra la storyline di ciascun personaggio in un rapporto cronologico con quella degli altri. Nel seguente trailer è possibile dare un’occhiata a quello che ci aspetta.


Bandai Namco si gioca molto con SoulCalibur VI, e sembra esserne conscia. Dopo un quinto capitolo che non ha fatto breccia nel cuore dei fan, c’è davvero bisogno di un ritorno di fiamma che riporti la Storia di anime e spade nell’olimpo dei picchiaduro moderni. Per il momento il titolo di Motohiro Okubo alla testa di Project Soul promette davvero bene. Oltre a una giusta attenzione alla storia, staremo a vedere se la nuova formula gameplay si rivelerà troppo volta all’accessibilità, o se sarà capace di trovare il giusto equilibrio per soddisfare anche i fan storici.

L’articolo E3 2018: SoulCalibur VI – Provato proviene da GameSource.

Non solo il vino. Ai cinesi piace sempre di più anche il formaggio italiano. Quello vero. A parlare sono i numeri: le esportazioni dei prodotti caseari verso la Cina sono cresciute del 27% nel 2017. Il massimo storico.

Mentre lo scontro tra Stati Uniti e Cina sul commercio continua a produrre forti attriti tra le due sponde del Pacifico, a trarre vantaggi dalla guerra commerciale potrebbe essere questa volta il gorgonzola Made in Italy. Lo dice un’analisi della Coldiretti su dati Istat divulgata dopo l’annuncio del governo cinese di contro-dazi su una serie di prodotti americani, in risposta al rinnovato protezionismo dell’amministrazione targata Donald Trump. Una contromisura della stessa portata della rappresaglia americana che colpisce una lista di prodotti tecnologici cinesi per un importo di 50 miliardi di dollari.

Tra i due litiganti il terzo gode.

Sì perché nel mirino dei nuovi balzelli cinesi  – che entreranno in vigore a partire dal 6 luglio (659 merci dal valore di 50 miliardi di dollari che verranno soggetti a tariffe del 25%) – figura una vasta gamma di prodotti agroalimentari a stelle e strisce. C’è un po’ di tutto: dai formaggi alla soia, dal mais al grano, dallo yogurt al burro, dal riso alla carne di maiale e di manzo; fino a pollame, pesce, nocciole e frutta e verdura come arance, patate, pomodori, asparagi, melanzane.

Si aprono così interessanti opportunità per le esportazioni italiane. A partire dai formaggi che l’anno scorso hanno toccato il record delle vendite nel mondo: 412 milioni di chili. In Cina – appunto – la crescita è stata a doppia cifra. Coldiretti è convinta che l'Italia potrebbe sostituire l'offerta degli Stati Uniti nel mercato cinese.

In fondo gli americani un po’ se lo meritano, suggerisce l'associazione. Non sono loro i maggiori produttori di formaggi contraffatti? Inondano i supermercati di falsi: dal ‘parmesan’ al provolone, dall'asiago al gorgonzola. La Confederazione è in perfetta sintonia con la boutade sovranista di Matteo Salvini contro l’italian sounding: la contraffazione dei prodotti italiani. “Dopo le navi delle ong, potremmo fermare anche quelle che arrivano nei nostri porti cariche di riso cambogiano. Io sono assolutamente a fianco della Coldiretti”, ha detto il vice premier e ministro dell'Interno in un'intervista al Corriere della Sera.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare. I dazi cinesi avranno l'effetto di riaprire alle specialità italiane spazi sugli scaffali sino ad oggi ingiustamente usurpati dalle imitazioni americane, dice Coldiretti.

Non finisce qui. Grandi vantaggi si profilano all’orizzonte anche per il settore ortofrutticolo. Soprattutto per i kiwi e gli agrumi, su cui le autorità cinesi hanno dato il via libera dopo la rimozione nel 2016 del bando sulle carni suine italiane (in vigore dal 1999).

 

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Del resto il 2017 è stato l’anno doro per l'export agroalimentare italiano in Cina, che ha segnato una crescita del 18% e più di 460 milioni di euro in valore. Non solo. 1,4 milioni di turisti cinesi hanno visitato l’Italia, scoprendo un’enorme ricchezza agroalimentare forte di 292 tesori Dop e Igp, 523 vini Docg, Doc e 5.047 specialità alimentari tradizionali.

Certo, per alcuni prodotti – pere, mele, erba medica disidratata – resta da superare l'ostacolo delle barriere fitosanitarie imposte da Pechino.

Ma una guerra commerciale è per principio una calamità da scongiurare. A fronte delle opportunità per il cibo tricolore, l'estendersi della guerra dei dazi ai prodotti agroalimentare tra le due maggiori economie del mondo – dice Coldiretti – apre scenari inediti e preoccupanti nel commercio mondiale di alcuni prodotti base: dalla soia al sorgo fino alla carne. 

La Niantic ha appena annunciato un aggiornamento importantissimo per Pokémon GO che uscirà questa settimana, andando ad aggiungere due importantissime features finora assenti nel famoso capitolo per smartphone dei mostriciattoli tascabili: la funzione amici e l’introduzione degli scambi Pokémon.

Andiamo con ordine: scambiando il proprio “Codice Allenatore” (un ID univoco che si può ottenere in diversi modi) si potranno aggiungere altre persone alla lista degli amici. Una volta fatto ciò, sarà possibile controllare le statistiche e le attività più recenti dei nostri colleghi allenatori e si potranno inviare dei pacchi amicizia che si riceveranno nei PokéStop. Questi pacchi conterranno diversi oggetti utili, tra cui c’è la possibilità possa capitare un contenuto “speciale“:  Un Uovo contenente un’ esclusiva forma Alola di un Pokémon di Kanto.

Pokémon Go

 

Sarà possibile monitorare il nostro livello di amicizia che potrà essere incrementato andando a interagire con gli allenatori nella nostra lista in lotte in Palestra o lotte Raid. Aumentando questo livello si potranno ottenere Bonus in attacco se si lotta insieme e questi bonus andranno ad aumentare a seconda del livello di amicizia.

Un’altra gradita aggiunta sarà la possibilità di effettuare scambi Pokémon per giocatori con almeno un Livello Allenatore pari a 10. La funzione era stata anticipata molto tempo fa e finalmente, entrando in funzione, permetterà ai giocatori di scambiare Pokémon in locale. Questi scambi saranno possibili consumando Polvere di stella, il cui quantitativo richiesto per portare a buon termine la transazione andrà a diminuire a seconde del livello di amicizia. Ci sarà la possibilità di scambiare Pokémon shiny, leggendari o assenti nel nostro Pokédex solo una volta al giorno e solo con un grande amico o un migliore amico. Gli scambi andranno a randomizzare le statistiche del Pokémon, esse infatti saranno migliori in caso lo scambio fosse effettuato con chi ha un grande livello di amicizia con noi.

Pokémon Go

Inizialmente avremo un limite massimo di 200 amici, ma il numero potrà variare in futuro con degli update.

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Los Angeles Valiant contro New York Excelsior. Questa battaglia ha sancito la fine della off season della Overwatch League e la conferma su quali squadre avrebbero avuto accesso ai Playoff.

La sfida, che dava come vincitori i NYXL, ha visto invece capovolgersi la situazione; gli LA Valiant si sono portati a casa la vittoria e si sono guadagnati il secondo posto in classifica.

I team ad essersi assicurati un posto per le fasi finali della OWL sono dunque: New York Excelsior, Los Angeles Valiant, Boston Uprising, Los Angeles Gladiators, London Spitfire e Philadelphia Fusion. Di seguito la classifica:

Classifica Overwatch League

Pessima prestazione per gli Shanghai Dragons, i quali purtroppo hanno avuto un risultato insoddisfacente, concludendo la League con 0 vittorie e 40 sconfitte. Molto meglio invece i Dallas Fuel, che si sono ripresi grazie alla presenza del Coach Aero dopo un periodo decisamente terribile per il team.

L’11 Luglio è fissata la data d’inizio dei playoff che termineranno il 29 dello stesso mese.

Appuntamento su Twitch!

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