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Da tre mesi il Venezuela è precipitato in una crisi di cui non si intravede la fine. Tre mesi di proteste – e morti – quasi giornaliere, con beni di prima necessità sempre più scarsi, un’inflazione inarrestabile, la rabbia popolare che si gonfia e riempie le strade. L’opposizione al regime di Nicolas Maduro si allarga e lambisce le forze armate.

Oscar Rodriguez, agente della Brigata di azioni speciali, martedì ha sorvolato in elicottero il centro di Caracas, prima di lanciare quattro granate contro la Corte Suprema, senza fare vittime.

Le granate contro la Corte Suprema e la rivendicazione su Instagram

L’azione, rivendicata su Instagram, è frutto di “un’alleanza di funzionari militari, poliziotti e civili alla ricerca di un equilibrio e contro questo governo transitorio e criminale”. Il dispiegamento aereo, ha spiegato, ha “l’unico fine di restituire il potere al popolo democratico, e quindi rispettare e far rispettare le leggi, per ristabilire l'ordine costituzionale”. Richiamandosi agli articoli 330 e 350 della Costituzione, che autorizzano la rivolta contro autorità antidemocratiche, Rodriguez ha chiesto “le immediate dimissioni di Maduro” e “la convocazione di elezioni generali”

 

Le tappe della crisi

  • 29 marzo: La Corte Suprema annuncia a sorpresa la decisione di avocare a sè i poteri del Parlamento. L’Assemblea nazionale è controllata dalle forze dell’opposizione coalizzate nella Mesa de Unidad Demicratica (Mud) dopo la schiacciante vittoria alle elezioni nel dicembre 2015, le ultime convocate da Maduro prima di sospendere qualsiasi nuova consultazione. Per l’opposizione è un vero e proprio colpo di Stato: in un tweet, Leopoldo Lopez, leader in carcere dopo un processo-farsa, esorta il popolo a scendere in strada per “respingere la dittatura e salvare la democrazia”. Julio Borges, presidente dell’Assemblea nazionale, nel corso di una conferenza stampa, lancia un appello anche alle forze armate chiedendo loro di prendere posizione contro Maduro. Manifestazioni vengono organizzate in diverse zone del Paese.
  • 2 aprile: La Corte Suprema fa marcia indietro. "Le decisioni della corte non hanno spogliato il Parlamento dei suoi poteri", dichiara il giudice Maikel Moreno, sottolineando che la Corte Suprema non dovrebbe essere in conflitto con altri rami del governo "perché è solo un arbitro". Moreno fa sapere che i magistrati hanno “soppresso” alcune parti della precedente decisione, compresa la disposizione che revoca l’immunità ai parlamentari.
  • 7 aprile: Henrique Caprile, uno dei principali leader dell’opposizione, viene messo al bando dalla vita politica, non potrà assumere nessun incarico pubblico per 15 anni. Caprile, governatore dello Stato di Miranda, è accusato dall’ufficio del supervisore dei conti di “irregolarità amministrative”. Il leader dell’opposizione per due volte è stato candidato alla presidenza contro Maduro.
  • 19 aprile: In occasione della Festa dell’Indipendenza, l’opposizione lancia “la madre di tutte le proteste”. La giornata si conclude con scontri violenti e due morti, entrambi studenti: Carlos Moreno di 17 anni, è ucciso a nord della capitale da un proiettile alla testa sparato dalle squadre della morte, i colectivos. La 23enne Paola Ramirez Gomez muore a San Cristobal in circostanze simili. Anche Maduro chiama a raccolta le forze chaviste, organizzando una contro-manifestazione, “la marcia delle marce” a sostegno del governo.
  • 1 maggio: Maduro risponde alle crescenti proteste di piazza convocando una nuova ‘Assemblea costituente del popolo’ per riformare lo Stato e scrivere una nuova costituzione. Dell'Assemblea, convocata per il 30 luglio, faranno parte 500 membri, metà scelti da organizzazioni sociali e di settore, gli altri da leader delle comunità attraverso voto segreto e diretto. Una mossa denunciata dall'opposizione, che la vede come un chiaro tentativo golpista di rimanere al potere, evitando le elezioni, rinviate dal presidente da quasi due anni.
  • 19 giugno: L’Organizzazione degli Stati Americani (Oas) si riunisce per discutere della crisi venezuelana ma non riesce a trovare una posizione comune al suo interno. Venti Paesi si schierano contro il progetto di riforma costituzionale di Maduro ma non riescono a raggiungere la maggioranza di due terzi necessari per far passare la risoluzione di condanna. Il Venezuela è il 35esimo membro dell’organizzazione ma ad aprile ha annunciato l’intenzione di uscirne. Il ministro degli Esteri venezuelano, Delcy Rodríguez interviene solamente per sottolineare che qualsiasi decisione verrà presa, non verrà recepita da Caracas. Viene lanciato un appello a continuare a cercare il dialogo, ma non viene fissata la data per un nuovo incontro.
  • 21 giugno: Maduro sostituisce Delcy Rodriguez, nominando il suo vice, Samuel Moncada, nuovo ministro degli Esteri. Intanto Luisa Ortega Diaz, procuratore generale nominata dallo stesso Maduro tre anni fa, si oppone al procedimento di destituzione aperto nei suoi confronti davanti al Tribunale Supremo di Giustizia. Difendendosi, sottolinea che “il Venezuela corre oggi il maggior pericolo della sua storia repubblicana, e vedo un oscuro panorama di distruzione dello stato in Venezuela”. Il bilancio, continua, è di “74 morti, 1.413 feriti, 3.971 processati, 532 privati della libertà in 81 giorni di protesta”. Il 9 giugno la Ortega Diaz, a sorpresa, aveva presentato un ricorso di nullità contro la convocazione di una Assemblea costituente.

Arriva la svolta nelle indagini sulla morte di Pietro Sanna, il ragazzo 23 enne italiano ucciso a coltellate lunedì scorso a Londra. La polizia ha arrestato una donna che si trova ora nella stazione delle forze dell’ordine di East London. Gli investigatori inglesi non hanno fornito ulteriori particolari, ma secondo quanto alcuni media italiani, la donna fermata potrebbe essere la sua coinquilina, che per prima aveva lanciato l'allarme. Oggi si svolgerà l'autopsia sul corpo del ragazzo nell'obitorio di East Ham.

Scotland Yard cerca testimoni

La polizia britannica ha lanciato un appello a tutti coloro che possano contribuire alle indagini sulla morte del giovane italiano. "Manteniamo la mente aperta sul movente di questo attacco" aveva dichiarato il titolare delle indagini Gary Holmes. 

Holmes: “aggressione brutale”, ora l’autopsia

La polizia britannica era stata avvertita della morte di Sanna con una telefonata, attorno alle 11.40 di martedì mattina. E’ stata una "aggressione brutale e vile contro un giovane nella sua abitazione" e per quanto riguarda il movente, ha precisato, al momento "si considerano tutte le possibilità". Ulteriori dettagli arriveranno dall'autopsia sul corpo di Sanna che si svolge mercoledì nell'obitorio di East Ham, a Londra.

Chi era Pietro Sanna

Pietro viveva a Londra da 2 anni e nella capitale vive anche il fratello maggiore Giomaria. Pietro era arrivato nella capitale britannica con l'obiettivo di perfezionare l'inglese e, dopo il precariato iniziale, era stato assunto in un grande magazzino. La famiglia Sanna è molto nota nel Nuorese, dove possiede varie attività legate al turismo e alla ristorazione

Le indagini sull’omicidio sono affidate agli investigatori di Scotland Yard con il supporto dell'Interpol. Il padre del giovane, Piergraziano Sanna, si trova a Londra ed è assistito dal console generale Massimiliano Mazzanti. In attesa del via libera per riportarla a casa, la salma del figlio resta a disposizione degli inquirenti. 

Leggi ancheCosa sappiamo finora del ragazzo sardo ucciso a Londra

Una cosa è certa: “Quel fallo lo rifarei, dovevo farlo, era una scelta di squadra, non mia”.

Cecilia Zandalasini, la nuova Catarina Pollini, la nuova ala alta giovane che l’Europa ci invidia, somiglia tantissimo alla famosa “Cata” che caratterizzò il basket italiano, fra Vicenza a Como negli anni 80-90, per poi passare nella Wnba, a Houston. Anche nel carattere: “Tendenzialmente sono un’introversa, se posso, dico una parola di meno piuttosto che una di più”.

Fiera della sua culla: “Broni, un paesino di diecimila abitanti, ma non così piccolo e con un’ottima tradizione cestistica, visto che c’è anche una squadra di A-1 che si è salvata”. Broni vuol dire caro, vecchio, utilissimo, play-ground: “Giocavo a mini-basket e poi giocavo coi maschi, coi compagni di scuola, eravamo sempre fra di noi”. E vuol, dire, primo – fondamentale – maestro, quello che non si scorda mai: “Giuseppe Zucconi  mi ha impostato il tiro fra i 9 e gli 11 anni”. Tiro che, sia chiaro agli aspiranti stregoni: “Va sempre allenato, perfezionato, curato, al di là delle qualità naturali, io faccio tanto allenamento di tiro con la squadra e da sola, Ci lavoro sempre tanto, così come sul resto della tecnica”.

Il primo basket di Cecilia è troppo lontano nel tempo: “Sicuramente lo vidi alla tv, insieme a mio fratello Andrea, più anziano di 7 anni, che oggi gioca in C1 a Pavia. Ci alzavamo di notte per guardare le partite dell’Nba. La passione ce l’ha inculcata papà che giocava a livello amatoriale”. A 18 anni c’à stato il primo distacco del suo mondo: “Mi richiese il Geas Sesto San Giovanni, e dal 2014 sono Schio, per vincere, staccarmi da casa mi è costato abbastanza, ma è stata una scelta di vita, per fare qualcosa di davvero importante nella pallacanestro e avere le conferme di cui avevo bisogno”. E così, addio studi: “Ho preso la maturità scientifica, avevo voti medi, ma voglio impegnarmi al massimo in quello che faccio e, fra campionato ed Eurolega, non potrei anche studiare”. Però nutre qualche curiosità artistica: “Mi piace disegnare, con l’acquerello, soprattutto paesaggi minimalisti. E, se posso, vado volentieri a qualche mostra, il mio artista preferito è Magritte”.

L’altra soluzione per staccare la spina dal basket, è la triade di amiche intime, Veronica-Barbara-Xenia. “Soprattutto adesso che sto subendo tutta questa attenzione mediatica: non mi sconvolge, non mi spaventa per i miei 21 anni, penso che ogni cosa accada per qualche motivo nel momento giusto, e quindi a me doveva accadere adesso, e penso di essere pronta a sopportare anche questo momento che pure un po’ mi impressiona”.

E la responsabilità? Neanche. “E perché? Io cerco solo di dare il massimo e per il bene della squadra”. Una con un tiro in sospensione al bacio, una che viaggia in doppia cifra in ogni partita, un terminale del gioco affidabile come lei pensa sicuramente che l’attacco alla fine prevale sulla difesa: “No, dopo questo Europeo, penso il contrario: alla fine quel che decide di più è la difesa”.

Cecilia non riesce a dimenticare il suo fallo allo sprint contro la Lettonia: gli arbitri l’hanno sanzionato come antisportivo soffocando l’ultima speranza azzurra del quinto posto agli Europei che valeva la promozione ai Mondiale. “La squadra è stata grande, mi si è stretta attorno, mi ha confortata, ed aiutata, ho pianto tanto, non so per quanto ancora ci penserò, anche se il fatto che la decisione arbitrale sia stata molto dubbia mi consola un po’”. La morale è: “Ci è stato tolto qualcosa che avremmo meritato e che ci riprenderemo al prossimo Europeo, e vogliamo andare ai Mondiali”.

Cecilia Zandalasini è anche particolarmente orgogliosa del basket femminile italiano: “Come movimento, avevamo bisogno di un’occasione così per dire ”Ci siamo anche noi” e dare ancora più credibilità ai grandi miglioramenti che stiamo facendo. Come squadra, siamo state anche sfortunate: se Chicca Macchi non si fosse fatta male saremmo andate anche in medaglia. Ci è mancato forse qualcosina in più come determinazione, ma di personalità ne abbiamo espressa tanta”. Personalmente, quando sbaglio anche qualcosina mi dà molto fastidio e e faccio tanta autocritica e il cittì, Andrea Capobianco, è stato molto importante, per come mi ha sempre rasserenata”. Certo che la pallacanestro rimane bellissima, per la fierissima leonessa azzurra. “Al maschile come al femminile è lo stesso, ci mancherebbe, tiriamo sempre a un canestro e siamo cinque contro cinque. Stare in gruppo, vivere tante cose assieme, migliora anche la persona. Anche se la sensazione della sconfitta rimane  molto forte”.

E adesso? “Vacanze al mare, non so ancora dove, il fidanzato non ce l’ho, andrò con le mie amiche, dopo dieci mesi, per un po’ il basket lo metto da parte, ne riparliamo al raduno di fine agosto”. Col sogno America: “Se dovesse arrivare la chiamata ci penserei su, ma ci andrei”. Nel segno dell’idolo Kobe Bryant: “Anche adesso che non gioca più”.

Vincenzo Martucci

sportsenators.it

Secondo i ricercatori di Eset, noto produttore di software per la sicurezza digitale europeo, l'Italia è il secondo Paese più colpito dal virus Petya dopo l'Ucraina, dove si è diffuso inizialmente. Gli specialisti di Eset hanno individuato il punto da cui si è propagata la nuova epidemia causata da Petya: "I cyber criminali hanno compromesso con successo il software di contabilità M.E.Doc utilizzato in molte aziende in Ucraina tra cui istituzioni finanziarie, aeroporti e metropolitane. Molte di queste hanno eseguito un aggiornamento di M.E.Doc compromesso dal malware, che ha permesso ai cyber criminali di lanciare ieri pomeriggio la massiccia campagna di ransomware che si è poi diffusa in tutto il mondo".

Secondo le statistiche di Eset, l’Italia – con il 10% delle rilevazioni – è il secondo Paese attualmente più colpito dall’infezione, preceduto solo dall’Ucraina (78%). Segue Israele con il 5%, Serbia con il 2% poi Romania, Stati Uniti, Lituania e Ungheria con l’1% delle rilevazioni.

Individuato dai ricercatori di Eset con il nome di Win32/Diskcoder.C Trojan, questo ransomware è in grado di bloccare l’intero sistema operativo Windows criptando la tabella MFT del filesystem NTFS e chiedendo un riscatto di 300 dollari in Bitcoin.

Scrive Eset in una nota: "Petya utilizza per la diffusione una combinazione dell’exploit SMB (EternalBlue) utilizzato da WannaCry per ottenere l’accesso ad una rete, per poi diffondersi all’interno di questa attraverso PsExec. Probabilmente questa combinazione pericolosa è la ragione della diffusione globale e rapida di Petya, anche dopo che il recente caso di Wannacry ha portato alla correzione della maggior parte delle vulnerabilità. I computer non aggiornati sono però ancora attaccabili e ne basta uno perché Petya entri all'interno della rete e ne contagi altri". 

Per ulteriori informazioni su Petya è possibile visitare il blog di ESET Welivesecurity al seguente link  oppure collegarsi al blog di ESET Italia 

La Nba ha chiuso ufficialmente la stagione incoronando mvp (Most Valuable Player, miglior giocatore delll'anno) Russell Westbrook e premiando Mike D’Antoni come allenatore dell’anno. E’ la prima volta che viene organizzata una serata su Espn per celebrare il meglio del campionato appena concluso, solitamente i premi annuali erano comunicati durante i playoff. Bella iniziativa, come sempre sanno fare gli americani, anche se incoronare Westbrook oggi, dopo tutto quello che è successo dal 15 aprile alla conquista del titolo da parte dei Warriors, ha un sapore fuori stagione: avreste voglia di mangiarvi una fonduta fumante in spiaggia sotto il sole di questi giorni?

Come già nelle discussioni fatte due mesi fa, io avrei votato James Harden ma, evidentemente, eleggere miglior giocatore Westbrook, il primo a chiudere la stagione con una tripla doppia di media dai tempi della leggenda Oscar Robertson, non fa una grinza. Così come aver premiato Mike D’Antoni coach of the year, come già è accaduto nel 2005 a Phoenix, sperando che stavolta la cavalcata di Houston finisca con la conquista del titolo. Che a Mike manca, anche se è universalmente  riconosciuto come il tecnico che ha rivoluzionato il basket di oggi, consacrato dal doppio anello dei Warriors allenati da Steve Kerr, che a D’Antoni si è ispirato. Mike è stato molto carino, come sempre, ricordando che senza l’esperienza italiana sarebbe stato un uomo, oltre che un allenatore, meno maturo e vincente (ha dato credito, citandolo, anche a Dan Peterson).

Il giocatore migliorato di più è Malcon Brodgon

Dati a Draymond Green dei Warriors il titolo di difensore dell’anno e al greco Giannis Antetokounmpo di Milwaukee il premio al giocatore migliorato di più, la cosa più stimolante è stato l’aver scelto come matricola dell’anno il play dei Bucks Malcon Brogdon. Che è una storia completamente in contro tendenza rispetto ai canoni di questi anni non solo perché è stato l’unica seconda scelta (cioè chiamato dal n.31 in giù, fuori dai 30 del primo giro) a conquistare il premio nella storia della Nba. Ma, soprattutto, perché è “vecchio” (compirà 25 anni a novembre) ed è uscito dall’università come senior, cioè giocatore che ha terminato i 4 anni accademici e sportivi. Cioè è arrivato nella Nba già da persona matura, cosa che non accade quasi più. Vero che se Joel Embid, di Philadelphia, giocatore fantastico, non si fosse infortunato più volte, avrebbe vinto a mani basse. Ma il premio a Brogdon getta una luce diversa anche sull’ultimo Nba draft della scorsa settimana.

I giovanissimi

Delle prime 11 chiamate, 10 hanno riguardato “freshman”, cioè giocatori usciti dall’università al termine della prima stagione (perché da qualche anno non è possibile passare professionisti direttamente dal liceo come fecero Kobe e LeBron), cioè giovanissimi. Il n.1 assoluto Markelle Fultz ha compiuto 19 anni a maggio, senza esperienza ma con potenzialità altissime. Per trovare un “secondo anno” (sophomore) bisogna arrivare alla scelta n.12, un “terzo anno” (junior) si va alla 15 e l’unico chiamato da senior, com’era Brogdon, è al 29, Derrick White. Oggi si dà per scontato che se uno sta troppo al college è perché non è abbastanza forte per attirare le squadre Nba. La storia di questa stagione avrebbe invece dovuto far riflettere che spesso la maturità può contare di più del puro talento per avere successo subito tra i pro. Nel primo quintetto dei rookie, troviamo due senior (l’altro è Buddy Hield) e due europei, Saric che ne ha già vissute di tutti i colori anche in Eurolega e in Nazionale, e Willy Hernangomez, che ha già un paio di medaglie preziose con la Spagna.

Il giocatore più completo

Invece nel draft 2017 si è puntato tutto sul talento. Markelle Fultz è considerato il giocatore in assoluto più completo, grande atleta alto 1.96, può fare assolutamente tutto con la palla in attacco. Ammetto di averlo visto poco e di avere qualche dubbio: ha giocato un solo anno in un college di seconda fascia, Washington, non s’è qualificato al torneo Ncaa, ha dominato partite di relativo valore tecnico. Temo l’impatto con la Nba. Ma tutti stravedono per lui e avranno ragione. Giocherà a Philadelphia che ha raggruppato il maggior numero di giovani talenti della storia. Il n.2 è Lonzo Ball, altro grande atleta, passatore eccezionale che ha due pesi da sopportare in ottica Nba: il tiro, sicuramente efficace, ma che parte basso, dallo sterno, e quindi poco affidabile contro le difese dei pro, e il padre, uno spaccaballe di dimensioni colossali (di questo parliamo dopo). Giocherà ai Los Angeles Lakers. Al n.3 hanno chiamato i Boston Celtics, unica squadra di vertice con posizione alta nel tabellone. Hanno puntato su Jayson Tatum, probabilmente l’attaccante migliore del gruppo. Ma lasciando passare Josh Jackson, finito ai Suns, un animale da parquet, con tanti punti interrogativi sul suo tiro ma molte qualità che potrebbero farne il rookie of the year della prossima stagione.

Le fatiche (e le balle del padre) di Lonzo Ball

I cui riflettori resteranno sempre accesi su Lonzo Ball, sia perché ha il compito designato di rianimare i Lakers, sia perché il padre LaVar non farà nulla per spegnerli, anzi. LaVar, ex mediocre giocatore di football e di basket, ha dedicato la vita ai suoi tre figli, Lonzo, LiAngelo e LaMelo. Che allena assieme da quando il più piccolino ha 4 anni. E’ assurto agli onori della cronaca la scorsa primavera, quando ha sostenuto che suo figlio LaVar, impegnato nella March Madness con l’università di Ucla, fosse già più forte di Steph Curry (poi anche di LeBron James e Russell Westbrook). Dall’alto della sua carriera universitaria da 2 punti di media a partita, ha dichiarato che, da giovane, avrebbe ammazzato Michael Jordan in uno contro uno. Finché uno le spara così, fa anche ridere. Ma peggio è stato quando ha detto che Ucla fosse stata eliminata dal torneo Ncaa perché: “Non si può vincere con tre bianchi in quintetto, hanno piedi troppo lenti. Ho detto a Lonzo che avrebbe dovuto segnare 40 punti per farcela”. Pensate se un bianco avesse sostenuto lo stesso, al contrario… Via via, una volta sparando che i tre figli valgano un contratto da …un miliardo per la loro linea di scarpe (LiAngelo e LaMelo giocano ancora al liceo), un’altra litigando con una giornalista in tv, siamo finalmente arrivati al draft. L’unica cosa che papà LaVal desiderava è che Lonzo giocasse nei Lakers. Così sarà. Ed è partito il tweet: Los Angeles subito ai playoff grazie a suo figlio. Che, oltre a essere un buon giocatore, è un ragazzo piuttosto chiuso e pacato. Schiacciato dalle esagerazioni e le aspettative del padre, ma apparentemente più maturo. L’altro giorno gli ha scritto una tenera lettera aperta, “all’uomo più rumoroso che c’è in palestra” ricordando quanto gli è stato sempre vicino, ogni mattina dalla colazione, agli allenamenti, alle gite coi fratelli nei tornei giovanili in cui giocavano nella stessa squadretta, la Big Ballers, alla scuola. E, allora, visto in questa dimensione, considerando quello che succede nel mondo, LaVar diventa un po’ più simpatico. Sono in molti a pensare che se Lonzo non avrà successo nella Nba, sarà per colpa del padre. E tutti si aspettano già polemiche e mal di testa che farà venire a allenatori, compagni, dirigenti, cioè a Magic Johnson, dei Lakers. Diciamo che Lonzo è già un bel po’ antipatico alla massa. Deve sperare che LiAngelo e LaMelo crescano in fretta, per non dover sostenere da solo questo carico. Liberato, potrebbe volare.       

Luca Chiabotti

sportsenators.it

Granate contro la Corte Suprema a Caracas lanciate da un elicottero della polizia. Il presidente Nicolas Maduro ha confermato l'attacco sulla tv di Stato, definendolo un attentato terroristico. Il 54enne successore di Hugo Chavez, da tre mesi alle prese con proteste e scontri di piazza nei quali hanno perso la vita almeno 80 persone (leggi qui cosa sta succedendo), ha detto che alla guida dell'elicottero c'era un agente dissidente dell'intelligence che è riuscito a fuggire e che è ora ricercato dalle forze speciali del governo. Tra i responsabili ha anche indicato un agente della Brigata azioni speciali (Bae), Oscar Rodriguez, che ha collegato con Miguel Rodriguez Torres, ex ministro degli Interni e della Giustizia, accusato di essere "in contatto con la Cia".

Sui social media sono rimbalzate le immagini dell'agente che pilotava l'elicottero, a volto scoperto, mentre un altro uomo mascherato sventolava uno striscione con la scritta "350 Libertad", riferendosi all'articolo della Costituzione che consente ai cittadini disobbedienza civile rispetto "ad ogni regime che nega le garanzie democratiche e mina i diritti umani".

In Venezuela i militari in Parlamento si scontrano con deputati e senatori – VIDEO
 

Leggi anche: In Venezuela i giornalisti sfidano la censura facendo i tg negli autobus

Guarda questo video sugli ultimi scontri di piazza 

 

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Ryanair è pronta a prendere Alitalia solo se sarà ristrutturata bene e se la compagnia irlandese potrà avere la maggioranza: non è interessata a comprare eventuali slot. E' il presidente della low cost Michael O'Leary a chiarire le condizioni di un'eventuale acquisizione della ex compagnia di bandiera. "Ryanair ha presentato una manifestazione d'interesse per Alitalia e sarebbe pronta ad acquisirla se verrà ristrutturata con significativi cambiamenti portati a termine da parte dei commissari: senza una forte discontinuità non è interessata", ha affermato il top manager.

Non vogliamo che sparisca

"Vogliamo che Alitalia sopravviva, non vogliamo che sparisca dal mercato lasciando solo Lufthansa e Air France, ma deve prendere delle decisioni difficili che per lungo tempo ha rimandato". O'Leary ha spiegato di aver presentato un'offerta di "feederaggio" (un'intesa per alimentare il traffico Alitalia grazie ai voli a medio raggio Ryanair) e l'aviolinea irlandese si è resa disponibile e vendere i voli Alitalia sul sito Ryanair.

Pronti a subentrare su rotte

Inoltre, la low cost ha informato il governo che è pronta a subentrare su altre rotte, se l'Alitalia le lasciasse. In tal caso Ryanair è pronta a mettere in campo 20 aerei. A scanso di equivoci O'Leary ha chiarito di non essere interessato a un'Alitalia "che continua a perdere soldi". Interpellato se Ryanair sia interessata all'intera acquisizione dell'ex compagnia di volo italiana o di una quota, O'Leary ha chiarito che "dipende dai cambiamenti che andranno fatti e che non sono interessati a quote al di sotto il 50%".

Organico sproporzionato

I commissari hanno tutte le possibilità di cambiare la situazione e in particolare in tema di accordi internazionali come quelli in essere con Air France-Klm ed Etihad, rinegoziare i contratti di leasing che sono troppo dispendiosi a tutto vantaggio delle società locatarie. E uno dei punti fondamentali su cui l'Alitalia deve mettere mano, se vuole avere successo, secondo il manager irlandese, è la riduzione del personale: il numero in organico in essere è sproporzionato rispetto all'offerta di traffico. Da Pordenone intanto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, si è detto fiducioso sul futuro dell'ex compagnia di bandiera. Alitalia, ha sottolineato, "sta seguendo un percorso che durerà ancora alcuni mesi. Abbiamo dato accesso ai gruppi interessati, che sono tanti. Adesso guarderanno i dati e faranno le proposte. C'è fiducia". 

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Nuovo allarme della Corte dei Conti sul fenomeno della corruzione, che è "devastante", e sull'alto livello di debito pubblico che rende vulnerabile l'Italia, già in ritardo nel percorso di ripresa rispetto agli altri Paesi europei. La magistratura contabile punta il dito contro il sistema dei controlli che, ha spiegato il procuratore generale, Claudio Galtieri, nella sua requisitoria orale in occasione del giudizio sul rendiconto generale dello Stato, "è scarsamente efficace per assicurare legalità ed efficienza, e per contrastare quei comportamenti illeciti i cui effetti negativi sulle risorse pubbliche sono spesso devastanti". Un sistema che corre "il rischio di essere un 'non-sistema' a causa della pluralità di attori coinvolti e della mancanza di coordinamento.

La Corte considera quindi "insufficienti" gli interventi per contrastare la corruzione. Secondo i magistrati contabili, "i rilevanti effetti distorsivi che le irregolarità e gli illeciti penali, proprio nei settori in cui è più alto il livello della spesa, come quelli della sanità, della realizzazione di opere pubbliche e della prestazione di servizi, richiedono un approccio più sostanziale che affronti il fenomeno della corruzione in una logica sistematica ". La Corte mette in guardia su quelle "zone grigie in cui più facilmente si possono insinuare e trovare terreno fertile conflitti di interesse e illeciti di rilievo anche penale".

Stretto controllo sui conti pubblici

Nel mirino della magistratura contabile finiscono anche i conti pubblici che, come ha sottolineato il presidente Arturo Martucci di Scarfizzi, pur avendo registrato una "sostanziale tenuta" nel 2016 devono essere tenuti sotto controllo. Il rigore resta dunque "una via obbligata". In particolare, l'alto debito pubblico impone all'Italia un percorso di rientro dei conti più di quanto lo richiedano i vincoli fissati dall'Unione Europea. 

La spending review non riduce spesa

Sotto la lente della Corte anche la spending review che non ha prodotto risultati in termini di riduzione totale della spesa pubblica. "Le misure di riduzione, mentre sembrano aver salvaguardato l'operare di interventi a sostegno dei comparti produttivi – ha osservato Buscema – non hanno prodotto risultati di contenimento del livello complessivo della spesa". I magistrati contabili chiedono poi "una verifica dei risultati" dell'attività della Consip, la centrale di acquisti della Pubblica amministrazione italiana. Per lo Stato, "nonostante l'incremento delle spese mediate da Consip, l'acquisizione di beni e servizi risulta ancora in prevalenza effettuata con il ricorso alle procedure extra-Consip. Per gli acquisti non centralizzati si conferma la prevalenza del ricorso a procedure negoziate; gli acquisti in economia si riducono drasticamente per effetto dell'applicazione del nuovo codice dei contratti pubblici che non prevede più il ricorso a tale procedura d'acquisto". 

MATTARELLA IN CANADA, prosegue la visita di Stato. Oggi l'incontro con il premier Justin Trudeau.
ITALIA-IRAN: il ministro degli Esteri Zarif a Roma. Gli incontri con Gentiloni, Alfano e Boldrini.


Cisl: Congresso nazionale con Furlan, Gentiloni, Raggi.

 

 

Istat, i dati sull'inflazione e sui prezzi alla produzione.

 

 

Alitalia, sviluppi dopo l'interesse di Ryanair.

Attacco hacker globale dalla Russia agli Usa, colpiti anche i sistemi di controllo di Chernobyl e aziende in Francia. La prima denuncia di un attacco informatico è arrivata dalla compagnia danese di trasporto marittimo, energia e cantieristica navale Maersk, seguita poco dopo dal gigante petrolifero russo Rosneft e dalla sua controllata Bashneft.

Il virus si chiama Petya e si comporta in modo analogo a Wannacry, infettando i computer e chiededo un riscatto di 300 bitcoin.

Repubblica lo racconta così

La major petrolifera di Stato russa Rosnef ha annunciato che i suoi server sono stati colpiti da un "potente attacco hacker", lo ha reso noto su Twitter, chiedendo ai servizi di sicurezza russa di indagare la questione.

 

 

"Speriamo che, in nessun modo, quanto avvenuto sia legato alle attuali procedure giudiziarie", scrive sempre Rosneft. L'attacco è avvenuto dopo che ieri un tribunale ha congelato gli asset della holding Sistema del businessman Vladimir Evtushenkov, come risultato di una causa intentata da Rosneft, la compagnia petrolifera da lei controllata, Bashneft, e dal governo della Repubblica russa del Bashkortostan, convinti che Sistema si sia appropriata di 3 miliardi di dollari di Bashneft, dal 2009 al 2014 quando ne era proprietaria.

 

 

Ucraina, sotto attacco governo e imprese

Non solo banche e imprese: nel mirino del massiccio cyberattacco che sta affrontando l'Ucraina sono finiti anche i computer del governo, delle Ferrovie, dell'aeroporto di Kiev e della metrolitana della capitale. Lo ha reso noto su Facebook il vicepremier Pavlo Rozenko, che pubblicato anche una foto dello schermo di uno dei computer del gabinetto dei ministri, i cui file non sono accessibili. L'agenzia russa Rbc aggiunge che il 'virus – ricattatore' sta colpendo un po' tutto il paese, compresa la metropolitana di Kiev e le Ferrovie dello Stato.

Il monitoraggio di Chernobyl

L'attacco hacker che ha coinvolto diversi Paesi in Europa, tra cui l'Ucraina, ha colpito anche il sistema di monitoraggio dei livelli di radiazione della centrale nucleare di Chernobyl. Lo ha riferito un portavoce. Il portavoce ha spiegato dell'agenzia statale che gestisce la zona di esclusione ha spiegato che "i sistemi tecnologici della centrale funzionano normalmente", ma "il sistema di monitoraggio delle radiazioni nell'area industriale si sta svolgendo in modo manuale in seguito a una disconessione temporanea del sistema Windows".

Usa, colpita la Merck

L'attacco hacker in corso in diversi paesi ha colpito anche gli Stati Uniti. I sistemi dell'azienda farmaceutica Merck sono stati infettati.

 

 

"Siamo stati colpiti insieme ad altre aziende", ha fatto sapere Merck su Twitter. "Stiamo indagando – aggiunge il tweet – appena avremo nuovi elementi, forniremo ulteriori informazioni".

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