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Bandai Namco ha rilasciato il secondo trailer ufficiale per Girls und Panzer: Dream Tank Match, un action ispirato al famoso World of Tanks ma con l’aggiunta di molte studentesse liceali in stile manga.

L’uscita Girls und Panzer: Dream Tank Match, esclusiva Playstation 4, è prevista per il 22 febbraio prossimo in Giappone, mentre una versione sottotitolata in inglese sarà disponibile dal 27 febbraio per il mercato asiatico. Ancora non si conosce una data di uscita per l’Occidente.

Se in giornata avete letto la nostra precedente notizia in merito all’ Xbox Game Pass e le sue esclusive microsfot disponibili al Day One avrete notato che oltre alla lista di titoli first party della Home Console in questione, come Sea of Thieves, Crackdown 3 e State of Decay 2, Microsoft aveva anche fatto riferimenti a franchise sul quale continuerà a lavorare in futuro e tra questi, oltre alla serie Forza e Halo, spunta anche il nome di Gears of War.

Sebbene non vi sia stato un annuncio rilasciato al pubblico come nel caso dei franchise relativi a Forza e Halo, Phil Spencer, durante l’intervista relativa a Xbox Game Pass, ha effettivamente ammesso l’esistenza di un quinto capitolo, precisamente utilizzando le parole “il nostro prossimo Gears of War” mentre elencava i prossimi titoli che saranno disponibili per gli abbonati. Praticamente certi della notizia, non rimane quindi che aspettare l’imminente annuncio, breve o lontano che sia. Vi rimandiamo alla nostra news in merito ai dettagli rilasciati nella scorsa giornata su Xbox Game Pass se volete saperne di più. Rimanete sintonizzati con noi per le prossime informazioni che verranno rilasciate in merito alla serie, e ci auguriamo ovviamente che non siano lontane da oggi.

Hideki Kamiya è ormai da anni un’icona nel settore, essendo stato un direttore di tutto rispetto grazie a progetti quali Okami, Devil May Cry, Bayonetta, Viewtiful Joe, The Wonderful 101 e tanti altri. Ma il suo esordio avvenne  insieme a Capcom con Resident Evil 2, considerato dalla fanbase della serie uno tra i migliori. Tra l’altro, proprio in questo 2018, c’è da specificare che questo secondo capitolo compie ben 20 anni dalla sua nascita in Giappone sotto il nome Biohazard 2.

Ormai è risaputo che il Remake del capitolo con Leon e Claire protagonisti è realtà e attende solo di essere completato, ma quel che alcuni ancora non sanno è che non sarà Kamiya stesso a dirigere il tutto. Se ciò può sembrar fonte di preoccupazione per alcuni, per il direttore stesso non lo è. Kamiya ha infatti pubblicato alcuni tweet di recente, in cui rivela la sua totale fiducia nei confronti dell’attuale direttore in carica del Remake di Resident Evil 2, e che lo lascerà agire come preferisce.

Hideki Kamiya ottimista su Resident Evil 2 Remake

Detto ciò, ormai l’unica cosa che manca è il poter vedere qualcosa di concreto in merito a Resident Evil 2 Remake, possibilmente qualche video corposo e, prima o poi, una data di uscita. Rimanete con noi per le prossime informazioni sul titolo in questione.

La closed beta per Sea of Thieves, il gioco basato interamente sui pirati esclusiva Microsoft, vedrà di nuovo la luce dopo l’alpha di Dicembre il 24 gennaio. La beta è già disponibile per il pre-load, e sarà attiva solo per alcuni giocatori.

Come la versione alpha di Sea of Thieves, anche la beta sarà disponibile solo per quelli che hanno partecipato al programma interno del gioco e per chi, ovviamente, ha già pre-ordinato il gioco. Sea of Thieves sarà dunque disponibile per questi giocatori nella propria libreria su PC tramite Microsoft Store, mentre su Xbox One basterà andare nella sezione Apps per poter accedere al contenuto. Per quelli che hanno pre-ordinato la copia fisica, basterà usare il codice per il pacchetto Black Dog nei relativi store. Il peso del client della beta sarà di 7.45GB su Xbox One.
La beta di Sea of Thieves inizierà alle 01:00 AM nostrane e durerà fino alle 09:00 AM del 29 Gennaio. Lo sviluppatore, Rare, ha affermato che questa beta non offrirà una parte di quello che potrebbe essere il gioco, bensì darà “un vero assaggio della vita piratesca”.

Sea of thieves

Sea of Thieves verrà rilasciato il 20 Marzo su PC e Xbox One e permetterà il cross-play fra una piattaforma e l’altra. Prima della data di uscita, Microsoft rilascerà anche un controller a tema Sea of Thieves per Xbox One, con l’aggiunta del Ferryman Clothing DLC set e un periodo di prova di 14 giorni per Xbox Live Gold.

Tutti d’accordo nel voler abolire leggi, leggine e regolamenti inutili, ma attivissimi nel proporne di nuove, come dimostrano i dati sull’attività della XVII legislatura che si è appena conclusa. Mentre il candidato premier di M5s Luigi Di Maio propone di abolire almeno 400 leggi inutili, e la sua idea è accolta da un coro unanime di approvazione, restano ancora più di 7.000 le proposte di legge presentate in questi cinque anni alla Camera e al Senato.

La necessità di un’energica opera di “sfrondamento” o di razionalizzazione delle centinaia di migliaia di norme, regolamenti, testi unici e codici in vigore nel nostro Paese è stata sempre riconosciuta da tutte le forze di governo negli ultimi anni, ma non sempre alle parole sono seguiti i fatti. E’ vero che i casi di delegificazione non mancano. In casa centrodestra, nel 2010 Roberto Calderoli, che si inventò il ministero della Semplificazione allestì uno scenografico rogo con la fiamma ossidrica di un’enorme pila di faldoni rappresentanti le norme inutili da cancellare.

Meno plateale ma sostanzialmente analogo il tentativo operato, sul fronte centrosinistra, qualche anno prima dal ministro della Pubblica Amministrazione Franco Bassanini. Di fatto negli ultimi anni c’è una tendenza a produrre meno leggi, un po’ per volontà del legislatore, un po’ per le condizioni politiche diverse dal passato, in particolar modo per quel che riguarda la legge elettorale.

Leggendo la banca dati del sito del Senato, nella legislatura appena conclusa, le leggi approvate sono state 365, di cui 83 di iniziativa parlamentare e 282 di iniziativa governativa. Molte in termini assoluti, ma meno di quella approvate nella legislatura precedente (la XVI), nella quale il totale fu di 389 (91 di iniziativa parlamentare e 298 di iniziativa governativa).

La diminuzione c’è anche per quel che riguarda il numero delle proposte di legge presentate nei due rami del Parlamento, anche se colpisce la mole delle proposte di legge presentate da deputati e senatori, se confrontate alla percentuale di quelle che effettivamente arrivano ad approvazione definitiva. In questa legislatura, a fronte delle 83 leggi approvate, quelle presentate dai parlamentari erano state ben 7.100, con una percentuale di “realizzazione” che supera di poco l’un per cento.

Il rapporto era più o meno lo stesso nella legislatura precedente, con 91 leggi approvate contro 8.591 presentate, mentre ben più alta è la percentuale delle leggi approvate tra quelle presentate dal governo: 282 su 763 presentate in questa legislatura, 298 su 879 presentate nella scorsa legislatura. Se sembrano numeri abnormi, basta risalire alla XIV legislatura per comprendere quanto la produzione sia diminuita: dal 2001 al 2006 furono approvate 685 leggi, 147 di iniziativa parlamentare e 538 di iniziativa governativa, su 8.923 presentate dai parlamentari e 1.471 dal governo. In mezzo, la legislatura abortita a metà con la caduta del Prodi-bis nel 2008, che già indicava una netta tendenza alla diminuzione.

Ma perché si fanno meno leggi? Un po’, come si è detto, per la consapevolezza che spesso più leggi creano solo più confusione. Poi, dal 2006, è indubbio che le maggioranze parlamentari che hanno sostenuto i governi sono state assai risicate: la legge elettorale del Porcellum, infatti, non era in grado di fornire una maggioranza stabile in Senato. Ciò ha determinato il progressivo aumento della decretazione e dell’iniziativa governativa in genere (col conseguente aumento del ricorso alle fiducie) e ha contratto lo spazio per la discussione delle proposte di legge parlamentari.

A dispetto di ciò, va detto che una delle attività principali degli eletti è rimasta quella di presentare proposte di legge, in media una decina per deputato, con picchi di 15 leggi pro-capite. Questo perché la presentazione di proposte di legge è uno dei parametri coi quali viene misurata la produttività dei parlamentari, indipendentemente dall’effettiva approvazione delle leggi stesse. Resta ora da vedere quale sarà la tendenza nel nuovo Parlamento dell’era-Rosatellum​, anche se le lettura di questi dati lascia intuire che, in presenza di un quadro incerto (altamente probabile) la tendenza sarà di un’ulteriore contrazione.

La Cina rompe il silenzio sul caso del libraio Gui Minhai, con passaporto svedese, che da sabato scorso sarebbe in stato di detenzione, dopo essere stato prelevato dalle forze dell’ordine mentre era su un treno diretto a Pechino, assieme a due diplomatici.

Il Ministero degli Esteri cinese ha reso noto di non avere informazioni sul suo caso e di essere in contatto con la Svezia, ha dichiarato la portavoce Hua Chunying, che ha poi aggiunto che “qualsiasi straniero in Cina, inclusi i funzionari delle missioni diplomatiche, non devono contravvenire alle leggi internazionali o cinesi. Questo è normale buon senso e un principio comune”. 

Gui, che era stato al centro della controversa vicenda dei cinque librai di Hong Kong scomparsi tra le fine del 2015 e il 2016, e successivamente detenuti in Cina con l’accusa di vendita illegale di libri (di gossip politico, sgraditi a Pechino) era diretto a Pechino per una vista di controllo medico dopo che gli era stata diagnostica la sclerosi laterale amiotrofica, che avrebbe contratto mentre si trovava in stato di detenzione in Cina.

A denunciarne nuovamente la scomparsa è stata sua figlia, Angela Gui, ai microfoni dell’emittente radiofonica svedese in lingua inglese Radio Sweden. Secondo quanto sostiene il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, che ha sentito una fonte vicina al libraio di Hong Kong, la vicenda di Gui sarebbe da collegare a un tentativo di rifugiarsi all’Ambasciata svedese, dal momento che non poteva lasciare la città di Ningbo, in attesa del processo non ancora cominciato.

Il tabloid Global Times, in un editoriale pubblicato nel pomeriggio di oggi definisce “incredibile” che la polizia possa mettere in stato di detenzione un cittadino senza un valido motivo. “La polizia cinese non sequestra senza una prova Gui e senza seguire le procedure legali, soprattutto perché il suo caso è seguito dai media occidentali”, scrive il tabloid, che li accusa di “manipolare il giudizio delle informazioni sensibili sulla Cina” e di “continuare ad attaccare il sistema politico cinese”. 

La vicenda dei cinque librai scomparsi aveva fatto discutere a livello internazionale per i rapporti tra Cina e Hong Kong, e la vicenda personale di Gui era stata oggetto di particolare attenzione, perché il libraio era scomparso dalla Thailandia a fine 2015 prima di ricomparire in Cina in regime di detenzione.

Oltre a Gui erano scomparsi anche altri quattro librai di Hong Kong, accusati di avere pubblicato libri di gossip sulla vita dei politici cinesi sgraditi a Pechino. I cinque vennero rilasciati, uno dopo l’altro, a distanza di mesi, anche se sulla vicenda permane ancora una buona dose di mistero, al di là delle accuse ufficiali di avere introdotto illegalmente in Cina i libri sgraditi alle autorità cinesi. 

La vicenda ha avuto un’eco anche a Stoccolma, dove il Ministero degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, ha dichiarato di “essere a conoscenza nel dettaglio” della situazione e che il governo svedese “sta lavorando incessantemente” sulla questione. Wallstrom ha poi dichiarato l’intenzione di convocare l’ambasciatore cinese in Svezia per chiarimenti sulla detenzione del libraio. Anche sulla stampa svedese il caso ha fatto discutere e un editoriale comparso sul quotidiano Tidning ha messo sotto accusa i metodi utilizzati per l’arresto

 

5 ottobre 2015. Alle 9.00 del mattino la campanella di Piazza Affari suona il primo vero trionfo della digital economy italiana. In elegante abito scuro e volto visibilmente emozionato, Federico Marchetti, fondatore e amministratore delegato di Yoox, fa debuttare in Borsa la newco nata dopo la fusione con Net-A-Porter. Si chiama Ynap, un colosso dell'e-commerce capace di generare un volume d'affari da 2 miliardi l'anno e che adesso Richemont ha deciso di acquistare offrendo 38 euro per azione. 

Quel 5 ottobre, l'intero palazzo della Borsa fu addobbato con un fiocco nero. Come un enorme pacco regalo nel cuore di Milano. Era un po' il regalo che Yoox faceva all'intero settore della moda italiana, portandola online. E alcuni dei personaggi più influenti della moda italiana erano lì. Riuniti sul parterre (anche questo nero) che copriva le scale di Piazza Affari, salutano l'evento tra gli altri Renzo Rosso (Diesel), Lapo Elkann (Italia Independent) e il numero uno di Borsa Italiana Raffaele Jerusalemi.

"Quando ho fondato la mia startup ho ragionato sul fatto che L'Italia è il primo produttore di prodotti di alta moda, e il terzo consumatore al mondo. Ho cercato di portarla online", aveva detto allora ai cronisti Marchetti. E ci è riuscito. Perchè da allora, quando dopo la quotazione raggiunse un valore di 3,8 miliardi, Yoox divento ufficialmente il primo (e unico) unicorno italiano, ovvero una tech company con una valutazione superiore a un miliardo. Difficile crederlo, ma Yoox era una startup, anche se al tempo in cui di startup non si parlava molto, almeno in Italia. 

L'inizio, vero, in un garage

Dietro Yoox ci sono tutti i classici elementi della storia di una startup. E a guardarli bene si possono leggere tutti i passi, e gli eventi, che servono per crearne una di successo, e cosa oggi manca alle nuove digital company per fare lo stesso.

Partiamo da un'icona. La più classica di tutte: il garage. È davvero il posto da cui tutto è partito per Yoox. Un garage a Casalecchio di Reno, Bologna, dove Marchetti (che in realtà è nato 49 anni fa a Ravenna), ha lanciato Yoox.

Siamo alla fine del 1999 quando Federico Marchetti, allora trentenne, decide di lasciare il suo lavoro per fare un'azienda sua. Una laurea alla Bocconi, un master alla Columbia University, e poi la scelta di diventare imprenditore in proprio mentre collassava la net economy con lo scoppio della bolla dotcom che l'ha gonfiata. Proprio mentre i venture di allora, così propensi a finanziare qualsiasi tipo di startup che si occupasse di internet, chiudevano i rubinetti. 

 Marchetti per partire cerca i primi contatti sulle pagine gialle. "Allora Google non era ancora così usato per cercare numeri e contatti di persone", scherza. E gli capita sotto gli occhi il nome di Elserino Piol, l'uomo d'affari "geniale e ruvido" che ha finanziato imprese come Vitaminic, Click.it, ma soprattutto Tiscali con i due fondi legati di Kiwi. Il padre del venture italiano, per alcuni il "vero padre dell'Internet in Italia". In sintesi, l'uomo che più è stato in grado di far diventare business veri le più grandi innovazioni tecnologiche italiane.
 

Il primo finanziamento: 3 miliardi. Nasce Yoox, un nome particolare

 

Piol dà a Marchetti 3 miliardi di lire per cominciare. Una cifra enorme, quasi impossibile da racimolare oggi per qualsiasi startup nostrana che al massimo per iniziare può ambire a 100.000 euro. Ma nemmeno allora era così frequente. Però a Marchetti capita il colpaccio. "Tre miliardi sono tanti", ha detto in un'intervista a Repubblica nel 2014, "ma nemmeno troppi. In Gran Bretagna o in Germania i finanziamenti sfondano il tetto dei 10 milioni, è così che si fa crescere una startup. Non si fa un matrimonio coi fichi secchi". 

La società nasce a marzo 2000. Il nome è un pò sofisticato, ma per Marchetti era tra le cose nemmeno da discutere. La Y e la X sono in simboli che in medicina rappresentano l'uomo e la donna. In mezzo due "O" che sono la lettera più simile allo "0" che sta per il dna. Yoox nel nome vuole collegarsi al mondo maschile e femminile della moda, con un dna che la leghi a internet.

Aprono i battenti il 21 marzo, il primo giorno di primavera. La loro primavera. "La prima commessa? In Olanda, perchè Yoox nasce già con un respiro internazionale. La ricordo ancora è arrivata il 21 di giugno dello stesso anno", tre mesi dopo. Era il primo giorno d'estate. E ogni anno festeggiano il compleanno di Yoox il primo giorno d'estate con una mega festa con tutti i dipendenti, "la vera forza di Yoox".
 

Il Mago di Oz della moda italiana

In ufficio pare che chiamino Marchetti il Mago di Oz. Si impone, ha un carattere molto forte e un pò è temuto dai dipendenti, ma chi lo conosce bene sa che non c'è nulla da temere. è uno che deve prendere le decisioni. E non è mai facile farlo.

Yoox cresce. Conquista i giornali di mezzo mondo, è tra le più forti digital company europee. Il fatturato aumenta di anno in anno, con una progressione che una startup deve avere. Nove anni dopo è un colosso e sbarca in Borsa. La società all'inizio era di Marchetti per il 9,8%, mentre il 70% era in mano ai fondi Kiwi, con un 20% in possesso di altri investitori. Il 2009 è l'anno dell'Ipo al segmento Star della Borsa Italiana: le azioni valevano 4,3 euro per una valutazione di circa 95 milioni.

Negli anni successivi i fondi di venture hanno ridotto gradualmente la loro presenza nell'azionariato. Il flottante (le azioni scambiate in Norsa) fino al 2014 rappresentavano l'80% dell'intero pacchetto azionario. Wired Uk nota la sua storia e gli dedica una copertina riuscitissima. "Fashion goes Tech" (il fashion diventa tech), titolava il magazine su una sua immagine in giacca e cravatta con un cipiglio da uomo d'affari, ma con l'aria ancora scanzonata dello startupper.

Nel 2015 un'altra primavera. A fine marzo nasce la Yoox Net-a-porter dalla fusione tra la società del "ragazzo" di Ravenna (oggi 49 anni) con un altro colosso dell'ecommerce, Net-a-Porter. Nella nuova società il 50% delle quote erano in mano a Yoox, il resto a Richemont. La newco valeva 1,3 miliardi. Ma alla guida rimane Marchetti, mentre il capo di Net-a-Porter Natalie Massenet diventa presidente.

Richemont lancia l'Opa, valuta l'azienda 5,3 miliardi

Il 22 gennaio l'ultimo atto: Compagnie financiere de Richemont annuncia il lancio di un'Opa totalitaria su Yoox Net-A-Porter a un prezzo di 38 euro per azione. Il gruppo è già azionista di maggioranza relativa con una quota del 24,97%. Il prezzo rappresenta un premio del 25,6% rispetto alla chiusura di borsa di venerdì e del 27% rispetto al prezzo medio ponderato nei 3 mesi precedenti e sarà interamente pagato in contanti. Il 100% significherà per Marchetti e primi investitori l'exit, probabilmente definitiva. Che potrebbe magari significare l'inizio di una nuova avventura imprenditoriale.

L'esborso massimo per Richemont nel caso di adesione completa all'Opa lanciata su Yoox sarà di 5,7 miliardi di euro. L'offerta riguarda il 75,03% del capitale, vale a dire 68,463 milioni di azioni, più ulteriori 2,328 milioni di azioni che Yoox potrebbe emettere al servizio delle stock option per manager e dipendenti, ed eventualmente altre 2 milioni di azioni da emettere nel caso di un cambio di controllo.

Federico Marchetti si è impegnato ad apportare all'offerta tutte le azioni ordinarie di Yoox di cui è titolare, pari al 5,7% del capitale, oltre a tutte quelle che acquisirà prima della data di avvio dell'offerta. Il patto parasociale tra Richemont e Marchetti si risolvera' per mutuo consenso. L'offerta è finalizzata alla revoca del titolo dalla quotazione di borsa, che potrà derivare dal raggiungimento di una quota di almeno il 90% di Yoox o dalla fusione tra questa e Rlg Italia, la società veicolo di Richemont che lancerà l'offerta. 

Non importa se ci si trova nel mondo reale o in un mondo fantastico, sembrerebbe proprio che un buon piano di business sia in grado di salvare entrambi. No, questo autore non sta delirando: stiamo parlando di Xenoblade Chronicles 2 e dello sviluppo dei Titani.

xenoblade chronicles 2 livello sviluppo

Poichè il livello di sviluppo di un territorio aumenta in base a quanto oro viene speso nei vari negozi, oltre che al completamento delle missioni secondarie e all’interazione con le varie persone, l’idea migliore è quella di comprare il più possibile e rivendere tutto ciò che non serve.

È una cosa molto ovvia da dire, certo, e anche molto facile a dirsi, ma in fin dei conti può risultare inconveniente per molti giocatori. Magari non si visitano spesso i negozi, magari si preferisce stare tra i campi di battaglia, magari semplicemente non se ne ha bisogno… come aggirare tutto questo, dunque?

Un metodo semplice ed efficace è quello di comprare quanti più Cilindri (normali, d’argento o d’oro) ci si possa permettere, utilizzarli nei vari Punti di Recupero disseminati nel mondo, ed infine vendere il tutto. Aumentando il livello di sviluppo, infatti, i prezzi dei negozi diminuiranno: questo permetterà di comprare oggetti “scontati” nelle aree sviluppate al massimo e di rivenderli nelle aree ancora da sviluppare, ottenendo effettivamente un guadagno di oro da investire ulteriormente nelle aree.

In men che non si dica, quindi, avrete portato al massimo il livello di sviluppo di tutte le aree di gioco.

I giornali lo danno per spacciato, ma lui non si arrende. Antonio Razzi dà per tutt'altro che scontata la sua esclusione dalle liste elettorali di Forza Italia, dopo che, come riporta il Corriere, il senatore non è stato convocato alla sede del partito, a piazza di San Lorenzo in Lucina, per firmare l’accettazione della candidatura. Il suo primo commento, al telefono, è stato laconico: "Al momento non so niente. Nessuno mi ha chiamato. Ora sono a casa, sono super influenzato e sto prendendo gli antibiotici… Se non mi chiamano è chiaro che non posso andare a firmare…".


Chi è Antonio Razzi

Abruzzese, classe 1948, prima operaio tessile in Svizzera, poi, nel 2006, catapultato in Parlamento per l'Italia dei Valori circoscrizione estero, passa a Noi Sud prima e Forza Italia dopo per essere rielettonel 2013. E' celebre per le difficoltà nel padroneggiare l'italiano e le gaffe riprese dalle telecamere nascoste. Ma anche per il rapporto privilegiato con la Corea del Nord che ha definito 'La Svizzera d'Oriente'. 

Intervistato da Un giorno da pecora Razzi ha affermato di essere "di proprietà di Berlusconi, quello che lui mi dice io faccio". Ha  aggiunto che per Berlusconi farebbe "qualsiasi cosa, anche buttarsi sotto a un treno" o votare Totò Riina presidente della Repubblica, se Berlusconi gliel'avesse chiesto


Poi però la dose di antinfluenzali deve essere stata più forte, perchè ha preso carta e penna per comunicare alle agenzie che: "I miei rapporti di correttezza e lealtà con il partito e con il Presidente Berlusconi sono tali da escludere una modalità di questo tipo in quanto non ho ricevuto nessuna comunicazione in questo senso. Pertanto, dato il rapporto di fiducia reciproca sono tranquillo nel dichiarare, senza tema, che queste notizie non hanno fondamento sino a quando Forza Italia non ufficializzerà le proprie decisioni nella compilazione delle liste dei suoi candidati". 

Intanto su Twitter impazza l'hashtag #razzi

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