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C’è grande attesa su cosa deciderà il il meeting del Fomc (Federal Open Market Committee), il comitato monetario della Federal Reserve in programma mercoledì prossimo. Il quadro macroeconomico rispetto alla fine del 2018 e all’inizio del 2019 è profondamente cambiato. Il numero uno della banca centrale Usa, Jerome Powell, è stretto tra le pressioni ‘politiche’ del presidente Donald Trump che vorrebbe un drastico taglio dei tassi e le informazioni in suo possesso riguardanti l’incerta evoluzione della guerra commerciale con la Cina e le sue conseguenze su crescita e occupazione.

Secondo un recente sondaggio la riduzione dei tassi è data, in termini di probabilità, al 24,2% per mercoledì prossimo, mentre per il meeting di fine luglio la probabilità balza all’83,7%. A far pendere l’asticella delle probabilità verso un taglio che non sarà la prossima settimana ma a luglio, le dichiarazioni di Powell di una decina di giorni fa quando disse di monitorare l’impatto delle guerre commerciali sull’economia americana.

“Non sappiamo – ha spiegato Powell – come o quando questi problemi verranno risolti. Stiamo monitorando da vicino le implicazioni di questi sviluppi per le prospettive economiche degli Stati Uniti e, come sempre, agiremo in modo appropriato per sostenere l’espansione, un forte mercato del lavoro e un’inflazione vicina al nostro obiettivo del 2%”. In precedenza la Fed aveva sostenuto che sarebbe stata “paziente” rispetto alle future variazioni sui tassi di interesse. I mercati ritengono che questo nuovo approccio preluda a un taglio dei tassi. 

Le ragioni del pressing di Trump

Tale apertura non è bastata a Trump che venerdì scorso ha nuovamente tuonato contro Powell. La sua nomina, ha sottolineato, “è stata una mia scelta”, ma “sono completamente in disaccordo con lui”. “Francamente – ha aggiunto Trump – se avessimo avuto un’altra persona alla Fed che non avesse rialzato così tanto i tassi, ora avremmo un Pil almeno un punto e mezzo più alto”. A maggio, invece, il presidente americano aveva sottolineato che se la Fed tagliasse i tassi di interesse sarebbe “game over” per la Cina.

“La Cina pomperà denaro nel suo sistema e probabilmente ridurrà i tassi di interesse, come sempre, al fine di compensare gli affari che sta perdendo e che perderà. Se la Federal Reserve la imitasse sarebbe game over, vinceremmo!”. Anche questa volta Powell, dovrà tenere a freno le pressioni del presidente statunitense e fare scelte, come ha sempre detto di fare, che esulino “dalla politica”.

L’ultimo rialzo risale allo scorso 19 dicembre 2018 quando la Fed ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto portando quello sui Fed Funds in una forchetta fra il 2,25% e il 2,50%. Quella di dicembre è stata la quarta ‘stretta’ del 2018 e la nona dal 2015, da quando cioè la Fed ha avviato il ciclo di rialzi dopo la crisi finanziaria. Sempre in quella occasione la banca centrale Usa affermò che i rialzi per il 2019 sarebbero stati due invece dei tre annunciati nel mese di settembre 2018. Ma le cose cambiano velocemente e ora analisti e investitori si aspettano, per quest’anno, non più due rialzi ma due tagli, il primo a luglio, il secondo a settembre.

Un uomo si è masturbato davanti a una bambina nell’atrio di un palazzo a Brescia, ma è finito in manette grazie all’intervento della polizia che lo ha riconosciuto nelle immagini delle telecamere di sicurezza.

L’uomo, un italiano di 53 anni, era uscito dal carcere nei primi mesi del 2018 dopo aver scontato una condanna per due fatti analoghi commessi nel 2011 e nel 2013. Ad aprile si era introdotto nell’androne di un condominio dove aveva seguito una bambina e prima l’aveva costretta ad assistere ad atti di autoerotismo, poi le  aveva chiesto di appartarsi con lui. Ma la piccola era riuscita a rifugiarsi in casa e a chiedere aiuto al padre, che aveva avvertito la polizia. 

Decisive per le indagini è stata l’analisi di alcune telecamere individuate sia all’interno dello stabile, che nelle vie adiacenti, ma soprattutto la memoria degli investigatori della sezione specializzata della Squadra Mobile che hanno immediatamente riconosciuto l’uomo.

Aminetou Ely, nominata Donna dell’anno, è nata in Mauritania, a Wad-Naga, il 31 dicembre 1956. Seppur costretta a sposarsi a soli 13 anni, fin dalla tenera età ha sempre lottato contro il matrimonio precoce e forzato, per i diritti delle donne e per la loro emancipazione. Le difficoltà l’hanno resa più forte e le hanno dato l’energia per ribellarsi, dapprima alla sua importante famiglia nobiliare che proviene da un “clan guerriero” con una visione feudale del ruolo della donna. Successivamente ha anche sfidato gli atteggiamenti patriarcali e le norme religiose e culturali che vedono le donne sottomesse, discriminate e trattate in modo inumano e degradante.

Nel 1999, in un momento di grande violenza, discriminazione, maltrattamento e schiavitù delle donne, Aminetou ha fondato l’Associazione delle Donne Capi Famiglia (AFCF), oggi attiva in tutto il territorio mauritano. Al centro della sua attività la lotta contro le violenze domestiche e sessuali, il lavoro delle minorenni, la schiavitù, il razzismo, l’esclusione, la tratta e il matrimonio precoce.

Oltre a tutelare diritti spesso negati, negli anni AFCF ha anche fondato cooperative e unioni di cooperative per combattere la povertà, assistere legalmente le donne vittime di abusi e di violenze e operare per l’alfabetizzazione, reinserendo le donne a scuola. In Mauritania la scolarizzazione femminile raggiunge l’80%, ma a causa dei matrimoni precoci e delle condizioni economiche catastrofiche delle famiglie le ragazze sono costrette a lasciare presto i banchi di scuole. Le donne rappresentano il 53% della popolazione, ma solo il 27% arriva alla scuola secondaria.

Attenta alla propria formazione culturale, sociale e legale, Aminetou ha invece conseguito numerosi titoli – di cui buona parte ottenuti negli ultimi anni –  che riguardano la schiavitù e l’accoglienza di donne e bambini migranti, consentendole di portare avanti con consapevolezza e determinazione la sua lotta per i diritti.

Ora punta ad un altro traguardo: favorire l’accesso delle donne al livello decisionale del suo Paese. In Mauritania ci sono stati progressi a livello di partecipazione alla politica, ma la situazione femminile continua a essere critica e priva dei diritti basilari per una vita dignitosa e rispettata.

La vita stessa di Aminetou è stata una continua denuncia della mancanza di emancipazione delle donne e delle minoranze, di cui ha pagato il prezzo sulla propria pelle. L’attivista è stata più volte arbitrariamente arrestata, detenuta ed esiliata. Nel 2014 è stata condannata per aver difeso il blogger Mohamed Cheikh Ould Mkheïtir, processato per apostasia e condannato a morte.

Le sue battaglie sono già stata premiate in diversi paesi e contesti. Nel 2006 Aminetou ha ricevuto il Premio dei diritti dell’Uomo della Repubblica francese; nel  2009 la Medaglia di Cavaliere della legione d’onore della Repubblica francese e il Premio Eroe dei diritti umani delle Nazioni Unite. Nel 2015 gli è stato assegnato il Premio della Fondazione per le pari opportunità in Africa e nel 2016 il Premio “Terres des Hommes Espagne” per i diritti dei bambini.

L’ultimo riconoscimento l’attivista mauritana lo ha ottenuto a fine maggio in Italia, ad Aosta, dove ha vinto la XXI edizione del Premio internazionale “La Donna dell’Anno”, con un contributo economico di 20 mila euro che dovrà utilizzare per completare il progetto per cui è stata selezionata.

«Una bambina di dieci anni ha fatto una scelta, che non rinnegherà mai. Nessuno può fermare la sua lotta: né la sua famiglia, né i governi, né l’oscurantismo religioso. La resilienza di Aminetou è incisa nel suo codice genetico e si rinnova ad ogni suo respiro. Aminetou non ascolta l’eco delle tradizioni ataviche che consentono la schiavitù e le spose-bambine, ma soltanto i valori a cui dedica ogni istante della sua vita. Tanto che oggi quella bambina è diventata uno dei punti di riferimento per le donne della sua amata Mauritania». Questa la motivazione della giuria del premio promosso dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con il Soroptimist International Club Valle d’Aosta, con il brand Donna Moderna in qualità di media partner e con il contributo della Fondazione CRT.

Gli elemento che hanno distinto FromSoftware ed i suoi Souls da tutto il resto sono senza dubbio la difficoltà e le boss battle: lo sviluppatore promette che Elden Ring non avrà nulla da invidiare rispetto agli altri figli di Miyazaki, seppur sarà differente sotto vari punti di vista.

Elden Ring boss

In un’intervista a Xbox Wire, Miyazaki ha parlato proprio di Elden Ring. Quando gli sono state chieste delle informazioni in merito alle battaglie contro i boss il direttore di FromSoftware ha risposto che il titolo sarà pieno di nemici unici e orripilanti.

Certo, sicuro. Le battaglie contro i boss sono qualcosa che noi stessi ci divertiamo moltissimo a creare, creando un climax all’interno del gioco. Vi sarà molta varietà in merito ai boss in Elden Ring.

Miyazaki ha confermato inoltre che il gameplay di Elden Ring sarà basato, in parte, su quello della serie di Dark Souls. Sarà un open world RPG ambientato in un mondo fantasy oscuro: molto darksoulsiana, come descrizione. Il titolo sarà disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC.

L’articolo Elden Ring: i boss saranno unici e orrificanti proviene da GameSource.

Che fine ha fatto la lettera promessa da Giuseppe Conte a Bruxelles per difendere la politica economica del governo ed evitare così la procedura d’infrazione? “Non tutto fila liscio, nella limatura” scrive la Repubblica in edizione cartacea. Previsto per martedì, l’invio potrebbe slittare “addirittura a giovedì”. Anzi, potrebbe essere persino che il premier Conte la consegni “forse direttamente brevi manu a Jean Claude Junker”, a margine del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno. Irrituale, ma possibile.

Intanto per mercoledì il premier pensa ad un vertice con i due vice “per concordare i paletti con cui ribattere alle obiezioni della Commissione”. Ma non è detto che conte riesca nel tentativo di metterli insieme e farli sedere allo stesso tavolo. Perché, come fa capire il quotidiano diretto da Carlo Verdelli, “in casa 5 Stelle, soprattutto, fonti di governo parlano di ‘situazione cambiata’ e di ‘mossa non più necessaria’”. Ovvero? Ci sarebbe “poca voglia di mettere nuovi impegni nero su bianco, da parte degli alleati giallo-verdi” fa intendere il giornale. In verità, l’obiettivo non dichiarato sarebbe quello di rallentare la trattativa con l’Europa, “facendo slittare di qualche giorno la ‘sentenza’ della Commissione, prevista in teoria per l’Ecofin del 9 luglio”. Una mossa che impedirebbe a Salvini di rompere sull’Europa “in tempo utile per sfruttare la finestra elettorale di settembre”.

Ma su questo ultimo aspetto che riguarda i tempi delle eventuali quanto possibili elezioni, sempre la Repubblica offre scenari inediti con un articolo a firma Concita De Gregorio, secondo cui è il Quirinale “la vera posta dei litigi Lega-5S”. Dietro al balletto delle date e delle finestre possibili per convocarle ci sarebbero “le grandi manovre sul successore di Mattarella e su quale Parlamento dovrà eleggerlo”, in considerazione del fatto che la fotografia attuale vede un Parlamento a maggioranza grillina, Lega in minoranza” uscita dalle elezioni 2018. Cioè “la foto inversa rispetto all’esito delle europee”. Interrogativo: “Salvini può lasciare a Di Maio la posizione dominante nella scelta politica capitale per il futuro del Paese, il prossimo settennato?”

Ma tornando ai tempi di invio della missiva alla Ue, anche il Corriere conferma che “non è affatto detto che parta già domani sera”. Semmai “potrebbe slittare a dopo mercoledì”, giornata che per altro si prefigura come “campale”, secondo il quotidiano di via Solferino, perché “alle 20 è fissato il consiglio dei ministri e addirittura più tardi la delicata riunione sui temi della Giustizia tra il ministro stellato Bonafede e quella leghista Bongiorno”. Tuttavia, Il Messaggero, che non fa menzione dei tempi con cui la lettera partirà o meno alla volta di Bruxelles, scrive che questa avrà  “una valenza soprattutto politica” puntando ad affermare le ragioni della crescita rispetto a quelle dell’austerità”. E sono queste le chances che Conte e Tria si giocheranno in Europa per evitare la procedura d’infrazione. Giocando anche su modifiche del Decreto dignità e una certa dose di frenata sul tema del salario minimo.

Resta il fatto che per il quotidiano milanese “l’agenda economica del governo è serrata”, tanto che Claudio Borghi, il presidente della commissione Bilancio della Camera, la mette giù così: “Con l’Europa, le questioni vanno dall’assegnazione all’Italia di un commissario economico, al membro del board della Bce fino alla discussione sulle regole”. Tradotto, significa che “vanno ridiscussi alcuni indicatori come quello sul pil potenziale. E poi, lo scorporo degli investimenti dal patto di stabilità: fino ad oggi non si è riusciti a farlo in maniera esplicita, si potrebbe provare in maniera creativa facendo approvare dal Parlamento europeo un elenco di 100 grandi opere finanziate direttamente dalla Bei”.

In definitiva, l’agenda del governo continua a esser e stretta in una tenaglia: da una parte, la procedura di infrazione per eccesso di debito, dall’altra la volontà continuamente ribadita dal leader leghista “di abbassare le tasse allargando la platea dei destinatari della flat tax”. Ipotesi ribadita anche oggi dal sottosegretario al lavoro, il leghista Durigon, intervistato dal Corriere. Ma sul primo braccio della tenaglia, cioè la procedura d’infrazione, il professore anti-euro e senatore leghista Alberto Bagnai, ultimamente in odore di promozione come ministro degli Affari europei, si lascia andare ad una dichiarazione molto dura verso un certo ”atteggiamento mafioso” da parte di Bruxelles: “In questo momento c’è bisogno di creare un incidente che tanga l’Italia sotto sostanziale potere di ricatto: ti faccio la procedura se tu non accetti una serie di cose” dichiara Bagnai, che però si dice convinto che “il ministro Tria opporrebbe un fermo no” si legge su Il Messaggero, il Corriere e anche su la Repubblica.

 

Un carabiniere è stato travolto e ucciso in un posto di blocco da un ragazzo ubriaco e con precedenti. E’ accaduto poco prima delle 3 di questa notte a Terno d’Isola (Bergamo) in via Albisetti. Alla guida dell’auto che non si è fermata al posto di controllo, c’era un giovane della zona, di Sotto il Monte, che dopo essere scappato è tornato spontaneamente sul posto ed è stato arrestato dalla polizia stradale di Bergamo. La vittima è un appuntato del Nucleo radiomobile di Zogno, Emanuele Anzini, 41 anni, nato a Sulmona (L’Aquila).

“Yes we can (Si, possiamo), Greta. Sono fiducioso grazie a te e a tutti i giovani che stanno lottando per proteggere il pianeta. Continua a farlo”. E’ l’endorsement di Barack Obama alla 16enne attivista svedese Greta Thunberg che precedenza la giovane aveva twittato una foto con l’ex presidente Usa accompagnandola con il celebre slogan che aveva portato il senatore del Michigan alla Casa Bianca nel 2008,

Yes we can, Greta. I’m hopeful because of you and all the young people who are fighting to protect the planet. Keep at it. https://t.co/sUBwC0uNW8

— Barack Obama (@BarackObama)
16 giugno 2019

Ora che è entrato ufficialmente nella Treccani come neologismo, il sostantivo ‘sarrismo‘ è diventato termine popolare (e discusso). Ma prima ancora dell’enciclopedia italiana, molto prima, c’è chi aveva usato questo termine per intitolare una pagina social dedicata a Maurizio Sarri, neoallenatore della Juve, che nel giro di alcuni anni ha raggiunto i 90 mila ‘like’. 

Si chiama ‘Sarrismo – Gioia e Rivoluzione’ ed è una pagina Facebook che tre ragazzi tifosi del Napoli hanno realizzato nel 2016. E non si può escludere che il copyright del neologismo spetti proprio a questa pagina.

“L’idea – racconta all’Agi Gianmarco Volpe, uno dei tre ideatori fino ad oggi rimasti anonimi (gli altri due sono Fabio Piscopo e Claudio Starita) della pagina – nasce in occasione della cessione di Higuain alla Juventus. Il segnale che volevamo dare era che il centro di gravità permanente del Napoli non fosse l’argentino, ma il sistema di gioco di Sarri: quello che aveva permesso al numero 9 di stabilire il nuovo record di reti (36, ndr) realizzate in Serie A”.

Come accadeva con Arrigo Sacchi (un vincente assoluto) e Zdenek Zeman (ben pochi successi in bacheca), anche Sarri è una sorta di ‘profeta’ del calcio spettacolo anche se, ancora oggi, non è riuscito a vincere molto. La rovinosa sconfitta del Chelsea (0-6) con il Manchester City di Guardiola, inoltre, ha fatto pesantemente traballare la panchina dell’allenatore toscano. 

“La pagina Facebook – spiega ancora Volpe – nasce quasi come satirica: abbiamo usato questo lessico ‘sovietico’ che si rifà anche agli atteggiamenti di Sarri, allenatore dichiaratamente di sinistra, il quale è sempre in tuta e mai in giacca e cravatta, che punta sul collettivo anziché sull’individualismo. Col crescere della figura del tecnico è divenuto col tempo uno spazio in cui si rivedono quei tifosi, anche non del Napoli, che vivono lo sport senza l’obbligo di vincere a ogni costo, ma con la bellezza e il divertimento al centro”. 

In questa percorso fatto di satira (i tre ideatori si definiscono “Comitato Centrale”), passione e like, si è inserito anche il giornalista Sandro Ruotolo: “È il nostro ‘ministro della Propaganda’ – aggiunge ancora Volpe – Sandro ha da subito abbracciato lo spirito della pagina, dopodichè siamo arrivati a scambiarci i numeri di telefono. Ora, vediamo insieme le gare del Napoli”.

Il giornalista d’inchiesta firmerà inoltre la prefazione del libro scritto da ‘Sarrismo – Gioia e Rivoluzione’: “Si chiamerà ‘Fino al Palazzo’ – conclude Volpe – e uscirà a breve. Racconteremo i tre anni di Sarri in azzurro: #FinoAlPalazzo era stato l’hashtag lanciato da noi, che ha accompagnato la cavalcata della squadra nella scorsa stagione. Lo slogan venne peraltro fatto proprio dallo stesso Sarri, che dopo la partita col Genoa (18 marzo 2018, ndr) disse ‘voglio arrivare a prendere il potere, voglio arrivare fino al Palazzo’. Lui non è un tipo social; credo abbia un vecchio cellulare, ma sappiamo che chiedeva aggiornamenti su ciò che scrivevamo: questo ci ha ovviamente fatto molto piacere”.

Un mese di fuoco per il ministero dello Sviluppo economico, che si troverà nei prossimi giorni a seguire i tavoli di una lunga serie di aziende in crisi e a indicare prospettive per vertenze aperte e ancora irrisolte. 

Il vicecapo di Gabinetto Giorgio Sorial, che presiede i tavoli di lavoro, è costretto ad aggiornare continuamente l’agenda, perché alle chiusure e alle delocalizzazioni, si sommano anche le cessioni o i commissariamenti che possono comportare drastiche riduzioni di personale.

E’ il caso di Marcatone Uno, per cui scadevano il 14 giugno i termini per la presentazione delle candidature a commissario straordinario, e di Sma Auchan, in trattativa con Conad per la vendita delle rete dei supermercati italiani. Senza contare altre situazioni critiche come Stefanel, che ha chiesto l’amministrazione straordinaria.

Secondo i sindacati, i tavoli di crisi aperti ammontano a 158, con 300.000 lavoratori coinvolti. A questi dati vanno aggiunte le 18 aree di crisi industriale complessa riconosciute, e poi tutti i casi in cui sono scattati gli ammortizzatori sociali: dall’ex Ilva ora Arcelor Mittal, che ha chiesto la cig per 1.400 lavoratori, alla Pernigotti, dove sono in cig circa 100 dipendenti.

Vanno poi considerate le aziende che sono uscite da periodi di difficoltà, ma di cui non si ha ancora certezza delle prospettive: è il caso di Natuzzi, di Bekaert, di Firema, di Bombardier e naturalmente di Alitalia. Passi avanti sono invece stati compiuti per Ast: dopo 8 mesi di trattativa, il 12 giugno è stato firmato l’accordo relativo al nuovo piano industriale tra l’acciaieria di Terni e i sindacati per il periodo 2018-2020, che prevede investimenti per 60 milioni di euro, la stabilizzazione del personale con contratti di somministrazione, l’utilizzo di incentivi all’esodo.

Notizie positive anche per Iveco Defence Vehicles: Mise e ministero della Difesa finanzieranno un piano di circa 7,2 miliardi di euro di investimenti relativi ai programmi del settore Difesa, che dovrà consentire di risolvere la crisi produttiva e occupazionale in corso da diversi anni. 

Il primo appuntamento è quello dedicato a Csp (18 giugno), che sarà seguito dagli incontri su Piaggio Aero Industries, Semitec, Sma-Auchan (tutti e tre il 20 giugno), Whirlpool e Blutec (il 21 giugno), Syder Alloys (26 giugno), Abb (3 luglio). 

  • Whirlpool

A fine maggio in un incontro con i sindacati sullo stato di avanzamento dell’accordo di ottobre (che prevedeva zero esuberi e un piano triennale di investimenti da 250 milioni di euro nel Paese), l’azienda annuncia l’intenzione di cedere lo stabilimento di Napoli( che dà lavoro a 430 operai). La delegazione va immediatamente al Mise per chiedere un incontro. Il 12 giugno si svolge il tavolo con il ministro Di Maio che ottiene dalla multinazionale l’impegno a conservare lo stabilimento. “

Questa è la base su cui costruire un dialogo – ha detto Di Maio – e ci aspettiamo risposte entro la settimana prossima”. Il tavolo è convocato per il 21 giugno alle ore 10, “per discutere la situazione occupazionale e produttiva dell’azienda”.

  • Piaggio Aerospace

La società è in amministrazione straordinaria, dopo l’annuncio di una serie di stanziamenti da parte del ministero della Difesa, doveva gradualmente riassorbire i lavoratori in cassa integrazione ma ha in realtà aumentato le giornate di cassa integrazione straordinaria (cigs) per 527 dipendenti. Secondo i sindacati, il governo doveva fare i primi stanziamenti entro il 15 giugno ma i tempi non sono stati rispettati e l’azienda ha detto che le ore di cassa, stabilite fino al 31 luglio, potrebbero anche aumentare.

  • Sma Auchan

Conad e Auchan hanno siglato il 13 maggio un preliminare e per il closing sono in attesa delle valutazione dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato. L’acquisizione degli ipermercati, supermercati e negozi Auchan e Simply Sma è stata fatta dalla la newco Bdc Italia, partecipata al 51% da Conad e per il 49% da Wrm Group.

Restano fuori dall’accordo con Conad i 33 supermercati Sma Simply (e non i 5 ipermercati Auchan che rientrano nell’accordo con Conad), oggetto di una trattativa separata con il gruppo che fa capo ai Fratelli Arena e i 50 drugstore a marchio Lillapois.

I sindacati sono preoccupati per le eventuali ricadute occupazionali a causa delle probabili sovrapposizioni di negozi e figure professionali. Il Mise ha chiesto a Conad e Gruppo Arena di presentare un chiaro piano industriale di rilancio e il piano occupazionale, e di non procedere, fino al tavolo del 20 giugno, con azioni unilaterali. 

  • Csp

La società di consulenza informatica di Torino, con 130 dipendenti, ha avviato le procedure di ristrutturazione del debito e di transazione fiscale ed era in arretrato nel pagamento degli stipendi. Nell’ultima riunione di aprile aveva annunciato l’affitto, con successiva cessione, del ramo sanità, a una società di produzione di macchinari di automazione industriale.

  • Abb

La società ha annunciato a gennaio la chiusura del reparto produzione dei motori di media tensione e generatori di Vittuone, trasferendo parte delle attività a Helsinki. Il 30 maggio ha avviato le procedure di licenziamenti collettivi per 108 lavoratori. I sindacati vogliono che si trovino tutte le possibili soluzioni alternative ai licenziamenti.

  • Semitec

La società di installazione di impianti di telefonia mobile ha registrato continue trasformazioni all’interno e in modo particolare sulla costituzione di società controllate. Sindacati e Mise sono preoccupati delle operazioni societarie e vogliono che l’azienda rispetti il piano industriale presentato in ambito ministeriale per garantire la continuità produttiva ed il livello occupazionale.

  • Blutec

Dopo gli arresti domiciliari del patron Roberto Ginatta e del suo amministratore delegato, Cosimo Di Cursi, (sospettati di distrazione dei fondi pubblici che lo Stato, attraverso Invitalia, aveva elargito per il rilancio dello stabilimento) e il sequestro e la nomina di un amministratore giudiziario da parte del Tribunale di Termini Imerese, è stata avviata una due diligence per conoscere lo stato di tutto il perimetro aziendale, sul quale sono stati riscontrati problemi di natura finanziaria e gestionale.

Il ministro Di Maio ha varato un decreto che autorizza l’Inps ad anticipare sei mesi di cassa integrazione straordinaria in favore di un numero massimo di 691 lavoratori fino al 30 giugno.

  • Syder Alloys

Nell’ultimo incontro al Mise i rappresentanti dell’ex Alcoa di Portovesme (la fabbrica di alluminio ferma dal 2012 e acquisita lo scorso anno dalla svizzera Sider Alloys) hanno annunciato che stanno avviando le prime attività di pre-revamping degli impianti per i quali sarebbero stati sottoscritti dei contratti di fornitura con aziende specializzate. 

Le attività di pre-revamping coinvolgono circa 70 lavoratori. L’azienda ha però dichiarato di avere delle difficoltà con il prezzo dell’energia previsto nel Memorandum sottoscritto tra le parti nel febbraio 2018. L’obiettivo di Mise e sindacati è l’implementazione di un piano industriale sostenibile e un ulteriore riassorbimento dei lavoratori che ora sono in mobilita’ in deroga. il progetto definitivo prevede l’inserimento di 370 dipendenti diretti e circa 70 a contratto, con la variabile di altri 50 nel caso venisse riavviata la fabbrica degli anodi.