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"Io non vedo il rischio concreto che questo governo sia attaccato, è più una speranza delle opposizioni. E se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo, sappia che non siamo ricattabili. A Palazzo Chigi non c'è Berlusconi che rinunciò per le sue aziende". Lo dice, intervistato dal 'Corriere della Sera', il vice premier Luigi Di Maio, commentando l'allarme lanciato dal sottosegretario Giorgetti.

"Le nostre idee – aggiunge – mirano a stabilizzare la situazione economica italiana. I provvedimenti fondamentali del contratto li faremo col massimo rispetto degli equilibri di bilancio, ma anche chiedendo all'Europa di farci fare le riforme che ci permetteranno di abbattere il debito pubblico". "II decreto Dignità aumenterà la produttività delle aziende. La Flat tax e il reddito di cittadinanza ci permetteranno di aumentare la domanda interna".

Per quanto riguarda il deficit di bilancio, secondo il leader pentastellato, "non ci sarà bisogno di sforare", il tetto del 3%. "Con Conte e Tria convinceremo la Ue a farci fare riforme che porteranno all'abbassamento del debito e all'aumento della domanda interna". Nessun problema col Carroccio: "Con la Lega possiamo lavorare cinque anni in piena lealtà. Quanto alle Europee, i numeri dicono che la maggioranza formata da Ppe e Pse non esisterà più, finirà l'epoca dell'austerity e inizierà un nuovo settennato di bilancio espansivo". Di Maio sottolinea poi la necessità, "viste le crisi che ci ha lasciato il precedente governo", di un "decreto legge per ricostituire la cassa integrazione per cessazione". 

Secondo l'Annuario della Siae 2017, lo sport è il comparto dello spettacolo capace di generare il maggiore volume d’affari: siamo sui 3 miliardi di euro (2.976.766.536,13 euro, per la precisione). Non è difficile immaginare quale sia lo sport trainante per tutta la categoria: stiamo parlando del calcio, che domina ognuna delle voci analizzate dalla Siae (eventi, ingressi, spesa al botteghino, spesa del pubblico e volume d’affari) eccezion fatta per le presenze, che è l’indicatore che misura l’affluenza gratuita e che, come vedremo, nel caso del calcio e dello sport in generale si dimostra quello da interpretare con maggiore prudenza.

Il dominio del calcio

“Sport” in Italia è sinonimo di “calcio”. Stando alle cifre date dalla Siae, il calcio impatta sulle voci dell’intero comparto sportivo per il 70%.

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Se escludiamo da questo conteggio le presenze – che come abbiamo detto sono meno indicative – eventi, ingressi, spese e volume d’affari del calcio valgono il 78% del totale dello sport italiano.

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La voce nella quale il calcio fa sentire maggiormente il proprio peso è il volume d’affari. Il calcio da solo genera un volume d’affari di almeno circa 2 miliardi e mezzo, ma la Siae avvisa: non tutti i contratti di sponsorizzazione, pubblicitari e di vendita di diritti televisivi sono stati contabilizzati al momento della stesura dell’Annuario, per cui la cifra è sicuramente più alta. Conferma di ciò ci arriva anche dal Rapporto Annuale sul Calcio Italiano 2016-17, nel quale la FIGC parla di più di 3 miliardi di euro per ciò che concerne il valore della produzione del calcio professionistico italiano.

In ogni caso, milione più milione meno, il calcio è lo spettacolo più influente non solo dello sport, ma di tutti gli aggregati dello spettacolo. Inoltre, se il volume d’affari totale dello spettacolo in Italia è di 6 miliardi e 836 milioni di euro, il calcio rappresenta da solo il oltre il 40% di tutto il comparto aggregato raggiungendo appunto la soglia dei 3 miliardi tra biglietti, sponsor, pubblicità, diritti radiotelevisivi, merchandising e altre voci di introito.

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Secondo l’Annuario della Siae, nello sport il calcio è fuori scala anche in termini di eventi censiti: fra partite internazionali, Serie A e Coppa Italia, Serie B, C, serie minori e giovanili, la Siae ha tenuto traccia di 108.930 eventi. Di fatto, siamo davanti a un ordine di grandezza in più rispetto agli altri sport di squadra come basket, pallavolo, rugby e baseball, che tutti insieme si fermano a 14 mila.

Sport individuali come pugilato, ciclismo, tennis, atletica leggera e altri sport quali nuoto e sci, considerati anche questi aggregati, arrivano a quota 17 mila eventi. Il calcio traina il settore anche per ciò che riguarda la spesa degli spettatori per abbonamenti e biglietti, ovvero per l’indicatore “spese al botteghino”. Nella classifica generale dell’indicatore il comparto sportivo è al secondo posto dietro al cinema, primo con poco meno di 620 milioni di euro. Lo sport si ferma a 460 milioni, ma a fronte di 3 milioni di eventi censiti in meno rispetto al cinema.

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“Normalizzando” la spesa al botteghino per il numero di eventi nei vari comparti si evince che, in media, al botteghino incassi di più un singolo spettacolo viaggiante (circa 10mila euro per uno spettacolo), quindi un concerto (circa 9 mila euro) poi, al terzo posto, una manifestazione sportiva (circa 3300 euro). In questa classifica il cinema scivola all’ultimo posto: mediamente, al botteghino una proiezione permette di incassare 200 euro.

A proposito di botteghino, dei 460 milioni di euro incassati dallo sport in fatto di biglietti e abbonamenti, 356,5 arrivano dal calcio (77,5%), mentre il restante 22,5% si divide fra sport di squadra (42 milioni), individuali (47 milioni) e altri sport (13 milioni). Il costo dei biglietti dello stadio, dalla A alle serie minori, è in aumento: la Siae ha rilevato che andare allo stadio, rispetto al 2016, costa un 10% in più, per una media di circa 15 euro a biglietto contro i 13,63 del 2016. Stazionari i prezzi per gli eventi di sport di squadra. Quelli degli individuali scendono del 2,63% e al contempo quelli degli “altri sport” (fra cui nuoto e sport invernali) aumentano del 5,73%.

Le presenze nello sport: perché alcuni eventi non rientrano nei conteggi

Unico dato non dominato dal calcio è quello delle presenze, che però, avverte la Siae, non è particolarmente significativo per dare una dimensione ai vari sport. Per esempio, le presenze registrate nel comparto degli sport individuali sono soltanto 6401 in tutto il 2017: se si considera che fra quegli sport c’è il ciclismo, rappresentato in Italia da importanti competizioni ad ingresso gratuito come il Giro d’Italia, quel numero non è stranamente basso? Abbiamo chiesto chiarimenti alla Siae.

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Per le presenze, ci ha spiegato la Siae, si intende il rilevamento di presenze accertate in locali con capienza definita: questo fa sì, ad esempio, che importanti eventi come il Giro d’Italia non rientrino nei conteggi presenti in questo Annuario. Non sorprenda perciò il numero 6401 nella casella delle presenze degli sport individuali. Da un lato – ci fa sapere la Siae – è vero che alcune fonti non ufficiali hanno parlato, nel caso dell’ultimo Giro d’Italia, di 100 mila presenze sullo Zoncolan, ma il dato aggregato dell’intero Giro è di difficile e non scientifica definizione. Quando manca un riferimento quantitativamente controllabile come la capienza di un locale o la definizione da parte delle Commissioni Provinciali di Sicurezza della capienza massima di un’area all’aperto, il dato delle presenze non viene rilevato per evitare di fornire numeri infondati.

Sui vaccini i medici parlano bene e razzolano male. "Solo il 10-15% dei camici bianchi favorevoli ai vaccini si sottopongono alle vaccinazioni contro l'influenza alle quali sarebbero moralmente obbligati a rispondere positivamente ogni anno". L'affermazione è del professor Umberto Tirelli, l'ex direttore del dipartimento di oncologia del Cro di Aviano, senza timore di essere smentito, riportata dal Messaggero Veneto di Udine.

Il tema è caldo e Tirelli dunque getta benzina sul fuoco dichiarandosi pro vaccini e criticando il comportamento della categoria. Parallelamente interviene la federazione regionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, lo fa per dirsi "assolutamente contraria alla proroga dell'obbligo di vaccinazione". La Federazione si prepara infatti a "mettere in atto tutte le azioni di informazione alla cittadinanza per far comprendere meglio i vantaggi scientificamente dimostrati dei vaccini e per contrastare il fenomeno delle fake news".

Tirelli e gli Ordini dei medici la pensano allo stesso modo, ma il noto oncologo non manca di aprire un nuovo fronte di polemica invitando i colleghi a dare per primi il buon esempio. "Non mi piacciono – scrive in una nota pubblicata anche qui – le affermazioni con toni da crociate di chi sembra avere la verità rivelata in tasca contro coloro che non sono a favore dei vaccini (no-vax) anche perchè chi le porta avanti, parlo soprattutto dei miei colleghi medici, è a parole pro-vax ma nei fatti è spesso no-vax".

Tirelli snocciola i dati sulla "scarsissima adesione dei medici all'antinfluenzale" e ricorda che i colleghi "sarebbero moralmente obbligati a vaccinarsi per proteggere le persone immunodepresse, i pazienti tumorali in chemioterapia, i trapiantati di midollo e di organo solido nonchè i pazienti con malattie immunologiche. Persone con le quali questi medici vengono in contatto negli ospedali e negli ambulatori alle quali possono trasmettere una patologia potenzialmente mortale come l'influenza".

Questi pazienti – sono sempre le parole dell'oncologo riportate dal quotidiano – "sono molti di più dei bambini immunodepressi che sono a rischio a causa dei coetanei non vaccinati con i quali vengono a contatto negli asili e nelle scuole". Tirelli ogni anno fa l'antinfluenzale e lo comunica al mondo, ma – dice lui – con scarso "effetto sui colleghi medici e l'altro personale sanitario che si comportano da no-vax e non si vaccinano".

L'oncologo usa parole forti anche quando entra nel merito del consenso informato medico-paziente che, sottolinea, "imporrebbe ai miei colleghi medici di sottolineare ai genitori dei bambini da vaccinare non solo i grandi vantaggi dei vaccini ma anche i pur molto rari effetti collaterali severi che si possono verificare". E soffermandosi sugli effetti collaterali, Tirelli cita quelli documentati dal Center for disease control di Atlanta e le polivaccinazioni a cui sono stati sottoposti i militari reduci dal Kosovo che "possono essere stati la causa di malattie linfoproliferative e autoimmuni alle quali sono andati incontro".

Il ministro M5s dei Trasporti, Danilo Toninelli, torna all'attacco sulla Tav. "Teniamo gli occhi aperti sul cantiere e, come detto, considereremo quale atto ostile ogni decisione che faccia avanzare il Tav prima che arrivi una scelta politica da parte del governo", avverte Toninelli, che accusa: "Nei giorni scorsi il Cipe ha dato il via libera a una serie di modifiche alla cosiddetta 'delibera 30' sul Tav Torino-Lione. Il testo è di fine aprile ed è stato messo a punto dal governo precedente, nonostante – annota – la batosta elettorale appena presa che lo obbligava ad agire solo per gli affari correnti, cioè per quasi nulla. Invece si è comportato come una sanguisuga sulla carne viva del popolo italiano. Ma state tranquilli – conclude – non è nulla  che possa influire in modo decisivo sulla analisi costi-benefici che finalmente stiamo conducendo in maniera seria e obiettiva".

Leggi anche: Davvero la Tav ci eviterebbe di avere tre milioni di tir che vanno dall'Italia verso la Francia?

Ha attraversato i binari con il suo motorino ed è stato investito e ucciso. E' accaduto a Somma Vesuviana, nel Napoletano. Un uomo ha deciso di passare a attraverso la linea ferrata della Circumvesuviana, i treni locali di collegamento tra Napoli e i Comuni alle falde del Vesuvio, in via Costantinopoli. Mentre transitava è sopraggiunto un convoglio che lo ha travolto. I carabinieri sono sul posto per accertamenti e rilievi sulla dinamica dell'incidente. Secondo quanto si è appreso, l'uomo ha attraversato all'altezza di un passaggio a livello senza barriere ma con segnalazioni luminose e acustiche perfettamente funzionanti. La salma non è stata ancora identificata. 

È di almeno 10 feriti il bilancio di una sparatoria nella notte a Manchester, in Inghilterra, durante il festival caraibico. Intorno alle 2,30 sono stati segnalati spari durante una festa in strada nel quartiere di meridionale di Moss Side ed è subito intervenuta la polizia. I feriti hanno riportato lesioni "da lievi a gravi", ma nessuno sarebbe pericolo di vita, secondo quanto riportato dai media inglesi. La polizia sta indagando per capire per risalire a chi abbia aperto il fuoco e per quale motivo lo abbia fatto e sono stati interrogati molti dei presenti.

Non solo auto elettrica. La mobilità sostenibile infatti comprende anche i veicoli a gas che nell’ultimo periodo hanno avuto una diffusione altrettanto importante contribuendo a rendere l’aria più respirabile e con risparmi notevoli per le tasche degli automobilisti. Il gas (da non confondere con il gpl che è miscela di combustibili, principalmente propano e butano, sottoprodotti del processo di raffinazione del petrolio greggio) inoltre, a differenza dell’elettrico, può essere utilizzato come carburante anche per il trasporto pesante (camion e tir) oltre che navale, mezzi di trasporto che, almeno finora, non possono camminare con le batterie.

Secondo i dati Aci nel 2017 i veicoli a metano circolanti in Italia hanno superato il milione, circa il 2% del parco totale. A maggio 2018 la quota di mercato delle auto a metano in Italia è salita al 3% a fronte dell’1,7% di fine 2017. La rete di distribuzione negli ultimi 15 anni è triplicata con un trend di crescita pari al 5% annuo. Oggi per il metano ci sono 1.263 stazioni di rifornimento su tutto il territorio nazionale, di cui 46 in autostrada, la rete più capillare d’Europa. I Tir a gnl (gas naturale liquefatto) negli ultimi tre anni sono aumentati del 900%, passando dai circa 100 del 2015 ai mille del 2018. Le stazioni di rifornimento a gnl sono salite a 20 e potenzialmente possono arrivare fino a 15.000 unità nei prossimi anni.

Un’auto a gas emette il 30% in meno di CO2

Secondo Federmetano un’auto a gas naturale è in grado di abbattere fino al 96% le polveri sottili (la sostanza che rende l’aria delle nostre città irrespirabile) e al 70% l’ossido di azoto rispetto a un tradizionale motore Euro 6 diesel e di emettere il 30% in meno di anidride carbonica (CO2) di un’auto a benzina.

La direttiva europea e la posizione del governo italiano

Con il recepimento della direttiva europea Dafi (Directive on the deployment alternative for fuel initiative) sarà più facile eliminare gli ostacoli che finora, in Italia, hanno rallentato la diffusione di questo tipo di veicoli e che riguardano essenzialmente l'erogazione e la rete di distribuzione. Le nuove norme permetteranno all'automobilista di rifornirsi di metano in modalità self-service e con semplicità mantenendo elevati standard di sicurezza: per esempio, non ci sarà più bisogno di una tessera di abilitazione, ma per il riconoscimento basterà la carta di credito e si avrà a disposizione un tutor on line che impartirà le procedure da seguire per un corretto rifornimento, spiega l’Aci.

Per quanto riguarda l’Italia, il passato governo aveva espresso “una neutralità tecnologica” tra le fonti di alimentazione green, metano, appunto, ed elettrico. “Non ci deve essere una tecnologia prevalente rispetto a un'altra", aveva detto l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Bisognerà vedere come si muoverà l’attuale. Per ora Luigi Di Maio ha parlato di auto elettrica e del progetto per l'auto senza guidatore di Google.

Le iniziative infrastrutturali per la mobilità a metano

In ogni caso, molte sono le iniziative delle aziende per diffondere questo tipo di mobilità. Pochi giorni fa Eni e Snam, attraverso la controllata Snam4Mobility, hanno firmato un accordo per realizzare 20 nuove stazioni di rifornimento di CNG (gas naturale compresso) per autotrazione sul territorio nazionale. L’intesa prevede la progettazione, realizzazione e manutenzione da parte di Snam di 20 nuovi impianti di CNG all’interno della rete nazionale di distributori Eni.

Sempre Snam, a maggio, ha firmato con Baker Hughes un accordo per lo sviluppo di infrastrutture di micro-liquefazione indirizzato al trasporto pesante su strada e per promuoverne l’avvio nei trasporti via mare in Italia. Le due società valuteranno entro la fine dell’anno la possibile realizzazione di quattro impianti di micro-liquefazione distribuiti sul territorio nazionale. Gli impianti di micro-gnl sarebbero i primi in Italia e tra i primi in Europa di questa tipologia. Il bio-gnl è l’unica tecnologia esistente per lo sviluppo di carburanti totalmente rinnovabili e a zero emissioni di CO2 per i veicoli pesanti.

E' morto all'età di 85 anni Vidiadhar Surajprasad (V.S.) Naipaul, lo scrittore originario dell'isola caraibica di Trinidad premio Nobel per la Letteratura nel 2001 e autore di una trentina di romanzi e saggi di successo internazionale. Lo ha reso noto la moglie. Naipaul, che aveva vissuto quasi sempre in Inghilterra, si è spento nella sua casa di Londra. Lo scrittore era nato nel 1932 a Trinidad e Tobago, all'epoca colonia britannica, da una famiglia di immigrati indù arrivati dall'India alla fine dell'800. Trasferitosi da giovane a studiare a Oxford, la sua prima opera era stato "Il Massaggiatore mistico" nel 1957.

Dapprima aveva attinto ai racconti del padre per storie immaginarie su Trinidad, poi l'ispirazione gli era venuta dai viaggi in giro per il mondo, in particolare con la trilogia di saggi sull'India, nata dalla profonda disillusione sperimentata visitando la terra dei suoi avi. Tra le opere più note c'è anche "La perdita dell'El Dorado" del 1969, una storia della colonizzazione di Trinidad. 

La giuria del Nobel che lo premiò nel 2001 aveva definito "un capolavoro" il suo libro del 1987 "L'enigma dell'arrivo". Per l'Accademia di Svezia aveva "unito una narrazione acuta e capacità d'osservazione insopprimibile in lavori che ci obbligano a vedere la presenza di storie dimenticate".

Sabato 18 agosto, ore 18, stadio Bentegodi di Verona scatta la Serie A con Chievo-Juventus. Sarà il primo torneo dopo un Mondiale mancato dall’Italia dal 1958 a oggi, il primo torneo con Cristiano Ronaldo e pertanto il primo torneo con un Pallone d’Oro in carica sui nostri campi dopo undici anni di assenza (l’ultimo fu Kakà nel 2007-08), il secondo con il VAR. Ma sarà anche il torneo del ritorno di Carlo Ancelotti, riportato in Italia dal Napoli dopo quasi un decennio in giro nelle migliori squadre d’Europa. Ma non è tutto oro quel che luccica.

La A è stata scossa dalla questione plusvalenze che ha coinvolto il Chievo e dal processo sui messaggi prima di Parma-Spezia. Importanti squadre come Bari, Avellino, Cesena e Reggiana sono andate incontro a fallimento innescando una serie di ritardi anche nella compilazione dei campionati e dei calendari. Se ciò non bastasse, si è aggiunto anche il flop del progetto delle seconde squadre e il mancato passaggio al professionismo del calcio femminile a un anno dal Mondiale di Francia 2019. Mondiale al quale le Azzurre guidate da Milena Bertolini si sono brillantemente qualificate dopo vent’anni di assenza. Problemi economici, vicende giudiziarie e mancate riforme politiche sono l’altra faccia della medaglia del calcio italiano che si ritrova dopo diversi anni sotto i riflettori mondiali grazie a Cristiano Ronaldo.

Caccia alla Juve: missione 90 punti

Come dodici mesi fa, sul piano sportivo il tema principale è quello della caccia alla Juventus, dominatrice degli ultimi 7 anni e vera e propria cannibale del calcio italiano con 9 titoli nazionali vinti su 12 disponibili nelle ultime 4 stagioni nelle quali è stata allenata da Massimiliano Allegri. Il bottino è notevole: 8 titoli tra scudetti e coppe Italia più una Supercoppa Italiana. L’Inter di Spalletti rilanciata dal mercato, il Napoli di Ancelotti e l’ambiziosa Roma semifinalista di Champions si candidano a guidare l’inseguimento alla Vecchia Signora. Attenzione anche alla Lazio di Simone Inzaghi, per un soffio fuori dalla Champions lo scorso anno, e al nuovo Milan di Elliott rilanciato dall'acquisto di Gonzalo Higuain e dall’arrivo in società della coppia Leonardo-Paolo Maldini.

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Spesso si sottolinea il dominio della Juve confrontando il bottino di punti dei bianconeri nel loro settennato tricolore con quello decisamente più magro delle inseguitrici. Al di là del totale dei punti, la media degli ultimi sette campionati ci dà un’indicazione precisa: la Juve ha vinto i suoi sette titoli portando a casa mediamente 91 punti, una media che sul settennato distacca nettamente Napoli e Roma (ferme a 77 e 74).

Solo il Napoli ha oltrepassato quota 90 nei sette anni di dominio juventino e lo ha fatto lo scorso anno, chiudendo a quota 91, il secondo posto più alto di sempre nell’era dei 3 punti e 20 squadre. Il grande exploit dell’anno scorso ha fatto sì che il Napoli 2017-18 sia stato di 14 punti sopra la sua media degli ultimi sette anni. Nel campionato 2017-18 hanno chiuso in positivo anche l’Inter (+11), la Lazio (+9), la Juve (+4) e la Roma (+3), mentre il Milan ha impattato a quota 64.

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Il grafico sopra mostra come negli ultimi anni la “quota scudetto” si sia decisamente alzata rispetto alla seconda parte degli anni Zero e la prima dei Dieci, se escludiamo i picchi rappresentati dal Milan 2005-06 e la Roma 2013-14 che fecero rispettivamente 88 e 85 punti. Questo può voler dire due cose, non necessariamente in contraddizione fra loro: uno, che la diretta concorrenza alla Juventus sia migliorata e due, che mediamente le altre squadre si sono leggermente indebolite, concedendo più punti alle squadre di testa. Una sensazione che può trovare parziale conferma nei numeri delle squadre che lottano per non retrocedere e che vedremo di seguito.

Non è nemmeno una questione di come si inizia il campionato: la Juventus 2015-16, la seconda di Allegri, partì malissimo incamerando 12 punti in 10 giornate. Chiuderà a quota 91, mettendo a referto 79 punti su 84 totali disponibili nelle successive 28 partite. Quota 90 punti significa quasi l’80% dei punti totali disponibili. Tradotta in termini di partite vuol dire che bisogna ottenere un bottino di circa 28-29 vittorie e una manciata di pareggi.

Neopromosse e quota salvezza

La Serie A 2018-19 non vedrà ai nastri di partenza nessuna squadra debuttante e ciò accade per la prima volta dopo tre campionati consecutivi con almeno una rookie. Sono Empoli, Parma e Frosinone le tre squadre neopromosse dalla B: i toscani sono risaliti dopo solo un anno di cadetteria, il Parma ha compiuto un triplo salto dalla D alla A in tre anni dopo il fallimento del 2015 mentre i ciociari ritornano in A con un nuovo stadio e molte ambizioni di far meglio rispetto a tre stagioni fa.

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Nell’era della A a 20 squadre, solo due volte le tre neopromosse si sono salvate tutte e tre. Accadde in due tornei consecutivi. Nel 2006-07, quando le neopromosse erano Atalanta, Catania e Torino, e nel 2007-08. Quell’anno le tre neopromosse erano squadre d’eccezione: la Juventus che risaliva dalla B dopo la penalizzazione, il Napoli di De Laurentiis e il Genoa. Negli ultimi anni, le neopromosse faticano maggiormente rispetto al passato. Nel 2017-18 due delle tre neopromosse (Verona e Benevento) sono retrocesse, per altro con diversi turni di anticipo e ottenendo insieme un magro bottino di 46 punti. Due retrocesse anche nel 2015-16: il salto dalla B alla A fu fatale a Carpi e Frosinone, che per altro erano anche debuttanti assolute.

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Recentemente, chi sale dalla B ha mostrato un maggior affanno nel fare punti. Negli ultimi due anni infatti le neopromosse hanno fatto registrare il bottino più basso degli ultimi quattordici tornei: 99 punti il totale di Crotone, Cagliari e Pescara nel 2016-17; 15 punti in meno di loro, cioè 84, è il netto di Spal – unica a salvarsi – Verona e Benevento, che insieme hanno fatto meno di 50 punti nel 17-18.

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La lotta salvezza si caratterizzerà per la solita rincorsa ai tanto sospirati quaranta punti, dichiarato obiettivo stagionale delle squadre che lottano per restare in A. In realtà la soglia di punti necessari per rimanere nella massima serie è leggermente più bassa e si attesta mediamente a quota 35,1 punti. Il dato è calcolato facendo la media dei punti delle squadre che si sono classificate al diciottesimo posto dal 2004-05 al 2017-18, cioè le squadre terzultime nelle stagioni di Serie A a 20 squadre.

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Curiosamente, confrontando la quota salvezza tra il 1994-95 e il 2003-04, anni nei quali la A era a 18 squadre e assegnava ugualmente tre punti a vittoria (fino al 1993-94 i punti per chi vinceva erano 2) la quota salvezza era leggermente più alta: la media di quegli anni risulta infatti 36,4. Con 18 squadre il campionato prevedeva 34 partite per ciascuna squadra: il totale dei punti disponibili era pertanto di 102 contro i 114 attuali: per salvarsi, occorreva in quel decennio fare almeno il 35% dei punti disponibili contro il 30,7% del periodo 2005-2018. Detta altrimenti, oggi per salvarsi è spesso sufficiente fare meno di un punto a partita. Ciò significa che negli ultimi tornei squadre meno performanti riescono comunque a rimanere in A, mentre tra fine anni Novanta e inizio Duemila restare tra i grandi era più difficile.

La geografia della A: riscossa del Centro, arretra il Sud

La Serie A 2018-19 vede come da tradizione il Nord come zona più rappresentata della penisola, in virtù delle 13 squadre iscritte provenienti dalle regioni settentrionali. Nelle ultime 6 stagioni è successo 5 volte che il Nord fosse rappresentato da così tante compagini.

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La regione più rappresentata sarà l’Emilia-Romagna con 4 squadre iscritte: Sassuolo, Bologna, Parma e Spal. Staccata la Lombardia a quota 3 con Milan, Inter e Atalanta e il Lazio, sempre a quota 3, con le due romane e il Frosinone risalito dopo due anni di Purgatorio.

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Dopo aver sfiorato l’ultimo titolo, il Napoli proverà a riportare uno scudetto al Sud che manca dal 1990, mentre sono più recenti i “fasti” del Centro con la doppietta Lazio-Roma tra 2000 e 2001, ultimi passaggi a vuoto delle big del Nord. Dal 2002 compreso in poi, infatti, lo scudetto è stata una questione piemontese e lombarda: 9 titoli per la Juve, 5 per l’Inter e 2 per il Milan. In totale, su 114 titoli di Campioni d’Italia riconosciuti, 104 sono del Nord, 7 del Centro e 3 del Sud.

Let It Die, prodotto nel 2016 dalla Grasshopper Manufacture e rilasciato in esclusiva per PlayStation 4, sta per essere rilasciato anche su Steam. La versione pc dovrebbe essere identica a quella per console, e come essa sarà gratuitamente scaricabile.

Il giocatore veste i panni di un uomo o una donna senza nome, impegnato nel tentativo di scalare una colossale torre apparsa in seguito a un terremoto nella zona sud-ovest di Tokyo. Ci si ritroverà dunque a esplorare i piani autogenerati della torre, raccogliendo equipaggiamenti e combattendo nemici con un sistema di combattimento estremamente veloce e brutale, il tutto sotto la guida, o forse il controllo, di “Zio Morte”. Nel gioco è presente un sistema di morte simile a quello di Dark Souls, ma questa volta non sarà sufficiente toccare una macchia di sangue: il proprio cadavere precedente diventerà infatti un nemico che infesta la zona in cui è morto, e sarà la sua sconfitta a permetterci di recuperarlo.

Questo, unito alla velocità con cui l’equipaggiamento si rompe, alla dimensioni limitate dell’inventario e alla forza dei colpi nemici, rende Let It Die un titolo impegnativo ma avvincente, dove ogni mossa va pianificata in anticipo per non rischiare di perdere tutti quello che si è riusciti ad accumulare.

Il gioco, che ha da poco raggiunto i 4 milioni di download, presenta anche delle componenti online sotto forma di invasioni alle “basi operative” degli altri giocatori, al fine di razziarle e ottenere rapidamente risorse preziose.

Un gioco avvincente, divertente e soprattutto gratuito. Per tutti coloro che non lo hanno mai provato, questa è una buona occasione per dare un’occhiata ad un titolo sicuramente interessante.

L’articolo Let It Die in arrivo su Steam quest’anno proviene da GameSource.