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AGI – L’Unione Europea potrebbe non acquistare più il vaccino AstraZeneca, verso cui comunque non bisogna nutrire timori, e se arriverà il Curevac sarà “la rivoluzione”. Lo ha detto Guido Forni, immunologo, socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, ospite del programma ‘L’imprenditore e gli altri’ su Cusano Italia Tv.

“C’è una componente scientifica e un’altra industriale-economico-politica: Astrazeneca ci ha fatto penare, ha dato i vaccini ad altri Paesi e meno in Europa, questo crea delle ripicche e man mano che ci saranno più vaccini, altrettanto efficaci e magari con qualche effetto collaterale in meno, può darsi che l’UE scelga di andare per un’altra strada”. 

“Ad oggi è uno dei vaccini che abbiamo e che salva le vite – ha sottolineato – quindi non bisogna avere timori di fare questo vaccino e non bisogna aspettare eventualmente un vaccino migliore perché il rischio del virus covid è molto molto molto più elevato di possibili rischi legati a questo vaccino”. 

Secondo Forni, se l’Italia pensa di produrre i vaccini per combattere il covid c’è “un problema: noi abbiamo bisogno di vaccini adesso non tra due anni; tra due anni la situazione sarà molto differente”. 

“Però ogni investimento che facciamo in biotecnologie in Italia – ha aggiunto – crea ricchezza, crea posti di lavoro, quindi è una prospettiva a lungo termine. Venti anni fa eravamo una potenza nella creazione di vaccini, tutto questo è stato abbandonato, recuperarlo ha un’importanza notevolissima, non so quanto per combattere la pandemia attuale, ma per essere pronti in futuro”.

In merito al vaccino Curevac, Forni ha dichiarato: “Se arrivasse nel giro di poche settimane e funzionasse un vaccino europeo a mRna sarebbe fantastico, sarebbe la soluzione. E’ una ditta tedesca finanziata dall’Europa che ha una tecnologia più avanzata rispetto a Pfizer e Moderna, il vaccino si può conservare a temperatura ambiente e non dovrebbe avere effetti collaterali. L’UE ha prenotato 450 milioni di dosi. Se tutto va bene questo vaccino sarà la rivoluzione dei vaccini”.

 “Dovremmo essere nelle fasi conclusive, poi servirà qualche settimana per l’approvazione dell’Ema – ha aggiunto – e allora comincerà la produzione. Abbiamo imparato una tecnologia nuova per fare i vaccini in tempi rapidissimi, sono già pronti i vaccini contro le varianti perché è bastato cambiare una parte dell’rna e il vaccino è già pronto”.

“In futuro i vaccini a mRna potranno essere utilizzati anche contro altre malattie infettive e come forma di prevenzione per quei tumori di cui si conosce l’origine e sono dovuti ad un particolare difetto genetico” ha concluso Forni.

AGI- Il presidente cinese, Xi Jinping, ribadisce che la Cina vuole preservare la pace mondiale e non intende puntare all’espansionismo o a una corsa agli armamenti.

“Non importa quanto si sviluppi, la Cina non cercherà mai l’egemonia, l’espansionismo o sfere di influenza, né si impegnerà in una corsa agli armamenti”, ha scandito Xi nel suo discorso di apertura del Boao Forum for Asia.

La Cina, ha aggiunto, “parteciperà attivamente alla cooperazione multilaterale nel commercio e negli investimenti”.

Il protezionismo, ha affermato Xi Jinping, danneggia gli altri Paesi senza generare vantaggi per chi lo pratica

“Ogni sforzo per costruire barriere e il ‘decoupling’ vanno contro i principi dell’economia e del mercato e non farebbero che danneggiare gli altri senza creare benefici personali”.

Il presidente cinese sembra riferirsi in particolare ai tentativi degli Usa di ridurre la propria dipendenza dalle importazioni di semiconduttori cinesi.

Il presidente cinese ha ribadito l’opposizione della Cina al decoupling, la separazione delle economie e alla creazione di “muri artificiali” alla cooperazione economica.

“Nell’era della globalizzazione, l’apertura e l’accoglienza sono una tendenza storica inarrestabile”, ha dichiarato Xi, che ha parlato in videoconferenza a oltre 2 mila funzionari e uomini d’affari che hanno partecipato di persona alla conferenza nella provincia insulare meridionale di Hainan. 

Alla cerimonia d’apertura della ‘Davos cinese’ hanno assistito anche i vertici del Fondo Monetario Internazionale e delle Nazioni Unite, nonché alcuni importanti top manager americani come il numero uno di Tesla, Elon Musk, e l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook. 

Sono ormai due giorni che non si parla di altro: la Super League sembra essere ormai realtà, un gruppo di 12 squadre (le più ricche e blasonate) si sono staccate dalla UEFA per creare una loro competizione propria. Milan, Arsenal, Atletico Madrid, Chelsea, Barcellona, Inter, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid e Tottenham sono le società dette “fondatrici” e con questa mossa hanno alzato una bufera su tutto il mondo del calcio e non solo.

Sueper League FIFA 22

“The Madrid Zone” su Twitter sta seguendo il caso minuto per minuto e in qualche post si parla anche delle conseguenze che questo evento avrà sui giochi di calcio come FIFA e pes. Inizialmente si vociferava che le 12 fondatrici sarebbero state escluse dal titolo di EA, ma dopo poche ore è arrivata un’altra informazione (ancora niente di ufficiale) secondo la quale PES potrebbe star pensando di acquistare i diritti della Super League e delle sue squadre partecipanti.

Se queste voci si rivelassero poi veritiere e venissero ufficializzate da EA e Konami si verificherebbe una vera rivoluzione anche nel mondo del calcio virtuale, con FIFA 22 privata delle 12 squadre più forti e tifate al mondo, e PES 22 che rischierebbe di effettuare quel sorpasso qualitativo e a livello di vendite che tutti ci aspettiamo da qualche anno.

Super League FIFA 22

Insomma questa mossa improvvisa dei 12 team sembra aver creato non pochi problemi, scatenando la furia di presidenti, società e tifosi; mettendo in difficoltà gli sviluppatori dei giochi di calcio che ora dovranno lottare per un’ennesima licenza, con gli appassionati che si ritroveranno ancora una volta, qualsiasi sarà la loro scelta (FIFA 22 o pes 22) con un gioco incompleto.

L’articolo FIFA 22 – Esclusi i fondatori della Super League? proviene da GameSource.

AGI – La creazione di una Super League di 12 grandi club è “necessaria a salvare il calcio in una fase critica“, segnata dall’impatto economico della pandemia di Covid-19. Lo ha dichiarato Florentino Perez, presidente del Real Madrid e del nuovo torneo che, ha assicurato il dirigente in un’intervista alla televisione spagnola, “inizierà il prima possibile”. 

Perez ha respinto l’ondata di critiche contro un torneo che si propone come alternativo alla Champions League e ha sostenuto che l’opposizione arriva da chi ha paura di “perdere i propri privilegi” e intende quindi mettere in cattiva luce il progetto. 

Dobbiamo spiegare a tutti che questo non è un torneo per i club ricchi“, ha avvertito Perez, “è un torneo per salvare tutti i club, altrimenti il calcio morirà“. “Il denaro arriva a tutti, è una piramide”, ha spiegato, “se quelli sopra hanno soldi, piovono giù”.

Ci sono 15 squadre che generano valore e cinque entreranno per meriti sportivi, non è chiuso, è aperto, non abbiamo mai pensato a un torneo chiuso“, ha detto ancora Perez. “Il calcio deve continuare a cambiare e adattarsi ai tempi, l’interesse nel calcio sta svanendo, bisogna fare qualcosa”, ha continuato il presidente del Real Madrid, “il calcio è l’unico sport globale. La televisione deve cambiare per adattarsi ai tempi“.

Dobbiamo riflettere sul perché le persone dai 16 ai 24 anni non sono più interessate nel calcio. Ci sono partite di cattiva qualità e ci sono altre piattaforme per l’intrattenimento”, ha concluso Perez, “Il calcio deve cambiare. Un gruppo di club da alcuni Paesi europei vuole fare qualcosa per rendere questo sport più attraente dal punto di vista globale”. 

Quanto all’ipotesi di espulsioni immediate dalle competizioni europee già da quest’anno, ipotesi che sarà discussa veneredì dall’Uefa, Perez è convinto che proprio la Uefa non può cacciare dalla Champions League i 12 club che intendono dar vita alla Super League, neé impedire ai giocatori che parteciperanno al nuovo torneo di prendere parte agli Europei o ai Mondiali. “Sono minacce che arrivano da qualcuno che confonde il monopolio con la proprietà”-

“Il Real Madrid non sarà buttato fuori dalla Champions League, decisamente no. Né il City, né nessun altro”. “Non accadrà. Non voglio addentrarmi negli aspetti legali ma non accadrà. È impossibile”, ha proseguito Perez, “ogni giocatore può stare assolutamente tranquillo perché non accadrà niente di tutto questo”.

“L’Uefa è un monopolio e ha anche l’obbligo di essere trasparente”, ha detto ancora Perez, “l’Uefa non ha un’immagine positiva nella sua storia, deve essere aperta al dialogo e non minacciare”.

AGI – Due i dossier sul tavolo di Mario Draghi e che approderanno giovedì in Consiglio dei Ministri. Il primo è quello della ripartenza. Il presidente del Consiglio alle forze politiche continua a dire che occorre equilibrio. Consapevole che da una parte spira il vento “anticipiamo le misure”, dall’altra c’e’ chi protesta perché lo rimprovera di aver precorso i tempi. Bisogna andare nella direzione delle riaperture graduali, ha sottolineato anche con i partiti ricevuti a palazzo Chigi sul ‘Recovery’.

Al momento dunque non è prevista la cancellazione o la rimodulazione della misura del coprifuoco ne’ un cambiamento di programma rispetto alle decisioni prese nella cabina di regia di venerdì scorso.

Il Pnrr è il secondo dossier a cui lavora il Capo dell’esecutivo. Soddisfatto – ha confidato – perché il piano è quasi pronto, lo presenterà la prossima settimana in Parlamento. Se Fratelli d’Italia mantiene tutte le perplessità, Italia viva nota delle differenze tra il Recovery’ di Draghi e quello di Conte.

Tra le altre cose il cashback potrebbe finire presto nel dimenticatoio, ma il Capo dell’esecutivo non ha scoperto le carte. Annunciando solo che a maggio ci sarà un decreto sulle semplificazioni e più avanti uno sulla governance. La regia rimarrà a Palazzo Chigi ma parteciperà ai lavori tutta la squadra di governo. Venerdì sarà poi la volta del dl imprese che approderà in un altro Cdm da convocare.

Il provvedimento più atteso però è il nuovo decreto anti-Covid che illustrerà le tappe della ripartenza. Il primo passaggio sarà quello del Cts. Si riunirà domani, invierà un documento al governo sulle riaperture, darà indicazioni sulla scuola, cercherà di mettere paletti dove è possibile per evitare che il messaggio che arriverà il 26 aprile sia quella di un ‘liberi tutti’. Il timore degli scienziati è proprio questo, che senza una cautela nella ripartenza il rischio calcolato preso dal premier Draghi si trasformi in un azzardo assoluto.

Ci sono diversi nodi sul tavolo. Il primo è legato al ritorno in classe in presenza (ma non nelle regioni ad alto rischio) degli studenti, il Comitato tecnico scientifico non farà altro che ripetere i pareri fatti pervenire in occasione delle altre riaperture. L’immunologo dell’università Statale di Milano Abrignani ipotizza test salivari, “sono antigenici, quindi rapidi, e molto semplici da eseguire”. L’esecutivo sta valutando ma l’idea non è facilmente realizzabile. La linea sarà comunque condivisa con le Regioni. L’incontro è previsto per domani alle 17. I governatori chiedono ingressi scaglionati e un cambiamento per la capienza nei trasporti.

Nessun dubbio sulla possibilità di uno stop da parte dell’esecutivo ma potrebbero esserci delle deroghe per quegli istituti scolastici che dovessero manifestare delle difficolta’ a riaprire. Non si esclude dunque che la Dad possa scomparire del tutto. Per quanto riguarda cinema e teatri è già stato dato l’ok al ministro Franceschini, la capienza passerà dal 25 al 50%, gli spettatori all’aperto da 400 a mille, mentre al chiuso da 200 a 500.

La novità più attesa sarà la possibilità di spostarsi tra le Regioni gialle, anche se la svolta potrà portare ad un rialzo dei contagi. Con le regioni arancione e rosse il discorso è diverso, ci sarà un pass ma la funzionalità di questo sistema probabilmente vedrà la luce solo ad inizio giugno, quando arriverà la ‘green card’ europea. Il timore degli scienziati poi è che si dia luogo ad una discriminazione con chi non è stato ancora vaccinato e che non basti un tampone 48 ore prima.

Per gli scienziati comunque il pass non può essere cartaceo, c’è bisogno di un supporto informatico. Nei prossimi giorni il governo insisterà sulla necessità che i cittadini tengano alta la guardia. Scendono i casi Covid in Italia nelle ultime ore. Sono 8.864, molto meno dei 12.694 di ieri, ma pesa come sempre l'”effetto weekend”, con i pochi tamponi: solo 146.728 i test odierni, 84mila in meno, tanto che il tasso di positivita’ sale dal 5,5% di ieri al 6% di oggi.

I decessi sono 316 (ieri 251), per un totale di 117.243 vittime da inizio epidemia. Ancora in calo le terapie intensive, 94 in meno (con 141 ingressi del giorno), che scendono a 3.244. In risalita invece i ricoveri ordinari, 94 unita’ in piu’ (ieri -452), per un totale di 23.742. L’obiettivo dell’esecutivo è accelerare sulla campagna vaccinale. Si punta a superare il risultato delle 350 mila dosi circa al giorno. L’Ema domani si pronuncera’ su Johnson & Johnson, in serata sono arrivate 430.000 dosi di AstraZeneca. 

Un padre, uno spietato generale spartano, un semi-dio, un dio, sterminatore di dei e infine di nuovo un padre; questo è Kratos. Il nostro obbiettivo oggi è quello di esaminare la vita del personaggio concentrando l’attenzione su quegli eventi che l’hanno reso ciò che è oggi, e che sarà nel prossimo capitolo: perdite, sconfitte, tradimenti, vendetta e redenzione saranno le nostre parole chiavi.

ATTENZIONE: da qui in poi troverete spoiler su tutta la serie di God of War

Kratos

La storia di Kratos, il nostro Kratos, inizia nel momento in cui si trovava a un passo dalla morte: il generale spartano era stato ferito gravemente in battaglia mentre le sue truppe stavano per essere massacrate, solo una cosa restava da fare al nostro uomo, affidarsi agli dei. Ares, dio della guerra, risponde alla sua richiesta donando a Kratos le famose Lame del Caos e facendolo sopravvivere. Ma possiamo parlare davvero di “dono”? Ares si prese l’anima dello spartano in cambio della sua sopravvivenza e Kratos divenne il suo spietato servitore e pedina durante le battaglie. Questa condizione durò per anni finché Kratos, nella foga di uno scontro, finì per uccidere sua moglie e sua figlia, le uniche cose che avesse mai amato. Nasce così il Fantasma di Sparta: le ceneri della sua famiglia gli si attaccarono sulla pelle, una tortura che Kratos dovrà sopportare per sempre, ma nessuno, neanche gli dei, gli avrebbero impedito di vendicarsi.

Già nel prologo del primo capitolo comprendiamo come la storia di Kratos non è, e non sarà mai semplice. Un uomo destinato a vivere nel dolore e con la rabbia che costantemente lo consumerà dall’interno senza mai abbandonarlo. Di una cosa siamo certi, chiunque (uomo, mostro o dio) si metterà in mezzo tra lui e la sua vendetta morirà.

Kratos

Ares aveva ormai vita breve, Kratos avrebbe fatto di tutto per sconfiggerlo (anche aprire il vaso di Pandora), e infatti il primo capitolo si conclude con il nostro protagonista che prende il posto del dio della guerra. L’Olimpo viene scosso da questo evento e Zeus non tarda a intervenire. Dopo i primi minuti di God of War 2 il padre degli dei si presenta di fronte a Kratos e dopo una breve lotta lo trafigge con la sua spada, Kratos è morto. Questo è quello che crede Zeus, ma lo spartano è duro a morire, e dopo essere stato nell’Ade e aver affrontato migliaia di nemici e mostri riesce a tornare al momento della sua morte, indietro nel tempo. Questo è uno dei punti di svolta nella vita del fantasma di Sparta: le suo origini vengono svelate, la sua rabbia si intensifica e per la prima volta la sua vendetta non si consuma. Era a un passo dal trafiggere Zeus con la sua stessa spada, quando Atena si mette in mezzo e viene colpita. In punto di morte la dea della saggezza rivela a Kratos che il dio che ha cercato di uccidere fino a quel momento era in realtà suo padre. Ora oltre che furioso per l’abbandono da parte degli dei si sente anche tradito dal suo stesso padre.

Da questo momento la figura paterna diventa quasi un topos all’interno della serie, anche negli spin-off per PSP viene approfondito questo aspetto, e capiamo ancora di più quanto Kratos sia tormento da ciò che ha fatto alla sua famiglia e alla sua piccola Calliope: Kratos è un uomo a cui è stato tolto il privilegio di essere padre, un uomo abbandonato dal suo stesso genitore ma che forse, prima o poi, riuscirà a trovare la pace e diventare ciò che non è mai riuscito a essere. Ma prima doveva punire tutti quelli che l’avevano ferito, tradito e abbandonato… l’Olimpo trema ancora.

Kratos

“La mia vendetta si compie ora”, una promessa che preannuncia il destino degli dei greci, si apre così God of War 3. Non c’è molto da dire su questo capitolo della vita di Kratos, ha una missione e lo porterà a termine, costi quel che costi. Tutto l’Olimpo gli si rivolta contro e lui non esita mai un secondo a distruggere chiunque lo ostacoli. Arriva di nuovo di fronte al padre, Zeus questa volta non si salverà, ma quanto costerà tutto questo al fantasma di Sparta?

Il mondo degli uomini ora è dominato dal caos senza le divinità a controllare il tutto, e Kratos si ritrova senza più uno scopo ma con il potere della Speranza ottenuto grazie al vaso di Pandora nel primo capitolo. Lo spirito di Atena gli chiede di darle quel poter ma Kratos ha ormai perso tutta la fiducia negli dei e decide di uccidersi con la spada del padre, liberando così la Speranza nel mondo.

Kratos

Non poteva finire qui la sua vita, c’erano ancora delle cose da risolvere e da completare: la vendetta l’aveva ottenuta, la sua rabbia si era placata, ma era comunque solo, senza una famiglia e con ancora gli incubi di quello che aveva fatto. L’unico modo era fuggire dalla sua terra e crearsi una nuova vita. Non sappiamo molto di questa fase della vita di Kratos, ma abbiamo vissuto, nell’ultimo capitolo, forse la fase più importante di tutte: qui viene approfondito come non mai il rapporto genitore-figlio, Kratos e Atreus, Kratos e Zeus, Freya e Baldur, possiamo citare anche Odino, Thor e i suoi figli. Dopo la morte della moglie è costretto a viaggiare con Atreus, e ritrovare il suo lato paterno nelle profondità del suo essere, quel lato che era andato perso anni prima. Durante il viaggio con il figlio, Kratos non trova la pace interiore ma accetta ciò che è, e questo gli basta per poter vivere senza gli incubi del passato.

Non è stata una vita semplice quella dello spartano, e le difficoltà non sembrano essere finite visto il finale dell’ultimo God of War. Sappiamo però che ora Kratos ha trovato una sorta di equilibrio, quell’equilibrio che non aveva mai trovato in Grecia e che ora, insieme alla sua nuova famiglia, sembra averlo reso più forte che mai.

Eccoci arrivati alla fine anche di questa puntata, e come al solito vi invitiamo a farci sapere la vostra e a suggerirci il prossimo personaggio di cui parlare. In più vi lasciamo gli scorsi due episodi così da poterli recuperare in caso ve li foste persi (Hall of Fame: Joel Miller, Hall of Fame: Vaas).

L’articolo Hall of Fame: Kratos – Una vita in guerra proviene da GameSource.

AGI – ​Dodici prestigiosi club europei di calcio hanno annunciato un accordo congiunto per costituire una nuova competizione calcistica infrasettimanale, la Super League, governata dai Club Fondatori.

Chi sono i fondatori

Tre club italiani – Milan, Juventus e Inter – insieme con Arsenal, Atletico Madrid, Chelsea, Barcelona, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid e Tottenham Hotspur hanno aderito in qualità di Club Fondatori. È previsto che altri tre club aderiranno come Club Fondatori prima della stagione inaugurale, che dovrebbe iniziare “non appena possibile”, si legge in una nota.
In futuro, i Club Fondatori auspicano l’avvio di consultazioni con Uefa e Fifa “al fine di lavorare insieme cooperando per il raggiungimento dei migliori risultati possibili per la nuova Lega e per il calcio nel suo complesso”.

La Uefa minaccia l’espulsione

La Uefa e le autorità calcistiche dei tre paesi – Italia, Spagna e Inghilterra – hanno avvertito che i club saranno esclusi dalle competizioni nazionali e dalla Champions League e che ai giocatori dei club partecipanti “potrebbe essere negata l’opportunità di rappresentare le proprie nazionali”.

“Aiuteremo il calcio ad ogni livello e lo porteremo ad occupare il posto che a ragione gli spetta nel mondo” ha detto Florentino Perez, presidente del Real Madrid CF e primo presidente della Super League “Il calcio è l’unico sport davvero globale con più di quattro miliardi di appassionati e la responsabilità di noi grandi club è di rispondere ai loro desideri”.

Un nuovo modello di sviluppo

“I 12 Club Fondatori hanno una fanbase che supera il miliardo di persone in tutto il mondo e un palmares di 99 trofei a livello continentale” ha detto Andrea Agnelli, presidente della Juventus e vicepresidente della Super League, “In questo momento critico ci siamo riuniti per consentire la trasformazione della competizione europea, mettendo il gioco che amiamo su un percorso di sviluppo sostenibile a lungo termine, con un meccanismo di solidarietà fortemente aumentato, garantendo a tifosi e appassionati un programma di partite che sappia alimentare il loro desiderio di calcio e, al contempo, fornisca un esempio positivo e coinvolgente”.

La Juventus ha diffuso una nota in cui avverte che “i club fondatori faranno tutto quanto possibile per realizzare il progetto nel più breve tempo possibile” Tuttavia, “la Società non può al momento assicurare che il progetto sarà effettivamente realizzato né prevedere in modo preciso la relativa tempistica” e “non dispone quindi allo stato di tutti gli elementi necessari al fine di svolgere valutazioni di dettaglio sull’impatto che la Super League potrà avere sulle sue condizioni e performance finanziarie ed economiche”. 

Joel Glazer, co-chairman del Manchester United e vicepresidente della Super League, ha aggiunto che “mettendo insieme i più grandi club e giocatori del mondo ad affrontarsi per tutta la stagione, la Super League aprirà un nuovo capitolo per il calcio europeo, assicurando una competizione e strutture di prim’ordine a livello mondiale, oltre a un accresciuto supporto finanziario per la piramide calcistica nel suo complesso”.

La creazione della Super League arriva in un momento in cui la pandemia, secondo i soci fondatori, ha accelerato l’instabilità dell’attuale modello economico del calcio europeo.  “La pandemia ha evidenziato la necessità di una visione strategica e di un approccio sostenibile dal punto di vista commerciale per accrescere valore e sostegno a beneficio dell’intera piramide calcistica europea” si legge nella nota, “In questi ultimi mesi ha avuto luogo un ampio dialogo con gli stakeholders del calcio riguardo al futuro formato delle competizioni europee. I Club Fondatori credono che le misure proposte a seguito di questi colloqui non rappresentino una soluzione per le questioni fondamentali, tra cui la necessità di offrire partite di migliore qualità e risorse finanziarie aggiuntive per l’intera piramide calcistica”.

Come si disputerà la Super League

Il format della competizione prevede 20 club partecipanti di cui 15 Club Fondatori e un meccanismo di qualificazione per altre 5 squadre, che verranno selezionate ogni anno in base ai risultati conseguiti nella stagione precedente.
Saranno giocate partite infrasettimanali con tutti i club partecipanti che continueranno a competere nei loro rispettivi campionati nazionali, “preservando il tradizionale calendario di incontri a livello nazionale che rimarrà il cuore delle competizioni tra club”.

Ad agosto il calcio di inizio

L’inizio è previsto ad agosto, con i club partecipanti suddivisi in due gironi da dieci squadre, che giocheranno sia in casa che in trasferta e con le prime tre classificate di ogni girone che si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale. Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida andata e ritorno per i due restanti posti disponibili per i quarti di finale. Il formato a eliminazione diretta, giocato sia in casa che in trasferta, verrà utilizzato per raggiungere la finale a gara secca che sarà disputata alla fine di maggio in uno stadio neutrale.

Si punta anche a una Super League femminile

Dopo l’avvio della competizione maschile, non appena possibile, verrà avviata anche la corrispettiva lega femminile, “per contribuire allo sviluppo e al progresso del calcio femminile”. L’obiettivo è fornire “una crescita economica significativamente più elevata ed un supporto al calcio europeo tramite un impegno di lungo termine a versare dei contributi di solidarietà senza tetto massimo, che cresceranno in linea con i ricavi della lega”.

Chi la finanzia

L’accordo prevede “l’impegno di ciascun club a sottoscrivere una quota del capitale sociale della società, con un investimento iniziale di 2 milioni di euro incrementabili, ove necessario, fino a ulteriori 8 milioni”. All’avvio effettivo della Super League e a seguito della commercializzazione dei diritti audiovisivi relativi alla competizione, in base all’accordo è previsto che i club fondatori ricevano nel complesso un contributo indicativamente di 3,5 miliardi, che verrà erogato in un’unica soluzione.

Questa somma, che sarà ripartita tra i club fondatori secondo percentuali da definire “in base al numero definitivo di club fondatori, sara’ resa disponibile attraverso adeguati strumenti di finanziamento sottoscritti da primarie istituzioni finanziarie internazionali”.

I club francesi e tedeschi, compresi i campioni d’Europa in carica del Bayern Monaco e il Paris Saint-Germain, vincitore della finale di Champions League della scorsa stagione, non risultano ancora tra i fondatori della Super League.
“Ringraziamo quei club di altri paesi, in particolare i club francese e tedesco, che si sono rifiutati di firmare per questo”, ha detto la Uefa.

Il presidente della Liga, Javier Tebas, ha paragonato i club della Super League agli ubriachi che lasciano un bar alle cinque del mattino “intossicati dall’egoismo e dalla mancanza di solidarietà”.

Il capo della Bundesliga Christian Seifert ha detto che la fuga potrebbe “danneggiare irreparabilmente i campionati nazionali“.

AGI – Amazon annuncia il nuovo programma di visite virtuali gratuite dei centri di distribuzione presenti in Italia. A partire da oggi è possibile registrarsi alle visite virtuali ai centri di distribuzione Amazon e scoprire realmente tutto ciò che accade dall’acquisto sul sito Amazon.it fino alla consegna a casa.

Le guide dei tour, informa una nota, saranno collegate in diretta da diversi siti e accompagneranno i visitatori alla scoperta dei centri mostrando loro i vari processi e le postazioni attraverso cui vengono preparati gli ordini dei clienti.

Partecipare è semplicissimo, basta accedere al sito https://it.amazonfctours.com/virtualtours , registrarsi ed essere pronti a lasciarsi stupire. Grazie a questo nuovo programma i partecipanti prenderanno parte a un’esperienza unica nel corso della quale potranno rivolgere le proprie domande e interagire in diretta con le tour leader.

Per molti anni, Amazon ha aperto le porte dei suoi centri di distribuzione italiani a comunità locali, studenti, clienti e a chiunque fosse interessato a conoscere cosa avvenga dietro le quinte. Solo nel corso del 2019, oltre 20.000 persone hanno partecipato al programma che ha ricevuto riscontri estremamente positivi da parte dei visitatori ma, nel corso dell’emergenza sanitaria del Covid-19, è stato interrotto temporaneamente per tutelare la salute e la sicurezza di dipendenti e ospiti. (

Per continuare a offrire a tutti gli interessati informazioni autentiche in merito alle attività logistiche di Amazon, è stata individuata questa alternativa altrettanto interessante e coinvolgente. Infatti, durante i virtual tour, i visitatori, oltre a muoversi all’interno del centro di distribuzione, potranno utilizzare la funzione chat per porre alle guide qualsiasi ulteriore domanda, proprio come accadeva durante le visite in presenza.

“Siamo molto felici di lanciare il nuovo programma di tour virtuali. A partire da oggi, potenzialmente milioni di visitatori potranno scoprire come lavoriamo, vedere con i loro occhi come funzionano le attività logistiche e approfondire le curiosità e gli aspetti che più gli interessano – ha dichiarato Salvatore Schembri Volpe, Amministratore Delegato di Amazon Italia Logistica.

“Dal momento che a causa dell’attuale situazione di emergenza sanitaria non possiamo aprire fisicamente le nostre porte, abbiamo ideato questa soluzione alternativa e innovativa per continuare ad accogliere le persone nei nostri centri consentendo loro di farsi un’idea autentica su Amazon e capire realmente cosa accade all’interno dei nostri centri”.

I tour virtuali live permettono ai partecipanti di scoprire tutti i processi necessari fino al momento della spedizione dell’ordine, a partire dall’arrivo dei prodotti in magazzino, al loro stoccaggio fino all’uscita, dove vengono prelevati, imballati e caricati sui camion. 

AGI – “È fondamentale continuare a rispettare le regole. Se questo verrà inteso come un liberi tutti è evidente che la situazione da metà maggio in poi cambierà. Mai come adesso deve emergere il concetto di alleanza tra politica, servizi sanitari e comportamenti dei cittadini perché questa è una fase molto delicata. Se dovesse ripartire la curva rischiamo di giocarci la stagione estiva”. Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervenendo ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus.

Per Cartabellotta, “tra rischio ragionato e calcolato c’è una sostanziale differenza: il rischio ragionato è una valutazione di tipo politico. Draghi ha sottolineato che questo rischio si fonda su un presupposto fondamentale: il rispetto delle regole, mascherine, distanziamento, deve continuare. È giusto che la politica faccia la sintesi tra l’andamento della pandemia, il diritto alla salute e la libertà dei cittadini”.

Il presidente della Fondazione Gimbe ha sostenuto inoltre che “il quadro oggettivo è abbastanza netto. La circolazione del virus è ancora molto rilevante, i ricoveri stanno scendendo, si sono ridotti quasi del 20% in 11 giorni, però in area critica e in terapia intensiva la discesa è più lenta e abbiamo ancora regioni che sono oltre la soglia critica. Dobbiamo essere consapevoli che le riaperture stanno avvenendo sul filo del rasoio”.

E proprio in merito alla situazione dell’epidemia, per Cartabellotta “almeno per le prossime tre settimane avremo una riduzione dei nuovi casi e delle ospedalizzazioni. Poi però, quando torneremo al colore giallo, se da un lato ci può essere un pizzico di ottimismo per l’arrivo della stagione estiva, è altrettanto chiaro che aumentando i contatti sociali si rischia di far risalire la curva. Con questo numero di positivi, immaginare di arrivare in poco tempo alla soglia di 50 casi per 100 mila abitanti come incidenza settimanale è sostanzialmente impossibile. Sicuramente entro la metà di giugno riusciremo a mettere in sicurezza anziani e fragili, ma questo avrà un aspetto prevalente sulle ospedalizzazioni, non sulla circolazione del virus. Quello del governo è stato anche un gesto di fiducia nei confronti degli italiani, l’importante è sottolineare che non è un liberi tutti”.

AGI – La presidente dello Sinn Fein ha chiesto scusa per l’omicidio di Lord Mountbatten per mano dell’Ira: e sono le prime scuse cosi’ esplicite da parte di una leader del partito che è stato a lungo la vetrina politica del gruppo paramilitare nordirlandese. Le scuse sono arrivate all’indomani delle esequie del principe Filippo, che era il nipote di Lord Mountbatten. Mary Lou McDonald si è scusata per l’attentato “straziante“.

Lord Mountbatten, l’ultimo viceré dell’India, che era molto vicino al principe e a suo figlio Carlo, fu assassinato nel pieno del conflitto in Nord Irlanda tra repubblicani e unionisti: l’Ira fece saltare in aria il suo peschereccio nel villaggio di Mullaghmore, nella contea di Sligo, mentre era in vacanza nella sua residenza estiva, Classiebawn Castle.

“Certo che mi dispiace quel che è successo. Fu straziante”, ha detto Mary Lou McDonald, intervistata su Times Radio. Prima di lei, Gerry Adams, che ha guidato il Sinn Fein fino al 2018, si era sempre ben guardato dal dirsi dispiaciuto: aveva espresso rammarico ma aveva insistito sul fatto che Lord Mountbatten “conosceva i pericoli” dello spingersi fino in Irlanda.

L’attentato

A bordo della  Shadow V, distrutta dall’attentato del’Ira, c’erano lui, i due figli gemelli della figlia di Louis, Patricia, suo marito John Knatchbull e la madre di quest’ultimo, una signora di poco più di ottant’anni. A completare l’equipaggio un ragazzo del luogo che svolge funzioni di marinaio e mozzo a bordo, Paul Maxwell. Oltre a Lord Mountbatten, sul colpo morirono anche suo nipote Nicholas e il giovane mozzo di bordo. Il giorno seguente per le ferite riportate decede anche l’anziana Baronessa Brabourne.

L‘esplosivo, oltre venti chili, era stato piazzato la notte prima da un commando della Provisional Irish Republican Army. Nello stesso giorno l’Ira rivendicò “l’esecuzione” e a Warrenpoint, nella contea di Down, fece esplodere due bombe, a distanza di circa mezz’ora l’una dall’altra, uccidendo diciotto soldati britannici.  

Carlo era quel giorno a pesca in Islanda. “Non c’era cosa per cui Carlo non consultasse Mountbatten – scrive il biografo Nicholas Davies – Scioccato e distrutto dal dolore, saputa la notizia, si allontanò in solitudine, per una passeggiata. Un amico lo trovò seduto davanti a un fiordo, che singhiozzava come un bambino. Mai prima di allora aveva subito una perdita affettiva così grave. Durante le esequie, pronunciò le seguenti parole: “Senza l’eroismo di persone come Lord Mountbatten, questo Paese e molti altri simili a questo potrebbero essere ancora oggi soggetti al potere straniero, privi della libertà che oggi ci sembra tanto scontata. Forse il modo in cui lui è morto servirà a renderci consapevoli delle vulnerabilità dei popoli civili che hanno scelto di vivere in democrazia, nei confronti di estremismi che nulla hanno di umano”.