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 Il prezzo del petrolio è in rialzo, sulla scia del calo della produzione nei Paesi Opec. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti avanza di 33 cent a 55,92 dollari e quelli sul Brent crescono di 20 cent a 66,45 dollari al barile.

“Nessun allarmismo”. Dopo la serie di prese di posizione, anche interne a partire da quella di Grillo, che hanno accompagnato il quesito per la votazione online sul caso Diciotti, il Blog delle Stelle ospita una messa a punto per osservare che “la questione è semplice. La risposta chiesta agli iscritti a Rousseau per il voto è uguale a quella che sarà chiesta martedì ai senatori della Giunta”, si ricorda.

“Cioè – spiegano i 5 stelle – se in quel caso si sia agito o meno ‘per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo’. I senatori martedì in giunta dovranno votare sì per dire che c’è stato quell’interesse e negare l’autorizzazione a procedere e no per dire che non c’è stato e concedere l’autorizzazione a procedere, esattamente – rimarca il Blog – come sarà per gli iscritti del MoVimento 5 Stelle che parteciperanno al voto su Rousseau”.    

“Proprio questa complessa articolazione dimostra che non stiamo parlando dell’immunità di un politico. È giusto prendere le decisioni importanti con cittadini informati e che sappiano anche prendere coscienza della complessità del tema. Per questo è stato deciso di fare una votazione online. E per questo – si rileva ancora – si è deciso di porre nel quesito il reale oggetto della questione, che coinvolge anche le decisioni politiche del presidente Conte, del vice presidente Di Maio e del ministro Toninelli. Non si tratta di decidere se ‘mandare a processo il ministro dell’Interno’ ma di valutare se la decisione di trattenere i migranti qualche giorno a bordo della nave Diciotti è stata presa sulla base di un interesse dello Stato o no”.

Musica, canti, lettura dei classici, danze, scenette comiche, al Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” di Roma si è celebrato così il capodanno cinese con l’entrata nell’anno del Maiale 2019.

Alla decima edizione dell’evento, promosso in collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Università La Sapienza di Roma, hanno presenziato il sottosegretario del ministero dello sviluppo economico, Michele Geraci, l’ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Italia, S.e. Li Ruiyu ed altre Autorità diplomatiche ed accademiche.

Ad alternarsi sul palco gli alunni dei diversi anni del corso di studi, hanno recitato con cinese fluente, ancora una volta per dimostrare i fruttuosi risultati ottenuti dal loro studio al Convitto, che ha attivato il Liceo scientifico internazionale con opzione Lingua cinese nel 2009. Come ha sottolineato Geraci, l’importanza di guardare alla Cina sui 3 livelli “politico, economico e culturale” assicurando la loro conoscenza del Paese sarà “un investimento con ritorno positivo”.

L’ambasciatore Li ha evidenziato il promettente ruolo che assumerà tra i giovani italiani, “I rapporti bilaterali Italia-Cina vivono una fase migliore” in tutti campi. In particolare riguardo l’economia, “nel 2018, gli interscambi commerciali tra Cina e Italia sono arrivati a 54,2 miliardi di dollari, un nuovo record assoluto”. L’ambasciatore ha elogiato la padronanza e la conoscenza linguistica degli studenti che, ha sottolineato, avranno maggiori possibilità di successo proprio grazie all’impegno politico dei due Paesi.

il Rettore  del Convitto nazionale, Paolo Maria Reale ha sottolineato, orgoglioso,  come quella del 2019 sia la decima festa di primavera al Convitto e la sua quinta, come Rettore che ha continuato e consolidato il Progetto del Liceo scientifico internazionale cinese.

Nel corso della cerimonia, sono stati consegnati agli studenti del Liceo Scientifico Internazionale con opzione lingua cinese i diplomi delle certificazioni HSK rilasciate da Hanban nel 2018. Il Prof. Francesco Alario, responsabile dell’Aula Confucio, è convinto che gli studenti del convitto possano candidarsi a essere ambasciatori di pace e soggetti della nuova Via della Seta

(ha collaborato Wang Jing)

Il coach della squadra di football arriva al bar della scuola, indossando t-shirt bianca e cappellino dei San Francisco 49ers. Tutti lo salutano, fino a quando non arriva al bancone del sushi e chiede a qualcuno vicino, mi passeresti un piatto? E lì resti per un attimo confuso. Rob Mendez, 30 anni, coach della squadra di football della Prospect High School, California, pesa meno di venticinque chili, è privo di braccia e gambe, il torso è allacciato a una sedia elettronica a rotelle.

Mendez sta diventando un’icona dello sport americano: nato senza arti per una rara malattia genetica, ha sempre sognato di allenare. Dopo dodici anni di sforzi, è arrivato il suo momento: nella scorsa stagione ha guidato con successo la squadra junior, seduto sulla poltrona elettronica mobile che Mendez controlla con il movimento della testa. Nella prossima stagione vuole portare la squadra a vincere il Super Bowl giovanile.

Espn gli ha dedicato un docufilm. Il giovane coach è una delle sette persone al mondo con questa sindrome, ma lui non ci crede: “Garantisco che sono molti di più, solo che sono meno attivi di me, per quello non appaiono”, racconta nel documentario.

La madre scoprì la sindrome all’ottavo mese di gravidanza, troppo tardi per pensare all’aborto. Una volta nato, Rob ha portato in famiglia un’energia nuova. Ha cominciato a studiare da coach fin da bambino, giocando con la playstation con la sorella, pigiando i pulsanti con il mento. A scuola, organizzarono un torneo di football virtuale con trentadue squadre: lui arrivò secondo. Quando gli amici entrarono nella squadra dell’high school, lui venne preso come team manager.

Con l’aiuto della tecnologia, scia, nuota, gioca a hockey come portiere, disegna e scrive usando il mento. Gli hanno offerto 25 mila dollari per parlare a uno di quegli incontri motivazionali che in America vanno molto, ma ha detto no. “Voglio fare il coach di football”. Ha lavorato come assistente in cinque scuole, in attesa che qualcuno gli affidasse il ruolo di capo allenatore. La chiamata è arrivata ad aprile dell’anno scorso.

La Prospect High School cercava qualcuno che aiutasse a fare un cambio culturale. Su Internet avevano trovato il nome di Mendez e l’avevano contattato. Quando i giocatori lo vedono per la prima volta, rimangono in silenzio. Uno va via, gli altri pero’, con il passare del tempo, cominciano a seguire le sue indicazioni. Dopo la prima sconfitta, arrivano sette vittorie consecutive. Adesso, quando detta le istruzioni, lo ascoltano tutti convinti. “C’è una parola che mio padre non ha mai amato – racconta Mendez – la parola è speciale. Siamo tutti speciali, gli altri ragazzi sono speciali. Mio padre mi direbbe, tu non sei speciale, sei diverso. Ed essere differente non è così male, perché spingi i tuoi limiti”. 

C’è una strada nel cuore di Manhattan con un’alta densità di vip e di abitazioni milionarie, ma la maggior parte dei turisti e dei newyorkesi non la conosce, per un motivo: non ci sono negozi. È la West 11th Street, o Charles Street, tra la West 4th e Bleecker, al Village, quello che una volta era considerato il luogo preferito da poeti e artisti senza un dollaro. Le cose, racconta il Wall Street Journal, sono cambiate: molti grandi personaggi l’hanno scelta come residenza proprio per la sua tranquillità e capacità di “mimetizzarsi” nel caos di Manhattan.

Le case sono basse, massimo tre piani, finestre all’inglese, con i classici mattoni color rosso bruciato. La strada, a un’estremità, sbocca sull’Hudson. Una delle residenti più famose è la star di Sex and the City, Sarah Jessica Parker, che con il marito, Matthew Broderick, sta ristrutturando un doppio appartamento acquistato nel 2016 per 34,5 milioni di dollari. La coppia ha affidato all’architetto Morris Adjimi il compito di ridisegnare la casa.

A due portoni di distanza c’è l’ex Ceo della compagnia telefonica americana Sprint, Marcelo Claure, che vive in un appartamento di mille metri quadrati, costato 27,4 milioni di dollari nel 2017. Tra i vicini di casa, Liv Tyler, figlia del leader degli Aerosmith, Steven Tyler; e Melissa Schiff Soros, ex moglie del figlio del miliardario George Soros, e Steve Ells, fondatore della catena di cibo messicano, Chipotle, che ha pagato 32,5 milioni per 1600 metri quadrati.

Meno conosciuto, ma non nel mondo finanziario, è Stuart Peterson, fondatore di una finanziaria con base a San Francisco, che ha comprato da Rupert Murdoch una casa del valore di 27,5 milioni. A pochi metri di distanza abita Alicia Harper, moglie di Alan Harper, potente producer della Cbs. Per lei una dimora di 800 metri quadrati del valore di 28,6 milioni. 

È di 1.398 euro l’importo minimo della sanzione accessoria per il datore di lavoro che impieghi migranti irregolari in territorio italiano. Importo commisurato al nuovo “costo medio del rimpatrio”, fissato con il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 39, firmato dal ministro dell’Interno di concerto con i colleghi della Giustizia, dell’Economia e del Lavoro. È una direttiva europea del 2009, la numero 52, che all’articolo 5 prevede che “le sanzioni inflitte in caso di violazioni del divieto di assunzione illegale includono almeno il pagamento dei costi medi del rimpatrio”: costi che, per il 2018, sono stati appunto stimati in 1.398 euro (con un aumento del 30%), da aggiornare entro il 30 gennaio di ogni anno.

All’inizio pareva essere uno dei quattro appuntamenti elettorali regionali di quest’anno: destinati sulla carta a rafforzare il governo gialloverde come già avvenuto in altre consultazioni che si sono svolte subito dopo la nascita dell’esecutivo. Invece l’appuntamento della Sardegna (24 febbraio, tra una settimana) ha assunto un carattere di assoluta centralità. Determinerà gli equilibri all’interno della maggioranza, sempre che non determini la sua stessa fine. Lo si vedrà una volta pubblicato il risultato dello spoglio; certo è che difficilmente gli assetti resteranno immutati. Del resto la Sardegna è già stata determinante anche in altri momenti: lo si chieda al Pd, che per via di un voto nell’Isola perse un segretario. Si chiamava Walter Veltroni, ed era il 19 febbraio 2009. Esattamente dieci anni fa.

La speranza di un colpaccio

Quest’anno il Partito Democratico si presenta con un timore ed una speranza. Il timore è quello di veder confermata la crisi iniziata con le politiche del 4 marzo 2018: minimi storici, partito serrato da allora nella camicia di forza di un dibattito interno mai decollato, nemmeno ora che si avvicinano le primarie. La speranza è quella della ripresa: le regionali abruzzesi di una settimana fa non sono andate poi così male, anzi (il centrosinistra ha superato il 30 percento, anche se il Pd si è fermato all’11). Soprattutto, le suppletive di Cagliari della fine di gennaio hanno visto a sorpresa la vittoria del candidato del centrosinistra. Aiutato magari dall’aver tenuto lontano da Cagliari i leader nazionali e dalla scarsa affluenza alle urne, ma intanto ha vinto. E che poca gente vada a votare è cosa che dovrebbe preoccupare semmai i due partiti di governo.

Il timore del declino

A rischiare molto sono i Cinque Stelle. In Abruzzo hanno dimezzato il consenso rispetto a un anno fa. Un bis della sconfitta potrebbe portare a conseguenze difficilmente evitabili, sia per la leadership di Luigi Di Maio, sia per tutto il Movimento. Sia per il governo. Negli ultimi giorni, non a caso, Di Maio ha varato una riforma radicale della struttura interna dell’M5s, portandolo a somigliare molto più di prima ad un partito in senso classico, Contemporaneamente ha rafforzato il proprio ruolo di capo politico in vista della formazione delle liste per le europee della fine di maggio.

Ha messo la mordacchia al dialogo con i Gilet Gialli, che ha scatenato la guerricciola diplomatica appena conclusasi tra Italia e Francia, ha virato ulteriormente al centro per marcare le distanze con Fico e Di Battista. Chissà se basterà. Anche perché sta per giungere il momento del dunque: la decisione sul caso dell’autorizzazione al processo nei confronti di Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti. E comunque, se dovesse continuare il trend negativo, le spinte a chiudere l’alleanza con la Lega si potrebbero fare irresistibili.

Il dubbio del vincitore

Matteo Salvini pare destinato ad una nuova affermazione. In Abruzzo lui i voti li ha raddoppiati (ma, sottolineano i maligni, restando lontano dalle percentuali attribuitegli nei sondaggi nazionali). Un alleato grillino troppo indebolito, e quindi molto più agitato, non farebbe bene alla tenuta del governo. Conviene allora andare all’incasso di elezioni politiche anticipate? Aprire una crisi di governo è, per dirla con Massimo Troisi, sapere da cosa si fugge senza sapere cosa si cerca. Un vaso di Pandora che, una volta aperto, potrebbe riservare qualche sorpresa, non necessariamente gradita. Tanto più che Berlusconi è all’offensiva.

Il Cavaliere sogna 

Il Cavaliere in Abruzzo si è fermato intorno al 10 percento. Rispetto ai tempi d’oro non è molto, ma come avrebbe titolato l’Unità nei giorni delle Botteghe Oscure, “ha tenuto”. Il suo progetto è apertamente quello di riportare la Lega nell’alveo di una rassicurante, tradizionale alleanza di centrodestra (che avrebbe i numeri per governare), ma tutto si blocca di fronte ad un interrogativo vecchio quanto il mondo: chi darà le carte? Nessuno dei due alleati è ontologicamente disposto ad un ruolo di secondo piano, anche se i rapporti di forza pendono decisamente per Salvini. La strada è in salita, per l’uno e per l’altro.

Chi sono i candidati governatori

Sono sette, tutti uomini, i candidati alla presidenza della Regione Sardegna. E queste elezioni sono le prime con la novità della doppia preferenza di genere nel voto per i consiglieri. Tra loro, quattro sono politici di lungo corso (un sindaco, un senatore, un ex assessore ed ex consigliere regionale, un ex parlamentare ed ex presidente della Regione), uno ha esperienza come amministratore locale, mentre per due la candidatura segna il debutto in politica. M5s e Lega, alleati di governo, corrono divisi in Sardegna, dove il centrodestra si presenta secondo la tradizionale coalizione con FI e FdI. Dal centrosinistra sardo, invece, si stacca Sinistra sarda, che faceva parte della coalizione del 2014. Per il M5s sono le prime elezioni regionali in Sardegna.

CENTRODESTRA. Undici sigle sostengono la candidatura di Christian Solinas, 42 anni, segretario del Psd’Az, eletto senatore con la Lega il 4 marzo dell’anno scorso e sponsorizzato direttamente dal segretario e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Per entrare a Palazzo Madama, Solinas si è dimesso da consigliere regionale. Da novembre, inoltre, è vicepresidente vicario della Commissione bicamerale d’inchiesta Antimafia. Dopo quattro anni – dal 2004 al 2008 – al vertice dell’Ersu di Cagliari, come presidente e per un periodo come commissario, nel 2009 è stato eletto consigliere regionale.

Nella XIV legislatura regionale è stato capogruppo sardista e anche assessore ai Trasporti della Giunta di centrodestra guidata da Ugo Cappellacci. Il suo nome è legato, tra l’altro, all’esperienza della cosiddetta ‘flotta sarda’, progetto avviato dalla Regione nel 2011 per collegare la Sardegna con la penisola a prezzi calmierati con due traghetti noleggiati tramite la controllata Saremar, poi fallita. L’operazione, bocciata dall’Ue, si chiuse nel 2012.

Solinas è sostenuto da Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Partito sardo d’Azione, Lega Salvini Sardegna, Partito Uds-Unione dei sardi, Fortza Paris, Energie per l’Italia, Sardegna civica, Sardegna20venti-Tunis e Udc.

CENTROSINISTRA. Il sindaco metropolitano di Cagliari Massimo Zedda, 43 anni, è sostenuto dalla coalizione di centrosinistra Progressisti di Sardegna, formata da 8 sigle: Partito democratico della Sardegna, Campo progressista Sardegna, Liberi e uguali, Sardigna Zedda presidente, Cristiano Popolari socialisti, Progetto Comunista per la Sardegna, Sardegna in comune con Massimo Zedda, Noi la Sardegna con Massimo Zedda e Futuro comune con Massimo Zedda. Come Solinas, il candidato del centrosinistra ha una lunga esperienza politica. Dal 2011 è sindaco di Cagliari, rieletto nel 2016 al primo turno. È stato consigliere regionale, eletto con Sel nella XIV legislatura, nel 2009: si era poi dimesso per candidarsi a guidare il Comune capoluogo. È stato segretario cittadino della Sinistra Giovanile, poi ha militato nel Pds e nei Ds, ma non si è mai iscritto al Pd, preferendo aderire a Sel e poi al Campo progressista dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, progetto poi concluso.

M5s. Francesco Desogus, 58 anni, dipendente pubblico, è il candidato presidente del M5s. E’ risultato il più votato alle ‘regionarie’ del Movimento, consultazione ripetuta in autunno dopo il passo indietro del vincitore della prima consultazione, l’ex sindaco di Assemini Mario Puddu, costretto a farsi da parte nell’ottobre scorso in seguito a una condanna per abuso d’ufficio. Desogus al ballottaggio di ha raccolto 450 preferenze (su 1350 iscritti votanti), 28 in più rispetto al secondo in corsa. Il candidato del M5s è un dipendente della Città metropolitana di Cagliari, funzionario del Settore Cultura, Istruzione e Servizi alla Persona.

PARTITO DEI SARDI. Paolo Maninchedda, 57 anni, fondatore e segretario del partito indipendentista, ha vinto le ‘primarias’, le primarie nazionali sarde organizzate on line per la scelta del candidato del PdS. Docente universitario di Filologia romanza, Maninchedda e’ stato consigliere regionale nella XIII legislatura (eletto con Progetto Sardegna di Renato Soru, poi passato al Misto) e nella XIV legislatura, in cui e’ stato capogruppo del Psd’Az prima di passare al Misto. Nella scorsa legislatura, dopo aver fondato il Partito dei Sardi, Maninchedda è entrato nella Giunta di centrosinistra, guidata dall’attuale presidente della Regione Francesco Pigliaru, quale esponente di punta della componente sovranista sarda. Si e’ dimesso dall’esecutivo, dove ricopriva l’incarico di assessore ai Lavori pubblici, nel maggio 2017.

SARDI LIBERI. L’ex presidente della Regione, già parlamentare del PdL, Mauro Pili, fondatore del movimento Unidos, ci riprova – per la terza volta – ma ora con la lista ‘Sardi liberi’, progetto sostenuto dagli indipendentisti di ProgRes e alcuni fuoriusciti del Psd’Az, fra i quali l’ex capogruppo in Consiglio regionale, Angelo Carta, e l’ex presidente sardista Giovanni Columbu. Pili, giornalista di 52 anni, è un politico di lungo corso. Prima di guidare la Regione nei primi anni Duemila, è stato sindaco di Iglesias, la sua città, dal 1993 al 1999. Entrato a Montecitorio nel 2006, è stato deputato fino ai primi dell’anno scorso. Nel 2014 si era candidato alle regionali con una coalizione indipendentista di quattro liste, inclusa quella del suo movimento, Unidos: era stato il quarto candidato presidente più votato (con poco meno del 6%), dietro a Francesco Pigliaru, eletto presidente, Ugo Cappellacci, e Michela Murgia, ma per i meccanismi della legge statutaria elettorale nessuno dei candidati delle sue liste era entrato in Consiglio regionale. AUTODETERMINATZIONE. Andrea Murgia, 47 anni, funzionario della Commissione europea a Bruxelles, dove lavora da quasi 15 anni, è candidato per la coalizione indipendentista ‘Autodeterminatzione’, composta da RossoMori, Irs-Indipendentzia Repubrica de Sardigna, Sardigna Natzione Indipendentzia, Liberu, Sardegna Possibile e Gentes.

Dal 2000 al 2005 Murgia, già militante del Pds, poi dei Ds e, infine del Pd, è stato amministratore del comune di Seulo, il paese barbaricino dove è nato, prima eletto consigliere in una maggioranza di centrosinistra e poi assessore alla programmazione e ai lavori pubblici. Nel 2009 si è candidato alle regionali nel listino del candidato presidente Renato Soru, sconfitto quell’anno da Ugo Cappellacci. Nel 2013 Murgia si era candidato da indipendente, col sostegno dei giovani dem, alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato presidente della Regione, poi vinte da Francesca Barracciu.

SINISTRA SARDA. Vindice Lecis, giornalista sassarese, 61 anni, è sostenuto da Rifondazione – Comunisti italiani – Sinistra sarda. Scrittore prolifico, Lecis ha lavorato per il quotidiano regionale ‘La Nuova Sardegna’ e per altre testate locali del Gruppo Espresso. Nell’ultima parte della sua carriera giornalistica, è stato inviato regionale per l’Emilia-Romagna e nazionale dell’Agenzia giornali locali del Gruppo Espresso, e poi componente dell’ufficio centrale della stessa agenzia sino al 31 ottobre 2016.

Una legge elettorale forse giù superata dai fatti

In Sardegna, con una legge studiata a tavolino nel 2013 da centrodestra e centrosinistra per favorire il bipolarismo, il voto del 24 febbraio prossimo si terrà con il terzo incomodo: M5s. Chi cinque anni fa scrisse la legge statutaria elettorale in Consiglio regionale voleva tener fuori dal palazzo il Movimento assieme ad altre forze politiche esterne alle coalizioni tradizionali. Con queste premesse, confermate dagli ultimi sondaggi, saranno tre gli sfidanti a contendersi la vittoria che la legge elettorale assegna al candidato presidente che raccoglierà più voti: il senatore della Lega e segretario del Psd’Az, Christian Solinas, sostenuto dalle 11 sigle del centrodestra, dato per favorito; il sindaco metropolitano di Cagliari, Massimo Zedda, appoggiato dalle 8 liste del centrosinistra; e il funzionario della Città metropolitana di Cagliari, Francesco Desogus, scelto dal M5s con il meccanismo delle ‘regionarie’ on line sulla piattaforma Rousseau.

Vincerà chi prenderà più voti, anche se la sua coalizione dovesse riceverne meno di quelle degli avversari, circostanza resa possibile dal voto disgiunto: gli elettori sardi possono votare un candidato presidente e una lista non collegata. Questo meccanismo potrebbe premiare Zedda, dato in rimonta nei sondaggi, anche rispetto a Desogus, figura nuova della politica, individuata dopo che il candidato M5s della prima ora, l’ex sindaco di Assemini (Cagliari) Mario Puddu ha dovuto rinunciare in seguito a una condanna per abuso d’ufficio.

La legge elettorale prevede soglie di sbarramento: 10% per le coalizioni, 5% per le liste singole. Anche se non dovesse vincere, dunque, il M5s, che corre da solo, ha la possibilità di piazzare i propri eletti in Consiglio regionale, considerato che in Sardegna è accreditato con percentuali a doppia cifra. Potrebbero riuscirci anche altre liste singole come ‘Sardi liberi’ del candidato presidente Mauro Pili e il Partito dei Sardi che sostiene il proprio fondatore Paolo Maninchedda. A superare la soglia del 5% puntano anche Sinistra Sarda, col candidato presidente Vindice Lecis, e gli indipendentisti di Autodeterminatzione, guidati da Andrea Murgia.

L’incognita pastori

Nelle ultime settimane, infine, si è aggiunta alle tante incognite anche la vicenda dei pastori sardi che protestano contro le difficili condizioni del mercato in cui sono costretti ad agire. Nel corso di un recente vertice al Viminale sul prezzo del latte di pecora sarebbe stato proposto un prezzo di 70 centesimi al litro, ma loro si sono dichiarati insoddisfatti.

La questione dura da più di vent’anni: le eccedenze nella produzione di latte, cui non sono estranee le percentuali di produzione del pecorino rimano, impongono un abbassamento del prezzo al litro fino a livelli inferiori ai costi di produzione. Questa volta, però, la protesta ha assunto valenze e dimensioni particolarmente notevoli, sia per la vicinanza delle consultazioni, sia per la maestria nell’uso dei social che i contestatori hanno saputo dimostrare. Il 25 saremo se ci saranno state ricadute di carattere elettorale.

Una bozza di accordo è il risultato della riunione di circa nove ore, in prefettura a Cagliari, con il ministro Gian Marco Centinaio, il presidente della Regione Francesco Pigliaru, pastori e industriali, per il prezzo del latte ovino sardo. Di tratta di un progetto – ha sottolineato il ministro parlando con i giornalisti al termine del vertice – che le parti, sia i pastori che gli industriali, valuteranno nelle prossime ore. L’ipotesi di accordo prevede un prezzo base, Iva compresa, di 72 centesimi al litro – 12 in più di quello pagato oggi – per febbraio, marzo e aprile. Un ‘acconto’, che a maggio è previsto venga rivalutato sulla base di una serie di misure che Governo e Regione metteranno in campo.

A fine ottobre è previsto un altra verifica che dovrebbe portare a un ulteriore aumento. Si punta a raggiungere un euro al litro o anche – nelle intenzioni di ministro e presidente della Regione – di superarlo. “Se nei mesi successivi il prezzo del pecorino salirà”, ha spiegato Pigliaru, “significa che si sta maturando un conguaglio che alla fine riconoscerà un prezzo prezzo più alto”. 

Verso il rincaro del pecorino

L’intervento di Governo e Regione prevede il ritiro di 60.000 tonnellate di produzione di pecorino romano (con diverse misure come il bando per gli indigenti) che mira a far aumentare il prezzo del formaggio e quindi del latte. Ora il pecorino è a 5,40 euro al chilo e il latte a 60 centesimi al litro. Se raggiunge a maggio i 6,50 euro – è stato ipotizzato – il latte potrà essere pagato a 80 centesimi. Sul tavolo ci sono 45 milioni di euro circa. Dieci messi a disposizione dal Banco di Sardegna, 10 dalla Regione tramite la finanziaria Sfirs e 25 dal governo. “Occorre aiutare il prezzo a crescere per far ì’ – ha spiegato Pigliaru – che quando si calcolerà il conguaglio alla fine di ottobre questo sia molto più alto dei 72 centesimi anticipati”. 

Centinaio ha ricordato inoltre l’accordo con la grande distribuzione per una serie di iniziative promozionali e la presenza dell’Ice, il 21 al tavolo di filiera, per avviare un piano di internazionalizzazione che garantisca l’aumento dell’export. L’intervento – ha spiegato Centinaio – non si esaurisce nello stanziamento dei fondi ma è anche previsto un decalogo per migliorare la produzione: rappresentanza dei pastori nei consorzi, proroga della scadenza della programmazione a marzo, monitoraggio del rispetto delle quote, aumento delle sanzioni per chi non rispetterà le regole, lavoro con le banche per gli interessi passivi sui mutui, tavolo di filiera istituzionale, apertura del Centro di intervento economico (luogo dove si definiscono i prezzi) per il latte ovino, registro telematico del latte ovino e caprino, la nomina di un prefetto per l’analisi e il monitoraggio della filiera. 

La protesta potrebbe continuare

Centinaio ha lanciato una sorta di appello ai presidi dei pastori perché questi “siano un momento di confronto e non di scontro” ma – rispondendo alle domande cronisti – ha precisato che la bozza non è stata firmata dai pastori. Occorre attendere quindi che i rappresentanti si presentino alla ‘base’ per discutere e decidere. Uno dei pastori che ha partecipato al tavolo, parlando con l’Agi, ha detto che con la proposta di oggi “si resta sotto i costi di produzione” per cui si dovranno fare tutte le valutazioni del caso, ma non è ancora possibile dire se la protesta dei pastori possa terminare.

“La paranza dei bambini”, ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura. Il film italiano in concorso al Festival di Berlino è tratto dal libro di Roberto Saviano che ha firmato anche la sceneggiatura con Maurizio Braucci e il regista Claudio Giovannesi.

Al ristorante la mozzarella “è fresca” e il pesce è stato “pescato nella notte”. Al mercato, invece, l’insalata è “appena arrivata dal campo del contadino” e le uova “di giornata”. Eppure, stando all’ultimo rapporto sulle Agromafie di Coldiretti non è sempre vero. Molti sono i prodotti adulterati, dalla mozzarella sbiancata con la soda al pesce rinfrescato con acidi e acqua ossigenata, fino al miele ‘tagliato’ con lo sciroppo di mais. Come essere certi, allora, della qualità del cibo?

Tra non molto per essere sicuri della freschezza degli alimenti che mangiamo basterà avvicinarli a un cellulare. La spettroscopia farà il resto. Il progetto, della tedesca Osram Opto Semiconductors, una tra le aziende leader mondiali nel settore dell’illuminazione, è in fase di realizzazione. Ma di cosa si tratta?

Come funziona la spettroscopia mobile

La spettroscopia vicino all’infrarosso basata sulla tecnologia LED, detta NIRED,  sfrutta l’assorbimento caratteristico della luce di alcuni composti molecolari. Se un definito spettro luminoso è diretto verso un campione, dalla distribuzione della lunghezza d’onda della luce riflessa è possibile determinare la presenza e la quantità di alcuni ingredienti. È possibile, ad esempio, misurare il contenuto di acqua, grassi, carboidrati, zuccheri o proteine degli alimenti.

Ogni molecola assorbe la luce a diverse lunghezze d’onda specifiche. Questo spettro di assorbimento è unico e agisce come un’impronta digitale per una particolare molecola. Differenti gruppi funzionali assorbono caratteristiche frequenze della radiazione infrarossa. Utilizzando vari accessori di campionamento, gli spettrometri a infrarossi possono analizzare un’ampia gamma di tipi di campioni come gas, liquidi e solidi. I NIRED fungono da sorgente luminosa compatta per gli spettrometri.

Come si misura la freschezza dei cibi

Gli spettrometri compatti si collegano a database sul cloud per confrontare i dati rilevati con le specifiche di riferimento dei materiali. Analizzando lo spettro di assorbimento di un materiale sconosciuto e confrontando questa misura con un database di molecole note, è possibile determinare la presenza e la quantità di alcuni ingredienti, come la percentuale di cacao in una tavoletta di cioccolato. I consumatori, garantisce la società Osram, possono utilizzare il proprio smartphone per verificare la freschezza degli alimenti al supermercato, misurare le calorie dei propri pasti o verificare se un farmaco è valido e contiene gli elementi prescritti, semplicemente scansionando ogni articolo con il proprio smartphone.

I primi dispositivi che utilizzano questa nuova tecnologia NIRED sono già stati presentati al mondo consumer: un esempio è il micro-spettrometro SCiO, introdotto dalla startup israeliana Consumer Physics. Gestito dallo smartphone e collegato al cloud, questo dispositivo che utilizza i NIRED di Osram, assomiglia per forma e dimensioni a una scatola di fiammiferi.

Le altre applicazioni

La spettroscopia vicino all’infrarosso è solo agli inizi, saranno presto identificati nuovi campi di applicazione sia per i consumatori, sia per l’uso professionale. Nel settore professionale, ad esempio, la spettroscopia a infrarossi può aiutare ad implementare soluzioni di agricoltura intelligente. Gli agricoltori possono determinare il momento giusto per il raccolto semplicemente scansionando frutta, verdura o cereali con il NIRED e uno spettrometro installato in uno smartphone o tablet fornirà loro informazioni affidabili sul contenuto di zucchero, acqua, grassi e proteine.