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Dopo lo scranno più alto di Montecitorio, l'anima ortodossa del Movimento 5 stelle, incarnata in pieno da Roberto Fico, incassa un altro ruolo istituzionale: esplorare le forze politiche per verificare la possibilità di dar vita a un governo. Come già avvenuto per il mandato alla presidente del Senato, Mattarella ha affidato a Fico un mandato esplorativo circoscritto alla possibilità di una maggioranza, questa volta esclusivamente tra M5s e Pd, con tempi stretti: dovrà riferire al Colle entro giovedì.

I precedenti

Il mandato affidato a Fico è il nono mandato esplorativo conferito dal Quirinale nella storia della Repubblica, il quarto conferito alla terza carica dello Stato. I precedenti sono: Giovanni Leone (Dc) nel 1960, il socialista Sandro Pertini nel 1968, la comunista Nilde Iotti del 1987 e oggi il Movimento 5 Stelle con Fico.

L'uomo che incarna il M5s che fu

L'ortodosso, il movimentista, l'anima di sinistra. È questo e molto altro ancora Roberto Fico, nato a Napoli il 10 ottobre 1974, laureato in Scienze della comunicazione all'Università degli Studi di Trieste con indirizzo Comunicazioni di massa. Fico è il 15esimo presidente della Camera dei deputati eletto anche con i voti del centrodestra. È il terzo presidente napoletano che siede sullo scranno più alto di Montecitorio: prima di lui c'erano stati Giorgio Napolitano e Giovanni Leone. Fico, 43 anni, è il volto storico dei 5 stelle e da sempre tiene dritta la barra sui valori del Movimento; nel tempo, in particolare nell'ultimo anno in cui c'è stata una profonda trasformazione nell'organizzazione dei 5 stelle, non ha risparmiato critiche, talvolta aspre, su 'leaderismi' e correnti ai quali si è sempre opposto, facendosi di fatto portavoce del Movimento delle origini.

Il rapporto non facile con Di Maio

Non sono mancati gli attriti anche con il 'pragmatico' Luigi Di Maio nei passaggi cruciali in cui Beppe Grillo ha fatto il famoso passo indietro e Di Maio è diventato non solo il candidato premier ma anche il Capo politico di M5s. Tensioni culminate nella kermesse dei 5 stelle a Rimini, lo scorso settembre: Fico, contrario alla coincidenza dei due ruoli, puntò il dito contro questa scelta anche se poi decise di non salire sul palco e di non portare alle estreme conseguenze lo strappo. E così, pur ammettendo problemi "innegabili", da quel momento in poi Roberto Fico ha sempre auspicato la massima condivisione e l'unità del gruppo pentastellato. In queste ore, quando il suo nome ha iniziato a circolare con insistenza per il terzo giro di consultazioni, tra i pentastellati si è registrato qualche dubbio sulla possibile 'preferenza' di Fico nei confronti del dialogo con il Pd. Ma lo stesso Di Maio ha più volte ribadito piena fiducia in Fico e da ambienti vicini alla terza carica dello Stato si è garantita imparzialità e correttezza. Insomma, nel Movimento si garantisce di non temere un possibile 'sgambetto' a Di Maio da parte dell''esploratore'.

Dai meetup a Montecitorio

Eletto per la prima volta deputato nel 2013 con il Movimento 5 stelle, questo è per lui il secondo e quindi ultimo mandato secondo le regole dei grillini. Nella scorsa legislatura è stato presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai e, come i suoi colleghi in ruoli analoghi, ha rinunciato all'indennità di funzione a cui avrebbe avuto diritto come presidente della Commissione di
Vigilanza Rai e all'auto blu. Stessa decisione assunta una volta eletto presidente della Camera. Tra i suoi primi atti, la battaglia contro i vitalizi e gli sprechi della politica. Temi al centro del suo intervento in Aula subito dopo l'elezione, e confermati non appena l'Ufficio di presidenza di Montecitorio è entrato nel pieno delle sue funzioni: ha infatti affidato al Collegio dei Questori il mandato a svolgere un'istruttoria sui vitalizie per predisporre una bozza di proposta di delibera.

Il suo cammino dentro il Movimento parte da lontano: il 18 luglio 2005 fonda a Napoli uno dei 40 meetup 'Amici di Beppe Grillo' sulla scia dei quali nascerà poi il Movimento 5 Stelle. Agli esordi non ottiene risultati lusinghieri anche se una delle frasi più ricorrenti di Fico, in questi anni, è stato che "questa è una rivoluzione culturale" per la quale servono almeno 10 anni e non sempre ciò che conta è vincere le elezioni. Nel 2010 si candida presidente della Regione Campania ma alle elezioni ottiene solo l'1,35 % dei voti. Nel 2011, candidato sindaco di Napoli, anche qui non va meglio: ottiene l'1,38% non superando il primo turno. Nel dicembre del 2012 risulta invece primo alle Parlamentarie M5s ma con appena 228 preferenze nella Circoscrizione Campania 1. Così viene eletto alla Camera dei deputati alle elezioni politiche del 2013.

Da aprile fino a luglio 2017 (per i 3 mesi previsti, ora le nuove regole prevedono 18 mesi per i capigruppo) è stato presidente del gruppo parlamentare. Alle ultime elezioni del 4 marzo 2018 Fico è stato candidato nel collegio uninominale di Napoli Fuorigrotta ottenendo 61.819 voti (57,6%) ed è stato eletto per la seconda volta a Montecitorio.

Sergio Mattarella fa trasparire tutta la sua irritazione quando, parlando con Roberto Fico, ricorda che dare un governo al Paese è un dovere per i partiti, tanto più due mesi dopo le elezioni.

Stop quindi ai balletti di dichiarazioni, tweet e comizi, servono assunzione di responsabilità e serietà. Anche ripetere che si può andare a un governo centrodestra-M5s dopo aver fatto fallire per tre volte questa ipotesi, viene considerato una perdita di tempo, per usare un eufemismo. Mentre la chiusura da parte di Di Maio a un accordo con la Lega suffraga la deduzione fatta al Colle, per il quale l'opzione Lega-M5s è per ora preclusa.

Il mandato a Fico

Insomma, tutto quel che succede dopo che il Capo dello Stato ha affidato a Roberto Fico un mandato esplorativo mirato, non fa che confermare che la confusione nel cielo della politica è grande. Proprio per questo Mattarella ha voluto usare un metodo cartesiano, trasparente e il più possibile esplicito per trovare un bandolo in questa matassa intricata che è diventata la crisi post-voto.

A metà delle ennesima giornata in cui si sono incrociate dichiarazioni di apertura e di chiusura di lusinghe e di sfida di un partito verso l'altro, dopo quel voto in Molise da tanti indicato come crinale fondamentale della politica, il capo dello Stato compie il quarto passaggio del percorso che dovrebbe portare l'Italia ad avere un nuovo esecutivo in carica.

Un perimetro ristretto

Ma già l'essere arrivati a questo quarto tentativo preoccupa il Presidente; e la spiegazione che fornisce al Presidente della Camera per motivare come si sia giunti sul suo nome e su mandato così ristretto (solo il perimetro M5S-PD e in due soli giorni se si esclude il 25 aprile) fa capire che l'esercizio di pazienza è stato supremo.

Innanzitutto, il Presidente ha chiarito di aver preso gli elementi per sbrogliare l'intrico di questi giorni dalle indicazioni giunte dai partiti con le loro dichiarazioni nelle sedi istituzionali: i due giri di consultazioni e l'esplorazione della Casellati. Il materiale fornito dalle elezioni sono tre schieramenti, nessuno dei quali ha da solo la maggioranza. Il primo schieramento è risultato il centrodestra, che ha ipotizzato un accordo con il M5s.

Tutti i 'no' di questi (quasi) due mesi

Ma due consultazioni al Colle e una a Palazzo Giustiniani hanno dimostrato impraticabilità di questa strada. Il secondo gruppo più votato alle elezioni, i 5 Stelle, ha proposto anche un accordo con la sola Lega, ma Matteo Salvini si è detto non disponibile a trattare senza tutto il centrodestra. Mattarella ha atteso invano altri tre giorni, urne molisane comprese, per vedere se in modo "pubblico, esplicito e significativo" i partiti interessati avrebbero dichiarato che c'erano novità. "Queste novità – ha spiegato a Fico nel colloquio di oggi al Quirinale – non sono emerse".  E la riprova sono le parole di Di Maio, che rendono inutile il malumore di Salvini e la richiesta al Colle di avere più tempo.

L'unica strada ancora non percorsa, tra quelle possibili, è un accordo tra M5s e Pd, stando alle dichiarazioni ufficiali del leader grillino. Certo, Mattarella non si nasconde che le possibilità di successo siamo scarse, ha registrato il fuoco di sbarramento di una gran parte dei dem ancora prima che Fico alzasse la cornetta per chiamarli alle consultazioni. Ma ha anche registrato le parole più caute di Maurizio Martina.

Nessuna previsione

Comunque il Capo dello Stato procede passo dopo passo: nessuno al Quirinale azzarda ipotesi su quel che succederà da giovedì se Fico dovesse fallire. Non si anticipano né tempi né soluzioni. A tutti, nei palazzi della politica, è chiaro che se anche il presidente della Camera non avesse successo e se non arrivassero novità da Salvini e Di Maio, non resterebbe che un governo di responsabilità.

E a tutti è noto che difficilmente avrebbe una maggioranza certa. Ma i paletti del Presidente sono fissati da tempo: no a un esecutivo di minoranza, no a elezioni anticipate in estate, preoccupazione per eventuali elezioni in autunno con il rischio di un esercizio provvisorio e un esito uguale a quello del 4 marzo. Ma per ora si attende di verificare il tentativo di Fico, sapendo che ogni atto politico ha delle conseguenze e non va dato per scontato. 

Non è ancora finita per Alfie Evans: quando il destino del bimbo inglese di 23 mesi con una malattia neurologica degenerativa sconosciuta appariva segnato, dopo l'ultimo ricorso dei genitori respinto dalla Corte Europea dei Diritti Umani, è arrivato lo stop al distacco dei macchinari che lo tengono in vita.

Cittadino italiano

Nelle stesse ore ad Alfie è stata concessa la cittadinanza italiana e l'Italia si è offerta di accoglierlo per curarlo. Di certo si sa che l'ospedale pediatrico Alder Hey di Liverpool avrebbero dovuto dare inizio alle 12 ora inglese, le 13 in Italia, la procedura di distacco, ma il piccolo è ancora attaccato al respiratore. Nel frattempo, i ministri degli Esteri, Angelino Alfano e dell'Interno, Marco Minniti, hanno fatto sapere di aver concesso ad Alfie la cittadinanza auspicando che "l'essere cittadino italiano permetta, al bambino, l'immediato trasferimento in Italia".

Il tweet del Papa

I genitori sperano di ricoverarlo all'ospedale Bambin Gesù, che si è già detto pronto ad accogliere Alfie. Il papà del bambino, Thomas Evans, ha scritto su Facebook che "Alfie appartiene all'Italia". Entrambi si trovano a Toronto per la riunione del G7 dei ministri degli Esteri. Dal Vaticano, è arrivato un nuovo appello di papa Francesco: "Commosso per le preghiere e la vasta solidarietà in favore del piccolo Alfie Evans, rinnovo il mio appello perché venga ascoltata la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento", si legge in un tweet.

I tempi, comunque, si annunciano lunghi: anche se arrivasse il via libera al trasferimento in Italia, non scontato, bisognerà poi organizzare un trasporto che sarebbe molto delicato.

La querelle legale

In mattinata il tribunale europeo per i diritti dell'uomo si era nuovamente rifiutato di intervenire nella vicenda, dopo che tutte le corti di ogni ordine e grado britannico avevano avallato il parere dei medici che tenere in vita il bambino costitutiva solo accanimento terapeutico, infliggendo dolore a lui e senza alcuna possibilità di salvarlo o di migliorare la sua condizione. Fuori dall'ospedale in cui è ricoverato Evans i manifestanti hanno provato a sfondare il cordone di agenti.

"E' strano", ha commentato dal Friuli Matteo Salvini, "che il giorno in cui nasce il terzo reale d'Inghilterra, la giustizia inglese autorizzi a staccare la spina ad un bambino senza che la mamma e il papà siano d'accordo e senza che possa essere curato fino in fondo. E' un mondo strano quello dove si nasce e si muore in base ad una sentenza e si parla di staccare la spina come fosse un aspirapolvere".

Il terzo figlio di Kate e William è nato ed è maschio. Il piccolo, secondo maschio per i duchi di Cambridge e quinto nella di successione al trono britannico, è nato alle 11:01 e pesa 3,8 kg.

Come i fratelli il principe George, di quasi 5 anni, e la principessa Charlotte, quasi tre anni, anche il terzo figlio di William e Kate è venuto alla luce nella Lindo Wing, il reparto del St.Mary's Hospital, a Paddington, in pieno centro a Londra. Come da protocollo sulla gravidanza della duchessa c’è stato il massimo riserbo. Fino a all’annuncio di oggi nessuno – tranne ovviamente i famigliari – erano a conoscenza del sesso del terzo principino, né tantomeno il possibile nome. Dall’ospedale alla tata ecco le (poche) cose che sappiamo sull’evento.

Il nome

Ora che si è scoperto che è un maschio, gli scommettitori hanno ristretto la rosa: i favoriti sono nell'ordine Jack, Arthur, James, Albert, Alexander, Philip e Henry.

Jack è il nome più gettonato sia perché è l'ultimo nome del papà, William, e sia perché a una partita di calcio a Birmingham tra Aston Villa e Cardiff City, il 12 aprile, il principe si era lasciato scappare che avrebbe insistito per chiamarlo Jack o Jackie, dopo un gol segnato da Jack Grealish per la squadra di casa.

Il look di Kate

Un batuffolo bianco, nelle braccia della madre, Kate, completamente vestita di rosso: così la duchessa di Cambridge ha presentato al mondo – sulle scale dell'ospedale – il piccolo appena nato. 
Accompagnata dal marito, Kate, che aveva un aspetto radioso, appena un po' impacciata nei movimenti, è rimasta per qualche minuto all'esterno, salutando la folla di cronisti e curiosi festanti.

Poi è rientrata e dopo poco, con il bimbo in un port-enfant, è salita sull'auto scura che l'ha portata a casa. La duchessa è stata in ospedale in tutto dodici ore esatte: il tempo di mettere al mondo il piccolo e poi tornare a Kensington Palace.

La data 

Chi aveva puntato tutto su alcune date “speciali”, ha vinto. Kate, infatti, ha fatto il suo ingresso in ospedale il 23 aprile, giorno di San Giorgio, onomastico del primo royal baby George. C’era anche chi aveva scommesso sul 29 aprile, giorno dell’anniversario di matrimonio di Kate e William.

L’ospedale 

Alla Lindo Wing del St. Mary’s Hospital di Londra il trattamento è davvero regale: più di 5 mila sterline per le prime 24 ore, se il bambino nasce con parto naturale; oltre 6 mila per un cesareo. E le notti extra si parte da mille e 100 sterline per il pacchetto deluxe. Negli ultimi giorni i controlli davanti all’ospedale erano aumentati, così come era comparso il divieto di parcheggio, dal 9 al 30 aprile.

Niente gelosia 

Mamma Kate ha ben preparato i due figli all’arrivo di un fratellino o di una sorellina. Per evitare qualsiasi gelosia, la 36enne li ha coinvolti il più possibile nei preparativi. Dalla messa a punto della cameretta all’acquisto di un nuovo giocattolo per il bebè. 

La prima uscita 

Dopo la nascita di George la duchessa lasciò l’ospedale il giorno seguente, in un abito azzurro a pois bianchi (in omaggio a Lady Diana). Dopo aver dato alla luce la principessa Charlotte, invece, Kate si mostro in pubblico e tornò a casa già nella stessa giornata del parto. Per il primo figlio, poi, “la pausa maternità” durò cinque settimane. In questo caso, Kate sa già quando dovrà tornare in pubblico in pompa magna: il 19 maggio, al castello di Windsor. L’aspetta il matrimonio dell’anno.

Una nuova tata 

Al rientro a casa, i duchi di Cambridge potrebbero assumere una nuova tata, che vada ad aiutare l’ormai fidata nanny spagnola Maria Turrion Borrallo. Ai tempi dell’arrivo del primogenito la coppia era determinata a cavarsela senza un aiuto professionale, ma George ha sempre dormito pochissimo così dopo innumerevoli notti insonni Kate si sentì esausta e chiese aiuto a un’agenzia internazionale di tate. Maria Borrallo arrivò nella dimora nel Norfolk quando George aveva 7 mesi. È ancora lì.

La nuova moneta 

Quando George nacque la Royal Mint coniò 10 mila monete d’argento, vendute al prezzo di 80 sterline. Furono sold out in pochi giorni. Inoltre a tutti i bambini nati lo stesso giorno (22 luglio 2013) venne regalo un penny d’argento «portafortuna» coniato per l’occasione. Per Charlotte, invece, la Royal Mint ha prodotto quattro monete, dal prezzo compreso tra 13 e 1.800 sterline. Il terzo royal baby, oltre alla moneta personalizzata, avrà di sicuro anche le sue porcellane commemorative.

La successione al trono

Il terzo royal baby è quinto nella linea di successione al trono: segue il nonno Charles – Carlo – e il papà William, e segue anche i fratelli, George e Charlotte. È davanti invece al principe Harry, secondogenito del principe del Galles, che ora è al sesto posto. 

Anche se è maschio il piccolo non ha invece scalzato la sorella Charlotte perché nell'ottobre del 2011, quando era premier David Cameron, è stata cambiata la legge che regola la successione. Fino ad allora la linea di successione dava priorità ai maschi, ma i leader dei 16 Paesi del Commonwealth, dopo le nozze dei duchi di Cambridge, decisero di modificare il principio (sancito per la prima volta dall'antica legge Salica) che impediva alla figlia di un sovrano di salire al trono se dopo la sua nascita fosse venuto al mondo un erede maschio.

Tutte le regine inglesi, infatti, da Maria la sanguinaria a Elisabetta I, da Anna all'attuale Elisabetta II, sono riuscite a diventare regine solo perché non c'era un pretendente maschio o era deceduto. Il provvedimento (che ha modificato l'Act of Settlement del 1702 e il Royal Marriagee Act del 1772) ha anche rimosso il divieto per un sovrano britannico di sposare un cattolico.

Dal primo gennaio al 31 marzo del 2018 già 76 giornalisti italiani hanno subito minacce. E’ la stima di “Ossigeno per l’informazione”, l’osservatorio il cui acronimo sta per “OSservatorio Su Informazioni Giornalistiche E Notizie Oscurate” che si pone “l’obiettivo di accrescere la consapevolezza pubblica di questo grave fenomeno che limita la libertà di informazione e la circolazione delle notizie”. Secondo il “Contatore” dell’organizzazione nei primi tre mesi dell’anno si è registrato un incremento di 95 unità e il totale di giornalisti minacciati dal 2006 ha raggiunto quota 3.603.

Ma secondo le stime di Ossigeno esposte nel Rapporto 2011, dietro ogni intimidazione documentata dall’Osservatorio almeno altre dieci restano ignote perché le vittime non hanno la forza di renderle pubbliche. Tra gli ultimi casi di minacce gravi c’è quello di Paolo Borrometi, giornalista dell’agenzia Agi e direttore del sito La Spia che nelle ultime settimane è stato al centro delle cronache giudiziarie per alcune intercettazioni ambientali tra boss siciliani che parlavano di ammazzarlo. 

Come è andata nel 2017

Nel 2017 il monitoraggio delle violazioni della libertà di stampa e di espressione ha assorbito gran parte delle energie dell’Osservatorio. Sono stati 423 i giornalisti, i blogger, i fotoreporter e i video operatori contro i quali nel 2017, in Italia. Ossigeno per l’Informazione ha accertato gravi violazioni della libertà d’informazione attuate con intimidazioni, minacce, ritorsioni. Sono stati 11 più del 2016, e per il 25% donne.

Come vengono minacciati

La tipologia di attacco prevalente è stata l’avvertimento (37%) seguita dalle querele infondate e altre azioni legali pretestuose (32%). Altre tipologie prevalenti sono state:

  • Le aggressioni fisiche (20%)
  • Le azioni per ostacolare la libertà di informazione con modalità non perseguibili per legge (7%)
  • I danneggiamenti di beni personali o aziendali (4%)

Il Lazio, la regione più colpita

Il Lazio è stata la regione italiana in cui sono state accertate più intimidazioni e ritorsioni, con un incremento di 8 punti percentuali rispetto al 2016. A Roma e dintorni sono stati 141 giornalisti e blogger colpiti, il 33% dei 423 riscontrati nell’intero territorio nazionale. È il primo anno, dal 2013, che la percentuale degli avvertimenti supera quella delle azioni legali pretestuose.

Cina e Usa potrebbero presto accantonare le tensioni commerciali, rinfocolatesi dopo il caso Zte, e aprire un negoziato per evitare la guerra dei dazi, che nessuno dei due litiganti vuole. Pechino ha dichiarato il proprio apprezzamento per la possibilità dell'arrivo del segretario al Tesoro Usa, Steve Mnuchin, il quale sabato scorso, a margine di un meeting del Fondo Monetario Internazionale a Washington, aveva dichiarato che un viaggio in Cina per discutere le questioni economiche e commerciali è "preso in considerazione" dall'amministrazione Usa guidata da Donald Trump.

Mnuchin non si è sbilanciato in pronostici sulla tempistica, ma ha detto di essere “prudentemente ottimista” sulla possibilità di raggiungere un accordo con Pechino, stando all'agenzia Reuters. Un segnale di disgelo che trova conferma nelle dichiarazioni del governo cinese: "La Cina ha ricevuto informazioni sull'auspicio degli Stati Uniti di discutere a Pechino le questioni economiche e commerciali, cosa che la Cina accoglie con favore", ha reso noto il ministero del Commercio di Pechino attraverso un portavoce.

La Cina mete i puntini sulle i. Ribadisce la propria opposizione al protezionismo commerciale e il proprio sostegno al sistema di commercio multilaterale dalle pagine del suo giornale più rappresentativo: il Quotidiano del Popolo. Lo fa con un articolo pubblicato a firma del ministro del Commercio di Pechino, Zhong Shan. La Cina, scrive il ministro prendendo le mosse dal discorso pronunciato il 10 aprile dal presidente cinese, Xi Jinping, al Boao Forum for Asia sull'isola di Hainan, "deve opporsi fermamente a tutte le forme di protezionismo, promuovere il commercio globale e la liberalizzazione e la facilitazione degli investimenti". 

Da parte sua, Mnuchin ha speso parole di apprezzamento sulle recenti aperture di mercato ai settori assicurativo e bancario annunciate dal governatore della banca centrale cinese, Yi Gang, nei giorni scorsi; i due si sono incontrati all'incontro del del Fondo monetario, ha dichiarato lo stesso segretario al Tesoro. Parole di elogio sono giunte all’indirizzo del governo cinese anche in merito al sostegno alle sanzioni delle Nazioni Unite contro la Corea del Nord, all’indomani dell’annuncio di Kim Jong-un della sospensione dei test missilistici e nucleari, che ha avuto il plauso di Cina e degli Stati Uniti.

La posta in gioco non è altissima ma neanche irrilevante: si parla di dazi e controdazi su merci di importazione dal valore complessivo di 150 miliardi da ambo le parti. Balzelli che in realtà, secondo gli osservatori, nessuno dei due intende perseguire (Trump è esasperato dal surplus commerciale con la Cina e dalla necessità di proteggere le tecnologie americane dai presunti furti cinesi).

La Cina non ha voluto dare l’impressione di cedere alle richieste di Washington, scrive il Financial Times, ma gli americani hanno registrato come un successo l’ulteriore apertura del mercato delle auto alle compagnie a stelle e strisce, a lungo richiesta da parte americana. Donald Trump si è detto "molto grato" al presidente cinese "per le belle parole” pronunciate dal presidente cinese alla "Davos Asiatica", quando Xi ha promesso tariffe più basse per le auto straniere sul mercato cinese.

Questi passi in avanti rischiano di essere frenati da almeno due focolai accesi.

Il primo riguarda la decisione del Dipartimento del Commercio Usa di vietare alle aziende americane le vendite per sette anni di componenti al colosso delle telecomunicazioni Zte; un provvedimento bollato come “ingiusto” dal colosso di Shenzhen che, in una durissima nota, dice di essere pronto a tentare tutte le vie legali per opporsi a un blocco che potrebbe portarla a fallire.

Il secondo ha a che fare con la possibilità contemplata dalla Casa Bianca di applicare l’International Emergency Powers Act (IEEPA) per bloccare lo shopping cinese di tecnologie Usa, scrive il Sole 24 Ore. Cioè? Si tratta di una legge che risale al 1977, usata per imporre sanzioni agli “oligarchi” russi, al regime di Pyongyang e a terroristi internazionali. Ora Washington la vuole usare per fermare la corsa cinese al predominio delle tecnologie del futuro.

Gli attriti politici possono avere ripercussioni negative sulle acquisizioni cinesi all’estero, che l’anno scorso hanno registrato una brusca frenata.  Stando a un rapporto stilato da Baker McKenzie e Rhodium Group, gli investimenti diretti cinesi negli Stati Uniti sono calati del 35% nel 2017, scendendo a 30 miliardi di dollari (il calo in Europa è stato del 22%). Questa flessione è da imputare in parte ai controlli delle autorità di Pechino sul movimento di capitali (il governo ha diviso in tre categorie gli investimenti all’estero dei giganti cinesi: vietati, soggetti a restrizioni o incoraggiati), ma anche alle attività di interdizione esercitate dall’agenzia Usa sugli investimenti esteri: Cfius, che avrebbe bloccato progetti per 8 miliardi. 

“Rapporti commerciali che riguardano lo scambio di beni e servizi e investimenti diretti sono in qualche modo correlati", ha commentato all'Agi Marco Marazzi, avvocato di Baker McKenzie. "Gli Usa – ha sottolineato – probabilmente dimenticano che una parte del deficit commerciale è dovuto a società americane che producono in Cina ed esportano parti o prodotti finiti, e che non sempre potrebbero rilocalizzarsi in America. Poi ci sono le aziende americane che producono per il grande mercato cinese locale. La guerra commerciale può indirettamente colpire questi investimenti e quindi ogni mossa va valutata con attenzione"

 

Dopo un anno esatto dall’uscita di Cosmic Star Heroine su console e PC, finalmente anche la versione PlayStation Vita è in dirittura d’arrivo. La strada è stata lunga ma Zenboyd Games ha mantenuto la promessa nonostante la sfortunata portatile Sony sia ormai sulla via del tramonto.

Cosmic Star Heroine

Il titolo è disponibile da oggi nel PlayStation Store americano, 23 aprile 2018, mentre dovrebbe arrivare questa o la prossima settimana nel PlayStation Store europeo. Cosmic Star Heroine è un gioco di ruolo che si rifà a grandi classici del genere come Chrono Trigger, Suikoden e Final Fantasy ed è ambientato in un universo fantascientifico realizzato completamente in 2D.

L’articolo Cosmic Star Heroine arriva finalmente su PlayStation Vita proviene da GameSource.

Migliaia di palloncini sono stati liberati nel cielo dell'Eur dal palazzo della direzione generale della Siae. E' il modo con cui la Società Italiana degli Autori ed Editori ha scelto di celebrare la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore, che coincide con la data di nascita della Siae, che compie 136 anni.

"Abbiamo scelto il palloncino come simbolo perché vola alto, come le emozioni – ha commentato Filippo Sugar, presidente della società – E' un oggetto semplice, eppure capace di evocare la spensieratezza e la creatività. Ma anche un simbolo di fragilità, perché basta uno spillo per renderlo un involucro privo di vita. Così il diritto d'autore, che tutela tutti coloro che ogni giorno ci regalano emozioni, è messo a rischio dagli 'spilli' di chi non riconosce il lavoro degli autori".

"Oggi come non mai – sottolinea la Siae – è di importanza cruciale celebrare la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore. Il rischio, infatti, è di assistere alla incredibile affermazione del paradosso per cui corrispondendo meno diritti agli autori e agli editori si otterrebbe un aumento della produzione culturale".

 

Hanno ricordato l'importanza della creatività con la loro presenza premi Oscar come Ennio Morricone e Nicola Piovani, autori che hanno fatto la storia della canzone italiana come Mogol, e tanti autori e artisti tra i più amati, da Luca Barbarossa a Dori Ghezzi, da Paolo Fresu a Paolo Damiani, Mario Lavezzi, Riccardo Sinigallia, Franco Mussida, Piero Cassano in rappresentanza degli oltre 85 mila associati Siae.

Durante un incontro con la stampa Sugar ha sottolineato i tre punti chiave dell'attività Siae: difendere e remunerare il diritto d'autore, fare promozione culturale, assicurare solidarietà agli autori in difficoltà. Riguardo quest'ultimo aspetto, Sugar ha sottolineato che "l'autore non ha una pensione, è costretto a stare sulle montagne russe per tutta la vita e l'unica garanzia è che il suo lavoro sia tutelato come diritto d'autore".

A proposito di impegno Siae per la promozione culturale, specie nelle scuole, il dg Blandini ha ricordato la proposta inviata al Miur di ridurre del 50% il diritto d'autore sulle web radio nelle scuole ed università e il sostegno alle zone terremotate, citando i casi di Amatrice e Norcia, ma anche le iniziative nelle carceri, con impegnato in prima fila Franco Mussida (uno dei fondatori della PFM), e l'apertura di una biblioteca a Scampia, "in uno spazio strappato alla camorra".

Quantic Dream ha da poco annunciato sul PlayStation Blog che Detroit: Become Human ha raggiunto la fase gold master, status che indica che un titolo è tecnicamente completo (anche se comunque upgradabile in futuro) e pronto per la produzione e distribuzione in massa nei negozi. Il nuovo titolo di David Cage & Co. è quindi pronto ad arrivare sulle nostre PlayStation 4 per la data di uscita prevista, il prossimo 25 maggio.

Detroit Become Human gold
Detroit Become Human gold

Per festeggiare il risultato e scaldare gli animi dei fan in attesa, Quantic Dream ha annunciato che rilascerà una demo gratuita del titolo nella giornata di domani 24 aprile alle 18:01.

La demo sarà lo scenario Hostage, cioè la scena in cui Connor deve salvare la bambina dal rapitore androide sulla cima del palazzo; la demo è la stessa già mostrata in diverse fiere dedicate, ma da domani sarà disponibile per tutti.

L’articolo In arrivo una demo per Detroit: Become Human proviene da GameSource.

Cory Barlog, il director di God of War, è tornato a parlare della sua ultima fatica, più precisamente Cory avrebbe rilasciato alcuni consigli riguardo i combattimenti ai giocatori su come giocare al nuovo capitolo della saga, grazie a due video; il director ha spiegato molte volte che il nuovo titolo è dotato di un combat system abbastanza diverso da quello adottato dai suoi predecessori, obbligando i giocatori a stravolgere il loro stile di gioco.

God Of War Kratos smile

Nella clip che troverete di seguito, ci viene spiegato come è importante tenere a mente alcune nuove regole per i nostri scontri, e soprattutto di non sottovalutare la nuova arma di Kratos, l‘Ascia del Leviatano.

Nel secondo video, una clip dalla durata di ben 15 minuti, troviamo il lead systems designer Vincent Napoli e il senior technical designer Mihir Sheth che ci parlano sempre del sistema di combattimento, stavolta parlando delle tecniche di lotta più avanzate, necessarie se vogliamo proseguire senza troppe difficoltà.

Concludiamo ricordandovi che la nuova patch 1.12 di God of War è disponibile per il download, pdate che permette di modificare la grandezza dei testi visualizzabili all’interno del gioco.

L’articolo Cory Barlog consiglia come giocare al meglio a God of War proviene da GameSource.

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