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Clid The Snail, gioco di Weird Beluga e pubblicato da Koch Media, si era già mostrato sulle nostre pagine con l’anteprima del 12 Agosto scorso ed è finalmente arrivato il momento di recensirlo.

Quel “finalmente” è facilmente giustificabile: la premessa narrativa, infatti, ci aveva intrigato e la soundtrack ci aveva ugualmente ammaliato. Era in questi due punti che credevamo di poter trovare la futura anima e core di Clid the Snail, in parte speranzosi, in parte convinti che anche un prodotto così “intimo” potesse riuscire a ricavarsi il suo angolino in questo grande e folle mercato videoludico.

Partiamo proprio da quel comparto narrativo che vi citavamo prima: Clid (vero nome, Euclide) è una lumaca, appena esiliata dal suo villaggio perché ostinatamente opposta a quelli che sono gli stilemi e i comportamenti dettati dallo “status quo” lumachesco. Noi entriamo in gioco così, in media res, con un personaggio al quale le vicende vorrebbero ci affezionassimo, ma a Clid manca una caratterizzazione profonda che, se non possiamo troppo pretendere nei primi minuti di gioco, almeno avremmo voluto vedere nel susseguirsi delle vicende.

Clid the Snail

Purtroppo di questo non si vede nemmeno l’ombra, aspetto che mina il coinvolgimento emotivo che l’anteprima sembrava lasciar intendere; non c’è nemmeno modo di affidarsi a comprimari arguti, poiché l’unico altro personaggio a schermo è Belu, una loquace lucciola che veste il ruolo di “Navi” ma che non lascia trasparire alcuna profondità. Stesso discorso anche gli altri personaggi che incontriamo lungo il cammino: se non Healsy, di cui vi avevamo già parlato nell’anteprima, lasciano tutti purtroppo il tempo che trovano.

I modelli dei nemici sono interessanti e abbastanza variegati, con un twist estetico che spesso rivela il loro diverso pattern d’attacco, ma rimangono, per quasi tutta la durata dell’avventura, poco più di carne da cannone, vuote effigi di una IA banale, a tratti palesemente stupida.

Lasciatoci alle spalle il canovaccio narrativo, veniamo a quello che doveva essere il secondo nodo del trittico promesso, anche in fase di anteprima, da Weird Beluga: lo shooting. Fin da subito, infatti, Clid the Snail ci mette in mano un’arma e in pochi secondi riusciamo a riconoscere le canoniche caratteristiche dei twin-stick shooter più classici, qui però privati di quel fattore X che rendevano Alienation e Dead Nation capolavori indiscussi. Le reference a quei titoli e a quel mood sono fortissime, ma come sempre non basta la voglia di omaggiare un genere: servono i contesti per rispettarne gli stilemi o, coraggiosamente, reinventarli.

Clid the Snail

In Clid the Snail sparare ha sì un feel discreto, ma nulla che rimanga troppo impresso: c’è il colpo normale, il colpo caricato, il soft-lock on  della mira assistita, e una sorta di “super” che varia a seconda del guscio che decidiamo di indossare (una volta sbloccati, ovviamente). Sì, fa parte di un assodato standard del genere, ma è e rimane esattamente questo: standard.

Prima di passare al terzo pillar dell’esperienza che Weird Beluga voleva offrire con Clid the Snail, facciamo un accenno alla soundtrack. Il discorso, in questo contesto, è simile a quanto fatto poco sopra per il gunplay: sono chiare le influenze heavy metal, tanto che l’intera colonna sonora è basata sull’utilizzo di chitarre acustiche ed elettriche, però la voglia di dare alla musica una sua personalità si scontra con la poca varietà e l’estrema ripetitività dei brani proposti, complice un lavoro di looping delle tracce piuttosto mediocre.

Clid the Snail

Vi parlavamo di un terzo componente principale di Clid the Snail: l’esplorazione. In questo contesto, iniziamo con il plauso che va assolutamente fatto agli environment artist: l’ambiente ha chiaramente un sacco di cose da raccontare e lo fa con ogni oggetto e asset collateralmente posto nei vari biomi che costituiscono il gioco. Per argomentare meglio, il mondo nel quale è ambientato Clid the Snail è il nostro, solo che noi non ci siamo più: di noi rimangono scheletri, polvere, molte leggende… e parte degli oggetti della nostra quotidianità che riempiono l’environment. L’ombra della nostra presenza in quel mondo è palpabile, in ogni frame.

Certo, non si può non riconoscere un’eccessiva uniformità di ambienti e protagonisti che spesso stona, e alcuni effetti di motion blur che fanno storcere il naso. L’esplorazione in senso stretto, inoltre, non è particolarmente piacevole: la struttura dei livelli stimola curiosità, ma le zone piene di trappole, pur piacevoli nella loro struttura e, in alcuni casi, aggressive nel loro approccio risolutivo, risultano dopo poco frustranti  a causa di un sistema di checkpoint troppo punitivo  che crea una frizione eccessiva e indigesta fra gioco e giocatore, antitetico rispetto ai principi di ogni buon game design che si rispetti.

Clid the Snail

Clid the Snail ha sicuramente la durata dalla sua parte, dato che in circa 10 ore si risolve, senza troppa carica narrativa o rivoluzione di gameplay; non sono 10 ore facili, nè eccessivamente divertenti in tutto il loro svolgersi, sia chiaro, ma ne abbiamo affrontate di peggiori, in passato.


Abbiamo chiamato Clid the Snail un prodotto figlio della passione e così traspare da ogni momento di gioco; purtroppo i suoi bordi e particolari si dimostrano rozzi e mal digeribili, soprattutto nella sensibilità di un genere, quello del twin-stick shooter, nel quale fluidità, buon gunplay e variopinte capacità offensive sono non solo sufficienti ma addirittura necessari pilastri dell’esperienza che vuole essere restituita il giocatore. Che siate fan del genere o meno, Clid the Snail non è sicuramente il titolo per il quale… uscire dal guscio.

L’articolo Clid the Snail – Recensione proviene da GameSource.