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Quella di The Last Remnant è la vicenda di un progetto che ha voluto allontanarsi dalla confortevole emulazione degli standard di Final Fantasy per cercare di scuotere un po’ i canoni dei JRPG, ma che è rimasto invischiato nella complessità della sua stessa visione.

The Last Remnant Remastered Switch

Il periodo della sua uscita per Xbox 360, ormai più di dieci anni fa, è stato invero abbastanza particolare. Non solo le esclusive per la console Microsoft avevano messo in discussione per la prima volta la scelta della console ideale per gli amanti degli RPG giapponesi, ma con il cambio di generazione il genere iniziò ad arricchirsi di titoli che in qualche modo potremmo definire sperimentali per meccaniche o per stile artistico. Mentre ancora si attendeva l’arrivo di Final Fantasy XIII, fecero la loro comparsa opere peculiari come Blue Dragon, Eternal Sonata, Folklore, Resonance of Fate e Lost Odyssey; titoli che raramente riuscirono a conseguire l’eccellenza, ma che nel loro piccolo tentavano qualcosa di nuovo.

The Last Remnant Remastered Conqueror

Sviluppato da un team comprendente diversi autori della serie SaGa, The Last Remnant è stato figlio di tale periodo di agitazione del genere. Nonostante fosse una nuova IP, Square Enix puntava molto su di esso dato che era il suo primo titolo a uscire per console di nuova generazione, il primo ad utilizzare l’Unreal Engine 3, nonché il primo ad essere rilasciato contemporaneamente in tutto il mondo; non a caso venne concepito per avere un appeal compatibile con i gusti sia occidentali che orientali (qualunque cosa questo volesse dire nella mente della Square Enix di allora). Purtroppo sia l’accoglienza della critica che le vendite non furono esaltanti, e la software house lasciò passare la sua meteora in silenzio.

Questo fino all’anno scorso, quando Square Enix ha deciso di riproporci The Last Remnant Remastered per PlayStation 4 (di cui vi abbiamo già parlato), che ora approda anche su Nintendo Switch. Un’opera atipica e non facilmente digeribile, ma che potrebbe attirare l’attenzione degli appassionati più smaliziati dei JRPG che hanno voglia di provare un prodotto che, nel bene e nel male, offre un’esperienza insolita.

Sul profilo dell’esplorazione ci troviamo di fronte a qualcosa di molto simile a quanto visto in Final Fantasy XII, ma in qualche modo più essenziale. Le città sono divise in zone e ci si può spostare istantaneamente tra di esse tramite una mappa bidimensionale. Le aree esplorabili tra una città e l’altra sono molto meno numerose, e nei paraggi delle zone abitate è possibile sbloccare dei dungeon intraprendendo le quest secondarie. La scelta di spostarsi tramite la mappa fa risparmiare sicuramente del tempo, ma non dà lo stesso senso di immersione nel mondo.

L’aspetto su cui il team capitanato da Hiroshi Takai si è maggiormente concentrato è sicuramente il battle system, che per concept può essere considerato davvero unico nel suo genere. In combattimento invece di utilizzare un party di tre o quattro personaggi, il giocatore può costruire e controllare un’intera milizia. Il gruppo non è formato da personaggi singoli, ma da Unioni che comprendono fino a cinque unità e che agiscono collettivamente seguendo comandi generali di attacco, supporto, guarigione ecc. Ogni unità dell’Unione eseguirà i comandi a seconda delle abilità che avrà sviluppato.

The Last Remnant Remastered battle

In battaglia bisogna inoltre tenere a mente la disposizione delle unità sul campo rispetto a quelle nemiche. Se un’unità viene ingaggiata in combattimento da più avversari questi la attaccheranno ai fianchi e alle spalle, infliggendo danni extra. Ciò ovviamente vale anche per gli avversari, quindi concentrarsi su un’unità alla volta non sarà necessariamente la scelta più efficace, dato che permetterà ai nemici di fare lo stesso con noi, e anzi a seconda della situazione anche intercettarci e scombinare la nostra tattica. In alcune battaglie, inoltre, bisognerà fare avvicinare le proprie unità ai nemici sparsi per arene più ampie del solito, o scegliere di attaccare dalla distanza con abilità magiche. Il sistema di combattimento del gioco coinvolge numerosi elementi e strati di complessità che influiscono sull’efficacia delle azioni del gruppo, e soprattutto in occasione degli scontri con i boss il giocatore non può permettersi di giocare con sufficienza.

Oltre ai personaggi principali che si uniranno automaticamente durante l’avventura, è possibile ottenere nuovi membri per costruire le nostre Unità reclutando mercenari nelle città. I personaggi più potenti però vanno sbloccati completando determinate quest secondarie che ci impegneranno in dungeon e scontri non indifferenti.

Sebbene il battle system di The Last Remnant Remastered sia decisamente innovativo e renda il gioco una sorta di sintesi tra JRPG e strategico, sono diversi i problemi che lo affligono. Come già accennato, ci sono molti elementi in ballo durante le battaglie e anche solo capire e imparare a gestirli è un compito difficile di per sé, soprattutto perché non vengono spiegati a dovere dal gioco stesso, e il tutto risulta immotivatamente complicato.

Invece di punti esperienza e relativi Level Up abbiamo un sistema di Battle Rank che indica un grado generico di potenza delle Unità. I parametri dei personaggi salgono a seconda delle loro azioni in battaglia, quindi ad esempio attaccare fisicamente aumenterà la Forza e incassare molti danni farà aumentare gli HP massimi; un sistema molto simile a quanto visto in passato in Final Fantasy II, ma che venne abbandonato per un buon motvo: potenziare il proprio party necessita di parecchio farming.

The Last Remnant Remastered battle

Il sistema delle Unioni di Last Remnant Remastered, per quanto originale, dà al giocatore la costante sensazione di non avere il pieno controllo sul proprio team, e rende davvero difficile poter prevedere l’andamento delle battaglie. È un sistema elusivo e molto difficile da padroneggiare senza un grande impegno, ma può dare grandi soddisfazioni ai giocatori più impegnati e pazienti che riescono a carpirne la complessa funzionalità alla base.

Anche in questa incarnazione Remastered di The Last Remnant sono stati aggiunti tutti i DLC usciti per Xbox 360 (comunque gratuiti), una modalità New Game+ e soprattutto la funzione Turbo per accelerare la velocità delle battaglie; sebbene sia una mano santa per le sessioni di farming, l’aumento della velocità rende più difficile reagire alle reazioni QTE che si attivano occasionalmente durante gli scontri, quindi durante le boss fight è sconsigliato attivarla.

The Last Remnant Remastered city

Anche la trasposizione per Nintendo Switch gode degli stessi miglioramenti grafici apportati su PlayStation 4. L’upgrade tecnico di The Last Remnant Remastered ha smussato molti dei difetti che affliggevano la versione originale come la fluidità di frame rate e i tempi di caricamento. L’aggiornamento all’Unreal Engine 4 è visibile anche nel miglioramento delle texture, ma va da sé che l’operazione di remaster ha reso migliore solo quanto era già presente; The Last Remnant non era sicuramente un titolo che all’epoca sfruttava le potenzialità della nuova generazione di console, e ce ne accorgiamo soprattutto dalla desolazione e carenza di dettagli di alcuni ambienti, soprattutto i dungeon.

Per fortuna anche senza una grafica all’avanguardia, il gioco esibisce una direzione artistica particolare e interessante che in diversi aspetti ricorda Final Fantasy XII per lo stile delle ambientazioni e la palette di colori non stucchevolmente saturi e brillanti, che spesso troviamo nel fantasy nipponico.

Anche la colonna sonora di Tsuyoshi Sekito e Yasuhiro Yamanaka è gradevole e sufficientemente epica grazie al buon utilizzo di archi e percussioni, ma si mostra particolarmente efficace nei brani di accompagnamento dei combattimenti in cui vengono aggiunti strumenti come chitarra elettrica e batteria a fomentare l’atmosfera. Il gioco esibisce anche un doppiaggio di buona fattura per l’epoca (soprassedendo su alcune strane pause), e i giocatori meno ferrati con la lingua inglese apprezzeranno sicuramente i sottotitoli italiani.

The Last Remnant Remastered Rush

Nel suo insieme non si può dire che The Last Remnant sia invecchiato benissimo. Tuttavia rimane tutt’oggi un titolo d’avanguardia che tra i suoi spigoli accoglie anche vari elementi interessanti. Sebbene inciampi nelle sue stesse idee, non sia perfettamente bilanciato e non possa defiirsi un capolavoro di narrativa, la peculiare ma complessa formula di The Last Remnant Remastered potrebbe incontrare l’apprezzamento dei giocatori di JRPG più hardcore. L’iterazione semi portatile per Switch della Remastered è poi particolarmente adatta ad affrontare le decine di ore che il gioco richiede per le sessioni di grinding e per completare le decine di sub quest presenti. Non è sicuramente un titolo per tutti, ma se siete in vena di provare qualcosa di nuovo e vi ritenete abbastanza pazienti e appassionati al genere potreste trovarlo un prodotto stimolante.

L’articolo The Last Remnant Remastered – Recensione Nintendo Switch proviene da GameSource.