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Ogni estate che si rispetti ha il suo tormentone, sia esso una canzone o un modo di dire preso in prestito a qualche attore comico. Noi poveri videogiocatori, però, raramente abbiamo avuto qualcosa di simile. Almeno fino a oggi. L’estate 2015 presenta il primo tormentone videoludico della storia: Rocket League. Sì, perché da quando è uscito non si parla d’altro: le nostre bacheche Facebook sono invase da articoli che non fanno altro che parlare di questo gioco, di come sia divertente, delle esperienze più o meno assurde fatte giocandoci. C’è addirittura stato il primo torneo ufficiale di Rocket League, concluso a metà agosto con una finale al cardiopalma (che vi consigliamo caldamente di vedere, l’ultimo minuto dell’ultimo game è spettacolare!) degna delle migliori finali di Coppa del Mondo (o degli LCS di League of Legends se vogliamo restare nel nostro ambito). Un vero fenomeno insomma, che ora andremo a esaminare cercando di capire cosa abbia di così sensazionale.

Rocket League Recensione

Sviluppato da Psyonix Studios come seguito di Supersonic Acrobatic Rocket-Powered Battle-Cars, Rocket League è un gioco di macchine, molto simili alle Mini 4WD degli anime Dash! Yonkuro (per i più vecchiotti) oppure di Let’s & Go (per i più giovani), nel quale invece di gareggiare su un tracciato dovremo giocare una partita di pallone, utilizzando le macchine al posto dei giocatori, ovviamente. Tanto semplice quanto efficace.

Il gioco è di un’immediatezza disarmante: non c’è niente da sapere se non i tasti per muoversi, saltare, derapare e per attivare il turbo. Il resto viene naturalmente, grazie sopratutto a un feedback della fisica di gioco talmente realistico da sembrare la cosa più normale del mondo. Colpire la palla in un certo modo, ad esempio con l’angolo della macchina, darà alla palla una certa traiettoria, e a seconda della velocità dell’impatto avremo una forza del tiro maggiore o minore. Insomma, è come dare un calcio a un pallone. Ma con una macchina.

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Una volta presa confidenza con i comandi, inizieremo a imparare a giocare davvero. Sì perché sotto la superficie, Rocket League nasconde un gameplay estremamente profondo e divertente, fatto di strategie nell’affrontare le partite, fatto di posizionamenti intelligenti sul campo di gioco, gestione del turbo, dei salti e della velocità. Una miriade di dettagli, insignificanti al giocatore casual, ma importantissimi per chi deciderà di scalare la classifica Ranked. La cosa più interessante è che sono tutti meccanismi che, pur non essendo spiegati da nessuna parte, vengono naturali dopo un po’ che si gioca. Se a tutto questo uniamo il fatto che non esistono statistiche delle macchine, né equip (se non ornamentali), né niente che possa influire sulle partite a parte l’abilità di chi gioca, forse possiamo capire perché Rocket League abbia avuto un successo così grande. È un gioco immediato, che ti butta direttamente nella mischia e una volta dentro è difficile uscire.

Le modalità di gioco sono quelle tipiche di un gioco sportivo: stagione, amichevole, match online e allenamento. Tutte e tre le prime possono essere affrontate da un minimo di 1v1 a un massimo d 4v4. Il titolo offre oltre alla possibilità di giocare online, quella di giocare in locale fino a quattro giocatori e anche in locale ma online sfidando avversari da tutto il mondo comodamente sul divano insieme agli amici (altro motivo per cui lo definiamo “il gioco dell’estate”). Infine è un titolo crossplay, cioè giocheremo con o contro giocatori di Playstation 4 o PC pur utilizzando una console diversa, ma solo se accoppiati casualmente durante la creazione della partita. In futuro verrà aggiunta anche l’opzione di creare dei party comuni tra le varie piattaforme, diventando totalmente un titolo crossplay.

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Oltre che sfidare il mondo a suon di salti e sgommate e tiri all’incrocio dei pali, potremo anche customizzare il nostro bolide con centinaia di scelte, tra vernici, colorazioni, accessori, antenne, ruote e fumi di scarico, tutti sbloccabili semplicemente giocando.

Rocket League nella sua semplicità riesce a coinvolgere tutti immediatamente, questo grazie a un comparto tecnico eccellente: la fisica di gioco è ottimamente realizzata e questo permette di prevedere i movimenti con precisione dando via libera a giocate spettacolari. Anche graficamente Rocket League è bello a vedersi, con colori sgargianti e tanto movimento sullo schermo che regalano una buona immersività. Buoni anche gli effetti audio dei rombi dei motori, delle esplosioni e dei contatti con la palla.

Dal momento che vogliamo essere dei critici più che dei fanboy, dobbiamo cercare anche dei difetti. Sì tratta di un compito arduo tuttavia, perché trovare un punto debole è difficile. Infatti potremmo dire che a volte i comandi non rispondono proprio benissimo a quello che volevamo fare, ma data la natura frenetica del gioco, il più delle volte saremo noi a sbagliare qualcosa per poi dare la colpa ai comandi (leggasi: scaraventando il joypad o la tastiera contro la finestra. Questa sarà la reazione media ogni volta che prenderemo un gol stupido. ndr.). Potremo anche dire che molti giocatori non sanno accettare la sconfitta e dopo aver preso tre gol in un minuto abbandonano la partita perché tanto non ci sono penalità. Vero, ma tanto al giocatore vincente vanno tutti i punti esperienza e le statistiche indipendentemente che la partita sia stata giocata interamente o no, quindi pazienza. In ogni caso, stando a quanto detto dagli sviluppatori, troveranno una soluzione anche per quello. Insomma siamo davanti a un gioco solido, senza grandi problemi o difetti.

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Forse un po’ per la mancanza di grandi titoli usciti in questa estate 2015, forse perché era gratis su Playstation 4 per chi aveva il Plus, forse perché è semplicemente molto divertente, Rocket League è stato il vero re dell’estate. Un gioco semplice, immediato e divertente, perfetto da giocare a casa con gli amici mentre ci sono 40° all’ombra o solo semplicemente per passare una mezz’ora a prendersi in giro o a farsi esplodere a vicenda. Preso un po’ più seriamente diventa invece un gioco molto profondo e impegnativo. Indipendentemente da come lo prendiate, vi ritroverete a dire ogni volta la più famosa delle frasi, quella che separa il gioco medio dal gioco droga: “un’altra partita e poi basta, giuro”.

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