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AGI – La Cina ha annunciato l’allentamento delle misure restrittive contro il Covid-19 a livello nazionale, una netta sterzata che segnala un cambio di approccio delle autorità di Pechino dopo le proteste delle ultime settimane contro la politica “zero Covid” del governo. Il meccanismo congiunto di prevenzione e controllo della pandemia del Consiglio di Stato, in una nota diffusa dai media, ha annunciato dieci nuove misure “al fine di prevenire e controllare l’epidemia in modo più scientifico e accurato e risolvere efficacemente i problemi in sospeso nel lavoro di prevenzione e controllo“.

La Cina rilasserà ulteriormente le direttive sui tamponi di massa e permetterà ai contagiati asintomatici e lievi (che costituiscono, in media, circa il 90% dei nuovi casi giornalieri) di potere effettuare la quarantena a casa; in alternativa, è possibile “scegliere volontariamente l’isolamento centralizzato per il trattamento” sanitario.

Inoltre, “a eccezione di alcuni luoghi speciali”, sottolinea la nota, “non sono richiesti certificati negativi al test dell’acido nucleico e i codici sanitari non sono controllati”, in quello che appare un chiaro dietrofront rispetto al controllo, tramite la app sanitaria, dell’esposizione dei singoli cittadini al Covid-19 in vigore fin dall’inizio del 2020.

La Commissione Nazionale per la Sanità ha ribadito l’importanza di accelerare il processo di vaccinazione della popolazione anziana – con particolare riferimento alle persone tra i 60 e i 79 anni di età e agli ultra-ottantenni, categorie in cui il tasso di vaccinazione è più basso – e di ottimizzare i lockdown nei luoghi dove si verificano casi di contagio in aree considerate ad alto rischio di diffusione e di sbloccare le aree in maniera “rapida” in caso di assenza di nuovi contagi per cinque giorni consecutivi.

Nella nota si cita anche il divieto di bloccare le uscite di sicurezza e anti-incendio degli edifici, una misura che appare un indiretto riferimento alla morte di dieci persone, il mese scorso, in un edificio residenziale a Urumqi, che non hanno potuto lasciare le loro abitazioni per le misure anti-pandemiche. Le scuole in cui si verificano casi di contagio devono comunque “garantire il normale insegnamento e l’ordine di vita al di fuori delle aree a rischio”, che devono essere delimitate “con precisione”, si legge.

LIVE: China holds news conference on COVID measures https://t.co/ufRvANYgal

— Reuters (@Reuters)
December 7, 2022

Le decisioni sono state annunciate a breve distanza dall’ultima riunione del Politburo, l’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito Comunista, presieduta da Xi Jinping, che si è concentrata soprattutto sul lavoro economico per il prossimo anno citando, però, anche la necessità di “coordinare meglio prevenzione e controllo delle epidemie e lo sviluppo economico e sociale“, secondo una nota diffusa dall’agenzia Xinhua.

L’inversione di marcia della Cina nelle misure anti-pandemiche giunge dopo le proteste dei giorni scorsi in molte grandi città contro i lockdown imposti dalla linea di “zero Covid” per contenere la diffusione del virus, a cui hanno fatto seguito prime misure di rilassamento dei controlli sanitari in varie città cinesi. Già nei giorni scorsi, dai media statali era apparsa la possibilità di un declassamento della gestione della malattia a livello nazionale, a partire da gennaio prossimo – e di un relativo rilassamento dei protocolli sanitari – in virtù di un indebolimento del virus, e di un basso tasso di decessi.