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AGI – “E’ una donna che vuole aumentare le tasse, togliere il Secondo emendamento, vuole tagliare le spese militari, colpire i veterani, ci sono 180 milioni che stanno molto bene con la polizza sanitaria e lei vuole toglierla a tutti”. Donald Trump non ci pensa due volte ad attaccare la senatrice Kamala Harris, scelta da Joe Biden come ‘running mate’, ossia come vicepresidente in caso di conquista della Casa Bianca.     

Il presidente Usa ha scelto un’intervista andata in onda in prima serata su Fox News nel programma di Seah Hannity per riservare bordate nei confronti della senatrice californiana: “Ha fatto una campagna per le primarie veramente penosa – ha continuato il presidente – arrivando a prendere il 2 per cento. Credo che sia la scelta migliore per noi, Mike (Pence, l’attuale vicepresidente, ndr) saprà gestire la sfida”.  

Sarebbe “una catastrofe per il Paese” l’arrivo di Harris alla Casa Bianca come vice, incalza Trump: “Siamo indipendenti a livello energetico per la prima volta nella storia, mentre Kamala è contro le compagnie petrolifere, contro le trivellazioni, con lei le bollette salirebbero in modo incredibile. Credo che sarebbe una catastrofe per il Paese, noi abbiamo salvato milioni di vite umane e se arrivassero loro, verrebbe azzerato tutto. Abbiamo messo le basi per diventare il prossimo anno una delle più grandi economie di sempre”. E, come ha già fatto numerose volte nei giorni scorsi, Trump è anche tornato sul tema del voto postale, che invece viene appoggiato dai democratici: “Sarà un’elezione truccata”. 

Dopo tante settimane di attesa e di speculazioni su chi avrebbe ricoperto il ruolo di “numero due” nel ticket presidenziale dei democratici, Biden ha deciso di rompere gli indugi, a pochi giorni dall’inizio della convention al quale farà il discorso di accettazione ufficiale alla candidatura: la prima uscita ufficiale insieme a Kamala Harris di colui che servì come vicepresidente sotto Barack Obama è fissata per questo pomeriggio. La senatrice californiana, prima donna nera nella storia americana scelta a correre nel ticket presidenziale, raggiungerà il Delaware, dove vive Biden: da lì i due lanceranno un messaggio agli elettori.     

E la battaglia mediatica è in pieno corso: pochi minuti dopo esser stata indicata da Biden come sua vice per la corsa di novembre, la senatrice Harris ha lanciato una campagna di fund raising. “Trump pensa che questo Paese appartenga a lui. Ma Biden sa che appartiene a tutti noi. Al popolo”, scrive la  senatrice californiana su Twitter in un messaggio nel quale invita i cittadini a contribuire alla campagna presidenziale. Ma secondo alcuni osservatori Kamala potrebbe aprire a Biden anche le porte dei donatori della Silicon Valley, sua area elettorale. E questo nonostante che la sua campagna per le primarie si era dovuta fermare anche dalla scarsità di fondi raccolti. Nel complesso, una partita non facile: si tratta, in teoria, di recuperare il gap dei fondi di Biden rispetto a quelli di Trump.     

Che sarà una battaglia senza esclusioni di colpi lo si capisce anche dalle sue primissime battute: la Nbc, per esempio, ha tirato fuori una serie di documenti che dimostrano come nel 2011 sia stato lo stesso Trump – che oggi la definisce “cattiva”, “sgradevole” e “bugiarda” – ad aver fatto per ben due volte donazioni a favore della candidatura di Kamala Harris a procuratore generale della California. Stando alle carte in possesso a Nbc News: nel 2011 l’attuale inquilino della Casa Bianca donò alla campagna di Harris 5 mila dollari e altri mille nel 2013.

 Sempre nella sua nuova intervista a Fox News, Trump allarga ulteriormente l’offensiva, tornando sulla questione migranti: il Muro con il Messico, ha infatti annunciato il presidente, “sarà ultimato entro l’anno. Abbiamo costruito 450 chilometri di muro, e questi aggiungeremo altri 80 chilometri. Sarà ultimato entro la fine dell’anno. È impossibile scavalcarlo a meno che non sei uno che ha scalato l’Everest”.     

Una sequenza di annunci che mostra anche come non si fermi quella che per molti osservatori è la progressiva radicalizzazione dei fronti: in Minnesota, per esempio, è stata Ilhan Omar a vincere le primarie democratiche, battendo lo sfidante, Antone Melton-Meaux, al termine di un duello incerto. Omar, 37 anni, somalo-americana, è entrata al Congresso nel 2018, una delle due prime rappresentanti musulmane elette nella storia americana. L’altra è la democratica Rashida Tlaib, che ha vinto le primarie in Michigan la scorsa settimana. Omar e Tlaib fanno parte della “squad”, nome dato a un quartetto di giovani rappresentanti dem del Congresso, in cui ci sono anche Ayanna Pressley e Alexandria Ocasio-Cortez, spesso finite nel mirino degli attacchi di Donald Trump a causa delle loro posizioni “estreme”.