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AGI – Sono i padroni del mondo, “i nuovi Rockfeller e Carnegie” , “e questo deve finire” . Si è chiuso cosi, dopo 5 ore, il primo atto del processo dell’anno, con l’audizione in Congresso delle quattro big dell’hi-tech: Jeff Bezos (Amazon), Tim Cook (Apple), Mark Zuckerberg (Facebook) e Sundar Pichai (Google), davanti alla commissione Antitrust. L’accusa è di monopolio nei rispettivi settori, dal e-commerce ai sistemi operativi per smartphone, dai motori di ricerca ai social network. “I nostri padri fondatori non si inchinavano davanti ai re e noi non dobbiamo inchinarci davanti agli imperatori dell’economia digitale”, avverte il deputato democratico David Cicilline, che presiede il panel inquirente sui giganti della tecnologia, divenuti, in un breve lasso di tempo, da eroi che danno al popolo voce e connettività, ad avidi detentori di un potere illimitato che non si nutre di sola economia ma anche di politica ed ideologia.

Altri settori evidenziano problemi di monopolio ancora più macroscopici: l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer ha concentrato in poche mani il mercato delle sementi, AT&T e Time Warner hanno unito la fornitura di servizi alla distribuzione dei contenuti, solo per citare alcuni esempi. Ma come si è fatto proverbialmente sfuggire Zuckerberg nell’aprile del 2018, “Facebook per molti versi è piu’ come un governo che come una tradizionale società”, cioè a dire che in ballo con il monopolio delle big tech c’è la liberta dell’individuo.

I quattro titani hanno un valore complessivo che supera i 5 mila miliardi di dollari e l’audizione arriva dopo un anno di indagini e 1,3 milioni di pagine di documentazione raccolta. La lotta alle big tech è uno dei pochi punti programmatici trasversali, dove repubblicani e democratici sono uniti anche se spinti da motivazioni diverse. Trump vuole smantellare il monopolio della Silicon Valley perchè lo considera politicamente ostile e il Grand Old Party (gop) accusa i social di censurare la destra. In audizione, il repubblicano Greg Steube denuncia di non essere riuscito a “googolare” un articolo di orientamento conservatore mentre il collega Jim Jordan si scaglia contro il Ceo di Google che avrebbe “aiutato” la campagna presidenziale di Hillary Clinton nel 2016, intimandogli di non fare lo stesso con Joe Biden nel 2020.

Le preoccupazioni dei democratici vertono più sulla natura di questo oligopolio digitale accusato di aver “raso al suolo la concorrenza” e di trarre profitto dalle nostre informazioni private: controllano il mercato dei dati e delle merci, impongono la loro strategia e abusano del loro potere. L’amministratore delegato di Twitter Jack Dorsey non è stato convocato perchè, secondo il partito dell’Asinello, pone meno problemi dal punto di vista antitrust.

Il New York Times fa notare come i deputati abbiano riservato una particolare ‘attenzione’ a Zuckerberg, seguito quasi a pari merito da Pichai, con Bezos terzo, mentre Cook è quello che ha ricevuto meno domande.”I parlamentari hanno mostrato una profonda preparazione su questioni complesse relative alla struttura del mercato e al comportamento aziendale. è stata una delle audizioni piu’ notevoli alla quale io abbia assistito in politica”, commenta Sarah Miller, direttore dell’organizzazione di attivisti contro i monopoli “American Economic Liberties”. La guerra contro gli agglomerati tecnologici non è una causa democratica o repubblicana “è una lotta americana”, sostiene il professore Luigi Zingales, direttore dello Stigler Center dell’università di Chicago ed uno dei catalizzatori del nuovo movimento antitrust.

I dossier sul Big Tech fioccano ed entro l’anno dovrebbero arrivare le conclusioni delle inchieste avviate dal dipartimento di Giustizia Usa, dalla Federal Trade Commission e da svariati procuratori generali che potrebbero cambiare per sempre il modo il cui Washington si rapporta alla Silicon Valley. “Se il Congresso non farà giustizia sulle big tech, cosa che avrebbe dovuto fare anni fa, ci pensero’ io con un ordine esecutivo. A Washington c’è stato tanto parlare e nessuna azione per anni, la gente del paese è stanca e stufa”, ha twittato il presidente Donald Trump. è un capitolo antico e nuovo della politica americana, comincio’ nel 1911 con la sentenza dell’Antitrust sul monopolio della Standard Oil di Rockefeller. La società, potentissima, fu smembrata. Cosa deciderà la politica americana del 2020? Avranno mai lo stesso coraggio? Sul tavolo del prossimo presidente degli Stati Uniti c’è un dossier già pronto, sulla copertina c’è un titolo: “I nuovi padroni del mondo”.