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Una studentessa di 20 anni con la passione per la danza classica è stata accoltellata a morte in Turchia, scatenando polemiche e sdegno in un Paese alle prese con quello che è il femminicidio numero 390 dall’inizio dell’anno.

Ceren Ozdemir, al terzo anno del dipartimento di arte, musica e spettacolo, è stata uccisa martedì mentre tornava a casa da una lezione di danza nella provincia di Ordu, nel mar Nero centrale. Vano l’intervento dell’ambulanza. La prefettura di Ordu ha annunciato l’arresto di un sospetto, mentre va avanti senza sosta l’analisi dei filmati delle telecamere a circuito chiuso nell’area dell’omicidio.

Il rettore dell’università di Ordu, Ali Akdogan, ha dichiarato che la giovane donna ha suonato il campanello di casa, senza però varcarne la porta. Quando la sorella le è andata incontro, insospettita dal fatto che tardasse a salire, la ha trovata morente in una pozza di sangue.

Secondo la piattaforma contro la violenza sulle donne in Turchia (Kadin Cinayeti durduracagiz platformu, ndr) nel 2019 sono state uccise fino ad ora 390 donne per mano di uomini, superando le 337 uccise nel 2018. Numeri costantemente in aumento, considerando che furono 347 le donne uccise nel 2017 a fronte delle 279 morti del 2016 e 293 del 2015.

La piattaforma contro la violenza sulle donne, che riunisce un gran numero di associazioni che si battono per il medesimo fine, chiede soprattutto un sistema di tutele più efficaci per proteggere coloro che già sono vittima di minaccia, stalking, violenza domestica e maltrattamenti da parte di mariti, ex mariti, fidanzati ed ex fidanzati; tutti segnali che troppo spesso vengono sottovalutati dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine.

Le organizzazioni per i diritti delle donne riunitesi in Turchia denunciano che la maggior parte dei femminicidi sono vere e proprie tragedie annunciate e auspicano, oltre a misure concrete, un cambio di mentalità nella società turca.